<![CDATA[Molise Web giornale online molisano]]>http://www.www.moliseweb.itit-IT <![CDATA[Donna positiva al Covid al "Siproimi" di Venafro. Negativi gli operatori della struttura]]> CRONACA - ISERNIA

"Negativi tutti i tamponi sugli operatori del Siproimi di Venafro. tra gli ospiti positiva una seconda donna, contatto diretto della prima. La Direzione del SIPROIMI di Venafro comunica che i tamponi effettuati sugli operatori della struttura sono risultati tutti negativi. Per quanto concerne i tamponi sugli ospiti del centro di accoglienza, contatti diretti della donna risultata positiva al Covid-19 nella giornata di sabato, solo una persona è risultata positiva. Si tratta di una donna che era stata già posta in isolamento, asintomatica e in buone condizioni di salute". E' quanto si legge in un post pubblicato dalla stessa cooperativa nella serata di ieri, lunedì 28 settembre. 

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http://www.moliseweb.it/info.php?id=28659 Tue, 29 Sep 2020 10:48:00 +0200
<![CDATA[Ospedale Covid in Molise, Toma: entro fine gennaio, massimo in primavera]]> POLITICA - REGIONE

L'ospedale Covid dovrebbe essere realizzato nel tempo massimo di tre mesi, quindi a fine gennaio. Sono le parole del presidente della Regione Donato Toma, intervenuto questo pomeriggio in conferenza stampa nella sala del parlamentino di via Genova insieme al suo assessore Michele Marone. "All' ultima video conferenza con Domenico Arcuri e con i ministri Boccia e Speranza - ha dichiarato Toma-  si è parlato di come impostare inizio lavori ospedale Covid in Molise. Ho chiesto di evitare lungaggini perché siamo già in ritardo. E' stato quindi deciso che il soggetto attuatore sarà l' Asrem che può valutare gli interventi sul territorio. Entro il primo di ottobre arriverà il provvedimento  che permetterà ad Asrem di effettuare affidi diretti o appalti. I tempi  poi saranno scanditi in un massimo di 20 giorni e un mese. Il primo mese verrà impiegato per le assegnazioni degli appalti. Poi si parte con affidamento dei lavori alle ditte. 45 giorni  al massimo per avviare i lavori e massimo 3 mesi per la fine dei lavori che dovrebbero terminare entro fine gennaio, massimo in primavera". 
 

Poi si è soffermato sulla questione anestesisti del Cardarelli e ha sostenuto: abbiamo chiamato due anestesisti a tempo determinato. Un uomo e una donna.  Mercoledì  verranno inoltre consegnati i lavori per dividere le terapie intensive Covid e non Covid. La separazione non è solo muro ma procedure medicali. Ma quello che voglio ricordare è  che possiamo usare i medici interinali in caso di necessità. Viviana Pizzi

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http://www.moliseweb.it/info.php?id=28647 Mon, 28 Sep 2020 17:38:00 +0200
<![CDATA[Coronavirus. Un positivo e tre guariti, persiste l'inversione di tendenza]]> ATTUALITà

 

 

Aggiornamento bollettino lunedì 28 settembre ore 18. 50

La situazione secondo i dati forniti dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 649, casi attualmente positivi sono 144, 1 in terapia intensiva 5 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 481 guariti e 24 deceduti. Sono stati eseguiti 41224 tamponi.

Nella giornata di oggi  sono stati processati 119 tamponi:  c'è un nuovo  positivo di Venafro di cluster noto. A fronte ci sono 3 guariti due di Termoli e il terzo di Venafro. 

 

 

 

Aggiornamento bollettino domenica 27 settembre ore 17:40

La situazione secondo i dati forniti dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 648, casi attualmente positivi sono 146, 1 in terapia intensiva 4 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 478 guariti e 24 deceduti. Sono stati eseguiti 41105 tamponi.

Nella sola giornata di oggi sono stati processati 336 tamponi. Quattro i nuovi positivi: 1 a Campobasso di cluster noto, 1 a Ripabottoni di cluster noto, 1 a Campomarino di cluster noto, 1 a Monteroduni. Ci sono anche due ricoveri in malattie infettive del cluster di Portocannone. A fare da contraltare ci sono fortunatamente cinque guariti: 1 a Colle d'Anchise, 2 a Campobasso e 2 a Gambatesa.

 

Aggiornamento bollettino sabato 26 settembre ore 19:00

La situazione secondo i dati forniti dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 644, casi attualmente positivi sono 147, 1 in terapia intensiva 2 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 473 guariti e 24 deceduti. Sono stati eseguiti 40769 tamponi.

I tamponi processati sono 510. C'è purtroppo da registrare un decesso di Campomarino di un anziano di 85 anni che era ricoverato in malattie infettive. Ci sono altri 7 nuovi positivi  quasi tutti nell'area del bassomolise: 1 a Toro cluster noto, 1 a Venafro, 3 a Campomarino cluster noti, 1 a San Martino in Pensilis e 1 a Portocannone tutti cluster noto. 

 

Aggiornamento bollettino venerdì 25 settembre ore 18:00

La situazione secondo i dati forniti dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 637, casi attualmente positivi sono 141, 1 in terapia intensiva, 4 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 473 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 40259 tamponi.

I Tamponi processati oggi sono 366. Cinque i positivi: 1 a Campomarino cluster Portocannone e 4 (due di Campobasso, uno di Sant'Elena Sannita e uno di San Massimo) tutti del cluster Armafer. Un ricovero in malattie infettive di San Giacomo degli Schiavoni cluster Portocannone. Ci sono anche tre guariti a Isernia 2 del cluster Kosovo e uno di cluster immigrati.

 

Aggiornamento bollettino giovedì 24 settembre ore 18:00

La situazione secondo i dati forniti dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 632, casi attualmente positivi sono 139, 1 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 470 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 39893 tamponi.

Processati 481 tamponi. Cinque i nuovi casi positivi: 2 a Campobasso, uno del cluster Armafer e il secondo a contatto con un positivo, 1 a Ferrazzano di rientro dalla Spagna, 1 di Larino del cluster Larino, 1 tampone positivo al Cardarelli di un cittadino di Sant'Arpino (Ce).  Quest'ultimo è stato anche ricoverato in malattie infettive, 1 dimesso da malattie infettive di Campobasso. Ci sono anche quattro guariti: 3 di Campobasso, uno del cluster Gemelli, uno del cluster Grecia, uno del cluster Campodipietra , il quarto a Termoli del cluster Termoli. 

Aggiornamento bollettino mercoledì 23 settembre ore 18:00

La situazione secondo i dati forniti dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 627, casi attualmente positivi sono 138, 1 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 466 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 39412 tamponi.

I tamponi processati nella giornata di oggi sono 320. Quattro i nuovi positivi: 2 a Campobasso lievemente sintomatici tampone prescritto dal medico di medicina generale e due a Larino di cluster noto. Ci sono però anche tre guariti a Campobasso due del cluster venezuelani e l'altro di cluster noto. 

Aggiornamento bollettino martedì 22 settembre ore 18:20

La situazione secondo i dati forniti dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 623, casi attualmente positivi sono 137, 1 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 463 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 39092 tamponi.

Record di tamponi processati nelle ultime ore: 513. C'è un guarito a Campobasso e due dimessi da malattie infettive di Venafro e Campobasso. Tre nuovi positivi: 1 di Larino (la mamma del bambino trasportato al Gemelli) e 1 di Venafro entrambi cluster noti e uno di Toro rientrato da fuori regione. 

Aggiornamento bollettino lunedì 21 settembre ore 19:00

La situazione secondo i dati forniti dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 620, casi attualmente positivi sono 135, 1 in terapia intensiva, 5 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 462 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 38386 tamponi.

193 i tamponi processati nelle ultime 24 ore. Un dimesso da malattie infettive di Larino cluster Marocco, 2 guariti di Campobasso, uno di cluster venezuelano e altro di Campobasso, un ricovero di malattie infettive di Ripalimosani. Due nuovi positivi: 1 di Larino rientrato da fuori regione e uno di Ripalimosani.

In materia c'è anche un comunicato del sindaco di Larino Pino Puchetti: 

Cari concittadini L'Asrem ha appena comunicato a me sindaco e al dirigente scolastico Antonio Vesce la positività di un bambino che frequenta la scuola dell'infanzia presso lo stabile della Novelli. Il bambino dalle informazioni raccolte dal dirigente scolastico ha frequentato le lezioni soltanto il primo giorno di scuola, lo scorso lunedì 14 settembre. Poi è rimasto a casa perché colpito da sintomi influenzali. Di qui la richiesta di tampone da parte della pediatra. L'esame è stato fatto nelle scorse ore. L'esito del tampone ha evidenziato la positività al Covid.

Il dirigente scolastico ha disposto per domani 22 settembre d'intesa con L'Asrem l'effettuazione dei tamponi a tutti i bambini della scuola dell'infanzia Novelli. Ed in contemporanea anche al personale docente e non. Sempre d'intesa con l'azienda sanitaria regionale e le forze dell'ordine si sta cercando di risalire alla possibile origine del contagio. In questo senso sempre domani saranno sottoposti a tampone tutti i familiari del minore. Salgono dunque a 4 i positivi a Larino. Rinnovo l'invito alla popolazione al rispetto delle norme anti contagio, al rispetto del distanziamento sociale e all'uso dei dispositivi di protezione individuale.

Aggiornamento bollettino domenica 20 settembre ore 18:00

La situazione secondo i dati forniti dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 618, casi attualmente positivi sono 138, 1 in terapia intensiva, 5 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 460 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 38386 tamponi.

380 tamponi processati: due di Campomarino, 1 di Casacalenda, 1 di Guardialfiera, 3 di Guglionesi, 1 di Palata, 7 di Portocannone, 1 di Rotello, 1 di San Giacomo degli Schiavoni, 2 di San Martino in Pensilis, 1 Tavenna e 7 di Termoli, tutti della casa di riposo di Portocannone. In totale solo di quel cluster sono 28 positivi. Ce ne sono altri 4 positivi di Baranello, Venafro, Sant' Agapito. Ci sono inoltre tre guariti a Sant'Elia a Pianisi e un ricovero in malattie infettive.

Aggiornamento bollettino sabato 19  settembre ore 18:00

La situazione secondo i dati forniti dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 587, casi attualmente positivi sono 107, 1 in terapia intensiva, 4 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 457 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 38140 tamponi.

I tamponi processati sono 293. Un nuovo positivo a Larino di cluster noto. Questa invece la situazione a malattie infettive dove ad oggi ci sono 4 ricoveri: 2 nuovi ingressi ( la donna di Larino che ha partorito a Termoli e uno di Campomarino che era ospite di una comunità alloggio di Portocannone. Dimesso invece un paziente di Gambatesa che torna ad essere un positivo a domicilio. 

Sulla situazione di Larino, dalla pagina del Comune, arriva la precisazione del sindaco Puchetti:  "Cari concittadini ho appena appreso che i tamponi effettuati al figlio della coppia nord africana residente a Larino che frequenta la classe 1 della Rosano e al fratellino piccolo sono negativi.
Così come è risultata negativa la nonna dei piccoli. C'è però da segnalare un altro caso positivo sempre riconducibile alla famiglia. Si tratta del padre della ragazza entrato in contatto con il genero prima che conoscesse l'esito del tampone. Attualmente, dunque, a Larino ci sono tre soggetti positivi. La giovane mamma è ricoverata nel reparto di malattie infettive del Cardarelli. Il marito e il suocero presso i propri domicili in quarantena. Sono in corso tutti gli accertamenti e le indagini epidemiologiche del caso.

Invito la cittadinanza al rispetto delle misure di sicurezza, al distanziamento sociale e all’utilizzo della mascherina".

Aggiornamento bollettino venerdì 18 settembre ore 18:00

La situazione secondo i dati forniti dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 586, casi attualmente positivi sono 106, 1 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 457 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 37847 tamponi.

Nella giornata di oggi sono stati processati 325 tamponi. Ci sono 5 nuovi positivi: 2 a San Martino in Pensilis di cluster noto, 1 a Gambatesa di cluster noto, 1 a Civitanova del Sannio di cluster noto, 1 di Larino di cluster noto. C'è anche un guarito su Campobasso. Oggi è stata chiusa la classe prima dell'istituto comprensivo di Larino per il caso di Covid di ieri. Sui tamponi eseguiti oggi quindi un positivo di Larino. 

Aggiornamento bollettino giovedì 17 settembre ore 18:30

La situazione secondo i dati forniti dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 581, casi attualmente positivi sono 102, 1 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 456 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 37522 tamponi.

Record di tamponi per una sola giornata: 499. Questa la situazione di oggi: 3 nuovi positivi di cui 1 a Campobasso di rientro dalla Romania, 1 a Larino di rientro dalla Francia e 1 residente a Campomarino ospite comunità alloggio di Portocannone. Ci sono anche 3 guariti a Campobasso del cluster Grecia. 

Aggiornamento bollettino mercoledì 16 settembre ore 18:00

La situazione secondo i dati forniti dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 578, casi attualmente positivi sono 102, 1 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 453 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 37023 tamponi.

I tamponi processati nella giornata di oggi sono 266. Tra questi c'è un guarito a Campobasso del cluster Gemelli e due positivi di cui uno a Venafro, cluster noto e uno a Termoli cluster noto. 

Aggiornamento bollettino martedì 15 settembre ore 18:15

La situazione secondo i dati forniti dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 576, casi attualmente positivi sono 101, 1 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 452 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 36757 tamponi.

I tamponi processati nella giornata di oggi sono 425. Ci sono 6 nuovi positivi: 2 a Venafro (contatto di positivo cluster Venafro), 2 a Sant'Agapito ( contatto di positivo cluster Venafro), 1 a Campobasso e 1 a Colle D'Anchise entrambi contatti di positivi. Ci sono però anche guariti: 2 di Campobasso ( uno cluster Venezuela e uno cluster Croazia), un paziente guarito e dimesso da malattie infettive di Sant'Elia a Pianisi e un dimesso da malattie infettive di Montenero di Bisaccia. 

Aggiornamento bollettino lunedì 14  settembre ore 19:00

La situazione secondo i dati fornati dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 570, casi attualmente positivi sono 98, 1 in terapia intensiva, 5 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 449 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 36565 tamponi.

I tamponi processati nella giornata di oggi sono 233: c'è un Montenerese passato dagli asintomatici a malattie infettive e un nuovo positivo di Venafro finito a malattie infettive.

Aggiornamento bollettino domenica 13  settembre ore 18:15

La situazione secondo i dati fornati dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 569, casi attualmente positivi sono 97, 1 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 449 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 36332 tamponi.

Nella sola giornata di oggi i tamponi sono 225. C'è un guarito a Campobasso, due positivi a Termoli, un positivo a Mirabello Sannitico e uno a Venafro. Gli ultimi due sono venuti a contatto con un positivo. 

Aggiornamento bollettino sabato 12 settembre ore 18:40

La situazione secondo i dati fornati dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 566, casi attualmente positivi sono 95, 1 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 448 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 36107

tamponi oggi.

La brutta notizia di oggi è quella che un positivo residente a  Mirabello Sannitico è stato ricoverato in terapia intensiva. Ci sono altri tre positivi: 2 di Campobasso da cluster noto e 1 di Venafro richiesto dal medico curante

Aggiornamento bollettino venerdì 11 settembre ore 18:30

La situazione secondo i dati fornati dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 562, casi attualmente positivi sono 91, 0 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 448 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 35775 tamponi oggi.

