IL GIORNO DELLA MEMORIA: UN INVITO A NON RIPETERE STRAGI SIMILI - Molise Web giornale online molisano

Il giorno della memoria: un invito a non ripetere stragi simili

Di Simone d’Ilio

Il 27 gennaio è segnato sul calendario come il “Giorno della Memoria”. Ogni anno siamo chiamati al dovere morale di dover rimembrare le abominevoli azioni perpetuate dai nazi-fascisti che hanno portato alla morte di coloro che, secondo la loro malata ideologia distorta, erano considerati subumani solo per la diversa “razza”, nazionalità o ideologia politica. Questo giorno non ci deve far dimenticare la disperazione che i totalitarismi hanno creato nei confronti dell’umanità con un’organizzazione minuziosamente sistematica, creando una macchina di deportazione, dolore e morte. Una teoria nazionalista di matrice eugenetica portò a queste azioni abominevoli e nelle teste dei tedeschi erano completamente giustificate dall’odio, che veniva coltivato nelle parole degli alti gerarchi nazisti attraverso la loro macchina propagandistica, atta al convincente lavaggio del cervello delle popolazioni da loro dominate.

Vorrei soffermarmi su due questioni: la prima è che non bisogna tralasciare che la stragrande maggioranza dei popoli dominati dai nazi-fascisti aveva accettato sia tacitamente che attivamente agli eventi della “Shoah”; un governo senza un popolo che lo sorregge non può fare niente anche se si tratta della più feroce delle tirannie. La seconda questione è il servilismo fascista. Il 15 novembre del 1935 in Germania venivano promulgate le “leggi di Norimberga” che, spiegato molto breve, toglievano la cittadinanza a coloro che non possedevano “sangue tedesco” mentre in Italia, il governo fascista di Benito Mussolini il 17 novembre del 1938 rendeva pubbliche le “leggi razziali” che emulava la via eugenetica nazista per sfavorire gli ebrei e chiunque fosse considerato “impuro”; un modo servile dei fascisti per compiacere Hitler dimostrando che il fascismo in Italia non ha mai avuto una vera e propria spina dorsale politica.

Non dimentichiamo mai quello che è successo nei campi di sterminio, la storia deve essere maestra di vita ma soprattutto deve essere una grande consigliera di moralità.