Accadde Oggi 25 novembre - #almanacco

Oggi 25 novembre la Chiesa festeggia Santa Caterina d’Alessandria

1343 – La città di Napoli venne colpita da un terremoto e conseguente tsunami descritti nelle Epistulae Familiares V da Francesco Petrarca che era alla corte di Giovanna I di Napoli.
1667 – Un forte terremoto con epicentro a Shemakha, in Caucasia, 80.000 i morti
1758 – Guerra franco-indiana: Forze britanniche catturano Fort Duquesne ai francesi
1905 – Il principe danese Carlo giunge in Norvegia e diviene re Haakon VII di Norvegia
1913 – Panama firma il trattato di Buenos Aires sul copyright
1914 – Viene inaugurata la linea ferroviaria Soncino – Soresina, secondo nucleo della Ferrovia Cremona-Iseo
1915 – Albert Einstein annota sul suo taccuino la formula che racchiude il destino ultimo dell’universo, le famose equazioni di campo
1940 – Picchio Picchiarello (Woody Woodpecker) fa il suo esordio nel cartone animato “Knock Knock”
1944 – Seconda guerra mondiale: un missile V2 tedesco colpisce un grande magazzino Woolworth’s a Deptford, uccidendo 160 persone
1947Paura rossa: gli Hollywood 10 vengono messi sulla “lista nera” degli studios di Hollywood
La Nuova Zelanda ratifica lo Statuto di Westminster e diventa così indipendente dal controllo legislativo del Regno Unito
1951 – A Mobile (Alabama), U.S.A., Herb Thomas vince l’ultima gara del campionato NASCAR “Grand National Series” e diventa così campione della Serie.
1952 – L’opera teatrale di Agatha Christie Trappola per topi debutta all’Ambassadors Theatre di Londra (al 2003 è l’opera teatrale andata in scena in continuazione per il maggior numero di anni nella storia)
1958 – Il Sudan francese ottiene l’autonomia come membro autogovernantesi della Comunità francese
1960 – Le sorelle Mirabal, attiviste politiche dominicane, vengono assassinate per ordine di Rafael Leónidas Trujillo
1970 – In Giappone, il famoso scrittore Yukio Mishima commette un suicidio rituale dopo aver fallito nel portare l’opinione pubblica verso il suo credo politico estremista
1973 – Il presidente greco Geōrgios Papadopoulos viene estromesso da un colpo di Stato militare guidato dal tenente generale Phaedon Gizikis
1976 – Ultima esibizione pubblica del gruppo rock The Band; Martin Scorsese filma il tutto per il film L’ultimo valzer
1980 – Sugar Ray Leonard riconquista il titolo mondiale WBC dei pesi welter contro Roberto Durán
1990 – Caduta dell’elicottero dell’Agip con a bordo tredici lavoratori, tutti deceduti nello schianto del velivolo in mare, al largo della costa di Marina di Ravenna
1992 – L’Assemblea Federale della Cecoslovacchia vota per dividere la nazione in Repubblica Ceca e Slovacchia a partire dal 1º gennaio 1993
1999 – Le Nazioni Unite istituiscono la Giornata mondiale contro la violenza contro le donne
2002 – Il Presidente statunitense George W. Bush converte in legge l’Homeland Security Act.

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne
Giorno di Fichte, Schelling ed Hegel. Di questo ve ne parlerà Giorgio Faletti – video allegato -

Nati 

Carl Benz (1844) – Ingegnere tedesco, inventore dell’automobile
Andrew Carnegie (1835) – Imprenditore e filantropo scozzese emigrato negli Stati Uniti
Giorgio Faletti (1950) – Artista e scrittore italiano
Papa Giovanni XXIII (1881) – Pontefice della Chiesa cattolica italiano
John F. Kennedy Jr. (1960) – Avvocato e giornalista statunitense
Andrea Lucchetta (1962) – Pallavolista italiano
Augusto Pinochet (1915) – Dittatore cileno

Morti 

Alfonso XII di Borbone (1885) – Monarca spagnolo
George Best (2005) – Calciatore irlandese
Nelson Goodman (1998) – Filosofo statunitense
Elsa Morante (1985) – Scrittrice italiana

Avremmo potuto parlare della giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne ma, ci sembra ormai anacronistico. Le donne ormai hanno pari diritti e doveri, sono straordinariamente influenti, giocano su ogni campo. Parlare di violenza nel 2020 è davvero anacronistico. Per manifestare la nostra devozione per le donne, però, abbiamo voluto allegarvi il video che andrete a gustarvi. Si prega la vicinanza di una donna.

Oggi, vi  proponiamo la vita di papa Giovanni XXIII, che nel segno della Pace sia ancora fondamentalmente più attuale.
 

Papa Giovanni XXIII, in latinoIoannes PP. XXIII, nato Angelo Giuseppe Roncalli (Sotto il Monte25 novembre 1881 – Città del Vaticano3 giugno 1963), è stato il 261º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (il 260º successore di Pietro), primate d'Italia e 3º sovrano dello Stato della Città del Vaticano (accanto agli altri titoli connessi al suo ruolo). Fu eletto papa il 28 ottobre 1958 e in meno di cinque anni di pontificato riuscì ad avviare il rinnovato impulso evangelizzatore della Chiesa Universale. Già terziario francescano e cappellano militare durante la prima guerra mondiale, è stato beatificato da papa Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000. È stato poi canonizzato il 27 aprile 2014 insieme con Giovanni Paolo II da papa Francesco

Angelo Giuseppe Roncalli nacque in via Brusicco a Sotto il Monte, un piccolo paese della provincia di Bergamo, il 25 novembre 1881, da Giovanni Battista e da Marianna Mazzola, quarto di tredici fratelli. A differenza del suo predecessore Eugenio Pacelli, di stirpe nobile, era di umili origini: i Roncalli sono originari di Cepino in valle Imagna e lavoravano come mezzadri. Ricevette il sacramento della cresima il 13 febbraio 1889 dal vescovo di Bergamo monsignor Gaetano Camillo Guindani. Grazie all'aiuto economico di suo zio Zaverio, studiò presso il seminario minore di Bergamo; qui, sotto la direzione spirituale di Luigi Isacchi, il 1º marzo 1896 entrò nel terz'ordine francescano. Grazie a una borsa di studio, si trasferì al seminario del collegio di Sant'Apollinare di Roma, poi Pontificio Seminario Romano Maggiore, dove completò gli studi.

