Accadde Oggi 28 agosto - #almanacco

Oggi 28 agosto la Chiesa festeggia Sant' Agostino

1619 – Ferdinando II viene eletto imperatore del Sacro Romano Impero

1845 – Esce il primo numero di Scientific American

1850 – Prima del Lohengrin, opera di Richard Wagner

1884 – Viene scattata la prima foto conosciuta di un tornado

1913 – La Regina Guglielmina inaugura il Palazzo della Pace a L’Aia

1916   L’Italia dichiara guerra alla Germania

1937 – La Toyota Motors diventa una compagnia indipendente

1943 – In Danimarca inizia uno sciopero generale contro l’occupazione nazista

1963 – Durante una manifestazione per i diritti civili che raduna 200.000 persone Martin Luther King tiene il famoso discorso del I have a dream davanti al Lincoln Memorial di Washington

1968 – Scontri a Chicago (Illinois), durante la Convention democratica

1975 – Il missionario Armand Doll viene imprigionato in Mozambico dagli estremisti marxisti. Nei molti mesi seguenti riuscirà a far pervenire delle lettere all’esterno, infilandole in tubetti del dentifricio

1979 – Una bomba dell’IRA viene fatta esplodere a Bruxelles

1981 – Il National Centers for Disease Control annuncia un’alta incidenza di Pneumocisti e Sarcoma di Kaposi negli uomini gay. Ben presto verranno riconosciuti come sintomi di una malattia del sistema immunitario che verrà chiamata AIDS

1988  Durante una esibizione aerea a Ramstein (Germania Ovest), tre aerei delle Frecce Tricolori si scontrano in volo e precipitano sul pubblico: 69 vittime. (L’incidente di Ramstein)

A Renaix in Belgio Maurizio Fondriest vince in volata il Campionato del mondo di ciclismo su strada

1990 – L’Iraq dichiara che il Kuwait è la sua diciannovesima provincia

1992 – Dissipazione dell’Uragano Andrew

1993  Rottura di una diga nel Qinghai (Cina). 223 morti

1994 – Prima marcia del gay pride in Giappone

1995 – Una granata di mortaio uccide 38 persone a Sarajevo, in Bosnia. L’azione della NATO contro i serbi bosniaci fu una reazione a questo atto criminoso contro la popolazione civile.

1996 – Carlo, Principe di Galles, e Diana, Principessa di Galles, divorziano

Nati

Giorgio Bocca

Maurizio Costanzo

Johann Wolfgang Goethe

Morti

Paolo Mantegazza

Sant’Agostino

Anche le frecce tricolori, bandiera dell’aeronautica Italiana e pattuglia più invidiata al Mondo, ebbero un momento nefasto e di morte.

La collisione aerea di Ramstein è un incidente aereo verificatosi nel corso di un'esibizione acrobatica il 28 agosto 1988 durante l'Airshow Flugtag '88 nella base NATO di Ramstein in Germania.

L'incidente avvenne durante l'esibizione delle Frecce Tricolori, quando la pattuglia acrobatica italiana si apprestava a completare la figura detta della "Cardioide". A provocare la sciagura fu la collisione in volo fra i tre Aermacchi MB-339PAN pilotati dal tenente colonnello Ivo Nutarelli (Pony 10 della formazione), dal tenente colonnello Mario Naldini (Pony 1, capo pattuglia) e dal capitano Giorgio Alessio (Pony 2). Mentre gli aerei numero 1 e 2 precipitarono in fiamme sulla pista, il numero 10 si abbatté sulla folla causando 67 vittime e 346 feriti tra gli spettatori. 

I resti dei tre velivoli delle Frecce Tricolori coinvolte nell'incidente sono stati acquistati dal Museo dell'Aviazione di Rimini nel 1989 e lì sono rimasti esposti per diversi anni. Poi su richiesta dello Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare Italiana, il MdA li ha donati ad essa ricevendo in cambio un monumento commemorativo che ricorda i morti di questo tragico incidente ed un velivolo F-104 ASA. In seguito alla tragedia di Ramstein, furono per tre anni vietate le esibizioni aeree (sul territorio tedesco) ed in seguito riviste le misure di sicurezza, allontanando il pubblico dall'area delle evoluzioni acrobatiche.

L'incidente avvenne all'inizio dell'esibizione, quando i velivoli si apprestavano ad eseguire un "Cardioide". All'evento erano presenti circa 300.000 persone. 

La figura del cardioide avrebbe dovuto mostrare nel cielo un grande cuore trafitto proprio di fronte agli spettatori; dopo aver tracciato la figura nel cielo, le formazioni laterali, cinque velivoli da sinistra (interni alla figura e più prossimi al punto d'intersezione) e quattro da destra (più esterni alla figura e approssimati al pubblico), si avviavano a chiudere il "cuore" per il passaggio finale del solista che, provenendo frontalmente rispetto al pubblico, avrebbe dovuto incrociare i due gruppi sorvolando il punto di incrocio dopo 3/5 secondi. Al momento dell'incrocio decisivo, l'altezza dei velivoli rispetto al suolo era di circa 40 metri.

L'aereo denominato PONY10, quello del solista tenente colonnello Nutarelli, eseguì la sua manovra dapprima con un lieve ritardo e, successivamente ad una serie di correzioni, recuperando un eccessivo anticipo che portò il velivolo in rotta di collisione con i due gruppi che si apprestavano all'incrocio di fronte al pubblico e al centro della pista. Nutarelli, universalmente riconosciuto come un pilota eccellente e che aveva eseguito la stessa figura oltre 70 volte nella sua carriera di solista - compresa quella durante le prove del giorno precedente (durante la quale era giunto in ritardo di alcuni secondi) - operò diverse correzioni di manovra fin dalla fase di apertura, durante la quale il suo velivolo salì maggiormente di quota rispetto agli altri compagni l'angolo quasi retto generato dal fumo bianco di PONY10).

