ALLARME "PASTA CONTAMINATA", ANCHE LA MOLISANA SCONFITTA IN TRIBUNALE - Molise Web giornale online molisano
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Le analisi di laboratorio effettuate da GranoSalus evidenziano miscelazione inappropriata e presenza di Don nella pasta
Allarme "pasta contaminata", anche La Molisana sconfitta in Tribunale

di Lucrezia Cicchese

Qualche mese fa era diventata virale la notizia lanciata dall’Associazione pugliese GranoSalus  -Associazione di produttori di grano e consumatori- in merito alla presenza di micotossine e glifosato nella pasta in diversi noti marchi Italiani. I nomi coinvolti nell’indagine sono importanti: Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, Coop, Granoro e La Molisana. Il clamore è stato, inoltre, legittimato dalla presenza di analisi di laboratorio effettuate da GranoSalus che andavano ad avvalorare la tesi della pasta contaminata - sebbene nei limiti previsti dalle normative dell'Unione europea - generando così un fondato allarmismo nei consumatori. I risultati hanno, quindi, fatto emergere due aspetti importanti: miscelazione inappropriata e presenza di Don nella pasta. Inoltre, due marche - inclusa La Molisana - di spaghetti sono risultate avere superati i limiti di Don che la legge impone per la tutela della salute dei bambini (si specifica che i prodotti per l'infanzia hanno una etichettatura idonea e ricoscibile che la rende destinata esclusivamente ai bambini).

La difesa de La Molisana

In una situazione di forte esposizione mediatica le reazioni delle aziende non si sono fatte attendere. In una nota stampa, del 4 marzo scorso, La Molisana scrive che "l’articolo di GranoSalus persegue finalità diffamatorie e strumentalmente denigratorie, dal momento che i nostri valori riportati in tabella, come quelli di tutti gli altri colleghi pastai citati, sono di gran lunga sotto i limiti prescritti dalla vigente normativa in materia. Tuteleremo con forza nelle sedi opportune l’onorabilità della nostra azienda e la fiducia che quotidianamente i consumatori in noi ripongono, consapevoli che le nostre affermazioni sono veritiere e verificabili".

Quali sono stati gli sviluppi della vicenda?

Dopo aver reso pubbliche le analisi e aver intentato, da parte dei marchi coinvolti nello scandalo, azioni legali per l'eliminazione degli articoli dal web, solo pochi giorni fa è apparsa la sentenza del Tribunale di Roma che, per la seconda volta, respinge tutte le richieste avanzate dai grandi produttori. Un no secco da parte della magistratura. Nella sentenza si legge che "le analisi sono state effettuate da primario laboratorio, con metodo scientifico. E, sebbene i campioni siano stai prelevati dal cliente, è stato indicato il lotto di pasta da cui il campione è stato prelevato e le analisi sono state effettuate in base alla normativa che il laboratorio è tenuto a seguire”. Inoltre, i giudici, sottolineano che in questi mesi non sono state effettuate contro analisi per dimostrare la buona fede delle aziende - che ripetiamo coinvolgono anche la nota azienda della regione La Molisana che non ha rilasciato al momento nessun commento ufficiale - ed evidenziare la mancanza di contaminazione dei prodotti. In una situazione simile, secondo la magistratura, è legittimo ritenere sospetta la qualità del prodotto offerto al consumatore. 

La presa di posizione di Aidepi 

Al provvedimento firmato dai giudici della Prima Sezione civile del Tribunale di Roma è giunta anche la replica l’Associazione Pastai, l’Aidepi, secondo cui "la pasta italiana è sana e sicura" e proseguono affermando di essere "in completo disaccordo con la decisione dei giudici di Roma" sostenendo che "a smentire l’allarmismo sollevato da GranoSalus è anche il ministero della Salute" il cui "Piano nazionale per il controllo delle micotossine" del 18 settembre scorso "non ha rilevato irregolarità in alcun campione di grano importato analizzato".

Una denuncia difficile da portare avanti soprattutto quando è in discussione uno dei monopoli dell'economia italiana. Nessun timore traspare, però, da GranoSalus.

