Chiusura punto nascita Termoli. Il primario di Ostetricia, Molinari: "Basta all'ipocrisia, la colpa è di ognuno di noi"

Da oggi 1 luglio all'ospedale San Timoteo di Termoli non si potrà più partorire, chiuso dunque il punto nascite del nosocomio della città adriatica, dove proprio nella mattinata di oggi, contro questa decisione si è tenuto un sit in di protesta organizzato da 'Donne e Mamme di Termoli'.
Sulla questione negli scorsi giorni diversi esponenti politici hanno espresso il proprio punto di vista anche facendo attacchi trasversali. Oggi parla il primario di Ostetricia e Ginecologia del San Timoteo di Termoli, Bernardino Molinari il quale attraverso una nota sottolinea che non si può giocare a rimpallarsi la responsabilità tra  politici, amministratori, commissari, direttori, "basta all’ipocrisia! Sembra quasi che ora ci stiamo svegliando da un sogno e ci troviamo di fronte a una catastrofe, in una realtà surreale. Non è così! Ci troviamo di fronte ad un esito preannunciato! E la colpa è di ognuno di noi, perché nessuno credeva fino in fondo che potesse accadere. La colpa è delle termolesi che si sono rivolte altrove, in maniera del tutto legittima, per carità, per trovare garanzia di un risultato che qualcuno gli ha fatto credere di non poter trovare a casa propria. La colpa è di noi medici che abbiamo accettato sulla nostra pelle di tollerare una situazione illegale, denunciate più volte ma alla fine accettata per sfinimento, dopo le ripetute richieste e sollecitazioni di risoluzione del problema mai prese in debita considerazione, anche quando si era propositivi".
Una situazione che si protrae da circa 10 anni con un organico dimezzato "e - aggiunge - continuiamo a fare turni massacranti, rinunciando alle ferie, ma rischiando anche la mancata copertura assicurativa professionale in caso di sinistri. Tutto ciò per evitare di privare le donne del Basso Molise di un servizio essenziale ma, inconsciamente o forse consapevolmente, anche per la ricompensa economica derivante dal turni aggiuntivi che, per altro, ha contribuito a svuotare ulteriormente le casse già vuote dell’ASReM".
Secondo Molinari, l'Azienda Sanitaria Regionale "non è riuscita a reperire medici per evitare il countdown verso il tracollo; perché va detta tutta: i concorsi non sono andati tutti deserti! Ci siamo fatti sfuggire quei pochi medici che avevano risposto all’avviso di incarico a tempo determinato, al concorso di mobilità interregionale, al concorso di assunzione a tempo indeterminato. Le responsabilità dei politici poi …. Vattelapesca!!! Continuiamo a vederli e sentirli, l’uno contro l’altro armati, di fronte ad un tiro incrociato, da destra a sinistra, da nord a sud (leghisti e grillini), una pantomima o una farsa, che dir si voglia, che non porterà a trovare e soprattutto attuare soluzioni utili alla popolazione. Abbiamo poi gli esperti del risk management i quali sono convinti che la soluzione decretata sia l’unica ed inevitabile e cercano di convincerci che la mancata sicurezza per mamma e bambino dipende esclusivamente dal fatto che ci sono meno di 500 parti e come dice la Balduzzi (per altro dietro l’indicazione di noi ginecologi) aumenta il rischio clinico e quindi si deve chiudere".
Questo però, sottolinea il medico, significa ammettere che le mamme isernine o quelle venafrane per molte generazioni hanno rischiato grosso dato che solo nel 2018 a Isernia si è superato i 500 nati.
