SanitĂ . Ortis boccia l'idea di ospedale unico. Cefaratti attacca Di Marzio: "Il mea culpa dovrebbero farselo tutti"

Da lunedì 8 luglio entra in vigore il decreto di chiusura del punto nascita dell'ospedale San Timoteo di Termoli e dopo la protesta davanti al nosocomio della cittadina adriatica i sindaci dei comuni del basso Molise non sono rimasti a guardare. Tredici primi cittadini infatti insieme ad alcune donne in stato di gravidanza hanno dato mandato agli avvocati Massimo Romano e Vincenzo Iacovino di depositare il ricorso al Tar contro il decreto  della struttura commissariale che ha disposto la chiusura del reparto dell'ospedale San Timoteo.

La richiesta di sospensiva del decreto si basa sul mancato rispetto del dettato costituzionale, sull'assunzione della decisione senza che la struttura commissariale si sia confrontata con gli Enti locali, sui tempi in cui è stato emanato il decreto e quindi un periodo in cui la zona del basso Molise è più popolosa con l'arrivo dei turisti e con l'unica strada di collegamento, la Bifernina, che collega la costa con il capoluogo di regione, strada tra l'altro interessata fino al prossimo settembre da lavori di manutenzione e che rallentano i tempi di percorrenza.

Nelle prossime ore i giudici potrebbero pronunciarsi sulla questione, ma intanto continuano le prese di posizione in merito alla chiusura. 

Il portavoce al Senato del MoVimento 5 Stelle Fabrizio Ortis boccia l'idea di un ospedale unico in Molise sostenendo che "è solo un modello ideale, non applicabile all’attuale condizione infrastrutturale del Molise. Il nuovo Piano Operativo Sanitario - aggiunge - deve prevedere un modello hub and spoke con al centro Campobasso e i due ospedali di Isernia e Termoli;  inoltre, bisognerà garantire alle comunità di Larino, Venafro e Agnone quelle strutture sanitarie attorno alle quali è possibile mantenere quel senso di comunità che noi, come Movimento 5 Stelle, abbiamo sempre considerato essenziale per la qualità della vita di tutti i cittadini”.

Il Consigliere regionale Gianluca Cefaratti, in seguito alle dichiarazioni del senatore Luigi Di Marzio, il quale sostiene "siamo 300mila abitanti ci toccherebbe mezzo ospedale" ha commentato che non si può ragionare solo in termini numerici. "I numeri - ha detto - vanno letti interpretati e va trovata una soluzione ai numeri. Se restiamo semplicemente a una considerazione di carattere demografico e numerico non andiamo da nessuna parte. La popolazione in Molise è sparsa su un territorio di 4.400 km quadrati ed è una popolazione molto anziana e secondo me le considerazioni del senatore non dovrebbero essere di chi va a difendere in sede istituzionale il Molise e i molisani".

In merito alla chiusura del punto nascita di Termoli Cefaratti sostiene che un mea culpa dovrebbero farselo tutti, "anche quelle donne e quelle famiglie che scelgono di andare a partorire altrove. Ci sono dei poli che attraggono la 'clientela' e sarebbe auspicabile che professionalità di origine molisana che lavorano altrove e che in qualche maniera possono essere utile a questa terra tornino qui. Il problema è che anche se ci fosse la possibilità di implementare le professionalità nelle nostre strutture c'è di fatto che nelle strutture molisane non vogliono venire. Probabilmente perché siamo poco attrattivi non solo per una carenza di strutture ma anche in termini economici"

Secondo Cefaratti se si vuole essere attrattivi si devono portare in Molise vere e proprie eccellenze e "non dobbiamo aver paura - ha detto - di portare delle eccellenze credendo di scontentare altri medici. Abbiamo un'emergenza e tutti dobbiamo fare il nostro dovere e non dobbiamo aver paura dell'altro. Mi sembra di aver capito - ha commentato ancora Cefaratti - che in questi anni al di là che in Molise ci fossero carenze strutturali, in realtà le carenze sono state determinate anche dalle gelosie tra professionalità che non dovrebbero esistere in un periodo di emergenza come quello che stiamo affrontando".