Elezioni comunali Campobasso. Per il centrodestra spunta il nome di Stefano Maggiani e lo spettro delle primarie

A tre mesi dalla presentazione delle liste per le elezioni amministrative del 26 maggio 2019 a Campobasso trapela pochissimo sui nomi dei candidati alla poltrona di sindaco. Indiscrezioni vedono Stefano Maggiani come nuovo nome sul tavolo del centrodestra. A fare il nome dell'avvocato è proprio il Presidente della Giunta Regionale Donato Toma, che sembrerebbe sempre più isolato dai leader della coalizione e spingerebbe la coalizione a scegliere il candidato con lo strumento delle primarie.
L'Avvocato Stefano Maggiani, lo ricordiamo, si è candidato alle Regionali del 2013 con Massimo Romano Presidente nella lista FARE MOLISE, ottenendo 863 preferenze; nel 2009 è stato coordinatore regionale di Forza Italia Giovani del Molise e vice coordinatore nazionale.
Nei Pentastellati, invece, la lotta per la scelta del candidato a palazzo San Giorgio non sembrerebbe più quella fratricida tra Roberto Gravina e Simone Cretella; infatti spunta una terza persona nel mondo della società civile, esponente del Forum per la Difesa della Sanità pubblica e del Comitato “Pro Cardarelli”.
Il centrodestra ha la grande occasione di poter tornare a governare la città di Campobasso dopo la legislatura di Gino Di Bartolomeo. L’avversario sarà il Movimento 5 Stelle, che già si sta organizzando con un’assemblea pubblica convocata per domani, venerdì 8 febbraio.
Il centrodestra ha una grande occasione, ma questo è il momento di dimostrare maturità. Tra passi in avanti, come quello di Democrazia Popolare, che ha lanciato Francesco Pilone alla candidatura a sindaco, ed egoismi di partito, non sembra questa la strada giusta per mettere a capo della coalizione una figura in grado di poter fronteggiare il Movimento 5 Stelle.
L’ipotesi primarie del centrodestra, così come avverrà a Bari il 24 febbraio, potrebbe essere la strada più probabile per condurre alla guida della coalizione la figura più apprezzata dai cittadini. E non quella calata dall’alto, decisa nelle stanze del potere.
Lo strumento delle primarie è quello più democratico per la scelta del leader attorno a cui convergere, se non altro perché la scelta spetta ai cittadini che decideranno di recarsi alle urne. La solita scelta nata attorno al tavolo dei segretari e dei coordinatori di partito, soprattutto se non condivisa da tutte le forze di centrodestra, potrebbe consegnare, molto prima del 26 maggio, la vittoria al Movimento 5 Stelle.
Il centrodestra oggi ha bisogno di una figura condivisa e le primarie potrebbero essere lo strumento attraverso il quale i cittadini potranno dare attuazione all’esigenza di vedere al vertice della coalizione una figura estranea alla politica, grazie alla quale i campobassani potranno tornare a innamorarsi della politica.