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"Tra cielo e fango": presentata ieri la nuova silloge di Sabrina Lembo

 

 

 

di Roberta Oto

E' stato presentato ieri, nell' Auditorium dell'Ex Gil, in via Milano, la nuova raccolta di sillogi di Sabrina Lembo, dal titolo "Tra cielo e fango". Sabrina Lembo, campobassana di nascita, è una poetessa, con un amore incondizionato verso la letteratura, che le è stata trasmessa dalla madre, insegnante storica del Liceo Scientifico del capoluogo, laureata in lingue e letterature moderne nel ramo ispanico. L'evento è stato organizzato grazie alla collaborazione con l'Associazione Culturale "Un Lembo di", con il supporto dell'Assessorato alla Cultura Regione Molise e il Comune di Campobasso. Ad aprire i lavori, il vice sindaco di Campobasso, Bibiana Chierchia: "Il motivo per cui siamo qui è un motivo che, prendendo una delle parole del titolo scelto da Sabrina per la silloge, è un motivo venuto dal cielo all'improvviso". Infatti, l'autrice aveva da poco finito di scrivere la sua seconda silloge e consegnata al suo editore ha provveduto immediatamente a stamparne le copie, in modo tale da poter permettere alla Lembo di poter presentare in pochi giorni il suo nuovo libro. La Lembo, era impiegata presso una grande multinazionale, ma ad un certo punto ha sentito il richiamo della propria terra d'origine, il Molise, e ha deciso così di tornarci e di rilevare l'azienda di famiglia. Per questo motivo, si trova a vivere tra Campobasso, Roma e il Mondo.

Presente all'evento anche all'assessore delegato alla cultura, Domenico Ioffredi, anch'egli promotore dell'evento: "Ho conosciuto Sabrina pochi giorni fa e stavo pensando a che cosa significava la parola nobiltà. Ho conosciuto una persona che rispecchia la classica donna in carriera, e di solito sono abituato a vedere queste persone con un'ottica diversa. Sabrina invece, è una persona che ha la massima attenzione alla parte romantica perfino del suo lavoro: una persona che legge, che scrive, che quando ci ha chiesto di ospitarla per la presentazione del libro, ha saputo concentrare un numero di persone tali da dover trasferire l'evento nell'Auditorium. Ho conosciuto una persona nobile, sono contento come uomo, come molisano e come amministratore di poterla accogliere qui".  

La Scrittrice Sabrina lembo, il vice sindaco di 
Campobasso, Bibiana Chierchia e l'Assessore delegato 
alla cultura, Domenico Ioffredi.

"Tra cielo e fango" è una silloge, una raccolta di poesie il cui tema, è l'immigrazione, come la stessa scrittrice afferma: "Si parla di persone che sono morte, che ogni giorno continuano a morire davanti ai nostri occhi nel silenzio dell'indifferenza totale, oppure sotto slogan, magari politici. Però sono persone, e molti di loro sono bambini, non a caso questa raccolta di poesie l'ho voluta dedicare ai bambini che sono morti, soprattutto quelli annegati in mare". Questa silloge rappresenta un urlo di dolore, che viene fuori dai versi della scrittrice attraverso parole poetiche colme di emozioni mai di retorica. Un grido di disperazione, verso tutto quello che viviamo e vediamo ogni giorno. All'interno del libro sono raccolte alcune delle più belle fotografie di Mohammed Keita (le stesse vengono proiettate alle spalle della scrittrice, del vice sindaco e dall'assessore delegato alla cultura), anche lui immigrato iracheno che però ha trovato fortuna e la sua strada a Roma, diventando un dei fotografi più ricercati nel mondo. La scelta di utilizzare il blu come copertina del libro non è casuale: il blu, oltre ad essere una delle poesie raccolte nel libro, rappresenta anche il colore delle nostre anime, il blu ricorda il colore del mare (zona dove muoiono la maggior parte degli immigrati che scappano dalle loro terre) e del cielo, che ricopre tutti noi, il blu come richiamo di speranza. Il blu appunto, come filo conduttore tra il cielo e il mare. Durante l'evento alcune poesie sono state lette dalla stessa autrice, ed altre invece, da una piccola rappresentanza della Scuola Don Milani di Campobasso. In particolare, la poesia dal titolo "Profugo" ha una storia e un significato particolare poichè, è dedicata al piccolo Alain, morto a soli tre anni in mare, ed è anche l'unica foto che viene proiettata ma che non appartiene al fotografo Keita:

 

PROFUGO

Non l'avevo scelto io di salire su quel gommone,

non avevo io in cuore la voglia di avventura e di sfida alla vita. 

Sono un bambino

che non ama il mare.

Io sono Alain ma mi chiamano profugo.

Il buio del mare ha la luce più forte della mia,

le braccia più grandi di quelle di mio padre.

Non avevo scelto io di salire su quel gommone,

mi ci hanno portato per quello che tutti chiamano libertà

e forse,

anche io l'ho trovata.