"IL TERZO UOMO", LA SCRITTRICE TERMOLESE JENNIFER DI GIOVINE PASSA DAI RACCONTI AI LIBRI - Molise Web giornale online molisano

"Il terzo uomo", la scrittrice termolese Jennifer Di Giovine passa dai racconti ai libri

Di Rossella Ciaccia
 Jennifer Di Giovine, laureata in Psicologia delle Comunicazioni , ma soprattutto autrice di racconti. 
Nata e cresciuta a Termoli, Jennifer è una delle scrittrici che il Molise ha l'orgoglio di leggere.  Da sempre grande appassionata di scrittura, nel 2016 vince il Premio Speciale Dario Gammieri, nel 2018, invece, riceve la Menzione d'Onore al Premio Letterario Internazionale "Penna d'autore", mentre, più recentemente nello scorso anno riceve il premio speciale della giuria alla XXI edizione del concorso internazionale "Lettera d'amore".
Recentemente ha pubblicato il suo primo libro dal titolo "Il terzo uomo - Dialoghi con l'anima attraverso l'invisibile".
Noi di Moliseweb l'abbiamo intervistata. 
- Ciao Jennifer, parlaci un po' del tuo libro
“Il terzo uomo” si sviluppa come un emozionante dialogo tra Diamante e il bambino che ha perso a seguito di un aborto spontaneo: il dolore intenso per il trauma subito condurrà la protagonista attraverso sfumature inaspettate che alcuni potrebbero ravvisare nella spiritualità, altri nella straordinarietà di quello che si cela in ciò che non conosciamo di questo universo immenso attingendo dal cosiddetto mondo sottile – che per me rappresenta tutto ciò che è percepibile ma che va oltre i sensi e la razionalità. Nell’affrontare il suo dolore interiore, infatti, Diamante si ritroverà a incontrare una figura misteriosa che la affiancherà in una discesa ripida permettendole di riscoprire delle connessioni uniche con qualcosa di più profondo e che immerge le proprie radici nell’insondabile meraviglia della nostra realtà. Il fenomeno psicologico del terzo uomo porta con sé tre diverse accezioni: dalla scienza viene inteso come parte di un processo mentale allucinatorio che si innescherebbe in condizioni particolarmente difficili per l’individuo mentre per chi ha fede in una forza superiore, qualsiasi essa sia, può e generalmente viene letta come parte di un'esperienza metafisica quale può essere l'incontro con un angelo custode. Esiste poi l'ipotesi della mente bicamerale ovvero un residuo psichico ancestrale risalente a qualche millennio fa quando la nostra intelligenza era divisa in due metà e la persona era in grado di controllarne soltanto una. La metà occulta avrebbe comunicato con l’Io tramite voci nella testa, le quali suscitavano l’impressione di non essere soli. Tutta questa specificità scientifica non è presente all’interno della storia; in sostanza nella trama lancio le tre monete iniziali del "dicono che può essere questo o quest'altro" e poi faccio scorrere la narrazione da sola attraverso il dialogo tra la protagonista e il bambino che sta perdendo mentre avviene il tempo della storia in modo da lasciare al lettore la possibilità di scegliere a quale delle tre opzioni attribuire l'incontro con una figura che, in un modo o nell'altro, diventa lo strumento con cui anima – o mano invisibile di qualcosa di superiore – si manifesta al singolo nelle situazioni più improbabili.
- Cosa ti ha spinto a voler scrivere un libro?
La volontà di imprimere sulla carta un frammento di anima che è sceso a fare una breve esperienza in questo spazio-tempo.
- Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?
Credo di aver avvertito da sempre la necessità di scrivere per tirare fuori le sfumature incredibili che si nascondono all’interno del nostro animo. Si, è nata proprio come una necessità di interfacciarmi con la mia realtà che si è trasformata in un bisogno sempre più consapevole e inevitabile.
- Quanto c'è di personale nel tuo racconto?
Sono dell’idea che tutti i libri siano manifestazioni della coscienza dello scrittore che incontra la bellezza della propria essenza riflettendola in forma materiale. In realtà, penso che questo sia valido per ogni forma d’arte. Comunque, per quanto riguarda Il terzo uomo posso dire che è totalmente personale ma non nel modo in cui può essere inteso a primo impatto. Io non sono Diamante. Io sono il terzo uomo.
- Parlaci di un po' di te, di Jennifer persona e Jennifer scrittrice:
Ti rispondo con una citazione non mia: “Io sono due: quello che vive e quello che scrive, e il primo vive solo perché l’altro scriva. Senza primo, il secondo non avrebbe materia; senza il secondo, il primo non avrebbe scopo.”
 
- Un tuo sogno nel cassetto?
Far diventare quello che scrive e quello che vive un’entità univoca.
 
- Speri di continuare su questa strada della scrittura o hai altri progetti per il futuro?
Non so quale sarà il mio futuro ma ho la necessità assoluta di continuare per questa strada e sono pronta a pagare il prezzo della scommessa. Ti rispondo esattamente con la frase che mi risuona da diverso tempo nella testa: “Voglio invecchiare e andarmene nella consapevolezza di aver fatto tutto ciò che è in mio potere per essere realmente felice.” E per me, questa felicità, va sotto il nome di scrittura.
Noi le mandiamo un in bocca al lupo per il suo libro, e l'augurio che tutti i suoi progetti futuri possano realizzarsi.