Durante la permanenza a Roma, partecipando nel 1903 ai funerali del cardinal Lucido Maria Parocchi, ebbe a scrivere: "Se io possedessi la scienza e la virtù sua, io potrei ben chiamarmi soddisfatto". Da ragazzo, e durante il seminario, manifestò la venerazione per la Vergine con numerosi pellegrinaggi al Santuario della Madonna del Bosco a Imbersago. Nel 1901 era stato coscritto e arruolato nel 73º Reggimento fanteria, brigata Lombardia, di stanza a Bergamo.

Venne ordinato sacerdote il 10 agosto 1904 dal patriarca Giuseppe Ceppetelli nella chiesa di Santa Maria in Montesanto, in piazza del Popolo a Roma.

Nel 1905 monsignor Giacomo Radini-Tedeschi, il nuovo vescovo di Bergamo, lo nominò suo segretario personale. Roncalli si segnalò per la dedizione, la discrezione e l'efficienza. A sua volta Radini-Tedeschi rimarrà sempre guida ed esempio per Angelo Roncalli. La personalità di questo vescovo riuscirà a sensibilizzare Roncalli a nuove idee e movimenti della Chiesa del tempo, rendendolo sensibile alla questione sociale, in un'epoca in cui valeva ancora il non expedit che, dopo il 1861, impediva ai cattolici di impegnarsi in politica. In particolare Radini-Tedeschi e Roncalli saranno figure fondamentali nello sciopero di Ranica (BG) tanto che saranno anche messi sotto accusa dal Sant'Uffizio, salvo poi uscirne indenni. Roncalli restò al fianco di Radini-Tedeschi fino alla morte di questi, il 22 agosto 1914; durante questo periodo si dedicò inoltre all'insegnamento della storia della Chiesa presso il seminario di Bergamo. Si contraddistinse anche nel lavoro di ricerca storica sulla diocesi, lavorando sull'edizione critica degli atti della visita apostolica a Bergamo di San Carlo Borromeo.

Fu richiamato nel 1915, a guerra incominciata, nella sanità militare e ne fu poi congedato col grado di tenente cappellano. L'affermazione, nel 1919, del Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo, fu vista da Roncalli come "una vittoria del pensiero cristiano".

Nel 1921 papa Benedetto XV lo nominò prelato domestico (che gli valeva l'appellativo di monsignore) e presidente del Consiglio Nazionale Italiano dell'Opera della Propagazione della Fede. In tale ambito egli si occupò fra l'altro della redazione del motu proprio del nuovo papa Pio XI Romanorum pontificum, che divenne la magna charta della cooperazione missionaria.

L'avvento del fascismo non trovò monsignor Roncalli particolarmente favorevole al nuovo regime: alle ultime elezioni che si tennero con liste contrapposte (1924), dichiarò alla famiglia di restar fedele al Partito Popolare, nonostante la politica filo-fascista dell'Azione Cattolica. Il suo giudizio su Mussolini è abbastanza negativo, pur nella consueta moderazione dei toni: «La salute dell'Italia non può venire neanche da Mussolini, per quanto sia un uomo d'ingegno. I suoi fini sono forse buoni e retti, ma i mezzi sono iniqui e contrari alla legge del Vangelo».

Nel 1925 papa Pio XI lo nominò visitatore apostolico in Bulgaria, elevandolo alla dignità episcopale e affidandogli la sede titolare, pro illa vice con titolo arcivescovile, di Areopoli. Si trattava di una diocesi antica della Palestina, un tempo chiamata in partibus infidelium, ossia una Sede titolare, che viene assegnata per attribuire il rango di vescovo - in questo caso a Roncalli - senza dovere affidare al prescelto le cure pastorali di una diocesi effettiva. Roncalli scelse come motto episcopale Oboedientia et pax ("Ubbidienza e pace", in italiano), frase che divenne il simbolo del suo operato e che aveva ripreso dal motto del cardinale Cesare Baronio Pax et oboedientia.

La consacrazione episcopale, presieduta dal cardinale Giovanni Tacci Porcelli, Segretario della Congregazione Orientale, si tenne il 19 marzo 1925 a Roma nella chiesa di San Carlo al Corso. Inizialmente il suo ministero in Bulgaria doveva durare solo qualche mese, per espletare cinque compiti: visitare tutte le comunità cattoliche del regno (cosa che fece dal maggio al settembre 1925); risolvere il conflitto nella Diocesi di Nicopoli tra don Karl Raev e il vescovo passionista monsignor Damian Theelen (cosa che realizzò nei primissimi mesi); promuovere e avviare un seminario nazionale per la formazione di sacerdoti locali (cosa che non riuscì mai a ottenere); riorganizzare la comunità di rito orientale (cosa che realizzò nel 1926, con l'ordinazione del primo esarca, monsignor Kirill Kurtev); avviare le relazioni diplomatiche con la corte e il governo, in vista di una piena rappresentanza della Santa Sede (lavoro che portò alla creazione, il 26 settembre 1931, della Delegazione Apostolica).

Per diversi motivi i previsti pochi mesi diventarono dieci anni e così monsignor Roncalli ebbe occasione di inserirsi più profondamente nella vita del popolo bulgaro, di cui anche imparò la lingua. Si ritrovò anche in contatto con la maggioranza ortodossa della popolazione, nei confronti della quale dimostrò una particolare carità, sempre nell'ambito dell'ideale unionista, senza alcuna anticipazione ecumenica. In seguito dovette occuparsi pure del matrimonio tra il re bulgaro Boris III, ortodosso, e la figlia del re d'Italia Vittorio Emanuele IIIGiovanna di Savoia.

