Scendono gli standard del Reparto del Punto Nascita. Gestione Commissariale Frattura/Sosto la disfatta della sanitĂ  molisana

In seguito alla comunicazione della chiusura del punto nascita a Termoli a partire dal prossimo 1 luglio la struttura commissariale della sanità insieme ai vertici dell'ASReM hanno tenuto una conferenza stampa per fare alcuni chiarimenti
Il Commissario Giustini ha spiegato che il problema del punto nascite di Termoli è al pregresso nelle sue note, "già a dicembre 2018 - ha detto - c'è stato un sollecito da parte dei vertici nazionali per la sospensione e poi chiusura del reparto per una serie di motivazioni tecniche. Stesso tema ribadito al tavolo tecnico dell'11 aprile e fino ad arrivare allo scorso lunedì quando il Ministero ci ha chiesto di procedere".
E così la struttura commissariale si è trovata di fronte ad una riorganizzazione della sanità molisana con una serie di situazioni che erano già un dato di fatto. "Abbiamo preso atto del verbale di novembre - ha commentato il sub commissario Grossi - che definiva la situazione chiara, dunque per rispetto degli standard e per fare attività sanitaria in estrema sicurezza non abbiamo potuto fare diversamente".
Chiude il punto nascita ma rimangono aperti i percorsi di accompagnamento alla nascita, infatti il direttore Generale dell'ASReM, Gennaro Sosto ha assicurato che si sta cercando di potenziare e garantire tutte le attività pre e post parto, tanto che al nosocomio di Termoli rimangono aperti i reparti di ostetricia e ginecologia. 
A illustrare tecnicamente la questione è stata la dottoressa Gabriella Ruzzi responsabile del Risk Management dell'ASReM che ha voluto sottolineare che la chiusura è dovuta esclusivamente ad una questione di sicurezza per la madre e per il nascituro, non si chiude per risparmiare infatti come ha spiegato Sosto "le risorse umane rimangono lì dove si trovano proprio per cercare di riattivare il percorso"
"L'azienda - ha spiegato Ruzzi - già da tempo ha messo in atto una serie di azioni  e di attività organizzative per ottemperare gli obiettivi del programma nazionale ed è stata monitorata la situazione dei tre punti nascita e quindi oltre a Termoli anche Campobasso e Isernia attraverso la check list, quindi i punti nascita dove si fanno meno di 500 parti, (così come richiesto Comitato percorso nascita ndr) documentano una scarsa accezione delle emergenze e quindi solo punti nascita che hanno una comprovata esperienza rende maggiore sicurezza. Quello che ci interessa - ha sottolineato -  è far passare il messaggio che è vero che la chiusura del punto nascita ha un forte impatto emotivo ma il messaggio cardine è che la tutela e la sicurezza viene prima di tutto".
Un passaggio è stato fatto sulla questione della deroga del punto nascita di Isernia che è rimasto aperto nonostante non si arrivasse anche lì a 500 parti l'anno e, come è stato spiegato, in quel caso si è tenuto conto di una criticità orografica per cui è stata data una deroga che a questo punto è mancata su Termoli dove questa criticità non c'è.
"Se si tengono attivi tre punti nascita - ha commentato Sosto -  il calo dei parti è fisiologico sui tre e lo standard lo si mantiene se se ne disattiva uno. È naturale che se si disattiva  quello con 400 nascite si può mantenere e  incrementare quello con 500. Il senso - ha aggiunto - è di ottimizzare i numeri, recuperare dunque da una parte portando i parti dall'altra".
Ma viene da chiedersi quante donne di Termoli andranno a partorire a Isernia? Ed è così che diventa più logico per le partorienti termolesi recarsi fuori regione e quindi presso l'ospedale di Vasto. E probabilmente proprio su questa logica che la struttura commissariale propone una "eventuale attivazione di accordi interregionali per l'accoglienza delle partorienti del Molise presso i punti nascita dell'Abruzzo".