Ridiamo voce alle donne. elementi di femminismo della differenza #unavoceperledonne

Di Viviana Pizzi

Seconda puntata di avvicinamento alle varie correnti femministe che interessano l'Italia. Dopo aver affrontato il tema del femminismo radicale, secondo il quale è il patriarcato il maggior nemico dell'uguaglianza dei diritti tra uomo e donna, oggi affrontiamo una delle scuole di pensiero che si discosta non molto da esso ma che basa sulla differenza tra i sessi la base per ottenere una società che ne rispetti i diritti,

Si chiama "femminismo della differenza". Anche questa, al pari di quella radicale, poco praticata in Molise (regione da cui parte questa rubrica). Assenti anche da questo punto di vista circoli e gruppi di studio. Partiamo dalla definizione classica. Ne spiegheremo, in questo articolo di avvicinamento alle correnti femministe, gli aspetti peculiari. 

Il femminismo della differenza è detto così perché afferma il «senso libero della differenza sessuale al di fuori dei ruoli sessuali», e lo fa «agire come critica del diritto, della politica e dello Stato». Nel suo libro-manifesto Sputiamo su Hegel, Carla Lonzi spiegava nel 1970 (precisiamo che l’opera di Luce Irigaray – in particolare Speculum e Etica della differenza sessuale – comunemente ritenuta ideatrice del pensiero della differenza sessuale, è stata tradotta in Italia dopo che è uscito il libro della Lonzi) che l’uguaglianza in realtà non è  altro che una trappola.

Il pensiero della differenza sessuale sottolinea le importanti differenze tra donne e uomini, respinge l’idea di una società senza genere, e propone di sostituire «l’etica della giustizia» (basata sull’uguaglianza) con «l’etica della cura» vista come il necessario supplemento della giustizia.

Cosa vuol dire nella pratica? Che le teoriche hanno affermato di non credere nella perfetta uguaglianza tra uomo e donna perchè si parte innanzitutto da una differenza biologica. Le persone di sesso femminile e quelle di sesso maschile sono differenti perchè hanno caratteri sessuali differenti. Nonostante questo però in una società come quella dello Stato Italiano i due sessi hanno gli stessi diritti.

Uno su tutti, a livello economico, quello della parità lavorativa e soprattutto di quella salariale. 

Secondo gli studi di Lucia Re su "Eguaglianza, differenza e diritto. Uno sguardo al dibattito femminista contemporaneo"  . Questo nuovo femminismo, detto anche della “seconda ondata ”, ha sostenuto che le donne non dovessero conformarsi al modello maschile, perché ciò significava riprodurre la propria subordinazione. Inoltre, l’esclusione delle donne dalla Storia forgiata dagli uomini, che le avevano per secoli relegate nella sfera privata, andava letta come un’occasione per costruire una politica e una società nuove, ispirate alla “differenza femminile”. In questa prospettiva, compito del femminismo è riscoprire le genealogie femminili, dare spazio alla “voce” delle donne , sfidando il sistema patriarcale, in primo luogo sul piano simbolico.

Le femministe della differenza si pongono su un piano nettamente separatista da quello degli uomini probabilmente perché sono rimaste perlopiù fedeli alla scelta iniziale di “schivare” i luoghi del potere maschile. Hanno ancora un peso nel dibattito intellettuale e all’interno di alcuni gruppi femministi, ma sembrano assenti dalla discussione più ampia, almeno quando le loro teorie non sono strumentalizzate per sostenere posizioni conservatrici. 

Sono contrarie, come le femministe radicali, allo sfruttamento del corpo femminile in ogni sua forma: sia alla gestazione per altri (comunemente denominata utero in affitto) e alla prostituzione. Nella terza puntata di questo piccolo avvicinamento alle teorie femministe vi avvicineremo al femminismo liberale. Chi si sente affine a queste teorie ci può contattare alle mail vivpiz@gmail.com o Moliseweb@gmail.com.