I tamponi processati nella giornata di oggi sono stati 234. Tre nuovi casi a Campobasso di cluster noto e un guarito e dimesso dal reparto di malattie infettive di San'Agapito

Aggiornamento bollettino giovedì 10 settembre ore 19:00

La situazione secondo i dati fornati dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 559, casi attualmente positivi sono 89, 0 in terapia intensiva, 4 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 447 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 35541 tamponi oggi.

I tamponi processati sono 384. Nella giornata di oggi ci sono 10 guariti: 6 di Campobasso del cluster dei venezuelani, 1 di Ripalimosani cluster Croazia, 1 di Campobasso cluster Croazia, 1 a Termoli cluster Grecia 2 e 1 a Isernia cluster PaviaQuattro i nuovi positivi: 2 di Gambatesa cluster noto, 1 a Campobasso cluster noto, 1 di Colle D' Anchise rientrato dall'estero. Nell'ultimo caso, come ha dichiarato il manager Asrem Florenzano, la positività è stata scoperta tramite un ricovero ospedaliero pre Covid. Nel bollettino di ieri c'erano 4 clinicamente guariti che non sono stati conteggiati nei guariti ufficiali.

Aggiornamento bollettino mercoledì 9 settembre ore 18:30

La situazione secondo i dati fornati dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 555, casi attualmente positivi sono 95, 0 in terapia intensiva, 4 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 437 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 35157 tamponi oggi.

I tamponi processati sono 458. Tre i nuovi positivi di oggi sono 2 di Campobasso di cluster noto e uno di Colle d'Anchise rientrato dalla Svizzera. 

Aggiornamento bollettino martedì 8 settembre ore 18:30

La situazione secondo i dati fornati dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 552, casi attualmente positivi sono 92, 0 in terapia intensiva, 4 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 437 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 34699 tamponi oggi.

Processati 436 tamponi: 4 nuovi positivi: uno di Montaquila, 2 di Campobasso e uno a Vinchiaturo. I tamponi processati alle Case di Riposo sono tutti negativi ed è stato dimesso un paziente da Malattie Infettive (cluster Gemelli).

Aggiornamento bollettino lunedì 7 settembre ore 19:00

La situazione secondo i dati fornati dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 548, casi attualmente positivi sono 88, 0 in terapia intensiva, 5 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 437 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 34263 tamponi oggi.

 Due nuovi contagi su 154 tamponi processati.

Aggiornamento bollettino domenica 6 settembre ore 19:00

La situazione secondo i dati fornati dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 546, casi attualmente positivi sono 87, 0 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 436 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 34069. tamponi oggi.

10 nuovi contagi che si registrano: 8 a Campobasso, uno a Campodipietra e uno a Sant’Agapito (IS).

Aggiornamento bollettino sabato 5 settembre ore 19:00

La situazione secondo i dati fornati dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 536, casi attualmente positivi sono 77, 0 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 436 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 33934. tamponi oggi.

Altri due casi di positività su 260 tamponi processati, entrambi a Campobasso.

Aggiornamento bollettino venerdì 4 settembre ore 19:00

La situazione secondo i dati fornati dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 534, casi attualmente positivi sono 75, 0 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 436 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 33674. tamponi oggi.

Nessun nuovo positivo su 334 tamponi processati. Tre guariti: due appartenenti al cluster della Grecia e uno appartenente al cluster venezuelano. Scende a 75 il numero degli attualmente positivi.

Aggiornamento bollettino giovedì 3 settembre ore 19:00

La situazione secondo i dati fornati dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 534, casi attualmente positivi sono 78, 0 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 432 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 33340. tamponi oggi.

Quattro nuovi positivi: 1 è di Bojano rientrato dalla Repubblica Domenicana, 2 di Montenero di Bisaccia rientrati dall’Abruzzo e uno di Carovilli rientrato da Roma.

Aggiornamento bollettino mercoledì 2 settembre ore 19:00

La situazione secondo i dati fornati dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 530, casi attualmente positivi sono 75, 0 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 432 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 33143. tamponi oggi.

Due nuovi casi: si tratta di un cittadino di Bojano rientrato dalla Basilicata e di un campobassano. 

Aggiornamento bollettino martedì 1 settembre ore 18:00

La situazione secondo i dati fornati dall'ASReM è la seguente: i positivi al tampone da Coronavirus sono 528, casi attualmente positivi sono 73, 0 in terapia intensiva, 3 nel reparto di malattie infettive. Attualmente ci sono 432 guariti e 23 deceduti. Sono stati eseguiti 32507. tamponi oggi.

Nessun nuovo contagio su 305 tamponi processati. I positivi dunque rimangono 73, di cui 3 ricoverati nel reparto di malattie infettive.

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http://www.moliseweb.it/info.php?id=24900 Mon, 28 Sep 2020 18:40:00 +0200
<![CDATA[Accadde Oggi 29 settembre - #almanacco]]> RUBRICHE - #ALMANACCO

Oggi 29 settembre la Chiesa festeggia Santi Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli

440 – Leone I diventa Papa
855 – Benedetto III diventa Papa
1567 – Durante una cena, Fernando Álvarez de Toledo arresta il Conte di Egmont e il conte di Horne per tradimento.
1799 – I napoletani riprendono Roma, ammainando definitivamente la bandiera repubblicana (nero-bianco-rosso) istituita oltre un anno prima
1899 – Viene fondata la STFER (Società Tramvie e Ferrovie Elettriche Roma)
1938 – Regno Unito e Francia, Germania e Italia, firmano l’Accordo di Monaco, che permette alla Germania di occupare i Sudeti, una regione della Cecoslovacchia
1941 – Massacro di Babi Yar
1943 – Il Generale statunitense Dwight D. Eisenhower e il maresciallo italiano Pietro Badoglio firmano l’armistizio lungo a bordo della nave britannica Nelson, al largo della costa di Malta
1944 – Le truppe dell’Unione Sovietica entrano in Jugoslavia
Strage di Marzabotto
1961 – Il quotidiano The New York Times pubblica una recensione di un cantautore allora poco conosciuto di Robert Shelton. Sarà questa critica a far conoscere John Hammond e Bob Dylan, che poi stipulerà un contratto con la Columbia Records
1962 – È lanciato il primo satellite canadese, l’Alouette 1
1963 – Si apre la seconda fase del Concilio vaticano secondo: il Pontefice Paolo VI chiede perdono ai “cristiani separati” dalla Chiesa cattolica, gli stessi che hanno inviato degli osservatori ufficiali al Concilio.
1964 – Mafalda, la famosa striscia a fumetti del cartoonist Argentino Quino, appare per la prima volta sui giornali
1967 – Cerimonia inaugurale nella Basilica Vaticana sotto Papa Paolo VI per il I Sinodo dei vescovi
1969 – Prima esecuzione di Sinfonia n. 14 di Dmitrij Šostakovič.
1971 – L’Oman aderisce alla Lega araba.
1972 – Relazioni Cino-Giapponesi: Il Giappone stabilisce relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese, dopo aver rotto i legami ufficiali con la Repubblica Cinese.
1974 – L’IRA dirotta un aereo civile per bombardare una caserma dell’Ulster: l’azione fallisce
1979 – Papa Giovanni Paolo II è il primo papa a visitare l’Irlanda
1988 – La NASA riprende i voli dello space shuttle, bloccati dopo il disastro del Challenger
1995 – Il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton ammette pubblicamente per la prima volta l’esistenza della base segreta militare denominata Area 51
Esce il film Apollo 13 del regista statunitense Ron Howard, con Tom Hanks e ispirato a una vicenda realmente accaduta alla NASA nel 1970
Sony rilascia la PlayStation in Europa, la sua prima console per videogiochi
1996 – La Nintendo of America lancia negli Stati Uniti il rivoluzionario videogioco di tipo platformer Super Mario 64 per il Nintendo 64, una loro console
2004 – L’asteroide Toutatis passa a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra: non si avvicinava così tanto dal 1353
2009 – Un terremoto di 8.3 della scala Richter colpisce le isole Samoa, innescando uno tsunami che spazza via interi villaggi
2013 – Nigeria: durante l’insurrezione di Boko Haram viene compiuto il massacro di Gujba che vede l’uccisione di 44 persone, 4 feriti e 18 dispersi, tutti civili.

Giornata mondiale del migrante e del rifugiato
World Heart Federation – Giornata mondiale del cuore

Nati

Michelangelo Antonioni (1912) – Regista italiano
Pietro Badoglio (1871) – Generale politico italiano
Silvio Berlusconi (1936) – Politico ed imprenditore italiano
Pier Luigi Bersani (1951) – Politico italiano
Laslo Biro (1899) – Inventore della penna a sfera, giornalista ungherese
Brigitta Bulgari (1982) – Pornostar ungherese
Caravaggio (1571) – Pittore italiano
Enrico D’Artois (1820) – Aristocratico francese
Miguel De Cervantes Saavedra (1547) – Scrittore spagnolo
Anita Ekberg (1931) – Attrice svedese
Enrico Fermi (1901) – Fisico italiano, Premio Nobel
Felice Gimondi (1942) – Atleta italiano, campione di ciclismo
Loretta Goggi (1950) – Cantante, attrice, conduttrice TV, doppiatrice ed imitatrice italiana
Jerry Lee Lewis (1935) – Cantante rock statunitense
Horatio Nelson (1758) – Ammiraglio britannico
Raf (1959) – Cantante italiano
Andry Shevchenko (1976) – Calciatore ucraino
Lech Walesa (1943) – Politico polacco, Premio Nobel per la Pace

Morti

Emile Zola (1902) – Scrittore e giornalista francese
Angelo Poliziano (1494) – Umanista italiano
Ferdinando VII di Spagna (1833) – Monarca spagnolo
Wystan Hugh Auden (1973) – Poeta e scrittore inglese

 

Oggi parleremo di Enrico Fermi.

«La professione del ricercatore deve tornare alla sua tradizione di ricerca per l'amore di scoprire nuove verità, dato che in tutte le direzioni siamo circondati dall'ignoto e la vocazione dell'uomo di scienza è di spostare in avanti le frontiere della nostra conoscenza in tutte le direzioni, non solo in quelle che promettono più immediati compensi o applausi. »

(Discorso tenuto da Enrico Fermi nel 1947)

Enrico Fermi (Roma29 settembre 1901 – Chicago28 novembre 1954) è stato un fisico italiano naturalizzato statunitense.

Noto principalmente per gli studi teorici e sperimentali nell'ambito della meccanica quantistica e della fisica nucleare, tra i maggiori contributi si possono citare la teoria del decadimento β, la statistica quantistica di Fermi-Dirac e i risultati riguardanti le interazioni nucleari.

Dopo essere stato il leader dei ragazzi di via Panisperna, si trasferì negli Stati Uniti d'America, dove progettò e guidò la costruzione del primo reattore nucleare a fissione che produsse la prima reazione nucleare a catena controllata e fu uno dei direttori tecnici del Progetto Manhattan che portò alla realizzazione della bomba atomica. Fu inoltre tra i primi a interessarsi alle potenzialità della simulazione numerica in ambito scientifico, nonché l'iniziatore di una feconda scuola di fisici, sia in Italia sia negli Stati Uniti.

Ricevette nel 1938 il Premio Nobel per la fisica per "l'identificazione di nuovi elementi della radioattività e la scoperta delle reazioni nucleari mediante neutroni lenti". In suo onore venne dato il nome a un elemento della tavola periodica, il fermio (simbolo Fm), a un sottomultiplo del metro comunemente usato in fisica atomica e nucleare, il fermi, nonché a una delle due classi di particelle della statistica quantistica, i fermioni

Nacque a Roma il 29 settembre 1901 da Alberto Fermi, piacentino[4], ispettore capo presso il ministero delle comunicazioni, e da Ida De Gattis, barese, insegnante di scuola elementare nella capitale. Era l'ultimo di tre figli: la sorella primogenita Maria (nata il 12 aprile 1899 e morta il 26 giugno 1959 nel disastro aereo di Olgiate Olona) e il fratello Giulio, di un anno più anziano. Mostrò fin da piccolissimo di possedere una memoria eccezionale e una grande intelligenza, che gli permisero di primeggiare negli studi.

Fin dall'infanzia fu inseparabile dal fratello maggiore, che nel 1915 morì nel corso di un'operazione chirurgica per rimuovere un ascesso della gola. Enrico, per lenire il profondo dolore, si gettò nello studio e completò il ginnasio con un anno di anticipo presso il Liceo Umberto I di Roma (oggi Liceo classico Pilo Albertelli).

Una delle prime fonti per soddisfare la sua fame di conoscenza fu un trattato del 1840 trovato al mercato romano di Campo de' Fiori, intitolato Elementorum physicae mathematicae, del padre gesuita Andrea Caraffa, professore del Collegio Romano. Le novecento pagine in latino, comprendenti argomenti di matematicameccanica classicaastronomiaottica e acustica, furono studiate approfonditamente dal giovane Fermi, come dimostra il ritrovamento di molti foglietti e annotazioni all'interno dei due tomi.

Importante fu anche la conoscenza di un amico del fratello, Enrico Persico, di un anno più anziano e suo compagno di liceo, insieme al quale sviluppò con continue discussioni e, dopo l'iscrizione all'università, con scambi epistolari, le sue conoscenze in fisica e matematica, già stimolate in entrambi da un loro comune insegnante di fisica del liceo, il professor Filippo Eredia. I due amici vinsero, nel 1926, due delle prime tre cattedre di Fisica teorica (insieme ad Aldo Pontremoli) create in Italia.

Durante gli anni del liceo conobbe inoltre un collega del padre e amico di famiglia, l'ingegner Adolfo Amidei, il quale, impressionato dalla straordinaria intelligenza di Enrico, guidò la sua formazione prestandogli diversi trattati di livello universitario, che il giovane Fermi lesse con grande passione. Nel 1914, a 13 anni, ricevette in prestito da Amidei il testo Die geometrie der lage di Theodor Reye e il Traité de trigonométrie di Joseph Alfred Serret, nel 1915, a 14 anni, il Corso di Analisi Algebrica con introduzione al Calcolo Infinitesimale di Ernesto Cesaro e le Lezioni di geometria analitica di Luigi Bianchi, a 15 anni le Lezioni di analisi infinitesimale di Ulisse Dini e a 16 anni il Traité de mécanique di Siméon-Denis Poisson. Nel 1918 Amidei gli suggerì di non frequentare l'Università di Roma, ma di iscriversi all'Università di Pisa e partecipare al concorso per entrare alla prestigiosa Scuola Normale Superiore della stessa città.

Per accedere alla prestigiosa università Fermi dovette superare un concorso con il seguente tema: Caratteri distintivi dei suoni e loro cause. L'argomento fu svolto con straordinaria sicurezza e assoluto possesso dei mezzi matematici. Basandosi su quanto appreso nel trattato di meccanica di Poisson e utilizzando concetti come equazioni differenziali e sviluppo in serie di Fourier, descrisse esaustivamente il carattere del suono analizzando alcuni casi specifici. Il livello del suo svolgimento fu talmente elevato da riuscire sbalorditivo per la commissione esaminatrice. In seguito a un colloquio orale svolto dal prof. Giulio Pittarelli, venne confermata l'eccellenza della preparazione del diciassettenne Fermi, che ottenne il primo posto in graduatoria. Durante il colloquio il prof. Pittarelli si espose, preannunciando al giovane studente romano che sarebbe diventato un importante scienziato.

Fra il 1919 e il 1923 studiò la relatività generale, la meccanica quantistica e la fisica atomica. La sua preparazione in meccanica quantistica raggiunse livelli talmente elevati che Luigi Puccianti, direttore dell'Istituto di Fisica presso la Scuola Normale, gli chiese di organizzare alcuni seminari sul tema. Sempre in questo periodo apprese il calcolo tensoriale, strumento matematico inventato da Gregorio Ricci Curbastro e Tullio Levi-Civita, indispensabile al fine di dimostrare i principi della relatività generale.

