A Campobasso si è parlato di mutilazioni genitali femminili, una pratica che procura un futuro pieno di dolore

Lo scorso 6 febbraio si è celebrata in tutto il mondo la Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili e per parlare di questa forma di  violenza silenziosa, che calpesta i diritti di bambine e giovani donne mettendo a rischio la loro salute fisica e psicologica, la Consulta Femminile del Comune di Campobasso ha inteso organizzare un incontro dal titolo 'Dall'Africa all'Europa: combattere le mutilazioni genitali femminili'. 

Una pratica che ancora oggi lascia ferite profonde nel corpo e nella mente di almeno 200 milioni di ragazze e donne in 30 Paesi. Un fenomeno che colpisce anche bambine, per lo più dai 5 ai 15 anni e giovani donne migranti che vivono nel nostro territorio, spesso a rischio di esservi sottoposte quando tornano nel loro paese di origine per visitare i parenti. Sarebbero tra 61.000 e 80.000 infatti, secondo uno studio dell’Università degli Studi di Milano – Bicocca, le donne presenti in Italia sottoposte durante l’infanzia alla mutilazione dei genitali.

A spiegare con termini tecnici cosa sono le mutilazioni genitali femminili e come vengono praticate, la ginecologa Ida Vercillo che ha sottolineato come questa pratica "non ha nulla a che  fare con la medicina e che non consente a curare, ma è solo un modo per poter controllare il corpo della donna". Pratiche che vengono eseguite da altre donne e con attrezzi non monouso e in ambienti non sterilizzati che possono portare a conseguenze molto gravi fino alla morte.

L'avvocato Giuseppina Cennamo, Consigliera di Pari Opportunità della Regione Molise ha spiegato che a partire dal 1993 con la Dichiarazione di Vienna si è affermato di lottare contro la violenza facendo confluire in questo fenomeno anche quello delle mutilazioni genitali femminili, ma soltanto nel 2012 con la Risoluzione dell'ONU si è bandita questa pratica che però viene ancora eseguita. L’Onu ha fissato la messa al bando totale entro il 2030, inserendo questo tema tra gli obiettivi dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile, e incassando il sostegno di Unione Europea, Unione Africana, e Organizzazione Islamica per la cooperazione.

Attraverso poi il racconto delle storie di Agata e Greta - due nomi di fantasia - la psicologa Ilaria Annecchini ha spiegato quali sono le conseguenze psicologiche legate a questa forma di violenza. Le due storie molto diverse tra loro sono accomunate proprio dal trauma che le due giovani donne hanno subito in seguito a questa pratica che per Agata è arrivata dopo la nascita di due figli e invece per Greta all'età di undici anni come scelta familiare e simbolo di purezza. Se le conseguenze fisiche legate alle mutilazioni genitali femminili sono devastanti anche a livello psicologico creano nella donna un effetto distruttivo. Le donne infatti non riescono a manifestare rabbia ma hanno paura di chi non conoscono, degli oggetti taglienti, fino ad arrivare a disturbi psicosomatici e all'impotenza totale.

Un fenomeno quello delle mutilazioni genitali femminili che, come detto a più voci durante l'incontro, non deve essere visto troppo lontano da noi e di cui è bene parlarne per informare e far conoscere perché solo così si può riuscire a capire di cosa si tratta e di quanto c'è di orribile dietro a tale tradizione che si intreccia a una forma di religione e a una forma di controllo.

     MirIac