Papa Pio XI aveva infatti concesso la dispensa per il matrimonio di mista religione a condizione che lo sposalizio non venisse ripetuto nella Chiesa ortodossa e che l'eventuale prole fosse battezzata ed educata cattolicamente. Dopo la cerimonia cattolica celebrata ad Assisi il 25 ottobre 1930, il 31 ottobre 1930 la coppia reale, pur senza rinnovare il consenso matrimoniale, diede a intendere al popolo bulgaro di aver ripetuto il connubio nella cattedrale ortodossa di Sofia. La profonda irritazione di papa Pio XI per l'accaduto diede luogo a una solenne protesta papale. Il battesimo ortodosso dei figli della coppia, a partire da quello di Maria Luisa nel gennaio del 1933, diede spunto a ulteriore indignazione, che prese la forma di nuova pubblica protesta pontificia.

Nel 1934 fu nominato arcivescovo titolare di Mesembria, antica città della Bulgaria, con l'incarico di delegato apostolico in Turchia e in Grecia e inoltre di amministratore apostolico di sede vacante del Vicariato apostolico di Istanbul.

Questo periodo della vita di Roncalli, che coincise con la seconda guerra mondiale, è ricordato in particolare per i suoi interventi a favore degli ebrei in fuga dagli stati europei occupati dai nazisti. Roncalli strinse uno stretto rapporto con l'ambasciatore di Germania ad Ankara, il cattolico Franz von Papen, ex cancelliere del Reich, pregandolo di adoperarsi in favore degli ebrei. Così testimonierà l'ambasciatore tedesco: «Andavo a Messa da lui nella delegazione apostolica. Parlavamo del modo migliore per garantire la neutralità della Turchia. Eravamo amici. Io gli passavo soldi, vestiti, cibo, medicine per gli ebrei che si rivolgevano a lui, arrivando scalzi e nudi dalle nazioni dell'est europeo, man mano che venivano occupate dalle forze del Reich. Credo che 24.000 ebrei siano stati aiutati a quel modo».

Durante la guerra, una nave piena di bambini ebrei tedeschi, miracolosamente sfuggita a ogni controllo, giunse al porto di Istanbul. Secondo le regole della neutralità, la Turchia avrebbe dovuto rimandare quei bambini in Germania, dove sarebbero stati avviati ai campi di sterminio. Monsignor Roncalli si adoperò giorno e notte per la loro salvezza e, alla fine - grazie anche alla sua amicizia con von Papen - i bambini si salvarono.

Nel luglio del 1943 Angelo Roncalli scrisse sul diario: «La notizia più grave del giorno è il ritiro di Mussolini dal potere. L'accolgo con molta calma. Il gesto del Duce lo credo atto di saggezza, che gli fa onore. No, io non getterò pietre contro di lui. Anche per lui sic transit gloria mundi. Ma il gran bene che lui ha fatto all'Italia resta. Il ritirarsi così è espiazione di qualche suo errore. Dominus parcat illi (Dio abbia pietà di lui)».

Nel 1944 papa Pio XII nominò monsignor Roncalli nunzio apostolico a Parigi. Nel frattempo, con l'occupazione tedesca dell'Ungheria, erano incominciate le deportazioni e le esecuzioni di massa anche in quel Paese. La collaborazione del nunzio apostolico e del diplomatico svedese Raoul Wallenberg consentì a migliaia di ebrei di evitare la camera a gas. Venuto a conoscenza - grazie a Wallenberg - che migliaia di ebrei erano riusciti a varcare il confine dell'Ungheria e rifugiarsi in Bulgaria, Roncalli scrisse una lettera a re Boris III (riconoscente verso il nunzio, che aveva fatto celebrare il suo matrimonio, nonostante le difficoltà frapposte da Pio XI), pregandolo di non cedere all'ultimatum di Adolf Hitler che aveva ordinato di rispedire indietro i profughi.

I vagoni con gli ebrei erano già al confine, ma il re annullò l'ordine di deportazione. Una ricerca portata avanti dalla Fondazione Wallenberg e dal Comitato Roncalli, con la partecipazione di alcuni storici, ha messo in luce che il nunzio apostolico, approfittando delle sue prerogative diplomatiche, provvide a inviare agli ebrei ungheresi falsi certificati di battesimo e d'immigrazione per la Palestina, dove infine giunsero. Il suo intervento si estese a favore degli ebrei di Slovacchia e Bulgaria e si moltiplicò per molte altre vittime del nazismo. Per questo la International Raoul Wallenberg Foundation, sin dal settembre 2000, ha chiesto formalmente allo Yad Vashem di Gerusalemme di inserire il nome di Angelo Giuseppe Roncalli nell'elenco dei Giusti tra le nazioni

Fra i maggiori successi diplomatici a Parigi si segnala la riduzione del numero di vescovi di cui il governo francese reclamava l'epurazione in quanto compromessi con la Francia di Vichy. Roncalli riuscì a fare sì che Pio XII fosse costretto ad accettare soltanto le dimissioni di tre vescovi (quelli di MendeAix e Arras), oltre quelle di un vescovo ausiliare di Parigi e di tre vicari apostolici delle colonie d'Oltremare. Quando, nel 1953, Roncalli fu creato cardinale, il presidente francese Vincent Auriol (benché socialista e notoriamente ateo) reclamò un antico privilegio riservato ai monarchi francesi e gli impose personalmente la berretta cardinalizia durante una cerimonia al Palazzo dell'Eliseo (lo stesso Presidente francese gli conferì la Gran Croce della Legione d'Onore della Repubblica francese il 14 gennaio 1953). 

Nel 1953, oltre a essere creato cardinale da papa Pio XII nel concistoro del 12 gennaio di quell'anno, fu nominato patriarca di Venezia, dove poté esercitare il lavoro pastorale immediato, a stretto contatto con i sacerdoti e il popolo che aveva desiderato fin dal giorno dell'ordinazione sacerdotale.

Il nuovo Patriarca condusse una vita modesta, evitando barriere formali con fedeli e sconosciuti; faceva spesso lunghe passeggiate per le calli e i campielli, accompagnato solo dal nuovo segretario don Loris Francesco Capovilla, fermandosi a conversare in dialetto con i gondolieri. Chiunque poteva andare a trovarlo nella dimora patriarcale perché, fece sapere, "chiunque può aver bisogno di confessarsi e non potrei rifiutare le confidenze di un'anima in pena". Secondo un'espressione testuale attribuita da un giornale a un veneziano, "riceveva senza tante storie anche l'ultimo degli straccioni".

