#ludostorie_Molise Pride 2019: le battaglie di Nadia Girardi e l'amicizia con Vladimir Luxuria

Tosta e sfacciata. Sorridente e disponibile. Libera come poche lo sono. La sua presenza alla prima edizione del Molise Pride, con trucco e parrucco da far invidia ai più esperti in tema, di certo non è passata inosservata. In molti, dopo averla vista sul carro di Arcigay Molise, hanno commentato con stupore da vendere: “Mamma mia”. Ecco, “mamma mia, Nadia Girardi, che femmina”.

Nata a Potenza nel 1970, sua madre desiderava una femminuccia mentre il padre un maschietto e lei, ironizza, “ha accontentato entrambi”.  

“Alle elementari –racconta- nell’ora della ricreazione mi sdoppiavo: facevo finta di essere la presentatrice del Festival di Sanremo. Con i fogli dei quaderni realizzavo il seno e lo specchio era la telecamera. Quindi,  mi è piaciuto esibirmi fin da piccola. Ho chiesto di indossare il grembiulino bianco delle bambine e non quello blu dei maschietti. In quel periodo mi divertivo. Le scuole medie, invece, sono state meno belle: i bambini a quell’età possono essere cattivi. Per fortuna, ho avuto degli insegnanti che mi hanno sostenuta e capita. A differenza delle elementari, dove il maestro non ha seguito in egual modo tutta la classe, ho avuto anche un ottimo rendimento scolastico. È chiaro, dunque, che, nonostante i miei organi genitali, mi sono sempre sentita femmina. Giocavo con le bambine e con giochi da bambina, avevo un bellissimo rapporto con mia nonna. Così, pian piano ho capito la mia identità fino a quando è iniziato il percorso verso la metamorfosi”.

Un percorso che ha condotto Nadia ad essere non solo una donna trans ma anche una pioniera di numerose battaglie in tema lgbt+. È stata lei l’ideatrice del Primo Potenza Pride con lo slogan la “Potenza dell’amore” e, dove c’è bisogno, la sua presenza non manca mai.

 “Sono stata presidentessa di Arcigay Bsilicata. Il 20 luglio sarò al Matera Pride: un appuntamento bello e che assume un significato ancora più forte dato che, nel 2019, Matera è capitale europea della cultura. Sfilerò insieme alle ragazze dell’Associazione RiSvolta, compagne di  tante battaglie. Mi sarebbe piaciuto tornare al Molise Pride ma non riesco. Lo scorso anno, insieme ad Ivana Tram, abbiamo avuto tanto successo. Faccio un grande in bocca al lupo a Luce Visco che, insieme agli altri di Arcigay Molise e a Francesco Angeli di Arcigay Roma ma campobassano, ha saputo organizzare molto bene la manifestazione. Ho trovato Campobasso una bella piazza e ho provato una grande emozione. C’è stata una bella accoglienza, sono stata davvero molto bene. Quest’anno, ci sarò con il cuore”.

Insieme a Nadia, lo scorso anno a Campobasso, anche Vladimir Luxuria.

“L’amicizia con quella pazza di Vladimir –ride mentre lo dice, ndr- nasce nel 2012 attraverso un Pride. Sono responsabile dei suoi social insieme a Vincenzo De Leonardis che è un mio collaboratore”.

Nadia, tuttavia, sa meglio di chiunque altro che ancora bisogna lottare e che c’è ancora tanta strada da percorrere.

“Dobbiamo fare i Pride, dobbiamo ancora lottare e dobbiamo essere in tanti. La Legge sulle Unioni Civili è stata approvata grazie a Monica Cirinnà ma lo stesso non si può dire per quella contro l’omotransfobia che, in Molise, è stata chiesta anche a livello regionale. Le violenze ci sono ancora, noi non cerchiamo nulla di straordinario ma vogliamo solamente far valere i nostri diritti”.

L’ultimo appello, poi, Nadia lo rivolge ai giovani.

“Le cose sono diverse dal passato, io avevo 20 anni nel 1990. Ora c’è più informazione, ci sono più dibattiti. In tanti si raccontano. La prima cosa è dirlo ai genitori. I genitori di oggi, rispetto a quelli del passato, hanno una conoscenza diversa. L’importante è avere vicino la famiglia.  Attualmente, non penso ci siano genitori che non possono accettare un figlio gay, lesbica… Non bisogna mai reprimere la propria natura, non bisogna chiudersi ma andare sempre avanti”.