Nel 1921, al terzo anno di Università, pubblicò i suoi primi due lavori sulla rivista scientifica Nuovo Cimento: Sulla dinamica di un sistema rigido di cariche elettriche in modo transitorio e Sull'elettrostatica di un campo gravitazionale uniforme e sul peso delle masse elettromagnetiche. Il primo di questi lavori portò a una conclusione che poneva in contraddizione il calcolo della massa effettuato nell'ambito della teoria di Lorentz con il principio di equivalenza dell'energia di Einstein. Tale apparente contraddizione venne chiarita l'anno seguente dallo stesso Fermi nell'articolo Correzione di una grave discrepanza fra la teoria elettrodinamica e quella della relativistica delle masse elettromagnetiche. Inerzia e peso dell'elettricità, che apparve prima sulla rivista I rendiconti e in seguito sulla prestigiosa rivista tedesca Physikalische Zeitschrift.

Nel 1922 pubblicò il suo primo importante lavoro sulla rivista Rendiconti dell'Accademia dei Lincei, dal titolo Sopra i fenomeni che avvengono in vicinanza di una linea oraria, dove introduceva per la prima volta quelle che verranno in seguito denominate le coordinate di Fermi, e dimostrava che in prossimità di una linea oraria, lo spazio si comporta come se fosse euclideo

Sempre nel 1922 cominciò la sua tesi di laurea sperimentale sulle immagini di diffrazione dei raggi X prodotte da cristalli curvi. È da notare che i tubi per i raggi X furono fabbricati da Fermi insieme ad altri due studenti: Nello Carrara e Franco Rasetti, nell'ambito dei loro esperimenti «liberi» all'interno del laboratorio di fisica presso l'Istituto di fisica della Normale. I tre ragazzi avevano libero accesso al laboratorio e alla biblioteca su permesso del capo dell'istituto stesso. Secondo Franco Rasetti, Fermi dimostrò di essere un fisico completo svolgendo una tesi sperimentale pur essendo già noto come fisico teorico. A ogni modo, sembra che allora Fermi preferisse gli aspetti teorici rispetto a quelli sperimentali: in una lettera all'amico Persico, datata marzo 1922, fa capire che non vedeva l'ora di terminare la tesi per potersi dedicare alla meccanica quantistica. Il 4 luglio dello stesso anno si laureò all'Università con Luigi Puccianti e il successivo 7 luglio si diplomò pure alla Normale; in entrambi i casi, ottenne la magna cum laude.

Nel 1923, in seguito alla scrittura dell'appendice del libro Fondamenti della relatività einsteiniana di August Kopff, Fermi, specializzatosi ulteriormente nello studio della relatività generale grazie a Giuseppe Armellini e Tullio Levi-Civita, pose per la prima volta l'accento sull'enorme quantità di energia insita nella famosa equazione E=mc², osservazione che può essere vista come il primo vero passo nella direzione della generazione di energia atomica. Nel 1924 fu iniziato in Massoneria nella Loggia "Adriano Lemmi" del Grande Oriente d'Italia a Roma[8][9].

Subito dopo la laurea si presentò a Orso Mario Corbino, professore di Fisica sperimentale, e nel 1923, grazie a una borsa di studio, si recò per sei mesi a Gottinga presso la scuola di Max Born. Il periodo a Gottinga non si rivelò molto fruttuoso e le ragioni sembrano essere di vario tipo: c'è chi sostiene che non si trovò a suo agio con lo stile eccessivamente teorico e formale della principale scuola di fisica quantistica dell'epoca, chi, come Emilio Segrè, sostiene che Fermi era da un lato timido e da un lato troppo orgoglioso, e chi, anche, che i suoi colleghi (BornHeisenbergPauli e Jordan) erano forse troppo impegnati con le loro ricerche.

Durante questi sei mesi, piuttosto che occuparsi di risolvere le contraddizioni della cosiddetta old quantum physics, introdotta da Bohr e Sommerfeld, e su cui si stavano cimentando i suoi colleghi a Gottinga, preferì studiare i limiti di applicazione ai sistemi atomici del cosiddetto principio delle adiabatiche, enunciato da Paul Ehrenfest, che formulava una delle idee guida per ricavare le condizioni di quantizzazione della old quantum physics.

Nonostante il non perfetto ambientamento, la produzione scientifica di Fermi a Gottinga fu intensa. Dopo un mese dall'arrivo pubblicò un articolo dal titolo Il principio delle adiabatiche ed i sistemi che non ammettono coordinate angolari, articolo in cui si proponeva di determinare i limiti di validità del principio di Ehrenfest, mostrando che per particolari trasformazioni adiabatiche veniva a perdere la sua base.

Due mesi dopo pubblicò un secondo articolo sulla rivista Physikalische Zeitschrift, dal titolo Dimostrazione che in generale un sistema meccanico normale è quasi ergodico, articolo che attrasse l'attenzione di Ehrenfest.

In questo articolo, dal titolo Alcuni teoremi di meccanica analitica importanti per la teoria dei quanti, Enrico Fermi dimostra la validità del principio di Ehrenfest per determinare le orbite quantiche di un sistema atomico a tre corpi. Dimostrando inoltre che in sistemi con più di una costante di moto il principio di Ehrenfest non è valido.

Tornato da Gottinga, scrisse il suo primo importante contributo alla meccanica quantistica intitolato Sulla probabilità degli stati quantici, lavoro presentato da Corbino all'Accademia dei Lincei il 16 dicembre 1923. In questo lavoro mostra il paradosso della statistica classica in relazione al calcolo della probabilità dei diversi stati quantici di un gas di atomi a temperatura elevata. Secondo la statistica classica i diversi stati quantici di un atomo hanno la medesima probabilità, ipotesi che porta paradossalmente la somma delle probabilità di tutti i possibili stati quantici a infinito, quando la probabilità massima di qualunque sistema è per definizione uguale a 1. La soluzione formale a questa contraddizione era quella di un'ipotesi ad hoc al fine di definire come non possibili tutte le orbite di stati quantici per cui il raggio dell'atomo è maggiore della distanza media tra atomo e atomo. Fermi risolse elegantemente tale paradosso calcolando mediante la termodinamica una legge contenente un fattore che rende trascurabili i contributi della serie con numeri quantici elevati. Tale approccio è noto in letteratura come Fermi-Urey.

Nel gennaio del 1924, Fermi pubblica un lavoro dal titolo Sopra la riflessione e la diffusione della risonanza, in cui sviluppa la teoria del fenomeno della risonanza ottica. Nello stesso mese scrisse anche Considerazioni sulla quantizzazione di sistemi che contengono elementi identici, che rappresenta il primo vero passo verso quella che sarà una delle sue principali scoperte da lì a due anni: la nuova statistica quantistica che porta il nome di statistica di Fermi-Dirac.

Grazie all'interessamento del famoso matematico Vito Volterra, Fermi vinse una borsa di studio della Fondazione Rockefeller per un periodo di studio nell'autunno del 1924 a Leida presso l'istituto diretto da Paul Ehrenfest. Tale scelta deriva in parte dalla scarsa presenza all'epoca in Italia di personalità impegnate nelle ricerche sulla meccanica quantistica.

Nell'estate del 1924, pubblicò un articolo dal titolo Sulla teoria dell'urto fra atomi e corpuscoli elettrici, pubblicato prima in italiano sul Nuovo Cimento e in seguito in tedesco su Zeitschrift für Physik. Tale studio rappresenta il primo importante contributo di Fermi alla cosiddetta old quantum physics. Nell'articolo menzionato, Fermi elaborò un metodo, conosciuto in seguito come metodo dei quanti virtuali o metodo dei fotoni equivalenti, basato sull'analogia fra la ionizzazione di un atomo prodotta da una luce a una opportuna frequenza e quella prodotta da elettroni con sufficiente velocità. Con le sue stesse parole:

«Quando un atomo che si trovi nel suo stato normale viene illuminato con una luce di frequenza opportuna esso può eccitarsi, vale a dire passare ad uno stato quantico di maggiore energia, assorbendo un quanto di luce. Se il quanto di luce ha energia maggiore dell'energia necessaria per ionizzare l'atomo, esso può ionizzarsi perdendo, secondo la frequenza della luce, un elettrone appartenente agli strati superficiali o a quelli profondi dell'atomo. [...] Fenomeni di natura assai simili a questi si presentano anche nell'eccitazione per urto. Se si bombardano infatti gli atomi di un gas con elettroni di velocità sufficiente essi possono eccitarsi o ionizzarsi e, se la velocità degli elettroni eccitanti è molto grande, possono anche perdere degli elettroni appartenenti a strati profondi dell'atomo. Lo scopo del presente lavoro è di precisare ulteriormente le analogie esistenti fra queste due classi di fenomeni, e precisamente dedurre quantitativamente i fenomeni dell'eccitazione per urto da quelli dell'assorbimento ottico.»

Il lavoro, benché fosse stato sperimentalmente provato, trovò forti critiche da parte di Bohr. Fermi fu negativamente colpito da questo episodio, e secondo Emilio Segrè questo potrebbe essere il motivo per cui Enrico Fermi ha mostrato successivamente un atteggiamento negativo verso le teorie elaborate dai fisici di Gottinga e Copenaghen. Lo stesso Emilio Segrè fa notare che una volta stabilite in maniera precisa le leggi della meccanica quantistica, il lavoro sopra citato trovò piena giustificazione mediante la teoria delle perturbazioni dipendenti del tempo sviluppata da Dirac.

A Leida, oltre ad approfittare della guida scientifica di Ehrenfest, Fermi ebbe anche modo di conoscere autorità mondiali della fisica come Einstein e Lorentz, e strinse amicizia con Samuel Goudsmit e Niko Tinberg.

Le prime impressioni del periodo a Leida sono riportate in una lettera del 23 ottobre del 1924 al suo amico Enrico Persico:

«Siccome, contrariamente alle tue previsioni io non sono morto né dormo, ti manderò qualche mia notizia. L'ambiente che è conosciuto qui a Leiden è molto simpatico e piacevole. Ho conosciuto: Einstein che è stato qui per una ventina di giorni; persona molto simpatica benché porti il cappello a larga tesa per darsi l'aria di un genio incompreso. È stato preso da una simpatia vivissima per me, che non poteva fare a meno di dichiararmi ogni volta che mi incontrava (peccato che non sia una bella bimba!) Ehrenfest anche lui molto simpatico e cortese, benché non sfigurerebbe in un negozio di abiti usati al ghetto. [...] Lorentz, caratteristica essenziale occhi di fuoco benché azzurri. Ho conosciuto poi parecchi altri, tra cui parecchi giovani che non hanno ancora un nome, ma che probabilmente se lo faranno.»

Il periodo a Leida fu particolarmente fruttuoso. Nella corrispondenza fra Fermi e Persico si parla delle numerose scoperte fatte da Fermi a Leida. Una su tutte fu descritta in un lavoro pubblicato con il titolo Sopra l'intensità delle righe multiple, dove Fermi ricava le espressioni dell'intensità delle varie componenti delle righe multiple degli spettri atomici di diversi elementi. L'accordo trovato con i dati sperimentali fu migliore di quello di Heisenberg e Sommerfeld nella trattazione teorica del problema.

Fra il 1924 e 1925 Fermi fu chiamato, su invito del sindaco di Firenze e direttore dell'istituto di fisica Antonio Garbasso, a occupare la cattedra di Fisica matematica presso l'università della città. Durante questo periodo iniziò alcune ricerche di fisica atomica con il ritrovato amico Franco Rasetti. I due amici portarono avanti importanti ricerche sperimentali sugli spettri atomici per mezzo di campi a radiofrequenza, e con le stesse parole di Rasetti:

«Esse descrivono la seconda avventura di Fermi nel campo sperimentale dopo parecchi anni di lavoro teorico, dimostrano la sua ingegnosità nel trattare con tecniche non familiari; e costituiscono il primo esempio di una ricerca sugli spettri atomici per mezzo di campi a radiofrequenza, una tecnica che avrebbe avuto numerose applicazioni più tardi.»

Le ricerche furono anche in qualche modo avventurose, sempre con le parole di Rasetti:

«Fermi calcolò le caratteristiche di un semplice circuito oscillante che avrebbe dovuto produrre campi con l'intensità e le frequenze volute. Fortunatamente furono scoperti in un armadio alcuni triodi e Fermi sentenziò che erano adatti per realizzare il circuito da lui progettato. Il laboratorio possedeva anche vari amperometri a filo caldo per misurare la corrente nelle bobine, e in questo modo si poteva determinare l'intensità del campo magnetico. Se questi strumenti non fossero stati disponibili l'esperimento non si sarebbe potuto effettuare perché i fondi di ricerca di cui disponeva l'istituto erano estremamente magri e non permettevano l'acquisto di apparati costosi. [...] Le bobine di induttanza e alcune semplici parti furono costruite da noi e quando il circuito venne montato funzionò istantaneamente secondo le previsioni di Fermi. [...] I risultati ottenuti mostrarono che la frequenza di precessione dell'atomo era in accordo con la predizione basata sul fattore di Landé.»

Fra il 1924 e 1925 Fermi cerca di fare carriera universitaria, ben conscio delle sue capacità. Prima partecipa a un concorso a Firenze a cattedra senza aver successo. In seguito, insieme a Volterra, Civita e Corbino, cerca di istituire la prima cattedra di Fisica teorica in Italia a Roma. Ma dovrà aspettare un altro anno e mezzo per riuscire in questa impresa.

Nel frattempo tenta di vincere il concorso a Cagliari per la fisica matematica, ma gli viene preferito Giovanni Giorgi, un fisico matematico di vecchia guardia, noto soprattutto per aver proposto il sistema internazionale di unità di misura. Fra i commissari vi erano Volterra e Levi-Civita che votarono per Fermi. La rabbia per la mancata nomina non durò a lungo. Nell'autunno del 1926 Fermi vinse il concorso per occupare il posto della prima cattedra di Fisica teorica in Italia, su nomina di Corbino e Garbasso. Nel giudizio finale della commissione giudicante si legge:

«La commissione, esaminata la vasta e complessa opera scientifica del professor Fermi, si è trovata unanime nel riconoscerne le qualità eccezionali, e nel constatare che egli, pur in così giovane età e con pochi anni di lavoro scientifico, già onora altamente la fisica italiana. Mentre possiede in modo completo le più sottili risorse della matematica, sa farne un uso sobrio e discreto, senza mai perdere di vista il problema fisico di cui cerca la soluzione. [...] Mentre gli sono perfettamente famigliari i concetti più delicati della meccanica e della fisica matematica classica, riesce a muoversi con piena padronanza nelle questioni più difficili della fisica teorica moderna, cosicché egli è oggi il più preparato e il più degno per rappresentare il nostro paese in questo campo di così alta e febbrile attività scientifica mondiale.»

Nel periodo precedente e antecedente a questa nomina, Fermi continuò a interessarsi alla meccanica quantistica, ma come riporta lui stesso in una lettera all'amico Persico del 1925, non era convinto della nuova meccanica quantistica o cosiddetta meccanica delle matrici, sviluppata da BornHeisenberg e Jordan.