Inoltre durante questo periodo si segnalò per alcuni gesti di apertura: fra i tanti va ricordato il messaggio che inviò al Congresso del PSI, quando il 6 febbraio 1957 i socialisti si riunirono nella città lagunare. Ciò nonostante, non rinnegò mai la continuità con le posizioni storiche della Chiesa nei confronti delle sfide quotidiane: Jean Guittonaccademico di Francia e osservatore laico al Concilio Vaticano II, ricorda che, come riportato in una rivista del 2 gennaio 1957, Angelo Roncalli individuava le «cinque piaghe d'oggi del Crocifisso» nell'imperialismo, nel marxismo, nella democrazia progressista, nella massoneria e nel laicismo.

A Venezia Roncalli non abbandonò l'impegno apostolico ecumenico già esercitato nelle sue missioni in Oriente: proseguirono, infatti i suoi contatti con i "fratelli separati" e partecipò ogni anno all'Ottava per l'Unità delle Chiese con omelie e conferenze.

Alla sua partenza per il Conclave del 1958, per la morte di Pio XII, una grande folla l'accompagnò alla stazione facendogli a gran voce gli auguri di buon viaggio e di buon lavoro.

Il 28 ottobre 1958, con grande sorpresa della maggior parte dei fedeli, Roncalli fu eletto papa e, il successivo 4 novembre, fu incoronato, divenendo il 261º Sommo pontefice. Secondo alcuni analisti sarebbe stato scelto principalmente per l'età. Dopo il lungo pontificato del predecessore, i cardinali avrebbero infatti scelto un uomo che, per l'età avanzata e la modestia personale, presumevano sarebbe stato un papa di «transizione». Giunse inaspettato, invece, che il calore umano, il buon umore e la gentilezza di Giovanni XXIII, oltre alla sua esperienza diplomatica, conquistarono l'affetto di tutto il mondo cattolico e la stima dei non cattolici.

Molti cardinali si accorsero che Roncalli non era ciò che si aspettavano fin dalla scelta del nome pontificale: infatti Giovanni era un nome che nessun papa adottava da secoli, anche perché nella storia, dal 1410 al 1415, c'era stato un antipapa di nome Giovanni XXIII.

Inoltre, fatto che non s쳭eva dall'elezione di Pio IX, al momento dell'apertura della Cappella Sistina per l'ingresso di monsignor Alberto di Jorio, segretario del Conclave, quando il prelato si inginocchiò in segno di omaggio davanti a lui, il Papa (ancora vestito degli abiti cardinalizi) si tolse lo zucchetto e glielo posò in testa, fra la sorpresa dei cardinali presenti. Essi si accorsero, già da ciò, che il nuovo Pontefice sarebbe stato un uomo di sorprese e non un "vecchietto accomodante". Scelse come segretario privato monsignor Loris Francesco Capovilla, che già lo assisteva quando era patriarca di Venezia. Capovilla stesso è rimasto, dopo la morte di Roncalli, un fedele custode della sua memoria.

Quando il cardinale Roncalli fu eletto ci fu una piccola controversia per decidere se doveva essere chiamato Giovanni XXIII oppure Giovanni XXIV. Lui stesso scelse la prima ipotesi, chiudendo la questione.

La decisione di non assumere il numerale XXIV valeva da conferma dello stato di antipapa del primo Giovanni XXIII. La scelta venne presa, in un certo senso, sabato 27 settembre 1958 a Lodi dove il cardinale, in veste di legato pontificio per le celebrazioni dell'ottavo centenario di rifondazione della città, accolto dal vescovo Tarcisio Vincenzo Benedetti, visitò la quadreria della Sala Gialla del palazzo vescovile soffermandosi alla presenza di un quadro che ritraeva un papa in posa benedicente. Avendo chiesto di chi si trattasse e sentendosi rispondere "Giovanni XXIII", Roncalli fece notare in modo bonario che non era conveniente tenere in un palazzo vescovile il quadro di un antipapa. Poi, di fronte all'imbarazzo dei presenti (primo tra tutti il vescovo Benedetti), soggiunse: "Fu un antipapa, ma ebbe il merito di indire il Concilio di Costanza, che restituì l'unità alla Chiesa dopo lo Scisma d'Occidente" . Nessuno immaginava che un mese dopo sarebbe toccato proprio a Roncalli troncare definitivamente la questione scegliendo l'ordinale XXIII accanto al nome da papa. Anni dopo si scoprì che quel quadro, tuttora conservato nel palazzo vescovile di Lodi, ritraeva in realtà papa Pio VI e non Baldassarre Cossa-Giovanni XXIII.

Il primo atto di papa Giovanni XXIII fu la nomina di monsignor Domenico Tardini a segretario di Stato, una carica che il suo predecessore aveva lasciato vacante sin dal 1944.

Nel dicembre 1958 provvide a integrare il Collegio cardinalizio che, a causa dei rari concistori di papa Pio XII, si era molto ridotto. Il primo cardinale da lui creato fu l'arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, che gli s쳭erà sul soglio pontificio con il nome di Paolo VI. Parimenti creò cardinale anche il segretario di Stato Tardini.

In quattro anni e mezzo Giovanni XXIII creò cinquantadue nuovi cardinali, superando il tetto massimo di settanta, fissato nel XVI secolo da papa Sisto V. Nel concistoro del 28 marzo 1960 nominò il primo cardinale di colore, l'africano Laurean Rugambwa, il primo cardinale giapponese, Peter Tatsuo Doi e il primo cardinale filippino, Rufino Jiao Santos. Il 6 maggio 1962, elevò agli altari anche il primo santo di colore, Martín de Porres, il cui iter canonico era incominciato nel 1660 e poi interrotto.

Un tratto distintivo del suo pontificato furono i «fuori programma», spesso coinvolgenti. Essi riempirono quel vuoto di contatto con il popolo che i precedenti pontefici avevano perseguito con la comunicazione distante del "Vicario di Cristo in Terra" e preservato in virtù di un ormai sorpassato ruolo immanentista e dogmatico del papa. Per il primo Natale da papa, Giovanni XXIII visitò e benedisse i bambini malati dell'ospedale romano Bambin Gesù, alcuni dei quali furono talmente sorpresi che lo scambiarono per Babbo Natale.

