L'emergente scrittrice Jennifer Di Giovine si racconta: "la scrittura come forma di libertĂ "

 "Eccola, è sempre lei. Non capisco cosa voglia da me. La sua bellezza è disarmante: la pelle è candida come la neve, senza imperfezioni. Pura porcellana che fa risaltare il rossetto rosso e i grandi occhi sono verdi, così intensi da catturare l'anima. Il vestito, altrettanto bianco, viene interrotto nel suo candore da quelle grandi rose rosse: rosse come il colore del suo rossetto, rosse come il suo spirito. È incredibile come qualcosa che dovrebbe produrre sentimenti di vero terrore possa essere, al tempo stesso, tanto affascinante. E continuo a perdermi in quel vortice scuro, così triste e ormai familiare. Sento il dolore in ogni sua forma, lo trovo in ogni angolo. Ma è tutto buio e cado, non so dove sto andando".

Nasce quasi per gioco, attraverso la creazione di una community su google plus, la carriera da scrittrice di Jennifer Di Giovine, giovane termolese con una grande passione per i libri e la scrittura. Grazie ad un corso seguito all'università, in cui le veniva chiesto di scrivere una breve storia, ha avvertito la necessità di mettere nero su bianco qualcosa di completamente suo.

La passione per la scrittura - dice - è qualcosa che nasce con me. Fin da bambina, anche quando mi sedevo a tavola avevo sempre un libro in mano. Non amo che ci siano dei paletti, voglio sentirmi libera di esprimere tutto quello che sento, ed è solo la scrittura che mi permette di farlo”. L'esordio della giovanissima è stato nella scrittura di poesie che le hanno permesso di ricevere due importanti riconoscimenti: il primo, nel 2016, il Premio Dario Gammieri con la poesia “Respiro di vita” e, nel 2017 invece, una segnalazione di merito per la poesia “D'Amore eterno”. Da tutto questo nasce l'idea di aprire un blog personale dal titolo “Le petite follies” dove vengono racchiuse tutte quelle poesie che, successivamente, andranno a comporre il libro “Nutrimento per l'animo – Flussi di parole confuse”. 

A cosa è dovuto il nome Les Petites Folies? "La mia penna funge da megafono delle mie piccole follie interiori. Lo sento dentro, nella parte più profonda della mia anima che spinge sulla bocca dello stomaco: ho bisogno di scrivere e non posso fermarmi. Devo continuare sino a quando il mio indice basculante smette di essere frenetico sulla tastiera. Resta solo una barra che attende lampeggiante. Solo allora, con non poco timore, posso mettere il punto".

Un esordio da poetessa per poi passare a un romanzo dark fantasy. “Lo scrivere poesie nasce da sè, riesco a parlare di temi che invece in un romanzo non riuscirei ad affrontare. Ho iniziato a condividerle in un blog, un modo per sensibilizzare i ragazzi verso il concetto di integrazione, le relazione con i ragazzi disabili, fino ad arrivare più in generale ad includere tutti i problemi sociali. Ispirata dai temi che affrontavo ho deciso di raccogliere tutte le mie poesie, pensieri e riflessioni in un libro. Però in realtà, quello che sento da sempre è scrivere romanzi”.  

Interea – l'attesa del risveglio nella luce” è il titolo del primo romanzo di Jennifer. “Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre. E chiamò la luce giorno e tenebre notte” (Genesi 1,4 -5). Proprio su questo dualismo, l'eterna lotta tra il bene e il male si svolgono le avventure di Ethan, come la stesa Jennifer racconta: “Si parla di luce ed oscurità che sono due elementi che immediatamente ogni uomo riconosce quale portatrice di bene la luce contro il ritratto del male, le tenebre. Questo romanzo tramite le avventure del protagonista che si chiama Ethan, vuole spingere a una ricerca interiore, a una riflessione verso tutto ciò che è la parte più profonda della nostra essenza. Tutto quello che noi facciamo lungo il nostro percorso avrà delle conseguenze che saranno determinanti. Ethan diventa così il messaggero di questo dualismo”.

Come ogni scrittore, anche Jennifer sente di avere molto in comune con il protagonista, Ethan. Ci sono io in alcune situazioni all'interno del libro. Ci sono io li, lo sento vero, vivo perché lo descrivo avendolo vissuto in prima persona”. Non si tratta quindi di una casualità, la scelta di far “rivivere” nella persona di Ethan episodi realmente vissuti dalla scrittrice. Una forma di liberazione, in grado di far superare gli ostacoli che ogni giorno si manifestano lungo il cammino di ognuno.  

R.O.