Fermi piuttosto, come riporta Emilio Segrè, si lasciò colpire dal lavoro di Schrödinger sulla meccanica ondulatoria. In questo periodo, partendo da un lavoro di Born in cui il formalismo di Schrödinger veniva usato per comprendere urti e diffusione fra le particelle, insieme con una prima interpretazione probabilistica della funzione d'onda, Fermi pubblicò un lavoro dal titolo Sulla meccanica ondulatoria dei processi d'urto. Finalmente, nel dicembre 1925, Fermi scrisse il suo celebre lavoro Sulla quantizzazione del gas perfetto monoatomico, che venne presentato da Corbino alla Accademia dei Lincei e pubblicato in versione ampliata e completa su Zeitschrift für Physik.

In questo lavoro Fermi formula per la prima volta la sua celebre equazione della statistica di Fermi-Dirac, a cui obbediscono le particelle elementari a spin semintero (chiamate in suo onore fermioni), che è oggi nota come statistica antisimmetrica Fermi-Dirac, dal nome dello scienziato inglese Paul Dirac, che seppur in ritardo di circa sei mesi rispetto a Fermi, giunse alle stesse conclusioni. In una lettera inviata da Fermi a Dirac, si legge:

«Caro Signore!

Nel suo interessante lavoro, On the theory of quantum mechanics, ha proposto una teoria del gas ideale basata sul principio di esclusione di Pauli. Ora una teoria sul gas ideale che è praticamente identica alla sua è stata pubblicata da me all'inizio del 1926 (Zs. f. Phys. 36, p. 902, Lincei Rend. Febbraio 1926). Poiché immagino lei non ha visto il mio articolo mi permetto di attrarre la sua attenzione su di esso.

Sinceramente suo

Enrico Fermi.»

Fermi cominciò a occuparsi per la prima volta nel 1923 a Leida quando affrontò la determinazione della costante assoluta dell'entropia per un gas perfetto monoatomico. Tale problema aveva già visto coinvolto prima Otto Sackun e H. Tetrode, e in seguito Otto Stern. Fermi pubblicò nel 1923 su Rendiconti dell'Accademia dei Lincei un articolo dal titolo Sopra la teoria di Stern della costante assoluta dell'entropia rifiutando la struttura di base della sua teoria, e con le sue parole:

«In questo lavoro mi propongo di dimostrare che questa ipotesi innaturale non è affatto necessaria, perché basta modificare le deduzione cinetica [...] tenendo conto che le molecole del corpo solido possono muoversi solamente sopra orbite quantiche.»

L'anno successivo pubblicò su Nuovo Cimento l'articolo dal titolo Considerazione sulla quantizzazione dei sistemi che contengono elementi identici. In questo articolo Fermi mostra come le regole di quantizzazione di Sommerfeld predicono sì perfettamente le frequenze dello spettro dell'atomo di idrogeno, ma non danno sicurezza alcuna per gli spettri di atomi più complessi. Egli afferma:

«Un tale insuccesso viene di solito attribuito al fatto che tali sistemi più complessi non ammettono separazione delle variabili. [...] In questo lavoro mi propongo di mostrare come ci siano delle ragioni che inducono a credere che l'insuccesso sia dovuto piuttosto all'insufficienza delle condizioni di Sommerfeld a calcolare le orbite statiche, di quei sistemi che, indipendentemente dall'ammettere o non la separazione delle variabili, contengono alcune parti identiche (nel caso dell'atomo di elio per esempio i due elettroni sono tra di loro non distinguibili).»

Fermi concluse che le regole di quantizzazione di Sommerfeld non bastassero più per ricavare la formula Sackur-Tetrode per l'entropia:

«L'insuccesso delle regole di Sommerfeld nel calcolo quantitativo degli atomi di numero atomico più grande di uno [...] è dovuto al fatto che questi atomi contengono almeno due elettroni non distinguibili tra loro, e che le regole di Sommerfeld, anche nel caso della possibilità della separazione delle variabili, non sono applicabili nel caso che alcune parti del sistema siano tra loro completamente identiche.»

Nel 1925 Wolfgang Pauli enunciò quello che va sotto il nome di principio di esclusione di Pauli. Fermi come ricorda Rasetti

«comprese che ora aveva tutti gli elementi per una teoria del gas ideale che soddisfacesse il principio di Walther Nernst allo zero assoluto, desse la corretta formula di Sackur-Tetrode per l'entropia assoluta nel limite di bassa densità e alta temperatura, e fosse libera dalle varie ipotesi arbitrarie che era stato necessario introdurre nella meccanica statistica per derivare un corretto valore dell'entropia.»

L'obiettivo di Fermi era chiaro: egli voleva

«trovare un metodo per la quantizzazione del gas ideale il più possibile indipendente da ipotesi arbitrarie sul comportamento statistico della molecola di gas.»

Al fine di poter applicare il principio di esclusione di Pauli per gli elettroni orbitali dell'atomo alle molecole di un gas perfetto, Fermi dovette affrontare il problema della quantizzazione del loro moto. A questo proposito Fermi impose che le molecole del gas fossero soggette a un campo di forze elastiche attrattive tridimensionali sul modello dell'oscillatore armonico. Ricorda Rasetti

«Va notato che Fermi non racchiuse il suo gas ideale in una scatola, secondo l'approccio usuale, ma collocò le particelle in un potenziale tridimensionale dell'oscillatore armonico. In questo modo poté ottenere una densità del gas a simmetria sferica e decrescente monotonicamente. Per grandi raggi la densità era sempre sufficientemente bassa da assicurare la validità dell'approssimazione classica di Boltzmann. [...] L'artificio di disporre le molecole in questo tipo di potenziale portò naturalmente più tardi alla teoria statistica dell'atomo come gas degenere di elettroni.»

Come conseguenza dell'uso del potenziale armonico, Fermi, sfruttando il principio delle adiabatiche di Ehrenfest, riuscì a stabilire che esiste una temperatura critica al di sotto della quale la statistica di un gas di particelle devia fortemente dalla statistica classica di Boltzmann. In seguito ottenne le espressioni per un gas fortemente degenere (al di sotto della temperatura critica) della pressione e dell'energia di punto zero, e una formula per il calore specifico a volume costante che tende a zero linearmente con la temperatura. Riottenne anche l'equazione classica di un gas perfetto e un valore dell'entropia coincidente con quello di Sackur-Tetrode.

La statistica scoperta da Fermi è del tutto generale, nel senso che vale per un gran numero di particelle. Le particelle scoperte finora possono essere divise in due gruppi: quelle descritte da Fermi, con spin semi intero, denominate fermioni (come il protone, il neutrone e l'elettrone), e quelle con spin intero, dette bosoni (come il fotone), che obbediscono alla statistica di Bose-Einstein. Lo spin determina una funzione d'onda totalmente asimmetrica per i fermioni e totalmente simmetrica per i bosoni. Le relazioni fra le due statistiche quantistiche sono state messe in luce da Dirac. A Fermi invece bisogna dare atto di aver reso il principio di Pauli un principio di fisica generale.

Nel dicembre del 1926 il fisico britannico Ralph Fowler applicò la statistica di Fermi-Dirac per un problema di astrofisica riguardante le cosiddette nane bianche. Lo stesso Pauli applicò la statistica per uno studio riguardante sostanze paramagnetiche. Nel 1927, in occasione del centenario della morte di Alessandro Volta, fu organizzato a Como un importante congresso internazionale a cui presero parte tutti i principali scienziati del mondo. Durante tale congresso, Sommerfeld mostrò come una serie di fenomeni termici ed elettrici non interpretabili con le teorie classiche, trovassero immediata spiegazione grazie alla nuova statistica di Fermi-Dirac. Rasetti ricorda:

«Fu per Fermi un vero trionfo, e molti professori italiani rimasero stupiti che un giovane ventiseienne, appena noto in Italia, fosse già così celebre in Germania.»

Nel 1927 lo stesso Fermi applicò la sua stessa statistica al cosiddetto modello atomico Thomas-Fermi. In tale modello gli elettroni sono ipotizzati essere come un gas degenere di Fermi, mantenuti intorno al nucleo dalla forza coulombiana. Fermi e i suoi allievi usarono tale modello per studiare le proprietà degli atomi che variano regolarmente al variare del numero atomico. A proposito di questo periodo e in generale sul metodo di lavoro di Fermi sono interessanti le parole di Amaldi:

«Oltre alla statistica di Fermi, al modello Thomas-Fermi e a tutte le applicazioni di questo, risalgono al decennio 1922-1932 molti altri lavori consistenti, per la maggior parte nella teoria di un qualche fenomeno che fino ad allora era sfuggito a ogni tentativo di interpretazione quantitativa. Questa capacità di cogliere immediatamente la legge generale nascosta dietro una tabella di dati sperimentali bruti, o di riconoscere subito il meccanismo per cui i risultati di certe osservazioni sperimentali, a prima vista strani o insignificanti, erano invece naturali o di profondo significato se comparati con altri fenomeni o teorie generali, ha costituito durante tutta la sua vita una delle caratteristiche che fanno di Enrico Fermi una delle figure più notevoli del nostro secolo nel campo delle scienze fisiche.»

Quando Enrico Fermi occupò la cattedra di Fisica teorica a Roma, cercò, congiuntamente con Corbino, di trasformare l'Istituto di via Panisperna in un centro di avanguardia a livello mondiale. In questo contesto Fermi necessitava di collaboratori adatti, al fine di formare il gruppo che più tardi divenne famoso come i "ragazzi di via Panisperna", dal nome della via nella quale erano ubicati i laboratori (ora parte del complesso del Viminale e del Ministero dell'interno). Il primo a essere assunto fu Franco Rasetti, al quale fu assegnato il compito di portare avanti le ricerche nel campo della fisica atomica. In seguito lo stesso Corbino, durante una lezione presso la facoltà di Ingegneria, annunciò che presso il suo istituto vi era posto per chi avesse interesse nella fisica pura.

Così nel 1927-1928 Emilio SegrèEdoardo Amaldi ed Ettore Majorana completarono il gruppo. Fermi aveva così, grazie anche al forte interessamento di Corbino, la sua scuola formata da allievi giovanissimi, dove, attraverso seminari informali e spesso improvvisati, insegnava i segreti della fisica. Il gruppo dei ragazzi di via Panisperna, all'apice del suo splendore, fu costituito da Amaldi, Bruno Pontecorvo, Rasetti, Segrè, Majorana e dal chimico Oscar D'Agostino. Il gruppo proseguì con i suoi famosi esperimenti fino al 1933, quando Rasetti lasciò l'Italia per il Canada e poi per gli Stati Uniti, Pontecorvo andò in Francia e Segrè preferì andare a insegnare a Palermo.

Segrè ricorda così la maniera di fare lezione al gruppo da parte di Fermi:

«Nel tardo pomeriggio ci si riuniva nel suo studio e la conversazione si trasformava in una lezione. [...] Trovo in un libretto di appunti sulle lezioni di quei tempi i seguenti argomenti: teoria del corpo nero, viscosità dei gas, meccanica ondulatoria (formulazione dell'equazione di Schrödinger), analisi tensoriale, teoria della dispersione ottica, curva gaussiana degli errori, teoria di Dirac dello spin elettronico. [...] Ogni tanto Fermi spiegava un lavoro che aveva appena finito di leggere. È appunto in questo che apprendemmo il contenuto dei lavori di Schrödinger e di Dirac via via che uscivano. Non avevamo mai da lui corsi regolari.»

L'attività di ricerca del gruppo durante questo periodo è ricordata da Rasetti con le sue stesse parole:

«L'attività degli anni 1927-1931 si svolse quasi interamente nel campo della spettroscopia atomica e molecolare [...] anche perché ne conoscevamo bene la tecniche avevamo strumenti adeguati. Fermi partecipava agli esperimenti ed alla interpretazione teorica dei risultati. Egli non era, né fu mai, uno sperimentatore raffinato nelle tecniche di precisione, ma aveva un'intuizione acutissima di quali fossero gli esperimenti cruciali per risolvere un determinato problema, e andava diritto allo scopo senza curarsi di particolari inessenziali. Analogamente, nella teoria egli si avvaleva di qualunque mezzo lo portasse più direttamente al risultato, servendosi della sua padronanza dei mezzi analitici se il caso lo richiedeva, altrimenti ricorrendo a calcoli numerici, incurante di eleganze matematiche.»

Le ricerche di quel periodo si concentrarono sull'effetto Raman in molecole e cristalli, sugli spettri di assorbimento dei metalli alcalini e sulle strutture iperfini righe spettrali. Nel 1929 Fermi e Rasetti compresero che la ricerca sulla spettroscopia e la fisica atomica stava per volgere alla fine, dato che la meccanica quantistica aveva risolto la maggior parte delle questioni aperte. Il nuovo corso del gruppo fu di investigare il nucleo dell'atomo. Corbino, in un celebre discorso intitolato I nuovi compiti della fisica sperimentale, si fece carico davanti alla Società Italiana per il Progresso delle Scienze del progetto di modernizzare la ricerca scientifica in Italia. Rasetti, Fermi e Corbino si fecero pertanto promotori della nuova politica scientifica che doveva basarsi sulla fondazione di laboratori di ricerca ben attrezzati, sulla formazione di ricercatori sia teorici sia sperimentali, e soprattutto sulla concentrazione di finanziamenti, risorse materiali e umane, nei settori più promettenti.

Il nuovo corso veniva così delineato da Corbino:

«Molte possibilità sono aperte sulla via dell'aggressione del nucleo atomico, il più seducente campo della fisica di domani. [...] La sola possibilità di nuove grandi scoperte in fisica risiede perciò nell'eventualità che si riesca a modificare il nucleo interno dell'atomo. E questo sarà il compito veramente degno della fisica futura.»

Il 29 marzo 1929 Fermi è nominato da Mussolini membro della Reale Accademia di Italia e si iscrive al partito fascista. Fermi, in seguito, cercò di ottenere ulteriori finanziamenti per il suo istituto, finanziamenti che arrivarono tramite fondi del CNR e che ammontavano a circa dieci volte il valore medio dei finanziamenti degli altri istituti.

Insieme con Antonio Garbasso evitò che i finanziamenti fossero mal distribuiti e li concentrò sulla fisica nucleare e sulla fisica dei raggi cosmici. Quando Fermi focalizzò le sue ricerche sul nucleo, si era già a conoscenza che la maggior parte dei nuclei esistenti era di natura stabile, e che altri sono radioattivi. In caso di decadimento radioattivo se ne conoscevano di tre tipi: tramite emissione di una particella  o tramite l'emissione di una particella , e in genere accompagnati dall'emissione di un fotone . Compito della fisica nucleare era quello di studiare le forze che tengono insieme il nucleo. Infatti, attraverso la meccanica quantistica, si era in grado di spiegare solo, e approssimativamente, l'emissione di particelle .

Al fine di comprendere meglio il problema, Fermi organizzò fra l'11 e il 17 ottobre 1931 un congresso internazionale di fisica nucleare, insieme all'Accademia d'Italia e al CNR, di cui Fermi era segretario del comitato di fisica. Il congresso fu finanziato con duecentomila lire, una cifra enorme per l'epoca, e aperto con un intervento dello stesso Mussolini. L'organizzazione scientifica del congresso fu affidata a Fermi che personalmente invitò i più grandi scienziati mondiali, definendo direttamente il taglio degli interventi, e chiedendo espressamente di esporre non solo i problemi già risolti, ma soprattutto quelli non risolti.