Il giorno successivo, memoria liturgica di santo Stefano, visitò i detenuti nel carcere romano di Regina Coeli, dicendo loro: «Non potete venire da me, così io vengo da voi... Dunque eccomi qua, sono venuto, m'avete visto; ho messo i miei occhi nei vostri occhi, ho messo il cuor mio vicino al vostro cuore... La prima lettera che scriverete a casa deve portare la notizia che il papa è stato da voi e si impegna a pregare per i vostri familiari». Accarezzò quindi il capo di un recluso che gli si inginocchiò davanti, domandandogli se «le parole di speranza che lei ha pronunciato valgono anche per me».

In totale si contano 152 uscite di papa Giovanni dalle mura del Vaticano; egli adottò l'abitudine della visita domenicale alle parrocchie romane.

Lo stile di papa Giovanni XXIII non si caratterizzò soltanto per l'informalità. A soli tre mesi dalla sua elezione al soglio pontificio, il 25 gennaio 1959, nella Basilica di San Paolo fuori le mura, Giovanni XXIII annunciò l'indizione di un concilio ecumenico, di un sinodo della diocesi di Roma e l'aggiornamento del Codice di Diritto Canonico

Novant'anni dopo il Concilio Vaticano I, fra lo stupore dei suoi consiglieri e vincendo le resistenze della parte conservatrice della Curia, annunciò:

«Venerabili Fratelli e Diletti Figli Nostri! Pronunciamo innanzi a voi, certo tremando un poco di commozione, ma insieme con umile risolutezza di proposito, il nome e la proposta della duplice celebrazione: di un Sinodo Diocesano per l'Urbe, e di un Concilio ecumenico per la Chiesa universale.»

In aggiunta all'ecumenismo della proposta conciliare, Giovanni XXIII perseguì rapporti fraterni con i rappresentanti di diverse confessioni cristiane e non cristiane, in particolar modo con il pastore David J. Du Plessis, ministro pentecostale della Chiesa Cristiana Evangelica delle Assemblee di Dio. Il venerdì Santo del 1959, senza alcun preavviso, diede ordine di rimuovere dalla preghiera Pro Judaeis, che veniva recitata in quel giorno durante la liturgia solenne, l'aggettivo che definiva "perfidi" gli Ebrei. Questo gesto fu considerato un primo passo verso il riavvicinamento tra le due religioni monoteiste e indusse Jules Isaac, direttore dell'Associazione "Amicizia ebraico-cristiana" a chiedere un'udienza al Papa, che venne accordata il 13 giugno 1960.

Il 2 dicembre 1960 Giovanni XXIII incontrò in Vaticano, per circa un'ora, Geoffrey Francis Fisherarcivescovo di Canterbury. Fu la prima volta in oltre 400 anni che un capo della Chiesa Anglicana visitava il papa. Il 12 agosto 1961, a seguito della morte del cardinale Tardini, nominò segretario di Stato il cardinale Amleto Giovanni Cicognani.

Il 17 ottobre 1961, in occasione dell'anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma, papa Giovanni XXIII ricevette in Vaticano un gruppo di centotrenta ebrei provenienti dagli Stati Uniti per ringraziarlo per la sua opera a favore del popolo ebraico, prima e dopo il secondo conflitto mondiale, e li accolse con le parole bibliche: «Io sono Giuseppe, vostro fratello», in riferimento (oltre che al proprio nome di battesimo) all'incontro in Egitto e alla riconciliazione tra il patriarca Giuseppe e i suoi undici fratelli che, in gioventù, lo avevano perseguitato.

Il 3 gennaio 1962 si diffuse la notizia che papa Giovanni XXIII avesse scomunicato Fidel Castro dando seguito al decreto del 1949 di papa Pio XII che vietava ai cattolici di appoggiare i governi comunisti. A parlare di scomunica fu l'arcivescovo Dino Staffa, in quel momento segretario della Congregazione per i seminari, che in base ai suoi studi di diritto canonico la considerava già operata de facto se non di diritto[35]; inoltre altri importanti esponenti della curia volevano con questa mossa lanciare un segnale ostile al centrosinistra nascente in Italia. L'autorevolezza di tali voci fece in modo che la leggenda della scomunica non venisse smentita dal papa (che però ne fu molto dispiaciuto) e che fosse creduta da tutti, anche da Castro stesso, che aveva precedentemente abbandonato la fede cattolica e che lo considerò un evento di scarse conseguenze poiché, per sua stessa ammissione, non è mai stato credente. 

In realtà tale atto non è stato mai effettuato dal pontefice, come ha rivelato il 28 marzo 2012 l'allora segretario monsignor Loris Capovilla, secondo cui la parola "scomunica" non faceva parte del vocabolario del "Papa buono". A testimonianza di quanto dichiarato vi è il diario di Giovanni XXIII in cui il papa non accenna al provvedimento né il 3 gennaio 1962 (data in cui parla solamente delle sue udienze) né in altre date.

Nello stesso 1962, il Sant'Uffizio, presieduto dal cardinale Alfredo Ottaviani, redasse il Crimen sollicitationis, con l'avallo di papa Giovanni: un documento diretto a tutti i vescovi del globo, che stabilisce le pene da comminare secondo il diritto canonico nelle cause di sollicitatio ad turpia (latino, «provocazione a cose turpi»), cioè quando un chierico (presbitero o vescovo) veniva accusato di usare il sacramento della confessione per fare avance sessuali ai penitenti. In esso fu prevista, per gli episodi più gravi, la scomunica per coloro che non vi si fossero attenuti.

Il 7 marzo 1963, tra lo stupore generale, concesse udienza a Rada Chruščёva, figlia del segretario generale del PCUS Nikita Chruščёv, e a suo marito Alexei Adžubej: essi gli riportarono l'apprezzamento del leader sovietico per le iniziative del papa in favore della pace, lasciando intendere la disponibilità per lo stabilimento di relazioni diplomatiche tra il Vaticano e l'Unione Sovietica. In risposta Giovanni XXIII evidenziò la necessità di procedere per tappe in tale direzione, temendo che altrimenti un tale passo, se troppo affrettato, non sarebbe stato compreso dall'opinione pubblica.

