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domenica, 20 maggio 2018
La legalità come pilastro della convivenza civile

Sarà celebrata in tutta Italia il 23 maggio la giornata nazionale della legalità. È il giorno per ricordare  le stragi di mafia, chi è morto per mano delle organizzazioni mafiose, ma è soprattutto un giorno per promuovere la legalità. In merito a questo il 'Coordinamento Nazionale dei Docenti della Disciplina Diritti Umani' sostiene che commemorare le stragi di mafia, come quella di Capaci o quella dei Georgofili, nell’ambito delle numerose iniziative scolastiche, che hanno luogo in tutto il Paese, è senz’altro lodevole, ma rischia di non raggiungere i risultati attesi, poiché, tali iniziative, vanno sempre inserite in ben più ampi progetti riguardanti la legalità. Infatti secondo il Coordinamento la lotta a tutti i comportamenti deviatii deve diventare un argomento di grande importanza all’interno delle scuole, qualcosa di imprescindibile nei programmi di studio dei giovani fin dalla tenera età per comprendere quanto sia importante la legalità e il rispetto delle regole. È importante non dimenticare e ripudiare qualsiasi forma di illegalità, ma il "rispetto della legalità deve essere appreso con impegno e perseveranza. Dobbiamo renderci conto - scrivono ancora dal coordinamento dei Docenti - che parlare di legalità, partendo dal fenomeno mafioso, non è sempre una strategia corretta; ricordiamo infatti che la mafia è  un fenomeno complesso che esige la conoscenza della storia di alcuni territori, ma anche di sofisticati meccanismi  di corruzione dei sistemi economici e politici".

Quando si parla di lotta alla mafia e di illegalità connessa ai fenomeni mafiosi si lega il discorso alle figure dei giudici Falcone e Borsellino, al maxiprocesso di Palermo e alle icone mafiose Totò Riina e Bernardo Provenzano. Secondo i docenti del Coordinamento però "potrebbe essere più utile spiegare in modo più approfondito, le ragioni storiche della nascita delle organizzazioni criminali, la relazione tra povertà di un territorio, l’assenza delle istituzioni, e la proliferazione delle mafie. Ricordare per esempio, il maxiprocesso come un monumento giuridico, cosa accadeva prima e cosa è accaduto dopo di esso. Si potrebbe riflettere sui cambiamenti delle organizzazioni criminali e sulla loro presenza capillare in tutto il territorio nazionale".

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene opportuno, infatti, inserire la ricorrenza del 23 maggio in un programma di attività più ampio che consenta di promuovere e rafforzare la consapevolezza che la legalità è il pilastro della convivenza civile. È importante, dunque, mettere in sinergia le istituzioni, le associazioni, le agenzie educative del territorio in un percorso di convergenza verso la scuola, proporre ai giovani delle figure di riferimento del passato e del mondo odierno. Secondo i docenti del Coordinamento, infatti, bisognerebbe sviluppare nei giovani, il senso di responsabilità e delle conseguenze delle azioni scorrette come il progetto sperimentale “Aziende giuste” e portare a conoscenza la storia di quei fatti drammatici che hanno interessato il nostro Paese, e le conseguenze sul territorio, a livello economico, politico e sociale.

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