2 agosto 1980 - 2 agosto 2019, la strage di Bologna: il giorno del ricordo

(fonte foto Mediterraneo Cronaca)
di Miriam Iacovantuono
 
"[...]Il 2 agosto del 1980 era un sabato, il primo sabato del mese. Il giorno precedente tutte le fabbriche avevano chiuso i battenti, iniziavano per la maggior parte degli italiani le vacanze[...] Quella mattina la stazione di Bologna era particolarmente gremita. Fuori, sul piazzale, un grande via vai di macchine che scaricavano famiglie e valigie, giovani con zaini stracolmi, baci e abbracci[...] Il rumore in stazione è assordante. La voce della gente, le urla dei bambini, i treni che vanno e vengono, il fischio del capotreno e l'altoparlante che in continuazione annuncia, con la solita cantilena, il ritardo dei convogli[...] Alle 10 e 25 una valigia lasciata nella sala d'aspetto di seconda classe, contenente venti chilogrammi di esplosivo militare gelatinato Coupound B, una miscela composta da nitroglicerina, nitrato, nitroglicol, solfato di bario, tritolo e T4 con temporizzatore chimico costruito in modo artigianale usato come innesco, esplode sbriciolando la sala d'aspetto, sfondando quella di prima classe, sventrando due vagoni del treno Ancona-Basilea come il bar ristorante[...] La nuvola di polvere sottile ha invaso il piazzale[...] Le lancette dell'orologio sono ferme sui numeri romani: le 10 e 25. Un attimo, e molti destini si sono compiuti". Così Enzo Biagi nel capitolo '25 anni dalla strage du Bologna: il terrorismo protetto' del libro 'Quello che non si doveva dire', descrive minuziosamente quello che è stato il più grave atto terroristico avvenuto nel Paese nel secondo dopoguerra, da molti indicato come uno degli ultimi atti della strategia della tensione tipica dei cosiddetti anni di piombo.
Oggi è il giorno del ricordo di un avvenimento diventato parte integrante della storia del nostro Paese che ha visto la morte di 85 persone e il ferimento di altre 200, un episodio che ancora però ha molti lati oscuri, e molte zone d'ombra. "Le istituzioni - ha dichiarato Sergio Mattarella nel giorno della commemorazione - grazie all'opera meritoria dei suoi uomini, sono riuscite a definire una verità giudiziaria, giungendo alla condanna degli esecutori e portando alla luce la matrice neofascista dei terroristi. L'impegno profuso non è riuscito, tuttavia, a eliminare le zone d'ombra che persistono sugli ideatori dell'attentato. È una verità che dovrà essere interamente conquistata, per rendere completa l'affermazione della giustizia".
A 39 anni di distanza si cerca ancora una verità che non ripaga e non cancella il dolore indelebile di chi ha visto morire un proprio familiare. Vite spezzate, sogni interrotti per un perché che non trova fondamento, con lo stesso interrogativo senza senso, che si può nascondere dietro qualsiasi altra strage, dietro qualsiasi altro gesto di violenza, dietro l'uccisione di un Carabiniere per mano di uno studente americano o dietro i sassi che vengono lanciati contro migranti che vanno a lavoro in bicicletta.
Violenza che non trova confine quando gli autori, i mandanti sono persone senza scrupoli, così come lo sono stati i mandanti e gli autori delle innumerevoli stragi di Stato, così come lo sono coloro che si scagliano contro l'altro con aggressione. Partire da ciò che è stato e costruire un futuro migliore per coloro che verranno, per le future generazioni. Abbiamo dunque una responsabilità in questo, raccontare ciò che è stato per evitare che succeda di nuovo e che odio e intolleranza dilaghino nella comunità che ci accingiamo a lasciare a chi verrà dopo di noi, gli stessi che dovrebbero riuscire a costruire una società civile migliore dove possano essere riconosciti i diritti di ognuno e dove umanità e uguaglianza facciano da padrone.
Ma da dove partire? Probabilmente dal prendere coscienza che nessuno è migliore dell'altro, e che nessuno è superiore all'altro. Dalla politica alla società civile, dalla scuola alla famiglia, dal posto di lavoro al gruppo di amici, educhiamoci al rispetto.