Mentre i suoi consiglieri pensavano a tempi lunghi (almeno un decennio) per i preparativi, Giovanni XXIII programmò e organizzò in pochi mesi il Concilio Vaticano II. Il 25 dicembre 1961 firmò ufficialmente la Bolla d'Indizione Humanae Salutis, e indicò la finalità del Concilio nella ricerca dell'unità e nella pace del mondo. 

Il 4 ottobre 1962, a una settimana dall'inizio del Concilio Vaticano II, Giovanni XXIII si recò in pellegrinaggio a Loreto e Assisi per affidare le sorti dell'imminente Concilio alla Madonna e a San Francesco (Roncalli era dall'età di 14 anni terziario francescano). Per la prima volta dall'unità d'Italia un papa uscì dai confini di Roma e dintorni. Il breve tragitto costituì l'esempio di papa pellegrino che fu poi seguito dai suoi successori (Paolo VIGiovanni Paolo II, ecc.). La gente accolse l'iniziativa affollando a dismisura le varie stazioni dove sostò il treno papale e i due santuari meta del tragitto (ad Assisi i frati salirono persino sui tetti antistanti la basilica).

Il Concilio fu aperto ufficialmente l'11 ottobre 1962 all'interno della basilica di San Pietro in Vaticano con cerimonia solenne. In tale occasione Giovanni XXIII pronunciò il discorso Gaudet Mater Ecclesia (Gioisce la Madre Chiesa) nel quale indicò quale fosse lo scopo principale del concilio:

«[...] occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi. Altro è infatti il deposito della Fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro è il modo con il quale esse sono annunziate, sempre però nello stesso senso e nella stessa accezione.»

(Papa Giovanni XXIII – Discorso per la solenne apertura del SS. Concilio, 11 ottobre 1962)

Il concilio si caratterizzò pertanto subito per una marcata natura "pastorale": si vollero interpretare i "segni dei tempi" (Matteo 16, 3); la Chiesa avrebbe dovuto riprendere a parlare con il mondo, anziché arroccarsi su posizioni difensive.

Nello stesso discorso Roncalli si rivolse anche ai «profeti di sventura»:

«Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai; vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia, che è maestra di vita, e come se ai tempi dei precedenti Concili tutto procedesse felicemente quanto alla dottrina cristiana, alla morale, alla giusta libertà della Chiesa»

Nel corso dell'ultimo secolo la Chiesa cattolica da eurocentrica si era andata caratterizzando sempre più come una Chiesa universale, soprattutto grazie alle attività missionarie avviate durante il pontificato di Pio XI. Il Concilio fu la prima vera occasione affinché le realtà ecclesiali fino a quel momento rimaste ai margini della Chiesa potessero farsi conoscere.

La diversità non era più rappresentata dalle sole Chiese cattoliche di rito orientale, ma anche dalle Chiese latino-americane e africane, che chiedevano maggiore considerazione per la loro "diversità". Non solo: al Concilio parteciparono per la prima volta, in qualità di osservatori, anche esponenti delle altre confessioni cristiane diverse da quella cattolica, come ad esempio quelle ortodosse e protestanti.

Dal Concilio Vaticano II, che Giovanni XXIII non vide terminare, si sarebbero prodotti negli anni successivi fondamentali cambiamenti che avrebbero dato una nuova connotazione al cattolicesimo moderno; gli effetti più immediatamente visibili consistettero nella riforma liturgica, in un nuovo ecumenismo e in un nuovo approccio al mondo e alla modernità.

Uno dei più celebri discorsi di papa Giovanni è quello noto come "discorso della luna". In occasione della serata di apertura del Concilio, piazza San Pietro era gremita di fedeli. Chiamato a gran voce, Roncalli decise di affacciarsi, per benedire i presenti. Poi decise di pronunciare a braccio un discorso semplice, dolce e poetico, con un particolare richiamo alla luna, contenente elementi del tutto innovativi:

«Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. Qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera - osservatela in alto - a guardare a questo spettacolo.»

Salutò i fedeli della diocesi di Roma, essendone vescovo, e compì un atto di umiltà probabilmente senza precedenti, asserendo, tra le altre cose:

«La mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi, diventato padre per volontà di Nostro Signore, ma tutti insieme paternità e fraternità è grazia di Dio (..) (...) Facciamo onore alle impressioni di questa sera, che siano sempre i nostri sentimenti, come ora li esprimiamo davanti al cielo, e davanti alla terra: fede, speranza, carità, amore di Dio, amore dei fratelli. E poi tutti insieme, aiutati così, nella santa pace del Signore, alle opere del bene.»

Particolarmente famose sono le frasi finali, improntate sulla linea dell'umiltà:

«Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza.»

Pochi giorni dopo l'apertura del Concilio ecumenico, il mondo sembra precipitare nel baratro di un conflitto nucleare. Il 22 ottobre 1962, il presidente degli Stati Uniti d'AmericaJohn F. Kennedy, annuncia alla nazione la presenza di installazioni missilistiche a Cuba e l'avvicinamento all'isola di alcune navi sovietiche con a bordo le testate nucleari per l'armamento dei missili. Il Presidente statunitense impone un blocco navale militare a 800 miglia dall'isola, ordinando agli equipaggi di essere pronti a ogni eventualità, ma le navi sovietiche sembrano intenzionate a forzare il blocco.

Di fronte alla drammaticità della situazione, il Papa sente la necessità di agire per la pace. Il 25 ottobre successivo, alla Radio Vaticana, rivolge "a tutti gli uomini di buona volontà" un messaggio in lingua francese, già consegnato - in precedenza - all'ambasciatore degli Stati Uniti presso la santa Sede e ai rappresentanti dell'Unione Sovietica:

Alla Chiesa sta a cuore più d'ogni altra cosa la pace e la fraternità tra gli uomini; ed essa opera senza stancarsi mai, a consolidare questi beni. A questo proposito, abbiamo ricordato i gravi doveri di coloro che portano la responsabilità del potere. Oggi noi rinnoviamo questo appello accorato e supplichiamo i Capi di Stato di non restare insensibili a questo grido dell'umanità. Facciano tutto ciò che è in loro potere per salvare la pace: così eviteranno al mondo gli orrori di una guerra, di cui nessuno può prevedere le spaventevoli conseguenze. Continuino a trattare. Sì, questa disposizione leale e aperta ha grande valore di testimonianza per la coscienza di ciascuno e in faccia alla storia. Promuovere, favorire, accettare trattative, ad ogni livello e in ogni tempo, è norma di saggezza e prudenza, che attira le benedizioni del Cielo e della terra.