Il congresso ebbe un'importanza scientifica enorme e vide la partecipazione di Marie CurieNiels BohrPatrick BlochettRobert MillikanArthur ComptonWerner Heisenberg e Wolfgang Pauli. Il congresso fu un catalizzatore di idee e soprattutto mise a fuoco le questioni centrali, teoriche e sperimentali, ancora aperte. Wolfgang Pauli, per esempio, avanzò per la prima volta l'esistenza di una nuova particella, il neutrino, per spiegare gli spettri continui degli atomi radioattivi durante il processo di decadimento . Ipotesi contrastata da Bohr, secondo cui in questo modo si violava la legge di conservazione dell'energia. Al contrario Fermi vedeva l'ipotesi favorevolmente. Il congresso si concluse con le seguenti parole di Corbino:

«Io penso perciò che l'andamento futuro della fisica del nucleo sarà grandemente influenzata da questa settimana di vita comune, di cui i risultati profondi si vedranno forse in tutti i lavori che matureranno in questo campo per parecchi anni. E questo era lo scopo principale che i promotori del convegno, me per primo, avevano di mira.»

Tale profezia si rivelò corretta. Nel febbraio del 1932 James Chadwick scoprì al Cavendish Laboratory di Cambridge il neutrone. Nel settembre del 1932 Karl Anderson al CalTech scoprì il positrone, risultato che venne poco dopo confermato da Patrick Blackett e Giuseppe Occhialini a Cambridge, dove crearono coppie elettrone/positrone confermando così la teoria di Dirac. Lo stesso anno Urey, Brickwedde e Murphy scoprirono il deuterio. Nel luglio 1932 una relazione congressuale accennò per la prima volta al neutrino di Pauli.

In seguito alle pubblicazioni di Chadwick sull'esistenza del neutrone, un allievo di Fermi, Ettore Majorana, propose un modello di atomo dove il nucleo era composto dai soli protoni e neutroni, elaborandone una teoria delle forze nucleari che li tengono insieme. Tali forze sono note oggi come forze di Majorana. Nell'ottobre del 1933, durante il settimo congresso Solvay, Pauli si convinse finalmente a pubblicare le sue teorie sul neutrino.

Due mesi dopo il convegno Solvay, Fermi pubblicò il suo celebre lavoro sulla teoria del decadimento beta dal titolo: Tentativo di una teoria dei raggi β. Rasetti ne ricostruisce così la genesi:

«Nell'autunno del 1933 Fermi ci mostrò un articolo che aveva meditato e scritto nelle prime ore del mattino da parecchi giorni, già in forma completa di tutti gli sviluppi matematici, su una teoria dell'emissione dei raggi β fondata sull'ipotesi di Pauli del neutrino, dalla quale si deducevano risultati precisi sulle caratteristiche quantitative del fenomeno. Poche teorie della fisica moderna sono state così originali, così feconde di risultati [...] come la teoria di Fermi dei raggi β che ancor oggi domina non più soltanto l'ordinario processo β (che rappresenta la trasformazione di un neutrone in un protone, con creazione di elettrone e neutrino) ma anche numerose trasformazioni di particelle instabili.»

Nella teoria di Fermi, egli riprendeva l'ipotesi di Pauli del neutrino, e assunse che neutrone e protone fossero due stati differenti dello stesso oggetto, aggiungendo anche l'ipotesi che assumeva che l'elettrone espulso durante il procedimento di decadimento β non preesisteva nel nucleo prima di essere espulso, ma che veniva creato, insieme al neutrino nel processo di decadimento contemporaneamente alla trasformazione di un neutrone in un protone, analogamente a quello che avviene nella formazione di un quanto di luce che accompagna un salto quantico di un atomo. Per costruire la teoria del processo di decadimento beta, processo in cui il numero di particelle leggere non si conserva, Fermi ricorse al formalismo elaborato da Dirac all'interno della sua teoria quantistica della radiazione relativa all'interazione dell'elettrone con il corpo elettromagnetico. All'interno della sua teoria, Dirac descrive gli operatori di costruzione e distruzione che definiscono il processo di annichilimento o creazione di una particella una volta che abbia interagito con il campo elettromagnetico.

Fermi dimostrò che così come l'interazione elettromagnetica produce la conversione di un fotone in una coppia elettrone-positrone, così l'interazione di Fermi, oggi chiamata interazione debole, produce la trasformazione di un neutrone in un protone (o viceversa), accompagnato dalla creazione di un elettrone e di un neutrino.

Al fine di calcolare la probabilità con cui il processo avviene, Fermi costruì la funzione hamiltoniana più semplice e compatibile con le leggi di conservazione e di simmetria. La costante di grandezza che compare nell'hamiltoniana fu determinata da un confronto con dati sperimentali. Tale costante per l'interazione debole ha un significato analogo a quella della gravitazione. Nel suo lavoro, rifiutato dalla rivista Nature, e accettato in seguito prima su Nuovo Cimento, e poi su Zeitschrift für Physik, Fermi calcolò la vita media del decadimento β, l'energia spettrale dell'elettrone emesso e le cosiddette regole di selezione del processo. A proposito di questo lavoro, Segrè ricorda:

«Fermi espose la sua teoria ad alcuni di noi durante una vacanza nell'inverno del 1933, in Val Gardena, dopo una giornata di sci [...]. Era pienamente consapevole dell'importanza del suo lavoro e disse che pensava che quello sarebbe stato il suo capolavoro, ricordato dalla posterità, certo il meglio di quanto aveva fatto fino ad allora.»

La teoria di Fermi aprì un nuovo campo della fisica delle particelle elementari: la fisica delle interazioni deboli.

Il gruppo di Fermi cominciò a lavorare sulla radioattività artificiale in seguito alla scoperta della stessa da parte di Irene Curie e suo marito Frederic Joliot nel gennaio del 1934. Nell'autunno del 1934 Fermi e Rasetti cominciarono con la costruzione degli strumenti necessari al fine di studiare la radioattività basata sull'esperienza fatta qualche mese prima da Rasetti al Kaiser Wilhelm Institut für Chemie a Berlino. Insieme costruirono una grande camera a nebbia e uno spettrometro a cristalli per raggi γ e vari contatori Geiger-Müller. Le sorgenti di neutroni vennero fornite e preparate da Giulio Cesare Trabacchi, direttore del laboratorio di fisica dell'Istituto Superiore di Sanità.[12] Al contrario di quanto fatto da Curie e Joliot, Fermi decise di bombardare i nuclei bersagli con neutroni (cariche neutre) anziché con particelle α (cariche positive). Utilizzando come sorgenti di neutroni radon e berillio, Fermi cominciò a bombardare gli elementi del sistema periodico in maniera sistematica, ma solo quando arrivò al fluoro e all'alluminio, il suo contatore Geiger-Müller segnò finalmente i primi conteggi.

I primi risultati positivi vennero inviati alla rivista scientifica del CNR Ricerca Scientifica il 25 marzo del 1934, spiegati da Fermi come un nucleo che una volta soggetto a bersaglio assorbe un neutrone ed emette una particella α, dando luogo a un nuovo elemento radioattivo con numero atomico minore di due unità rispetto a quello di partenza. Fermi scrisse dieci articoli su questo tema, tutti con il titolo Radioattività provocata da bombardamento di neutroni N, con N da 1 a 10. Il gruppo di Fermi lavorò intensamente sulle nuove ricerche, e data la necessità di profonde conoscenze in chimica, decise di assumere Oscar D'Agostino, un chimico che si trovava a Parigi per approfondire le tecniche di radio chimica. Il lavoro procedeva speditamente e i risultati venivano, come detto, pubblicati immediatamente su Ricerca Scientifica. In poco tempo vennero irradiati con neutroni circa 60 elementi e almeno in 40 vennero identificati nuovi elementi radioattivi. Durante la fase di classificazione delle reazioni, il gruppo si accorse che i neutroni davano luogo alla formazione di nuovi nuclei radioattivi praticamente in tutti gli elementi irradiati, indipendentemente dal numero atomico. Scoprirono inoltre che nel caso di atomi leggeri, i radionuclidi prodotti avevano un numero atomico inferiore di una o due unità rispetto al nucleo iniziale mentre nel caso di elementi più pesanti i nuovi elementi erano isotopi del nucleo bombardato.

I risultati vennero interpretati in termini di reazioni nucleari (n, p) o (n,α), ovvero in termini di altezza del potenziale elettrostatico che le particelle cariche (protoni o particelle α) emesse dai nuclei bersaglio devono attraversare, essendo il potenziale elettrostatico minore per atomi leggeri rispetto agli atomi pesanti. I risultati del gruppo di Fermi fecero presto il giro del mondo, e il loro successo può essere riassunto per esempio con le parole di Lord Ernest Rutherford, eminenza dell'epoca nel campo della fisica nucleare:

«I suoi risultati sono di grande interesse e non dubito che in futuro saremo in grado di ottenere maggiori informazioni sul reale meccanismo di queste trasformazioni. Non è affatto certo che il processo sia così semplice come appare nelle osservazioni dei Joliot. Mi congratulo con lei per il successo della sua fuga dalla sfera della fisica teorica. Mi sembra proprio che lei abbia trovato un buon filone di ricerca per cominciare. Le può interessare sapere che anche il professor Dirac ha iniziato a fare alcuni esperimenti. Ciò sembra un buon augurio per il futuro della fisica teorica! Congratulazioni e i migliori auguri. [...] Continui ad inviarmi le sue pubblicazioni su questi argomenti.»

Fermi e il suo gruppo proseguirono nella loro attività di bombardamento di tutti gli elementi della tavola periodica. Arrivati al numero 90 (torio) e al numero 92 (uranio), osservarono numerosi radionuclidi che erroneamente interpretarono come nuovi elementi.

La loro scoperta venne confermata dai maggiori fisici dell'epoca. I due nuovi elementi vennero denominati esperio e ausonio in onore di due antiche civiltà italiche. La scoperta, che nei piani di Fermi doveva rimanere segreta, venne invece subito resa pubblica da Corbino durante un discorso, dal titolo Risultati e prospettive della fisica moderna, tenuto di fronte all'Accademia dei Lincei alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Fermi era contrario a dichiarazioni sensazionalistiche ed era convinto che le spiegazioni da loro date fossero errate. Infatti ciò che il gruppo aveva scoperto non erano due nuovi elementi, ma si trattava della fissione dell'uranio, come fu suggerito dalla chimica tedesca Ida Noddack. Nella seconda metà del 1934, il gruppo decise di passare da uno studio qualitativo delle attività radioattive dei materiali a uno quantitativo.

Lo studio fu assegnato da Fermi ad Amaldi e a Bruno Pontecorvo che si era da poco unito al gruppo. Il primo obiettivo era quello di ottenere risultati ben riproducibili, ma i due si imbatterono in difficoltà enormi, dato che le proprietà dei vari metalli sembravano dipendere fortemente dai materiali su cui la sorgente di neutroni e il campione irradiato venivano disposti. Per la mattina del 20 ottobre 1934 tutto era pronto per un esperimento sistematico per capire l'origine di questi strani fenomeni. Amaldi costruì il castelletto con pareti di piombo e ripeté le misure, collocando la sorgente e il campione d'argento da irradiare secondo varie disposizioni geometriche. L'esperimento consisteva nel bombardare con neutroni un bersaglio costituito da un campione di argento inserendo tra la fonte e il bersaglio un cuneo di piombo allo scopo di distinguere i neutroni "assorbiti" da quelli "diffusi".

In fisica, non sono rari i casi in cui scoperte e invenzioni sono il frutto del "caso fortuito", sotto il quale si cela l'intuizione, la creatività e l'ispirazione dell'autore. Tra i tanti episodi di cui è costellata la storia della scienza uno dei meno noti, ma anche dei più clamorosi, avvenne proprio quella mattina del 20 ottobre 1934 e coinvolse Enrico Fermi durante le sue ricerche sulla radioattività artificiale indotta da neutroni. Fermi si trovava da solo nel laboratorio mentre i suoi collaboratori e allievi erano impegnati in lezioni e sessioni d'esame. Impaziente e irrequieto com'era, decise di avviare subito le procedure previste ma un istante prima di iniziare ebbe un'intuizione e sostituì il cuneo di piombo con un pezzo di paraffina. I risultati, e cioè l'induzione di radioattività artificiale, furono straordinari, ben oltre ogni più rosea previsione, del tutto inaspettati e, al momento, incomprensibili. Fu chiaro in seguito che il successo dell'esperimento si doveva proprio alla paraffina, sostanza ricca di idrogeno, cioè di protoni, che "rallentavano" i neutroni incidenti amplificando la loro efficacia nel determinare la radioattività artificiale. L'esperimento fu ripetuto, per conferma, sostituendo la paraffina con acqua, anch'essa ricca di protoni, ottenendo gli stessi risultati clamorosi.

Emilio Segrè ricorda:

«In principio io credetti che un contatore si fosse semplicemente guastato e desse indicazioni arbitrarie come ogni tanto accadeva, ma non ci volle molto per convincere ciascuno di noi che la radioattività straordinariamente forte di cui eravamo testimoni era reale e risultava dal filtraggio delle radiazione primaria da parte della paraffina. [...] Andammo a casa a colazione e per la solita siesta ancora sorpresi e confusi dalle osservazioni della mattinata. Quando tornammo Fermi aveva già formulato un'ipotesi per spiegare l'azione della paraffina.»

Fermi giustificò immediatamente il tutto nel seguente modo: alla base di tutto stava la definizione di neutroni lenti. Infatti i neutroni venivano rallentati in una serie di urti elastici con i protoni della paraffina aumentando così la loro efficacia nel provocare la radioattività artificiale. Fermi dimostrò come la probabilità di cattura dei neutroni e di produzione delle reazioni nucleari aumentasse con la diminuzione della velocità dei neutroni, cosa inaspettata per l'epoca, visto che si credeva il contrario. Enrico Fermi vinse in seguito a questa scoperta il Premio Nobel per la fisica nel 1938. Ma perché allora utilizzò proprio paraffina e perché ebbe questa intuizione apparentemente bizzarra, non è ancora oggi chiaro. Neppure il grande scienziato seppe trovare una risposta e certamente la persona più sorpresa di quella modifica fu proprio lui. Così Subrahmanyan Chandrasekhar, il famoso fisico teorico di origine indiana, ricorda la conversazione che ebbe con Fermi a questo proposito:

«Le racconterò come arrivai a fare la scoperta che credo sia la più importante della mia carriera. Stavamo lavorando molto intensamente sulla radioattività indotta dai neutroni e i risultati che stavamo ottenendo erano incomprensibili. Un giorno, appena arrivato in laboratorio, mi venne in testa che avrei dovuto esaminare l'effetto prodotto da un pezzo di piombo piazzato davanti ai neutroni incidenti. E, contrariamente alle mie abitudini, misi un grande impegno a preparare un pezzo di piombo lavorato con grande precisione. Ero chiaramente insoddisfatto di qualcosa: cercai ogni scusa per tentare di rinviare la disposizione di quel pezzo di piombo al suo posto. Quando finalmente con grande riluttanza stavo per collocarlo, mi dissi: «No! Non voglio questo pezzo di piombo, ciò che voglio è un pezzo di paraffina!». Andò proprio così, senza nessuna premonizione e nessun precedente ragionamento conscio. Presi immediatamente un pezzo di paraffina che trovai sul momento a portata di mano e lo collocai dove avrebbe dovuto essere disposto il pezzo di piombo.»

La sera stessa Fermi e i suoi colleghi scrissero un breve articolo circa la scoperta per la rivista Ricerca Scientifica. L'articolo venne intitolato Azione di sostanze idrogenate sulla radioattività provocata da neutroni I, in cui gli autori avanzarono come possibile spiegazione:

«I neutroni per urti multipli contro nuclei di idrogeno, perdono rapidamente la propria energia. È plausibile che la sezione d'urto neutrone-protone cresca al calare dell'energia e può quindi pensarsi che dopo alcuni urti i neutroni vengano a muoversi in modo analogo alle molecole diffondentesi in un gas, eventualmente riducendosi fino ad avere solo l'energia cinetica competente all'agitazione termica. Si formerebbe così intorno alla sorgente qualcosa di simile a una soluzione di neutroni nell'acqua o nella paraffina.»