"Mi sembra - ha continuato - che questo discorso sia un tantino lacunoso, non regge. Piccola digressione che però ci fa capire meglio lo stato delle cose: da un’indagine di una prestigiosa testata giornalistica italiana, pubblicata nel mese di aprile, risulta che nell’anno 2017 (anno di riferimento) in Italia ben 84 punti nascita su 442 hanno avuto meno di 500 nati. Si parte da San Giacomo di Licata con soli 11 nati, per passare all’ospedale Delta del Po con 14 parti, ospedale Arrigo di Alessandria 17, Castelnovo nei Monti 53, Mazzara del Vallo 73, Borgo Val di Taro 90, Asiago 98; solo per citare alcuni al di sotto dei 100 nati, e mi chiedo: di questi 84 punti nascita, tutti a rischio per mamma e neonato, quanti, ad oggi, sono stati chiusi e quanti invece hanno ottenuto la deroga? Ma torniamo a noi molisani. Per completezza va detto che anche il Cardarelli di Campobasso, dove c’è il punto nascita di secondo livello regionale, è a rischio perché ci sono meno nati della soglia prevista per tale strutture che e pari a 1000; senza voler aggiungere che per questa estate, dovendo garantire le ferie estive al personale come prevede il CCNL, si avrà una neonatologia non pienamente efficiente per mancanza, anche lì, di medici; per cui potrà rendersi necessario traferire le gravide pretermine fuori regione. Come dovrà fare anche Isernia".
A questo punto si pone una domanda: quale punto nascita del Molise è sicuro? "Lungi da me aprire una guerra tra poveri o fare dello sterile campanilismo, ma sinceramente e con il coinvolgimento e la passione che mi appartengono, mi domando se in questa Regione si può continuare a nascere (e farlo in sicurezza) o solo a morire? Sì morire, perché mi viene spontaneo fare questa considerazione: da oggi, 1 luglio a Termoli non è più consentito ricoverare le gravide ma resta attivo, oltre alla ginecologia e agli ambulatori, il pronto soccorso ostetrico, cosa che ha reso sgomenti tanti esperti del settore. Si è mai chiesto qualcuno cosa potrebbe capitare ad una donna che si reca al pronto soccorso in fase avanzata di travaglio o con un distacco di placenta (ultimo caso poco più di un mese fa) o con una sofferenza fetale acuta? Non potendo essere ricoverata e non avendo il servizio di elisoccorso, deve essere caricata su un'ambulanza con destinazione, a proposito, quale destinazione? Campobasso già mette le mani avanti prevedendo che scoppierà, Vasto ancora di più, visto che la popolazione nel periodo estivo raddoppia o triplica. Allora non resta che telefonare a San Severo, Chieti, Foggia, Pescara, San Giovanni Rotondo, e sperare di trovare disponibilità di posto letto in uno di questi centri. Ma nel frattempo alla povera malcapitata, che non può avere la dovuta assistenza a Termoli e deve attendere tempi incerti per avere le dovute cure, cosa potrebbe succedere? E al malcapitato ginecologo di turno cosa potrebbe succedere? Beh, molto meno, solo una denuncia! E parliamo di mancata sicurezza per meno di 500 parti? Questa è la vera mancanza di sicurezza! Dobbiamo essere concreti e riflettere! Non voglio fare allarmismo, sono solo realista. Forse si doveva chiedere anni fa una deroga alla Balduzzi, come fece la Basilicata, vista la nostra piccola realtà e il graduale ma costante spopolamento. Non si può ragionare nel Molise con gli stessi parametri validi per le altre Regioni. Ma non è tempo di disquisire sul fatto o non fatto, o di attribuire colpe; urge pensare al futuro! Vogliamo fornire un servizio imprescindibile alle donne molisane, sancito per altro dalla costituzione? A mio modesto parere - ha aggiunto - credo che uno spiraglio ci possa essere per rendere sicuri tutti e tre i punti nascita molisani. Approfittiamo del Decreto Calabria, non facciamoci scappare anche questa occasione perché il vero problema e la carenza di pediatri e ginecologi che non sono attratti dalla nostra realtà in quanto sarebbero costretti ad enormi sacrifici se l’organico non si completasse. Termoli, che è “un porto di mare”, in questi ultimi anni lo è stato anche per ginecologi e pediatri che sono approdati, hanno riempito la cambusa e sono ripartiti per lidi migliori perché più comodi e sicuri. Voglio infine sottolineare - ha concluso Molinari - che il provvedimento della dirigenza ASReM cita “temporanea sospensione del ricoveri”. Chi vuole intendere intenda e si renda partecipe fattivamente di una rinascita".