Rai. Ad alcuni giornalisti mancano i titoli, Iacovino: "La nuova governance dell'azienda deve ripristinare la legalitĂ "

“La corrispondente da Parigi, Iman Sabbah, non è iscritta all’albo dei giornalisti. Per il Ministero della Giustizia l’iscrizione all’elenco stranieri non è compatibile con i suoi attuali incarichi”. È quanto si legge sul periodico online LoSpecialista.tv.

La questione è strettamente legata ad una vicenda di cui si è preso carico l’avvocato molisano Vincenzo Iacovino e riguarda un concorso, quello per i giornalisti degli uffici stampa della Rai, che risale al 2015 e che ha visto l’assunzione di persone non iscritte all’Ordine dei Giornalisti. Per questa vicenda il legale ha assunto la difesa degli idonei al concorso.

Il Ministro della Giustizia, come scrive ancora LoSpecialista.tv, ha stabilito che ”per Iman Sabbah, come spiega l’agenzia AdnKronos, la piena assimilazione alla posizione di un giornalista iscritto all’Odg non è possibile in quanto gli iscritti nell’elenco speciale dei giornalisti stranieri che intendano anche esercitare la professione di giornalista in Italia devono o chiedere il riconoscimento della qualifica professionale nel nostro Paese o seguire il normale iter, con relativi esami, per iscriversi all’albo. Né questo muta se la persona in questione acquista la cittadinanza italiana. I suoi attuali incarichi in Rai, dunque, non sono compatibili con i suoi titoli”.

Soddisfazione vien espressa da parte dell’avvocato Iacovino il quale sostiene che finalmente le denunce di alcuni giornalisti hanno trovato risposte anche da parte dal Ministero di Grazia e Giustizia.

“In RAI – commenta il legale - ci sono diverse persone che esercitano la professione giornalistica senza essere iscritti all’albo dei giornalisti professionisti come richiede la legge professionale e le responsabilità di queste assunzioni sono diverse e hanno un nome e cognome preciso”.

In particolare sulla vicenda che riguarda Iman Sabbah l’avvocato sostiene che i responsabili sono il direttore di testata che ha proposto l’assunzione a tempo indeterminato di chi non poteva essere assunta come giornalista, chi è stato semplicemente iscritta alla sezione stranieri dell’albo e pertanto non iscritta all’albo dei giornalisti professionisti esercitando così di fatto la professione in RAI dal 2002 (17 anni). Responsabile è anche chi ha approvato e formalizzato l’assunzione di chi non è tuttora iscritta all’albo dei professionisti. Titolo e requisito imprescindibile richiesto dalla legge professionale per l’esercizio della professione in una testata giornalistica come dipendente a tempo indeterminato, oltre al direttore di testata che ha proposto la promozione a ‘caposervizio’ di chi non poteva essere assunta, chi ha approvato e formalizzato la promozione e il direttore di testata che ha proposto la promozione a ‘vicecaporedattore’ di chi non poteva essere assunta. Altre responsabilità inoltre, secondo il legale, vanno attribuite a chi ha approvato e formalizzato la promozione, a chi ha proposto la promozione a ‘corrispondente’ di chi non poteva essere assunta, a chi ha approvato e formalizzato la promozione e il relativo incarico, a chi ha proposto l’incarico di Vicedirettore della testata ‘Rai Parlamento’, a chi non poteva essere assunta e non poteva esercitare la professione giornalistica e a chi ha approvato e formalizzato l’incarico. Inoltre sono responsabili anche tutti coloro che non hanno fatto rispettare la legge professionale secondo quanto sancito dall’art 34 del Contratto Nazionale dei Giornalisti,  il contratto, la carta dei diritti e dei doveri del giornalista del servizio pubblico radiotelevisivo, il codice etico, il piano triennale sulla trasparenza, il piano triennale anticorruzione, tutti coloro che non hanno rimosso le denunciate illegittimità nonostante le gravissime violazioni di legge e tutti coloro  che hanno dolosamente e colpevolmente taciuto di fronte all’abuso e all’arbitro.

“Tutto ciò – aggiunge Iacovino - dal 2002 mentre gran parte dei giornalisti professionisti di grande spessore sono mortificati, demansionati e addirittura assunti con contratto non giornalistico. Adesso tocca alla nuova governance della Rai ripristinare la legalità”.

MirIac