In seguito a tale scoperta, il gruppo riorganizzò le sue attività di ricerca decidendo di concentrarsi maggiormente sull'effetto dei neutroni lenti piuttosto che sullo studio dei radionuclidi prodotti. La prima ricerca fu di determinare quantitativamente il cosiddetto coefficiente di acquacità che determina di quanto l'immersione in acqua di una sorgente e dei campioni sotto esame aumentasse la radioattività artificiale. Gli esperimenti mostrarono che alcuni elementi avevano una cattura neutronica maggiore di un ordine di grandezza fra 3 e 4 volte maggiore della cosiddetta sezione d'urto geometrica dei nuclei irradiati. Utilizzando la meccanica quantistica, Fermi riuscì a spiegare questo fenomeno, trovando una spiegazione per queste sezioni d'urto anomale e ricavando la legge generale della dipendenza dalla sezione d'urto di cattura dalla velocità dei neutroni incidenti, scoprendo così che, per velocità molto basse, la probabilità di cattura è inversamente proporzionale alla velocità.

Corbino convinse Fermi e i suoi ragazzi a brevettare il processo di produzione di sostanze radioattive artificiali mediante bombardamento di neutroni e l'aumento dell'efficienza del processo stesso dovuto all'uso dei neutroni lenti. Tale brevetto porta la data del 26.10.1935 e fu determinante per il successivo sviluppo dell'energia atomica. L'attività del gruppo proseguì con la ricerca della comprensione del gran numero di attività indotte nel torio e nell'uranio. L'ipotesi su cui si basava la ricerca era che oltre al decadimento β ci fosse un secondo decadimento denominato α, con un'emissione di nuclei di elio. Amaldi venne incaricato da Fermi di procedere con gli esperimenti alla ricerca degli emettitori α, ricerca che fallì, a parte per il caso dell'uranio.

Nell'estate del 1935, il gruppo cominciò a disperdersi. Rasetti si recò alla Columbia University. Segrè fu anch'esso negli USA e, quando tornò in Italia, vinse la cattedra di Fisica sperimentale a Palermo. D'Agostino lasciò il gruppo per andare al neo-costituito Istituto di Chimica del CNR. Pontecorvo partì per Parigi per lavorare con i Joliot-Curie. Majorana infine sparì. Con le parole di Amaldi

«Responsabilità di ciò era la situazione politica generale dell'Italia, dato che il paese si stava preparando alla guerra con l'Etiopia

Come reazione al pesante clima politico, i ritmi di lavoro divennero forsennati. Amaldi ricorda:

«Iniziavamo alle otto di mattina ed effettuavamo misure praticamente senza interruzione fino alle sei o sette di sera, e spesso anche più tardi. Eseguivamo le misure secondo una tabella di marcia cronometrica, dato che avevamo studiato il tempo minimo necessario per compiere tutte le operazioni. Le ripetevamo ogni tre o quattro minuti per ore e ore, e per tutti i giorni necessari per giungere a una conclusione su ogni punto particolare. Una volta risolto un dato problema, ne attaccavamo subito un altro senza alcuna interruzione o incertezza. La fisica come "soma" era l'espressione che utilizzavamo per parlare del nostro lavoro mentre la situazione generale in Italia si faceva sempre più cupa.»

Verso la fine del 1936 la situazione politica in Italia deteriorò ulteriormente in seguito all'Asse Roma-Berlino fra l'Italia fascista di Mussolini e la Germania nazista di Hitler. Il colpo del KO al gruppo arrivò il 23 gennaio del 1937, quando Corbino morì improvvisamente di polmonite. Fermi ne era il naturale successore alla guida dell'istituto di via Panisperna ma, attraverso manovre politiche, il professor Antonino Lo Surdo riuscì a prendere il posto del defunto Corbino. Il blocco di paraffina utilizzato da Fermi per il suo esperimento del 20 ottobre 1934, recante la sigla "Regio Istituto di Fisica" (RIF), è ancora oggi conservato nel museo del Dipartimento di Fisica dell'Università La Sapienza di Roma.

La scoperta dei neutroni lenti consolidò definitivamente la fama del gruppo di Fermi a livello mondiale. Già nel 1935, il gruppo si era reso conto che le sorgenti al radon-berillio erano molto deboli e che solo un acceleratore di particelle le avrebbe rese più intense. Fermi, intuendone l'importanza, voleva dotare il gruppo di una macchina di questo tipo. Nell'estate del 1935, Rasetti fu inviato a visitare il laboratorio di Robert Millikan a Pasadena e il Radiation Laboratory a Berkeley al fine di studiare le prestazioni degli impianti realizzati presso quei laboratori nel caso si fosse deciso di costruirne uno in Italia. A Pasadena, Rasetti studiò un acceleratore ad alto voltaggio messo a punto da uno studente di Millikan, mentre a Berkeley studiò il ciclotrone inventato da Ernest Lawrence.

La produzione di neutroni del ciclotrone era dell'ordine di 1010 neutroni al secondo, equivalente ai neutroni ottenibili con un chilogrammo di radon mescolato al berillio. Dopo un anno dalla visita di Rasetti, anche Segrè si recò a Berkeley e notò che il ciclotrone era stato nel frattempo enormemente migliorato. Tornato in Italia, abbandonò insieme a Fermi l'idea di costruire un ciclotrone in Italia a causa del costo elevato. Nel novembre 1936, Fermi e Domenico Marotta, direttore dell'Istituto di Sanità pubblica, presentarono la proposta per realizzare un acceleratore di tipo Cockcraft-Walton da 1 MeV, che sarebbe stato realizzato, presso l'Istituto di Sanità pubblica, solo alcuni mesi dopo la fuga di Fermi dall'Italia fascista. Al fine di mantenere la posizione internazionale raggiunta, Fermi presentò il 29 gennaio 1937 una dettagliata proposta per la costituzione di un Istituto di radioattività nazionale:

«Le ricerche sulla radioattività hanno avuto negli ultimi anni, presso tutte le nazioni civili, uno sviluppo eccezionalmente intenso e fecondo. Questo movimento non accenna in alcun modo a declinare, ma tende anzi a estendersi a nuovi e vasti campi non solo della fisica, ma anche della chimica e della biologia. L'Italia ha avuto finora un ruolo preminente in queste ricerche [...]. D'altra parte la tecnica radioattiva ha potuto impiegare in gran parte come sorgenti primarie le sostanze radioattive naturali, così che i mezzi ordinari di un laboratorio fisico universitario hanno potuto, con limitati aiuti esterni, essere sufficienti allo sviluppo delle ricerche. Accanto alla tecnica delle sorgenti naturali si è andata sviluppando in tutti i grandi paesi esteri quella delle sorgenti artificiali. [...] Queste sorgenti hanno intensità migliaia di volte superiore a quelle partendo dalle sostanze naturali. È chiaro come queste circostanze rendano vano pensare a un'efficace concorrenza con l'estero, se anche in Italia non si trova il modo di organizzare le ricerche su un piano adeguato.»

e continuava sottolineando che

«Nel settore della fisica è stato appena iniziato uno studio di ricognizione delle proprietà di un centinaio di nuovi corpi radioattivi (per circa la metà scoperti in Italia). [...] Oltre a questo campo di ricerca sistematica, che da solo potrebbe occupare per parecchi anni l'attività di vari ricercatori, vi sono ancora numerosissimi problemi insoluti relativi alla struttura nucleare e alle proprietà del neutrone, dal cui studio è naturale presumere una notevole messe di risultati.»

Fermi non si limitava a sottolineare l'importanza della ricerca di base, ma evidenziava anche le possibili ricadute pratiche:

«Un altro importante campo di studi, per il quale si hanno già promettentissimi inizi, è l'applicazione di sostanze radioattive artificiali quali indicatori per l'analisi di reazioni chimiche. Non meno importanti si prospettano le applicazioni nel campo biologico e medico. Tale importanza è stata riconosciuta in vari paesi nei quali le ricerche sulla radioattività artificiale sono largamente sovvenzionate da istituzioni mediche. Alcune applicazioni riguardano le sostituzione delle sostanze radioattive a quelle naturali per gli usi terapeutici.»

La richiesta finale da parte di Fermi era di 300 000 lire più 230 000 per le spese di personale e gestione. Nel 1937 lo stesso Fermi si recò a Berkeley per studiare il modo di costruire un ciclotrone economico, ma questa pianificazione non portò a nulla per il crescente isolamento politico e scientifico che Fermi cominciò a subire dopo la morte di Corbino e che si accentuò ulteriormente con l'improvvisa morte di Guglielmo Marconi, che in quanto presidente del CNR e dell'Accademia d'Italia, era un influente e ascoltato protettore del gruppo. Nel maggio 1938, la proposta di Fermi venne definitivamente affossata con la giustificazione che non vi erano soldi a sufficienza. Venne solo concesso un contributo di 150 000 lire per l'anno 1938-1939. Questa decisione segnò la fine del sogno di un ciclotrone italiano e la morte della fisica nucleare italiana, proprio alcuni mesi prima dell'assegnazione del premio Nobel per la fisica.

In questo periodo maturò la decisione (anche in seguito ai continui viaggi effettuati verso gli USA) di lasciare l'Italia per volare oltre oceano, dato che negli USA vi erano finanziamenti adeguati per la ricerca. Come ricorda Segrè:

«Lo attiravano i laboratori attrezzati, gli abbondanti mezzi di ricerca, l'entusiasmo che sentiva nella nuova generazione di fisici, l'accoglienza cordiale degli americani. [...] Gli ideali americani, a differenza di quelli fascisti trovavano una profonda eco nell'animo di Fermi. Tutte le osservazioni e le considerazioni che ne seguivano lo preparavano spiritualmente ad emigrare, e quando alla fine si trasferì in America fu più l'esecuzione di un piano a lungo meditato che una decisione improvvisa determinata dalle circostanze.»

A ogni modo la situazione europea, con l'annessione dell'Austria da parte della Germania nazista, cominciava a degenerare rapidamente. Nel luglio 1938 cominciò anche la campagna antisemita in Italia con la pubblicazione del manifesto della razza e le successive leggi razziali, per cui Fermi dovette rinunciare alla collaborazione di alcuni suoi assistenti. La stessa moglie di Fermi, Laura Capon (figlia dell'ammiraglio Augusto Capon), essendo ebrea, era soggetta alle persecuzioni razziali imposte dal regime, insieme ai loro figli. La moglie di Fermi ricorda nel libro Atomi in famiglia che la coppia decise di lasciare l'Italia in seguito all'attuazione di quella legge. Lo stesso Fermi era soggetto a controlli di ogni tipo.

Il 10 novembre del 1938, il prof. Enrico Fermi ricevette, all'età di soli trentasette anni, l'annuncio ufficiale del conferimento del premio Nobel. L'illustre scienziato italiano decise che, dopo la consegna del premio a Stoccolma, avrebbe fatto rotta con la famiglia verso gli Stati Uniti, dove la Columbia University di New York lo aveva invitato per una serie di lezioni. Edoardo Amaldi ricostruisce così l'atmosfera che precedette la proclamazione ufficiale dell'assegnazione a Fermi del Nobel:

«Nei giorni successivi all'assegnazione del premio nobel a Fermi, parte della stampa si era limitata a dare la notizia in forma estremamente breve, parte era giunta ad esprimere un cauto compiacimento per il riconoscimento internazionale che aveva ricevuto il lavoro di Enrico Fermi svolto in un'università italiana, anzi in quella della capitale, e talvolta aveva cercato di fare risalire il merito al regime [...]. Ma al tempo stesso trapelava, qua e là, qualche preoccupazione per l'imperfezione razziale della famiglia Fermi, dell'ambiente dell'istituto e della fisica italiana in generale, e per il sospetto che Stoccolma fosse per Fermi la prima tappa di un viaggio ben più lungo.»

Un interessante racconto circa il clima intorno alla figura del famoso fisico romano ci viene da un controllo di routine fatto da un informatore del ministro dell'Interno. In seguito alla cerimonia che la Magneti Marelli, società di cui Fermi era consulente scientifico, organizzò per festeggiare il neo premio Nobel, vennero invitate tutte le maggiori autorità cittadine della regione. Dal racconto dell'informatore:

«Mi viene riferito che in occasione della cerimonia [...] per festeggiare l'accademico Enrico Fermi, premio Nobel 1938 per la fisica, erano state invitate tutte le autorità cittadine. Da sua altezza reale il Duca di Bergamo, al prefetto, segretario generale, membri e gerarchi fascisti, podestà, questore, ecc. Pare che all'ultimo momento, a eccezione del duca di Bergamo, nessuna delle citate autorità, e specialmente politiche, abbia voluto intervenire. Si dice che la causa sia dovuta al fatto che il festeggiato, ammogliato a un'israelita, avrebbe ripetutamente manifestato la sua disapprovazione verso la campagna anti ebraica, dichiarandosi invece ben felice di avere per compagna una giudea.»

Il 6 dicembre 1938 Fermi partì con il treno per Stoccolma. Alla stazione Termini, la famiglia Fermi fu accompagnata da Rasetti e Amaldi, che riporta gli ultimi momenti con il maestro:

«Io sapevo, anzi sapevamo, che quella sera si chiudeva definitivamente un periodo, brevissimo, della storia della cultura in Italia che avrebbe potuto estendersi e svilupparsi e forse avere un'influenza più ampia sull'ambiente universitario e, con il passare degli anni, magari anche sull'intero paese. Il nostro piccolo mondo era stato sconvolto, anzi quasi certamente distrutto, da forze e circostanze completamente estranee al nostro campo d'azione. Un osservatore attento avrebbe potuto dirci che era stato ingenuo pensare di costruire un edificio sulle pendici di un vulcano che mostrava così chiari segni di crescente attività. Ma su quelle pendici eravamo nati e cresciuti, e avevamo sempre pensato che quello che facevamo fosse molto più durevole della fase politica che il paese stava attraversando.»

Il 10 dicembre 1938 l'Accademia delle scienze di Stoccolma conferisce il premio Nobel a Enrico Fermi

«Per le sue dimostrazioni dell'esistenza di nuovi elementi radioattivi prodotti da irraggiamento neutronico, e per la scoperta delle reazioni nucleari causate dai neutroni lenti.»

Il comportamento di Enrico Fermi durante la consegna del premio fece scalpore all'interno dell'informazione del regime fascista. Come ricorda Amaldi:

«Il fatto che Fermi invece di indossare l'uniforme fascista o quella dell'accademico d'Italia portasse il frac e che invece di fare il saluto fascista stringesse la mano al sovrano svedese determinarono una vera ondata di indignazione.»

Nei giorni successivi Otto Hahn e Fritz Strassmann rilevarono, in seguito al bombardamento dell'uranio con neutroni, la presenza di bario radioattivo, cioè di un elemento con numero atomico intermedio (simile alla scoperta del gruppo di Fermi degli elementi con numero atomico superiore denominati esperio e ausonio). I due scienziati tedeschi ipotizzarono per la prima volta la possibile fissione dell'uranio.

