"ORIZZONTI DI VERSI", LA POESIA COME COMPASSIONE, DEVOZIONE E CURA DELLA PAROLA: A CAMPOMARINO L'INCONTRO CON IL POETA LORETTO RAFANELLI - Molise Web giornale online molisano

"Orizzonti di Versi", la poesia come compassione, devozione e cura della parola: a Campomarino l'incontro con il poeta Loretto Rafanelli

di Benedetta Tirolese
 
Un incontro "multicorde", quello tenutosi nel pomeriggio di ieri presso la Biblioteca Ibrahim Kodra, a Campomarino, volto ad evidenziare il profondo legame che unisce la poesia alle tante forme espressive da noi conosciute, reso possibile grazie al direttore della biblioteca, Marco Altobello e al presidente del Centro Servizi Turistici e Culturali Campomarino Gaetano Piermarino. 
 
Protagonista dell'evento: Loretto Rafanelli, un "poeta dai tanti volti", a voler citare la professoressa Monica Ferri, moderatrice dell'evento.
 
Rafanelli, poeta contemporaneo dalla caratura internazionale- nell'arco della sua carriera è stato invitato da vari Istituti di Cultura italiani nel mondo (Londra, New York, Pechino, Belgrado, Lubiana, Zagabria, Rabat) rappresentando l'Italia anche nel febbraio 2012, al Festival mondiale di poesia in Nicaragua, nell'ottobre 2012 all'Encuentro de los poetas latinos, in varie città del Messico e nel luglio 2013 al Festival internazionale di poesia di Lima in Perù- ha presentato al pubblico molisano la sua silloge "A ogni stazione del viaggio".
 
«Una geografia personale che marca i solchi della memoria senza per questo stabilire una gerarchia dei luoghi visitati dal poeta. Questi, infatti, sono tutti descritti con pari dignità: spazi di comunità che si ascoltano reciprocamente». Questo il commento introduttivo di Luigi Colagreco, direttore del Centro di Poesia e Altri Linguaggi di Chieti, in merito all'ultima raccolta di poesie di Rafanelli, che poi prosegue: «La poesia è ascolto e per questo motivo è anti-guerra. Rompe i muri, li abbatte crea comunità».
 
Essendo proprio la guerra un tema ricorrente nelle opere di Rafanelli, mi è sorta spontanea, durante una breve intervista a termine del convegno, una domanda a riguardo, soprattutto dopo la confessione del poeta in merito ad un suo blocco attuale.
Ha dichiarato di non scrivere nulla da novembre, in tante delle sue poesie però la guerra ricopre un ruolo importante. Pensa che quello che sta accadendo in Ucraina possa influenzare le sue opere future?
«La cronaca ci impone certi pensieri, mi ha sempre imposto certi scritti. Spesso mi sono riferito a delle tragedie che erano frutto di guerre nel mondo e mi hanno dato la scintilla per scrivere. È qualcosa che sento molto, però non so se rispetto a questa guerra attuale scriverò. Non so cosa potrò scrivere, sono troppe le immagini che mi hanno colpito e mi hanno provato». 
 
Durante l'incontro, poi, la studentessa Miruna Ursu ha domandato se con la sua poesia Rafanelli cercasse di parlare ai giovani. 
«Per me non esiste "il lettore". Possono essere anziani, giovani, bambini. Non mi pongo questo problema. Il mercato della poesia non è così ampio da dover far riferimento a delle categorie, nell'arco di un anno si vendono qualche centinaia di copie in tutto. Io scrivo, ma dal momento in cui pubblico ciò che ho scritto, quella poesia appartiene al lettore. Ed ogni lettore la interpreterà come preferisce».
 
Partendo da questo discorso è scaturita la mia seconda domanda.
Un concetto filosofico che ciclicamente viene riproposto vorrebbe che le opere, come i figli, una volta partorite non appartengano più al loro creatore, ma a loro stesse e a coloro che ne usufruiranno in futuro. Leggendo le sue poesie è chiara la presenza di un pensiero ben strutturato che vede le radici anche nella filosofia, oltre che nella poesia passata. C'è una corrente filosofica in particolare, dei filosofi, che hanno influenzato il suo pensiero, il suo modo di scrivere?
«La poesia ha bisogno sempre di un pensiero. Quella a cui manca non riesce ad avere quella profondità che è necessaria. Ma non bisogna rischiare che questo schiacci la poesia, che ne ostacoli la "magia". Io mi ispiro al pensiero di Eraclito per esempio, oppure anche a filosofi più recenti come Heidegger. La filosofia è lo strumento per affrontare la realtà in modo più approfondito, quindi io pur non essendo un filosofo, studiandola ho acquisito un patrimonio che mi permette di avere un pensiero che poi incide sulla poesia».
 
Il dibattito con il poeta è poi proseguito discorrendo sulla differenza tra la poesia scritta, letta individualmente, e la poesia orale, "recitata" e ascoltata.
 
Durante tutto l'arco dell'incontro, il pubblico è stato allietato dalla lettura da parte degli attori della Compagnia Stabile del Molise (Pierluigi Abiuso, Rossella Forgione, Diletta Ponsanesi, Renzo Iantomasi) e da Marta Esposito e Giovanni Picanza (staff biblioteca Ibrahim di Campomarino), di alcune delle poesie più significative della raccolta, tra le quali "Colonie Marine", la poesia dedicata a Claudio Lolli e "Il senso del dono".
Il tutto è poi terminato con la declamazione da parte dell'autore stesso di due poesie a lui particolarmente care.