#ludostorie_Ospiti Molise Pride: Pietro Turano dall'attivismo lgbt+ alla carriera di attore

Qui lo scrivo e qui lo nego: Pietro Turano mi è simpatico da sempre. Nel senso che mi è simpatico da ancora prima di intervistarlo, da ancora prima di avere il suo numero, da ancora prima di vedere una sua foto. Mi è simpatico, anche se utilizza il telefono con la stessa rarità con cui una nonna utilizza la ceretta. Mi è simpatico perché è nato nel 1997, proprio come me. Anche se, i suoi 22 anni, sono ben più ricchi dei miei. Nel 2015 il primo ruolo da protagonista nel corto “Il re della collina“ e la partecipazione al documentario “Tutti Fuori“ di Massimo Latini, presentato al Festival di Torino. Il 2016 è l’anno del primo debutto teatrale insieme a Dante Antonelli, con cui sarà nuovamente in scena questo Ottobre nella cornice di RomaEuropa Festival per “Atto di Adorazione“. Dal 2018 è Filippo Sava nel cast di SKAM, remake dell’omonima serie norvegese e fra le serie italiane più amate nel mondo. Parallelamente alla carriera di attore, Pietro è un attivista impegnato per i diritti lgbt+ in qualità di consigliere nazionale Arcigay e componente del direttivo di Arcigay Roma dove si occupa prevalentemente di giovani, scuole e università, salute e relazioni internazionali. Inoltre è parte dello Staff di Gay Center, Gay Help Line, Lazio Pride e sarà tra gli ospiti del Molise Pride 2019 che si terrà oggi, sabato 27 luglio.

Quando è iniziato l’attivismo? “Dopo un atto di omofobia. Al Liceo, ero rappresentate di istituto e ho subito un atto di bullismo. In quell’occasione, alcune associazioni mi hanno dimostrato la loro vicinanza e, così, ho iniziato. Sono consapevole del fatto che i giovani lgbt+ difficilmente si sentono rappresentati e che difficilmente sentono di avere dei punti di riferimento. Ho trasformato una cosa negativa in forza positiva, da stimolo”. 

Sei giovanissimo, è raro trovare tuoi coetanei impegnati in prima linea nella lotta lgbt+? “Sì. O meglio, non è scontato che un giovane si renda conto subito della propria natura. Da questo punto di vista, sono stato fortunato: poco dopo essermi posto delle domande, ne ho parlato con i miei genitori. Sapevo che potevo farlo e, anche se ho vissuto il mio periodaccio, sono cresciuto in un contesto sereno”.

Sei mai stato a Campobasso? “No, in Molise sì. Sono stato diverse volte ad Isernia, c’erano degli amici di famiglia”.

Come immagini il Molise Pride? “L’ho seguito dalla nascita, anche se lo scorso anno non sono riuscito ad esserci. Non vedo l’ora che diventi reale. Attualmente, mi interessano di più i Pride di provincia perché sono quelli che fanno la differenza. Credo che siano caratterizzati da un vero spirito di liberazione e chi si impegna, con donazioni e sponsor, è mosso da un vero spirito genuino”. 

Il tuo Pride più bello? “L’Europride a Roma del 2011”. 

Qual è l’appello che desideri lanciare ai giovani? “Non possiamo ignorare che sia molto forte la marginalizzazione delle persone lgbt+ tanto più dei giovani che, magari, non sono dichiarati e non vivono le condizioni per poter fare coming out. Consapevole di questo, quindi, è importante che i giovani lgbt+ sappiano che non sono soli e sole. C’è un’intera comunità di persone che vivono qualcosa con loro, pronte ad ascoltare ed essere presenti. Possono trovare sul territorio di appartenenza delle realtà a cui affacciarsi in modo che il loro percorso sia più sereno. Per quanto riguarda il Molise, c’è un bellissimo gruppo che è quello di Arcigay Molise (https://www.arcigay.it/molise/#.XTrEjvIza00)”.