Dopo aver ricevuto il premio Nobel, Fermi andò a Copenaghen da Bohr per imbarcarsi insieme alla moglie Laura Capon il 24 dicembre 1938 sul transatlantico Franconia diretto a New York, dove arrivò il 2 gennaio 1939. Egli rimase in un primo momento a New York presso la Columbia University, dove il 25 gennaio dello stesso anno fece parte di un team sperimentale che nel seminterrato dell'università condusse il primo esperimento di fissione nucleare negli Stati Uniti. Fermi verificò gli esperimenti iniziali di Hahn e Strassmann sulla fissione nucleare con l'aiuto di Dunning e Booth e, trasferitosi a Chicago, cominciò la costruzione della prima pila nucleare, la Chicago Pile-1. In un discorso tenuto nel 1954, quando si pensionò da Presidente della Società Americana di Fisica, ricordò l'inizio del progetto:

«Ricordo vividamente il primo mese, il gennaio 1939, cominciai a lavorare ai laboratori Pupin e tutto quanto cominciò ad accadere molto velocemente. In quel periodo, Niels Bohr era stato chiamato per una serie di conferenze a Princeton e ricordo che un pomeriggio Willis Lamb tornò da una di esse davvero entusiasta e disse che Bohr si era lasciato sfuggire di bocca novità importantissime: la scoperta della fissione nucleare e a grandi linee la sua interpretazione del fenomeno. Poi, ancora più avanti lo stesso mese, ci fu un incontro a Washington dove fu valutata la possibile applicazione del fenomeno della fissione appena scoperto come arma nucleare

Dopo la famosa lettera di Albert Einstein del 1939 (redatta da Leó Szilárd) al Presidente Roosevelt, nella quale, di fronte alla minaccia rappresentata dal regime nazista, veniva sottolineata la possibilità di realizzare una bomba atomica, la Marina stabilì un fondo di 6 000 dollari per la Columbia University, fondo che fu incrementato per il Progetto Manhattan e per il lavoro di Fermi.

Nel suo saluto all'American Physical Society, Fermi disse anche:

«Bene, arriviamo a Pearl Harbor. A quel tempo lasciai la Columbia University, e dopo alcuni mesi di andirivieni fra Chicago e New York, mi stabilii a Chicago per continuare là il lavoro, e da allora in avanti, con rare eccezioni, il lavoro alla Columbia si concentrò sulla fase del progetto dell'energia atomica iniziato da Booth, Dunning e Urey intorno al 1940, inerente alla separazione degli isotopi.»

Fu Fermi così a risolvere l primo grande ostacolo scientifico del Progetto Manhattan, il 2 dicembre 1942 alle 14:20 ora locale, quando sotto le gradinate dello stadio del campus dell'Università di Chicago il gruppo da lui guidato iniziò la prima reazione nucleare a catena auto-alimentata (Chicago Pile-1). Un messaggio in codice ("Il navigatore italiano è giunto nel nuovo mondo") fu inviato dal generale Groves al presidente Roosevelt per avvisarlo che l'esperimento aveva avuto successo. La messa in funzione della Chicago Pile 1 è da tutti considerata come il momento in cui è iniziata l'era dell'energia nucleare. Fermi fu presente quando il reattore "X-10 Graphite" a Oak Ridge, nel Tennessee, divenne critico nel 1943, e quando il "Reattore B" nel sito di Hanford lo fece l'anno successivo. Al Los Alamos National Laboratory, diresse la divisione F, parte della quale lavorò alla bomba termonucleare "Super" di Edward Teller.

Dopo la resa della Germania nel maggio 1945, i dubbi degli scienziati impegnati nel Progetto Manhattan erano cresciuti però di intensità. A Chicago, nei giorni immediatamente successivi alla fine della guerra in Europa, Arthur Compton nominò un comitato per affrontare la questione dell'uso della bomba, formato da vari scienziati del Metallurgical Laboratory, fra i quali lo stesso Szilard, e presieduto da James Franck, un fisico tedesco di grande valore, immigrato negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni antisemite dei nazisti. All'inizio di giugno del 1945 il rapporto finale, noto come Rapporto Franck anche se stilato in massima parte da Szilárd, fu recapitato urgentemente al ministro della guerra Henry Stimson perché lo inoltrasse al presidente Truman. Nel rapporto si sconsigliava l'uso delle bombe atomiche contro il Giappone e si suggeriva una dimostrazione incruenta della nuova arma.

Non essendo giunto alcun riscontro al Rapporto Franck, Szilárd decise di scrivere una petizione al presidente Truman, e la fece circolare fra gli scienziati del Metallurgical Laboratory, raccogliendo 53 firme. Ne inviò poi alcune copie ai laboratori di Oak Ridge e di Los Alamos, con una lettera di accompagnamento in cui scriveva: «Per quanto limitata sia la possibilità che la nostra petizione possa influire sul corso degli eventi, io personalmente sento che sarebbe importante se un vasto numero di scienziati che hanno lavorato in questo campo si esprimesse pubblicamente con chiarezza e sicurezza sull'opposizione per motivi morali all'uso di queste bombe nell'attuale fase della guerra», ma a Los Alamos la petizione di Szilárd non venne fatta circolare. Inviata da Szilárd attraverso i canali istituzionali, la petizione non raggiunse mai Truman perché «la questione dell'uso della bomba era stata già pienamente affrontata e risolta dalle autorità competenti».

La decisione fu presa al massimo livello politico, ma Fermi e gli altri leader scientifici del Progetto Manhattan svolsero comunque un ruolo importante nel processo decisionale: due mesi prima, nel maggio del 1945, Truman aveva infatti creato un'apposita commissione, nota come Interim Committee per affrontare la questione dell'eventuale uso della bomba atomica. L'Interim Committee fu affiancato da una commissione scientifica composta da quattro scienziati di primo piano del Progetto Manhattan: Oppenheimer, Fermi, Lawrence e Compton, che avevano la responsabilità delicatissima di dare consigli tecnici sull'uso dell'arma nucleare contro il Giappone. I quattro scienziati ricevettero da Stimson il Rapporto Franck ma non lo trovarono convincente.

La raccomandazione di Fermi e degli altri leader del progetto convinse i membri dell'Interim Committee che approvarono all'unanimità i seguenti provvedimenti:

  • la bomba dovrà essere usata contro il Giappone al più presto;
  • dovrà essere usata su un doppio bersaglio, cioè su installazioni militari o impianti bellici circondati o adiacenti ad abitazioni;
  • dovrà essere usata senza preavviso sulla natura dell'arma.
  • Era tra gli scienziati presenti al test nucleare Trinity il 16 luglio 1945, la prima esplosione nucleare della storia, dove fu usato il suo "metodo Fermi" per stimare la resa della bomba.

    Fermi fu eletto membro dell'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti nel 1945. Dopo la guerra gli fu offerto e accettò la cattedra di fisica Charles H. Swift presso l'Università di Chicago, e divenne membro del nuovo istituto per gli studi nucleari di quell'università.

    Il Progetto Manhattan fu sostituito dalla Commissione per l'energia atomica (AEC) il 1 ° gennaio 1947 e Fermi fece parte del Comitato consultivo generale, l'influente comitato scientifico presieduto da Robert Oppenheimer. Dopo la detonazione della prima bomba sovietica a fissione nucleare nell'agosto del 1949, si oppose fermamente allo sviluppo di una bomba all'idrogeno, per motivi sia morali che tecnici.

    Nell'estate del 1949, Fermi tornò brevemente in Italia per partecipare a una conferenza sui raggi cosmici che si tenne a Como dove ebbe modo di rivedere alcuni colleghi e amici tra i quali AmaldiBernardiniPontecorvoSegrè. Dopo la conferenza, organizzata dall'Accademia dei Lincei, prima di tornare negli Usa, Fermi tenne anche alcune lezioni a Roma e Milano. Le lezioni, raccolte dagli assistenti delle due università, furono pubblicate nel 1950.

    Fermi tornò nuovamente in Italia, per l'ultima volta, già gravemente malato, pochi mesi prima di morire, nel 1954 per tenere una lezione sui mesoniVarenna presso villa Monastero, sul lago di Como. La stessa villa è ora sede della Scuola internazionale di fisica, intitolata allo scienziato italiano.

    Il 29 novembre 1954 Fermi morì di tumore dello stomaco a Chicago e venne sepolto nel locale Oak Woods Cemetery. Aveva 53 anni. Di lui Eugene Wigner scrisse: «Dieci giorni prima che Fermi morisse mi disse: "Spero che non duri molto". Si è riconciliato perfettamente con il suo destino».

    Il professor Edoardo Amaldi ebbe a dire, durante la commemorazione tenuta a classi riunite il 12 marzo 1955 dall'Accademia dei Lincei:

    «La sua opera scientifica è così poderosa e geniale, le conseguenze pratiche di alcuni dei suoi lavori sono così importanti e gravi che facilmente chi non abbia avuto la fortuna di conoscerlo è portato a farsi di lui un'immagine molto diversa dal vero. Solo i parenti e gli amici, solo coloro che l'hanno conosciuto sanno che, se da un lato era difficile separare in Enrico Fermi i vari aspetti di scienziato, di ricercatore, di maestro e di uomo, poiché intimamente fusi tra loro, d'altro canto la sua semplicità di gusti e di maniera di vivere, la sua calma serena di fronte ai problemi dalla vita, la sua mancanza di qualsiasi posa o stranezza di carattere furono qualità umane ancora più notevoli per il contrasto con le sue eccezionali qualità di scienziato.»

    Una lapide commemorativa lo ricorda nella basilica di Santa Croce a Firenze, nota anche come il Tempio dell'itale glorie per le numerose sepolture di artisti, scienziati e personaggi importanti della storia italiana.

    Fermi fu un uomo estremamente brillante, dall'inusuale elasticità mentale e senso comune. Fu un teorico veramente dotato di talento, come dimostra la sua teoria sul decadimento beta. Ebbe lo stesso talento anche sul lavoro in laboratorio, procedendo velocemente e con un grande intuito. Sostenne che la sua velocità in laboratorio lo aveva portato al Nobel, dicendo che le stesse scoperte a cui lui era arrivato presto sarebbero state fatte da qualcun altro, e che lui ci era semplicemente arrivato prima.

    Nel 1933 propose il suo famoso studio sul decadimento beta alla rivista scientifica Nature, ma l'editore della rivista lo respinse perché « [...] conteneva speculazioni che erano troppo distanti dalla realtà». Per questo, Fermi pubblicò la sua teoria in italiano e in tedesco

    Comprese immediatamente l'importanza dei calcolatori elettronici. Non dimenticò mai di essere un precursore dei suoi tempi, ed era solito dire ai suoi allievi preferiti: «Non siate mai i primi, cercate di essere secondi».

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    http://www.moliseweb.it/info.php?id=28652 Tue, 29 Sep 2020 00:00:00 +0200
    <![CDATA[Gam, Toma: domani la Cassa Covid. Iorio: non perda tempo, subito un bando per trovare un partner]]> POLITICA - REGIONE

     

     

    Mentre il Presidente della Regione Donato Toma e l'assessore Marone hanno sostenuto, oggi in conferenza stampa, di essere a un passo dall'ottenimento della cassa Covid sulla vicenda Gam interviente di nuovo il consigliere regionale Michele Iorio.  "Nonostante il divieto prospettato dal presidente Toma alla mia proposta - ha sostenuto - oggi in Italia sono attive 6.310 società a partecipazione pubblica che danno lavoro a circa 900mila addetti. Nulla vieta che una regione possa individuare le attività produttive strategiche per il raggiungimento di obiettivi di interesse pubblico che la stessa Regione è tenuta a tutelare. E la Regione Molise lo ha fatto: in più occasioni il Consiglio regionale ha individuato la filiera avicola come attività di interesse strategico.

    Il presidente Toma non tiene conto della decisione del Consiglio, nonostante la Regione sia unica proprietaria della Gam, e invece di proporre un progetto regionale di rilancio prospetta rimedi  che per i lavoratori sono solo palliativi. Lo sa Donato Toma, lo sanno i suoi collaboratori, lo sanno bene i sindacati che continuano a sussurrare al governatore che la via maestra è quella di seguire la mia proposta: adottare politiche attive del lavoro per una parte dei lavoratori e proseguire sulla strada che individui il privato per portare a compimento l’accordo di programma con il Ministero dello sviluppo economico per 40 milioni di euro facendo ripartire la filiera avicola anche prevedendo ancora una partecipazione regionale.

    Dopo circa 8 anni di proposte non risolutive, mentre si sono rincorsi diversi contatti con imprenditori del settore in perfetta solitudine e segretezza, sarebbe il caso di non perdere altro tempo. Ci si deve assicurare da un lato la prosecuzione della Cassa integrazione garantendo la continuità produttiva, dall’altro si deve promuovere, contemporaneamente, non ipotetiche soluzioni nel segreto delle stanze della Giunta ma una gara pubblica per la ricerca di un partner che assicuri la continuità produttiva. Anche con una residua partecipazione della Regione Molise nell’assetto societario.

    Il bando pubblico così impostato sarebbe un ottimo viatico per dimostrare anche al Governo nazionale che come Regione non siamo interessati solo agli ammortizzatori sociali ma siamo impegnati nella ricerca di soluzioni che diano prospettive di lavoro ai cittadini e sviluppo all’area centrale del Molise che ne ha davvero bisogno".

     

     
     
     
     

     

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    http://www.moliseweb.it/info.php?id=28649 Mon, 28 Sep 2020 18:49:00 +0200
    <![CDATA[Coronavirus. Dimesso il bambino di 5 anni di Larino dal Bambin Gesù]]> ATTUALITà

    E' stato dimesso il bimbo di 5 anni di Larino, trovato positivo al Covid-19 dieci giorni fa. Il bambino era stato ricoverato al Bambin Gesù di Roma per causa di alcune complicazioni legate all'infezione da Covid-19. Il bambino, originario di Larino, aveva frequentato solo il primo giorno di scuola presso lo stabile di Via Novelli, poichè successivamente, a causa della presenza di alcuni sintomi influenzali è rimasto a casa. Da qui, la richiesta di tampone da parte del pediatra che aveva dato esito positivo.

    Sono ancora positive anche la mamma, la zia e la nonna del piccolo che a loro volta restano in isolamento a Larino.

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    http://www.moliseweb.it/info.php?id=28643 Mon, 28 Sep 2020 16:23:00 +0200
    <![CDATA[Sanità pubblica allo sbando, domani la protesta a Isernia: a rischio i diritti elementari di cura]]> ATTUALITà

     

    di Viviana Pizzi 

     

    La questione sanità si fa sempre più grave in tutto il Molise. In particolare negli ospedali di Campobasso e Isernia dove ci saranno i tagli maggiori, dopo che naturalmente, gli ospedali più piccoli sono stati già praticamente chiusi. Al Cardarelli la situazione più grave dove dal 5 ottobre prossimo, a causa della mancanza di anestesisti,  che saranno assegnati ai servizi di urgenza, non sarà più possibile eseguire interventi chirurgici programmati. Una cosa che ha lanciato nel panico soprattutto gli utenti che da tempo avevano programmato interventi. Chiudere le sale operatorie laddove si curano anche malati oncologici, è segno di una sanità che non funziona e che va tutta ripensata. 

    Ma non finisce qui, pesanti tagli anche al reparto di oncologia di Isernia, che non avrà più gli 8 posti di degenza del passato. I medici sono costretti a fare solo ambulatorio e appoggiare i malati in medicina. Contro questo si sta muovendo il Comitato "In seno al problema" che ha in mente una manifestazione di protesta domani nel capoluogo pentro davanti all'ospedale Veneziale. 

