Raccolta firme per la candidatura all'UNESCO della festa del grano, Bindi (Unimol): "Il processo è lungo, non basta chiederlo in tanti a gran voce"

(onte foto Comune di Jelsi)
Una raccolta firme rivolta direttamente all'UNESCO per chiedere il riconoscimento di bene immateriale dell'umanità a feste del grano in Italia è stata promossa su avaaz.org - petizione della comunità. Tra quelle che si svolgono nel nostro Paese ci sono anche quelle del Molise e in particolare la Festa del grano che ha luogo a Jelsi, a Gambatesa e a Pescolanciano. Manifestazioni duranti le quali gli agricoltori donano grano e portano in sfilata carri tirati da buoi e addobbati con grano e paglia.
Secondo i promotori della raccolta firma, così come si legge sul sito "queste feste sono un bene immateriale da salvaguardare, non solo perché conservano ancora i legami con le culture arcaiche dedite alla cerealicoltura, ma anche perché restano oggi un aggregato sociale e culturale fondamentale per le aree interne italiane a rischio di spopolamento".
Ma il riconoscimento di bene immateriale dell'umanità di un bene, di una festa o in questo caso di una manifestazione legata alle tradizioni si può ottenere semplicemente con una raccolta firme?
In merito a questo, a fare delle appurate precisazioni, è stata la docente dell'Unimol Letizia Bindi. "Se posso, per correttezza, - dice - vorrei precisare. Questa, credo sia una petizione per caldeggiare la candidatura alla Lista del Patrimonio Immateriale UNESCO di questo circuito nazionale di Feste del Grano. Iniziativa che trovo lodevole, ma che non deve essere confusa o raccontata come la preparazione del Dossier di candidatura ufficiale all'UNESCO che è un processo molto elaborato e lungo di documentazione video-fotografica, raccolta di archivi, realizzazione di testimonianze e inventari partecipativi del patrimonio culturale in questione, schedatura di tutti gli aspetti molteplici che compongono i sistemi festivi coinvolti, redazione di un piano di salvaguardia del bene immateriale che è questione assai delicata. Il rischio altrimenti è che si pensi che per avere il riconoscimento UNESCO basti chiederlo in tanti a gran voce. Mi pareva corretto precisarlo occupandomi di queste cose ormai da diversi anni nelle mie ricerche e nei miei insegnamenti".