Il messaggio suscita consenso in entrambe le parti in causa e, alla fine, la crisi rientra.

Non sono stati ancora pubblicati documenti sull'attività per la pace esercitata in quei giorni della diplomazia vaticana nei confronti del cattolico Kennedy e sull'Unione Sovietica, per tramite del governo italiano, presieduto dal democristiano Amintore Fanfani. È certo, peraltro che, il 27 ottobre alle ore 11:03, dopo nemmeno quarantotto ore dal radiomessaggio del Papa, giunge a Washington una proposta di Nikita Chruščёv, concernente il ritorno in Patria delle navi sovietiche e lo smantellamento delle postazioni cubane in cambio del ritiro delle testate atomiche americane dalla Turchia e dall'Italia (base di San Vito dei Normanni). Poiché in quella stessa mattinata, nella capitale degli Stati Uniti, era presente Ettore Bernabei, uomo di fiducia di Fanfani, già con l'incarico di consegnare al presidente Kennedy una nota del governo italiano con la quale si accettava il ritiro dei missili dalla base italiana, non è improbabile che la mediazione diplomatica sia stata abilmente concertata tra il Vaticano e Palazzo Chigi.

Il 28 ottobre gli Stati Uniti accettano la proposta sovietica.

L'importanza del passo compiuto dal Papa è testimoniata dal russo Anatoly Krasikov, nella biografia di Giovanni XXIII scritta da Marco Roncalli: "Resta curioso il fatto che negli Stati cattolici non si riesca a trovare traccia di una reazione ufficiale positiva, all'appello papale alla pace, mentre l'ateo Kruscev non ebbe il più piccolo momento di esitazione per ringraziare il Papa e per sottolineare il suo ruolo primario per la risoluzione di questa crisi che aveva portato il mondo sull'orlo dell'abisso". In data 15 dicembre 1962, infatti, perveniva al Papa un biglietto di ringraziamento del leader sovietico del seguente tenore: "In occasione delle sante feste di Natale La prego di accettare gli auguri e le congratulazioni... per la sua costante lotta per la pace e la felicità e il benessere'. La drammatica esperienza convince ancor più Giovanni XXIII a un rinnovato impegno per la pace. Da questa consapevolezza, nasce, nell'aprile del 1963, la stesura dell'enciclica Pacem in Terris.

La Pacem in Terris resta tuttora un brano fondamentale della teologia cattolica sul versante della socialità, della vita civile e della cultura sociale occidentale (anche laica) del Novecento. È un testo la cui lettura, discretamente agevole, è necessaria per la comprensione di alcune tracce della politica vaticana e di quella occidentale.

Giovanni XXIII rivelò che aveva affidato la composizione delle sue encicliche più famose, quelle di carattere sociale, a suoi collaboratori: nel caso della Mater et Magistra fu lui stesso a confermarlo alla finestra di piazza san Pietro, precisando che il gruppo degli incaricati si era ritirato in Svizzera e lui ne aveva perduto le tracce. Per l'enciclica Pacem in Terris accadde lo stesso: ricevendo il primo ministro del BelgioThéo Lefévre, che si complimentava per la pubblicazione del documento, gli confidò: «[...] A parte alcune righe che sono mie, tutto il resto è il frutto del lavoro di altri... Sono problemi che il Papa non può conoscere a fondo». Anche il giornale umoristico belga Pan riportò l'episodio.

È la prima enciclica che oltre al clero e ai fedeli cattolici si rivolge "a tutti gli uomini di buona volontà".

Letta nelle intitolazioni dei suoi capoversi parrebbe un documento pressoché statutario e costituzionale, un'organica classificazione di diritti e doveri. Letta storicamente, invece, contiene elementi che valsero di force de frappe per superare l'immobilismo nei rapporti idealistici fra Chiesa e Stati, allora praticamente stagnante. Il richiamo alle necessità dello stato sociale, mentre nel mondo occidentale cominciavano a essere proposti schemi di capitalismo oltranzista sullo stile statunitense, giungeva in piena guerra fredda, con nazioni europee intente a pagare anche politicamente e amministrativamente i tributi della disfatta e per questo più inclini a considerare (ciò che sarebbe stato anche strumento di facilitazione gestionale per i governi) riduzioni delle spese pubbliche per assistenza.

L'enciclica non andava verso proposte di stato che da sociale potesse divenire socialista, e puntava al ruolo di centralità dell'uomo, di libero pensiero e intendimento, ragione e motore delle scelte ideali e obiettivo della socialità. È opportuno riportare il punto 5:

«In una convivenza ordinata e feconda va posto come fondamento il principio che ogni essere umano è persona cioè una natura dotata di intelligenza e di volontà libera; e quindi è soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili, inalienabili»

La pace, oggetto fondamentale e dichiarato dell'enciclica, può sorgere solo dalla riconsiderazione, in senso particulare (umanistico) del valore del singolo individuo, che non può annientarsi al cospetto dei sistemi, siano essi capitalistici o socialisti. È la cosiddetta «terza via», nota anche come «via del buon senso», oggi riscoperta da sempre più persone e gruppi, ma definita già al tempo.

Sin dal settembre 1962, prima ancora dell'apertura del Concilio, Giovanni XXIII incominciò ad avvertire le avvisaglie di un tumore dello stomaco, patologia che aveva già colpito alcuni membri della sua famiglia.

Pur visibilmente provato dal progredire del cancro, l'11 aprile 1963 papa Giovanni firmò e pubblicò l'enciclica Pacem in Terris e, un mese più tardi, l'11 maggio, ricevette dal presidente della Repubblica italiana Antonio Segni il premio Balzan per il suo impegno in favore della pace. Questo fu il suo ultimo impegno ufficiale; l'ultima apparizione fu invece il 23 maggio, allorché in occasione della solennità dell'Ascensione si affacciò per l'ultima volta dalla finestra del Palazzo Apostolico per recitare il Regina Coeli.

