La smentita di Greco e del Ministero della Salute “Punto nascita chiuso per mancanza requisiti sicurezza”

Ancora più gravi sono le giustificazioni del ministero sulla chiusura del punto nascita del nosocomio di Termoli. Il ministero della Salute precisa in una nota che “il parere espresso dal Comitato percorso nascita nazionale è scaturito dalla disamina dei dati relativi agli standard di sicurezza previsti dall’accordo Stato Regioni 16.12.2010, oltre che dalla tendenziale diminuzione dei volumi di attività riscontrati a partire dal 2010”.
La Regione Molise – afferma la nota ministeriale - "ha chiesto al Comitato percorso nascita un parere di deroga esclusivamente per il punto nascita di Isernia, il parere positivo è stato concesso a condizione che venisse chiuso il punto nascita dell’Ospedale San Timoteo di Termoli".
Si sottolinea che il Punto Nascita di Termoli – dice ancora la nota - "oltre ad alcuni disallineamenti rispetto agli standard richiesti non ha alcuna condizione di disagio orografico attestato dalla bassa fidelizzazione delle donne dei comuni del suo bacino di utenza che da anni scelgono di partorire in altri punti nascita, anche fuori Regione, e più distanti da Termoli”.
Anche quando il Commissario Giustini possa rimediare a queste deficienze nell'ombra rimane sempre la difficoltà del Punto Nascita di Termoli di poter raggiungere le 500 nascite annuali previste dalla Legge Balduzzi. I Parlamentari molisani hanno l'obbligo politico e morale di tutelare il territorio e possono chiedere al Parlamento di modificare la legge affinché il Molise abbia una deroga per ragioni alla peculiarità del territorio.
Il consigliere regionale Andrea Greco ribadisce: "Il Comitato percorso nascite è un comitato indipendente e detta le linee degli standard sicurezza. L’Italia così è diventato un Paese con meno mortalità durante l’evento parto. All’interno di queste linee ci sono anche standard numerici. Se scendi sotto i 500 parti l’anno, non è il Ministero che chiude il reparto, ma il Comitato che intima la chiusura. Questo perché se si è in esercizio di mette a rischio la donna che partorisce. Se, per assurdo, c’è la richiesta di chiusura del reparto di ostetricia, non lo si fa, e si verifica un evento mortale l’assicurazione non tutela i medici. Diventa così una responsabilità personale. E tornando ai numeri. A Isernia si è verificato un trend positivo (450 parti nel 2016, 450 parti nel 2017 e 518 parti nel 2018) e la richiesta di deroga è stata così giustificata. A Termoli invece il contrario da 450 parti nel 2016, a 400 nel 2017, 380 nel 2018 e per il primo trimestre del 2019 solo 75 parti che fanno presupporre una stima di 300 parti per il 2019. Inoltre il San Timoteo non ha mai chiesto la deroga perché - ribadisce Greco - mancavano le condizioni e non è mai stato fatto nulla per migliorare il reparto. Il problema è che le donne non si sentono al sicuro. Chiosa sulla questione Facciolla - Non può parlare perchè il numero di 500 parti per garantire il punto nascita in un ospedale è stato deciso in una conferenza stato regioni dove Frattura era assente".