"La battaglia del grano, in modo non convenzionale, è iniziata con alcuni atti parlamentari dal 2010 sino ad oggi, grazie alla FIMA (Federazione Italiana Movimenti Agricoli) e ad alcuni sodalizi che hanno portato alla luce il tema del grano cattivo d’importazione e dei meccanismi perversi di formazione dei prezzi. Cosa è successo in quegli anni? Abbiamo preso atto che il Parlamento aveva le mani legate e che non poteva procedere a far qualcosa in favore dei consumatori e dei produttori, nonostante le nostre proposte sul grano. A quel punto abbiamo cambiato strategia. Oggi l’informazione al consumatore è la vera differenza che ci distingue dagli altri. Anche da Coldiretti. Il cuore delle attività di GranoSalus è proprio nelle analisi e nei controlli ai porti. La sovranità alimentare si conquista non attraverso le modifiche legislative che il sistema protegge oculatamente. Basta vedere che fine hanno fatto tutti gli appelli per modificare i limiti tossicologici previsti sul grano dai Regolamenti comunitari. La sovranità oggi si conquista informando i consumatori che hanno potere verso lo scaffale".

Una verità che viene offerta in una "originale formula dove i produttori sono alleati dei consumatori.. Anche nei Tribunali, dove il dovere di prudenza è tutelato dal principio di precauzione. Ed è questo lo scudo legale della nostra alleanza. I Tribunali, peraltro, difendono sempre la libertà di manifestazione del pensiero, specie di fronte allo strapotere delle multinazionali. Facciamo appello a tutti i consumatori di sostenere le attività di GranoSalus. Più fondi raccoglieremo più analisi potremo effettuare. Non solo sui cereali, ma anche sull’olio, il pomodoro, la carne, il latte e le uova. Dobbiamo riconquistare almeno la sovranità alimentare visto che le altre sovranità ce le hanno tolte".
Molto critica la posizione di GranoSalus sui contratti di filiera, che si presentavano come essenziali per perseguire un'innovazione organizzativa all’interno della cerealicoltura e della trasformazione pastaria italiana. "I contratti di filiera, sebbene sponsorizzati dall’Italia, non funzionano perché, ancora una volta, sono stati formulati dagli industriali con regole capestro, unilaterali, contro il diritto europeo sul libero mercato. Noi siamo curiosi di sapere se, ai fini del de minimis, l’Italia abbia argomentato correttamente all‘Unione Europea l’impatto sulla concorrenza di questi strumenti. L’Europa a riguardo chiede precise garanzie per la valutazione. La Commissione Europea ritiene che una misura di aiuto sia compatibile con il Trattato UE solo se soddisfa alcuni criteri: il raggiungimento di un obiettivo ben definito di interesse comune, la necessità dell’intervento statale, l’adeguatezza, l’effetto d’incentivazione, la proporzionalità e la prevenzione degli effetti negativi indebiti sulla concorrenza e sugli scambi tra Stati membri. E gli effetti negativi dei contratti di filiera sono tanti. L’errore del Governo italiano è che non ha posto regole alla redazione dei contratti di filiera, facendo sì che gli industriali fissassero prezzi minimi e massimi vietati dalle norme europee sulla concorrenza. E fissassero standard proteici pericolosi per produttori e consumatori. Esiste uno strumento previsto dal legislatore teso a regolamentare il mercato del grano in modo diverso ovvero proconcorrenziale. Le attuali borse merci infatti non sono il luogo ideale, perché non classificano la qualità tossicologica del grano e non offrono la necessaria trasparenza. La Commissione unica nazionale (CUN) potrebbe essere invece il luogo della trasparenza, così come prevede la legge istitutiva. Il problema vero è che i sindacati agricoli sono ostaggio degli industriali che non vogliono cambiare regime. E’ più comodo per loro mantenere in piedi un meccanismo di formazione dei prezzi all’origine desueto e anticoncorrenziale".
 
In data 9 ottobre - così come per GnanoSalus - sono state poste a La Molisana le seguenti domande:
Diverse fonti riportano che le aziende coinvolte, inclusa La Molisana, non abbiamo mai prodotto contro analisi per avvalorare la propria tesi sulla genuinità del prodotto, è vero? Più semplicemente, come risponde La Molisana a queste accuse?
La Molisana conduce una politica di estrema tutela nei confronti dei consumatori? Quali sono le garanzie offerte? Perché non viene utilizzato solo grano italiano? Si è costretti a usare miscele di grani italiani ed esteri? 
Sono stati firmati il 20 luglio 2017 due decreti interministeriali per introdurre in via sperimentale, per due anni, l’obbligo di indicazione dell’origine del grano. Perché ancora non vi è stata l'adeguazione sulle etichette? Semplice problema di smaltimento di quelle già prodotte? Quando si prevederà la nuova etichettatura? 
Nessuna risposta fino alla data della pubblicazione dell'articolo.
 
 
 
 
 
 

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