Resosi conto di essere in anticipo, cercò presumibilmente di rallentare la picchiata estraendo l'aerofreno ventrale, degradando così l'aerodinamica del velivolo e riducendone di fatto la velocità. Gli speciali strumenti volti al calcolo dello stress da accelerazione installati esclusivamente sul velivolo del solista indicarono che solo negli ultimissimi istanti prima dell'impatto Nutarelli tentò una brusca manovra correttiva per far prendere quota al suo velivolo, subendo una straordinaria sollecitazione vicina ai 10G. Malgrado l'estremo tentativo il solista non riuscì a evitare l'impatto, giungendo fatalmente al punto d'intersezione della figura. L'ala destra di PONY10 attraversò l'abitacolo di PONY2 uccidendo all'istante il cap. Alessio e impattò con il muso l'aereo del capo formazione, ten. col. Naldini (PONY1), tranciandone la coda e rendendolo ingovernabile. Nutarelli morì sul colpo. Frammenti dei due aerei colpirono anche i velivoli 3 e 5, che riuscirono ad allontanarsi dalla scena.

PONY1 si schiantò su una corsia laterale alla pista senza che Naldini potesse salvarsi malgrado l'azionamento del seggiolino eiettabile e coinvolgendo l'elicottero medico Black Hawk e il suo pilota, il capitano americano Kim Strader, che riportò gravissime ustioni, a causa delle quali egli morì alcuni giorni dopo in ospedale. Contemporaneamente, PONY2 precipitava sulla pista ed esplodeva senza causare danni di rilievo. PONY10, del tutto privo della cabina di pilotaggio e avvolto dalle fiamme, si impennò, cadendo al suolo con l'ala destra e scivolando in una nube di carburante incendiato sull'erba davanti l'area del pubblico, dove investì gli spettatori per poi arrestarsi nell'urto contro un furgone di gelati ivi parcheggiato.

Il luogo dell'impatto iniziale veniva ritenuto il migliore disponibile per assistere alla manifestazione, essendo infatti il più vicino all'area di volo e dunque alla minima distanza consentita al pubblico. Data la sua posizione centrale rispetto al resto della pista, il posto era anche il più affollato. Tra gli altri, rimase coinvolto anche il cineoperatore della Pattuglia Acrobatica Nazionale: la sua telecamera e i contenuti delle registrazioni finirono anch'essi distrutti dalle fiamme.

L'intera tragedia si compì in soli 7 secondi, un lasso estremamente breve a causa della bassa quota delle manovre, tale da rendere drammaticamente casuale o improbabile qualsiasi tentativo di fuga della folla dalle traiettorie dei rottami impazziti, delle schegge o del fuoco. I piloti sopravvissuti volarono in formazione nei pressi della base finché non fu ordinato loro di atterrare nella base aerea di Sembach. 

Le autorità diagnosticarono tra i sopravvissuti problemi dovuti allo stress post-traumatico accompagnato da tendenze al suicidio. Le vittime ottennero anche un risarcimento economico. Dopo il disastro, le manifestazioni aeree furono proibite in tutta la Germania Ovest; tale divieto fu revocato tre anni più tardi, previa introduzione di severe misure di sicurezza:

• furono aumentate le distanze minime dagli spettatori e l'altezza alla quale eseguire le acrobazie. La fotografia di una precedente manifestazione aerea del 1987 dimostra che non venivano sistemate barriere di sicurezza tra il pubblico e la pista; le regole esistenti prevedevano una distanza minima, in base al tipo di velivolo, di almeno 400 metri;

• furono vietate le figure eseguite sopra la folla;

• tutte le manovre dovevano essere approvate dall'autorità competente.

La base di Ramstein non ha più ospitato manifestazioni aeree.

Le inchieste di due giornali quotidiani tedeschi: Tageszeitung e Der Spiegel nell'aprile del 1991 ipotizzarono che l'incidente non fosse dovuto a un errore di manovra, ma ad un sabotaggio eseguito per eliminare due testimoni della strage di Ustica.

Nella sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore sulla strage di Ustica, a pag. 4667, laddove il magistrato parla dei colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli, ufficiali dell'AM e componenti della pattuglia acrobatica, si legge: «[...] È emerso in più punti dell'inchiesta, i due ufficiali piloti, del gruppo intercettori, in servizio presso l'aeroporto di Grosseto, la sera del 27 giugno 1980 fossero in volo su F104, fino a 10 minuti circa prima della scomparsa del DC9 Itavia – il loro atterraggio all'aeroporto di Grosseto è registrato alle 20:45 e 20:50 locali; che questo velivolo, insieme ad altro con ogni probabilità quello dell'allievo, avesse volato per lunga tratta di conserva al velivolo civile; che durante questo percorso e al momento dell'atterraggio avesse sbloccato i codici di emergenza».

In ogni caso, il giudice si dice non convinto della connessione, a causa della «sproporzione tra fini e mezzi, e cioè che si dovesse cagionare una catastrofe – con modalità peraltro incerte nel conseguimento dell'obiettivo, cioè l'eliminazione di quei due testimoni per impedirne rivelazioni».