Tari esagerata: aumenta per il 40% anche per i Comuni Ricicloni

Che la TARI sia una delle tasse meno amate dagli italiani è un fatto risaputo. Ma, visti i dati diffusi dal Servizio Politiche Territoriali della UIL, il rapporto è destinato a incrinarsi ulteriormente.

Lo studio realizzato per conto dell’Unione Italiana Lavoratori mostra come la Tassa sui Rifiuti stia crescendo costantemente anno dopo anno. L’analisi si basa sui costi sostenuti nelle 105 città capoluogo di provincia del nostro Paese da una famiglia di 4 persone che vive in un appartamento di 80 metri quadrati. Mediamente, le famiglie italiane (quanto meno quelle che abitano nei capoluoghi) pagheranno 302 euro di TARI 2019, contro i 299 euro dello scorso anno.

Rispetto all’anno precedente, la Tassa sui rifiuti è aumentata in 4 città su 10, con incrementi che hanno toccato vette del 36% dal 2015 al 2019. Stabile in 26 città, mentre diminuisce in 35 capoluoghi. Le tre città nelle quali è aumentata di più la TARI, nel corso degli ultimi cinque anni, sono Lecce (+35,6% dal 2015 al 2019), Trapani (+30,9%) e Isernia (30,1%).

Il tutto mentre la percentuale di rifiuti riciclati continua a crescere. Il numero dei comuni ricicloni aumenta in maniera costante, e la percentuale di rifiuti riciclati a livello nazionale è stabilmente sopra il 50% (a voler essere precisi è al 55,5%). Come emerge anche dall’analisi del Servizio Politiche Territoriali UIL, i comuni più virtuosi si trovano nel nord Italia: in regioni come Veneto, Trentino-Alto Adige e Lombardia la percentuale di riciclo è sopra il 70%; nelle regioni del Mezzogiorno, invece, a volte si fa fatica a superare il 30% (Molise poco sopra questa soglia, Sicilia ben al di sotto). Ed è la medesima situazione anche solo analizzando i paesi molisani. I paesi ricicloni hanno alzato le tasse della TARI portando il cittadino a un malcontento diffuso.