Seicento euro dell'INPS #vengoconquestamiaadirvi

Eran “seicento” eran giovani e forti, e sono morti. Sono gli euro dell’INPS finiti nelle tasche di chi non ne aveva poi tutto questo bisogno.

Me ne andavo una mattina a spigolare quando ho visto un Conte in mezzo alla politica, era un Conte che andava a Montecitorio e portava la valigia con i codici di lancio dei seicento euro della divina, terrena, provvidenza delle partite iva.

Il Conte, chiariamo che non trattasi di titolo nobiliare, ma di comune cognome di avvocato prestato alla politica per fare il Presidente del Consiglio dei Ministri, aveva stabilito con DPCM che ai comuni mortali, cittadini di questa Nazione, potesse spettare una boccata di ossigeno (€€€€€€€€) a fronte delle attività lavorative non svolte nel periodo di chiusura per lockdown (chiusura completa di tutto e di tutti) e quindi incassi a zero e porto, ma anche riporto zero.

Quindi erano i popolani delle partite iva ad aver subito un calata degli incassi un calo delle entrate, quelle entrate che se non entrano non è possibile apparecchiare tavola.

Quindi calo delle entrate e provvedimento per le patite iva. In ogni caso, comunque, bisogna distinguere tra partita iva e partita iva, nel senso che non tutte le partite iva hanno dei redditi minimi o massimi, nessuna partita iva è uguale all’altra. Facile immaginare che, per esempio, due avvocati, ma due qualsiasi partite iva, possano avere un identico reddito ed avere una identica ricchezza da reddito di lavoro. Il DPCM emanato dal Presidente Conte non aveva posto alcun limite al contributo riservato alle partite iva, di conseguenza tutti l’hanno potuto richiedere.

La richiesta andava fatta all’INPS ed il più delle volte se ne sono occupati i commercialisti. Il commercialista è quella persone che, tolto forse il/la coniuge, conosce meglio il cliente avendone a portata di mano tutti i conti. Il commercialista, comunque, non sempre ha a portata di mano la coscienza del cliente ed alla domanda “vuoi tu partita iva dell’Italica Repubblica incassare i seicento euro di contributo Covid 19?” non sempre hanno saputo rispondere e quindi hanno chiesto, i commercialisti, ai loro clienti. Il commercialista è quello che ti gestisce la contabilità, non la tua coscienza. 

Il risultato di tutto questo è stato che ci siamo ritrovati contributi elargiti a partite iva che sicuramente potevano sopravvivere lo stesso e che non avevano tutto questo bisogno di quei, proprio di quelli, seicento euro.

La prima categoria saltata agli onori della cronaca è stata quella di notai, ognuno di noi immagina quanti soldi potrebbe avere un notaio, quindi la cosa ci a lasciato un attimo di sasso. Poi, dopo i notai sono saltati fuori i politici di vario genere, iniziando dai Parlamentari per finire ai consiglieri regionali ed ai sindaci.

Farei, però una distinzione di partite iva tra Notai, liberi professionisti in genere, e politici, nel senso di eletti dalla gente, dal popolo.  Poi anche gli avvocati hanno detto che i seicento euro di contributo Covid percepiti erano stati elargiti, pagati, sganciati, dalla Cassa Forense. Sicuramente, ma il presidente dell?Ordine degli avvocati di Campobasso, Avv. Giuseppe De Rubertis, ha scritto una nota nella quale si legge a chiare lettere che la Cassa Forense ha anticipato, ma che l’INPS rimborserà i contributi elargiti agli avvocati. Quindi sempre soldi nostri (pubblici) sono.

Il libero professionista che svolge la sua attività in proprio e percepisce i 600 euro che poteva tranquillamente non incassare, è sul mercato per sua libera scelta ed ognuno può o meno rivolgersi a lui, certo io non lo cercherò dopo aver saputo che ha incassato is oldi del contributo. Diversa è la posizione dei politici che, anche se liberi professionisti, hanno incassato il contributo. Loro, i politici, incassando il contributo lo hanno probabilmente sottratto ad altri che avrebbero avuto maggior bisogno di incassarlo, visto che la richiesta non presentava alcun scala di merito, ma lo hanno incassato apendo di percepire soldi pubblici, soldi che tutti noi tiriamo fuori per cercare di mandare avanti la baracca. Il politico quando è stato chiamato dal commercialista avrebbe dovuto rispondere NO GRAZIE alla possibilità di incassare i contributi. Il politico, come sappiamo tutti, percepisce soldi pubblici sotto forma di indennità che nel periodo di lockdown non sono diminuiti. Il politico, alla fine, ci ha anche presi in giro quando ha detto che il contributo lo ha versato in beneficenza. Sissignore ci ha preso in giro perchè se nel mio portafogli ho mille euro e ne elargisco seicento in beneficenza me ne resteranno quattrocento da utilizzare per le mie necessità, ma se ne ho mille, ne do seicento in beneficenza dopo che mi hanno accreditato i seicento euro del contributo Codiv, nel portafoglio ci saranno sempre mille euro. La beneficenza i politici, ammesso che l’abbiano fatta, l’hanno fatta con i soldi pubblici, i contributi dell’Inps giunti per l’emegenza Covid soldi nostri, di tutti, richiesti senza ritegno.

Io ho buona memoria, me ne ricorderò alle prossime elezioni.

Meh, per oggi basta vado ammettere l’anguria in freso perché, come dicevano i nostri avi: chi a tiempe ze prepara a ora magna. Ma chisse magneme che le contribute dell’INPS.

Statevi arrivederci e buon Ferragosto

Franco di Biase