    "L’ultima “perla” del becero governo regionale targato Toma - si legge in un comunicato a firma di Emilio Izzo-  ancora una volta con la complicità del direttore Florenzano, è il tentativo di continuare l’opera di demolizione della provincia di Isernia, con azioni subdole e di bassa lega, di scippare al territorio pentro anche il reparto di oncologia. Ormai scoperti, dopo un’attenta azione di marcamento stretto da parte dello scrivente Comitato e all’opera costante di controllo dei carabinieri dei NAS, i gatti e le volpi nelle vesti del direttore e del sindaco, piacevolmente a braccetto, tentano di screditare l’azione meritoria e puntuale del Comitato medesimo, elargendo comunicati stampa rassicuranti allo scopo di screditare la nostra azione che però nel frattempo è proprio quella che li ha stanati e fatti correre ai ripari. Ma conoscendo i nostri polli, chiaramente non ci fidiamo in quanto gli stessi atteggiamenti li hanno avuti pari, pari, nei giorni che hanno preceduto le cancellazioni di senologia e neurofisiopatologia! In queste ore, tra l’altro, il duo delle meraviglie ci fa sapere che fino al 5 di ottobre non saranno garantiti gli interventi se non urgenti presso il Cardarelli di Campobasso a causa della mancanza degli anestesisti, dimenticando volutamente che al “Veneziale” prestano servizio ben nove anestesisti e che immediatamente potremmo riprendere tutta l’attività relativa alla senologia! Ma a loro questo non interessa presi come sono nell’opera di demolizione del nostro territorio! Ci sentiamo di far giungere forte il nostro appello ai sindaci della provincia affinché partecipino alla giornata di protesta e di rivendicazioni, consci del fatto che i paesi ricadenti nel bacino provinciale, siano i primi a risentire di questi assurdi tagli in considerazione dei disagi derivanti da strade lunghe, tortuose e messe male".

    E purtroppo non finisce qui. Dal 14 ottobre i tagli riguarderanno anche il Caracciolo di Agnone. Dal 14 chiuderanno il centralino e il bar dispaccio aziendale. Contro questa decisione si sta muovendo il neo sindaco Daniele Saia che ha chiesto un incontro urgente con l'Asrem. Insomma della sanità pubblica molisana non resta che una carcassa vuota e poco funzionante. Con il rischio di perdere per sempre la migrazione sanitaria in entrata e aumentare quella in uscita. Si rischia di mandare in frantumi un sistema mentre è ormai alle porte la seconda ondata di Covid 19 con conseguente riaffollamento dei reparti dedicati all'interno del Cardarelli di Campobasso. Da quando la terapia intensiva è stata nuovamente occupata, i malati gravi di Campobasso sono stati nuovamente trasferiti al Veneziale di Isernia così come avveniva in pieno lockdown. 

     

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    http://www.moliseweb.it/info.php?id=28636 Mon, 28 Sep 2020 11:43:00 +0200
    <![CDATA[Creazione d’Impresa. Incontro ad Agnone tra Comune e Sviluppo Italia Molise]]> POLITICA - ALTO MOLISE

    Nella giornata di oggi si è tenuto un incontro presso la sede municipale tra l’Amministrazione Comunale di  Agnone e i rappresentanti della società “Sviluppo Italia Molise S.p.A”, mirato alla promozione dell’avviso  per la “Creazione d’Impresa”, strumento pensato per promuovere la nascita di nuove attività imprenditoriali  quale possibile risposta alla richiesta di occupazione in Molise. 

    L’avviso sostiene la nascita e lo sviluppo di attività imprenditoriali e libero professionali in Molise. Le agevolazioni sono destinate a disoccupati con un’età compresa tra i 18 e i 65 anni non compiuti. Sono agevolati progetti aziendali da impiantare ex novo, come pure progetti di consolidamento che prevedono il subentro nella conduzione di aziende esistenti (ricambio generazionale). 

    Le agevolazioni messe in campo riguardano attività produttive nei settori della produzione di beni, fornitura di servizi alle imprese e alle persone, turismo, attività libero professionali e commercio. In particolare, i  servizi previsti dalle agevolazioni consistono in: trasferimento di una metodologia di progettazione d’impresa,  accompagnamento alla progettazione teso a fornire elementi tecnici per l’elaborazione del proprio Piano  d’impresa, erogazione di agevolazioni finanziarie con copertura a fondo perduto del 90% delle spese di 

    investimento e di avvio dell’attività con un finanziamento massimo di 30.000 euro per ogni persona fisica richiedente, che può arrivare fino a 90.000 euro nel caso di società composte da almeno 3 soci, e  l’erogazione di servizi di assistenza tecnica in fase di start-up dell’iniziativa. 

    In nessun caso la fruizione delle agevolazioni finanziarie può essere svincolata dalla fruizione dei servizi reali. 

    Nell’ambito di tali finanziamenti, le spese ammesse riguardano: attrezzature, impianti, macchinari di processo, allacciamenti, programmi informatici, beni immateriali a utilità pluriennale, ristrutturazione di immobili (nel limite massimo del 30% delle spese di cui alle righe precedenti), spese notarili per la eventuale costituzione della società e costi connessi all’avvio dell’attività per i primi 12 mesi (materie prime, utenze, garanzie assicurative) nel limite massimo del 20% del totale delle spese ammissibili. 

    Tali agevolazioni si rivolgono ad individui che al momento della presentazione della domanda siano  residente in Molise, oppure vi trasferiscano la residenza in caso di ammissione alle agevolazioni, che non svolgano o abbiano svolto, nei due anni precedenti la presentazione della domanda, la stessa, o un’analoga, attività oggetto della proposta e che costituiscano un’impresa con sede in Molise. 

    Il soggetto proponente può assumere sia la forma singola (una sola persona fisica) che associata (più persone fisiche che intendono costituire una società). In caso di forma associata, una quota minoritaria dei soci può essere rappresentata da persone fisiche che non abbiano i requisiti sopra riportati. 

    Comune di AGNONE Provincia di Isernia protocollo nr. 0014447 del 28-09-2020È prevista l’erogazione di servizi di accompagnamento alla progettazione d’impresa e di assistenza tecnica  allo start-up da affiancare a quelli finanziari, costituiti da un contributo a fondo perduto per supportare le  spese di investimento e di avvio dell’attività. Sviluppo Italia Molise S.p.A. gestisce operativamente lo  strumento, che riveste particolare rilevanza per le Aree interne e per i lavoratori del bacino dell’Area di crisi  complessa. 

    Le domande possono essere presentate fino alle ore 12,00 del 08/10/2020, per informazioni si può  consultare il sito http://www.sviluppoitaliamolise.com/creazioneimpresa.aspx 

     IL SINDACO  F.to Dr. Daniele SAIA  

     

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    http://www.moliseweb.it/info.php?id=28644 Mon, 28 Sep 2020 16:55:00 +0200
    <![CDATA[Cento km per un tampone per i cittadini altomolisani: Greco diffida Asrem]]> POLITICA - ALTO MOLISE

    "Secondo l'organizzazione attuale, chiunque manifesti sintomi correlabili al Covid-19 è costretto a fare il tampone solo nel Presidio territoriale ‘SS. Rosario’ di Venafro. Nel caso dei cittadini altomolisani parliamo quindi di circa 200 chilometri da percorrere, considerando i viaggi di andata e ritorno e quello ulteriore per ricevere i risultati". La denuncia è del consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle Andrea Greco che aggiunge: 

    "In pratica siamo in presenza di un sistema organizzativo per il quale spostiamo in giro per la regione pazienti potenzialmente positivi al virus, come se niente fosse. La situazione appare ancor più grave nei casi di utenti in età pediatrica, obbligati, in caso di sintomi, a raggiungere con i propri familiari le strutture molisane adibite alla somministrazione dei tamponi lontano dal proprio domicilio. Questi spostamenti espongono gli utenti e le loro famiglie a rischi di diffusione del virus, oltre che al disagio e al costo del viaggio.

    Con l'attuale metodo si espone pertanto a rischio tutta la regione, senza contare le difficoltà che utenti e strutture potranno dover sopportare con l’arrivo della normale influenza stagionale. Davanti a questo quadro preoccupante, questa mattina ho scritto al Direttore generale Asrem Oreste Florenzano, al Direttore sanitario Maria Virginia Scafarto, al Direttore amministrativo Antonio Lastoria oltre che al presidente della Regione Donato Toma e, per conoscenza, al Sindaco di Agnone.

    Ho chiesto ad ognuno di loro di attivarsi per garantire il Servizio di continuità assistenziale su tutto il territorio regionale e, in particolare, ad individuare e predisporre immediatamente mezzi e strutture mobili per garantire la somministrazione domiciliare dei tamponi in tutto l’alto Molise. L’Asrem ha tutte le risorse per risolvere disagi e pericoli: si muova senza perdere tempo!". 

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    http://www.moliseweb.it/info.php?id=28638 Mon, 28 Sep 2020 14:30:00 +0200
    <![CDATA[Castel del Giudice. Inaugurata l'opera d'arte "Fanciulla del Borgo" del maestro Franco Summa]]> CRONACA - ISERNIA

    Inaugurata nella piazza panoramica di Borgotufi, albergo diffuso di Castel del Giudice (IS), un’opera d’arte di oltre 3 metri, che ora regala luce, colori e forme ad un luogo in cui ogni pietra è rinascita. Colori vivi disegnano la femminilità ideale della Fanciulla del Borgo, che dall’alto dei suoi oltre tre metri di altezza si staglia “come dea primigenia, tutrice e madre della terra” sul panorama appenninico che si apre dalla piazza di Borgotufi, albergo diffuso di Castel del Giudice (IS), dove cime e boschi molisani toccano quelli abruzzesi. Una fanciulla d’acciaio, “forte e gentile”, un’opera d’arte ambientale urbana, progettata dall’artista abruzzese Franco Summa per questo luogo poco prima della sua morte, e che ora regala luce e forme ad un borgo dove ogni pietra è storia e segno di rinascita. Un’iniziativa fortemente voluta dagli imprenditori Enrico e Gianfranco Ricci - comproprietari di Borgotufi con Ermanno D’Andrea e il Comune di Castel del Giudice - e nata dall’incontro con Summa dell’arredatore d’interni Franco D’Amico e di Enrico Ricci, che aveva lavorato con l’artista al restauro del palazzo dell’Emiciclo dell’Aquila, sede del consiglio regionale abruzzese. Inaugurata il 25 settembre 2020 da Enrico Ricci, dal sindaco di Castel del Giudice Lino Gentile, da Giovanni Tavano, amico dell’artista e vice presidente della Fondazione Summa che ha curato l’esecuzione dell’opera, alla presenza della direttrice di Donna Moderna Annalisa Monfreda e di Niko Romito, cuoco stellato, l’arte di Summa impreziosisce un paese che fa della tutela e del recupero un mantra. Un paese che ha trasformato le sue antiche stalle e case abbandonate in un luogo di ospitalità turistica diffusa, che guarda al presente come ritorno alla terra reinterpretando la contemporaneità e trasformando un posto spopolato in un centro vivo, in cui anche l’arte diventa protagonista, bellezza ed attrazione. “Un progetto possibile grazie alla partecipazione dell’intera comunità – come ha ricordato il sindaco Lino Gentile facendo riferimento all’iniziativa pubblico-privata da cui è nato l’albergo diffuso –, grazie alle persone e agli anziani del paese che hanno creduto in un futuro, che guarda al turismo e alla cultura”. Dopo il taglio del nastro - un fiocco rosso avvolto sulla vita della Fanciulla del Borgo, ricoperta da un “abito” nero che è stato aperto per creare la forma di una gonna rotante, prima di cadere svelando l’opera -, si è svolto l’incontro nella sala convegni sui temi del “recupero, arte, comunicazione, per una nuova visione dei borghi”. Alla regia, la giornalista Maria Stella Rossi che ha dato il via alla serata con una frase di Andy Warhol: “Avere la terra e non rovinarla è la più grande opera d’arte che possiamo avere”. Di qui la parola ad Enrico Ricci, il quale ha raccontato le origini del recupero del borgo, che da cantiere in cui sono state maneggiate oltre 30mila pietre da maestranze e artigiani locali, è divenuto fulcro di turismo sostenibile e luogo d’arte. “Quest’opera – ha spiegato -  è solo il primo passo per fare di Borgotufi un luogo di rigenerazione urbana e di reinvenzione del ruolo e della vocazione delle aree interne e dei suoi piccoli paesi”. I prossimi progetti di Borgotufi saranno la creazione di botteghe artigiane e di una biblioteca che fungerà anche da centro espositivo.

    Niko Romito, cuoco stellato, parlando della sua Casadonna di Castel di Sangro, nata dal recupero di un monastero del Cinquecento, si è focalizzato sulle nuove attenzioni che i piccoli borghi hanno in questo periodo storico, in cui la pandemia ha riacceso i fari sulle aree interne e su come questi luoghi, come Borgotufi, riescano a riscrivere la loro identità riattualizzando la tradizione in chiave moderna. Un processo che tocca l’alimentazione e la trasformazione del cibo che nasce sul territorio, attraverso una ristorazione che ha rispetto per la salute di chi mangia e che coinvolgendo il settore agroalimentare, migliora l’ambiente e produce biodiversità. «Questi borghi fuori dalle grandi rotte stanno diventando il nuovo lusso», ha detto Niko Romito.

    Annalisa Monfreda, direttrice della rivista Donna Moderna, ha evidenziato come oggi i piccoli borghi possano diventare la casa ideale per coloro che auspicano uno stile di vita migliore di quello cittadino. Se fino a qualche anno fa si fuggiva dai paesi per cercare in città realizzazione professionale e personale, oggi si può tornare nei borghi «per costruire connessioni che restituiscano alla società ciò che il lavoro ci dà», come sta accadendo con il fenomeno del south working e del lavoro a distanza durante la pandemia. «Nei borghi si può coniugare il lavoro dei sogni con lo stile di vita che ci rende felici».

    «La popolazione mondiale vive in città e si stima che nei prossimi anni arriveremo a 10 miliardi di persone – ha evidenziato Lucio Zazzara, urbanista e presidente del Parco della Majella -, questo presuppone una reinvenzione dei modelli urbani. Tale tendenza rende più forte l’attrazione delle “non città”, luoghi intesi come protetti, posti in cui si respira». Poi il professore universitario ha ricordato come l’arte di Franco Summa sia stata sempre pensata in relazione al contesto, nell’idea che l’arte possa arricchire un luogo e migliorare il mondo.

    Franco Summa

    Franco Summa (1938-2020), esponente dell’arte contemporanea italiana, dalla metà degli anni Settanta ha sviluppato una ricerca artistica incentrata sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente negli spazi urbani. La sua arte si caratterizza per l’uso simbolico del colore e delle forme, al fine di riqualificare la città contemporanea. Un’arte che dialoga con i luoghi, la loro storia e memoria.

    Per informazioni: www.francosumma.it

    Fondazione Summa: https://www.facebook.com/fondazionesumma

    Borgotufi Albergo Diffuso

    Case e stalle in disuso del paese di Castel del Giudice (IS) sono state trasformate nell’albergo diffuso Borgotufi, un esempio di turismo sostenibile, fulcro di eventi culturali ed esperienziali per visitatori ed abitanti. Le casette in legno e pietra locale, arredate in stile antico e con elementi di design, a cui si affiancano interventi di architettura contemporanea, possono ospitare fino a 100 turisti e sono perfettamente integrate nel paesaggio. Un piccolo borgo nel borgo, nato dalla creazione di un public company formata dal Comune di Castel del Giudice e dagli imprenditori Gianfranco e Enrico Ricci e Ermanno D’Andrea. Borgotufi rappresenta l’emblema di una trasformazione e resilienza economica e sociale che oggi contraddistingue Castel del Giudice a livello nazionale, per le sue iniziative virtuose di contrasto allo spopolamento e per lo sviluppo delle aree interne.

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    http://www.moliseweb.it/info.php?id=28660 Tue, 29 Sep 2020 11:06:00 +0200