Il 31 maggio il quadro clinico del pontefice incominciò a precipitare: nel primo pomeriggio del 3 giugno gli venne riscontrata una febbre di circa 42 °C. Seppur sempre più provato, Giovanni XXIII si mantenne lucido fino agli ultimi istanti, nei quali affidò le sue ultime parole al segretario particolare mons. Loris Francesco Capovilla:

«Perché piangere? È un momento di gioia questo, un momento di gloria»

Alle 19:49 del 3 giugno 1963, mentre in piazza San Pietro volgeva al termine una messa di preghiera, Giovanni XXIII morì.

Memore dell'esito disastroso dell'intervento praticato cinque anni prima sulla salma di papa Pio XII, Roncalli si era raccomandato col proprio medico di fiducia, il professor Pietro Valdoni (direttore dell’istituto di chirurgia generale del Policlinico Umberto I di Roma), affinché eventuali interventi conservativi sui suoi resti fossero condotti con perizia e criterio. Valdoni e l'anestesista Nicola Mazzoni contattarono alcuni esperti di medicina legale e anatomia, fino ad arrivare al dottor Gastone Lambertini, che presentò loro il quarantenne professor Gennaro Goglia, che da due anni andava perfezionando un metodo di conservazione cadaverica basato sull'iniezione nelle arterie principali di un liquido da lui inventato, onde sostituire il più possibile il sangue e i fluidi corporei.

La sera del 3 giugno Goglia venne chiamato in Vaticano e praticò l'intervento sulla salma del papa; nei giorni seguenti tornò più volte a controllare che non insorgessero problemi.

L'indomani il corpo del papa, rivestito dei molteplici paramenti propri del lutto pontificio (mitria dorata, fanone papalepalliorocchettochiroteche, pantofole, dalmatichemanipolo e pianeta, il tutto di colore rosso), venne traslato nella basilica di San Pietro ed esposto dinnanzi all'altare maggiore su un catafalco all'omaggio dei fedeli. Fu l'ultima occasione in cui il rito funebre pontificio ricorse a simili fasti; infatti cinque anni prima Roncalli stesso, nel commentare le esequie del predecessore, aveva - insieme con altri cardinali - aspramente criticato la spettacolarizzazione dell'insieme e la prolungata ostensione della salma (essendo inoltre già in avanzato stato di decomposizione):

«[è sgradita ai cardinali] la obligata assistenza alla deposizione della salma nelle tre casse di prescrizione ed ugualmente sgradito il miserabile castello piantato nell’emiciclo della Confessione, da parere un palco per la ghigliottina. Queste due operazioni non occorre che il gran publico vi assista. Una volta posto il velo bianco di seta sulla faccia del cadavere, il resto deve essere riservato a pochissimi testimonii.»

La messa esequiale si celebrò in San Pietro il 6 giugno, dopodiché Giovanni XXIII venne sepolto in un sarcofago nelle Grotte Vaticane. Per la prima volta durante i successivi novendiali non venne eretto il tumulo (il tradizionale catafalco di forma piramidale coperto di drappi neri e ornato da molti ceri votivi) dinnanzi all'altare maggiore di San Pietro.

Nel 2000, all'atto della beatificazione, si procedette all'esumazione della salma, che fu trovata in un perfetto stato di conservazione (salvo annerimenti vari e lievi colliquazioni nelle parti declivi), a riprova della perizia dell'intervento praticato da Goglia. Una volta praticati alcuni interventi conservativi, sul volto e sulle mani fu applicato uno strato conservativo di cera. Dopo la cerimonia di beatificazione e l'ostensione ai fedeli, la salma (rivestita in abito corale, con camauro e mozzetta rosso-ermellinati) fu ricomposta in un'urna di vetro in un altare della navata destra della basilica di San Pietro.

Giovanni XXIII fu dichiarato beato da Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000. Inizialmente fu stabilita come data della sua ricorrenza il 3 giugno, giorno della sua morte, mentre le diocesi di Roma e di Bergamo e l'arcidiocesi di Milano ne celebravano la memoria locale l'11 ottobre, anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962). A seguito della canonizzazione, è stata stabilita come unica data a livello universale l'11 ottobre.

In generale, ai fini della beatificazione, la Chiesa cattolica ritiene necessario un miracolo: nel caso di Giovanni XXIII, ha ritenuto miracolosa la guarigione improvvisa, avvenuta a Napoli il 25 maggio 1966, di suor Caterina Capitani, delle Figlie della Carità, affetta da una gastrite ulcerosa emorragica gravissima che l'aveva ridotta in fin di vita. La suora, dopo aver pregato papa Giovanni XXIII insieme con le consorelle, avrebbe avuto una sua visione, seguita dalla subitanea guarigione, dichiarata in seguito scientificamente inspiegabile dalla Consulta medica della Congregazione per le Cause dei Santi. Dal 2000 numerose sono state le segnalazioni e i presunti miracoli.

Il 5 luglio 2013 papa Francesco ha firmato il decreto per la canonizzazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II che è avvenuta il 27 aprile 2014, prescindendo dai risultati del processo indetto dalla congregazione competente per la veridicità di un secondo miracolo.

Alla cerimonia in piazza San Pietro, celebrata da papa Francesco alla presenza del papa emerito Benedetto XVI, di ventiquattro capi di Stato, otto vicecapi, dieci capi di governo e 122 delegazioni straniere, ha partecipato circa un milione di fedeli, mentre sono state stimate in due miliardi le persone che hanno seguito l'evento in mondovisione. Oltre ai maxischermi posti in chiese e piazze di tutto il mondo, per la prima volta nella storia un evento è stato trasmesso in diretta 3D anche in più di 500 cinema di venti paesi (in Italia è altresì andato in onda in tale formato sul canale a pagamento Sky 3D). L'evento è anche stato registrato in Ultra HD 4K grazie alla collaborazione tra il Centro Televisivo VaticanoSony e Sky Italia.