Limosano. Stasera la presentazione del libro "Un povero Cristo" di Michele Tanno

Questa sera, alle 19.00, a Limosano, su iniziativa della Pro-Loco, sarà presentato il libro dell’agronomo Michele Tanno "Un povero Cristo".  L’autore, spinto da un senso di giustizia verso una persona fragile, oltre che estremamente povera, nata, vissuta e morta in condizioni di sofferenza al punto da finire buttata in una fossa comune nel cimitero di Campobasso, per insensibilità delle comunità di appartenenza giunta fino a non occuparsi nemmeno della sua sepoltura. Michele Tanno ha ripercorso le tappe che si snodano dal 1898 al 1977 soffermandosi sullo spaccato sociale di un Molise alle prese con un isolamento atavico, e dominato da una borghesia parassitaria che si accaniva con i deboli lustrando le scarpe dei potenti. Con una dovizia particolare ha ricostruito il vissuto quotidiano di questo “Povero Cristo”  e della sua famiglia all’interno delle dinamiche di inizio secolo che caratterizzavano l’abitato di San Biase, l’attività agricola del tempo, le ristrettezze estreme in cui sopravvivevano gran parte delle persone, l’emigrazione interpretata come fuga dalla miseria e lo stato di sottomissione delle classi sociali marginali verso i pochi che disponevano di pane, abiti, campi da coltivare o reddito professionale. Un quadro estremamente interessante in cui ci si imbatte nell’assenza di acquedotti, fognature, illuminazione, strade, scuole, marciapiedi, uffici postali, case degne di questo nome o di tutto ciò che distingue il medio evo dalla civiltà ed i servi della gleba dal sottoproletariato gramsciano.  Uomini che dormono insieme alle bestie in catapecchie infestate da pulci e topi in cui è arduo separare i destini delle persone da quelli degli animali, in periodi in cui la fame rappresentava un problema diffuso, specie nelle annate agrarie negative e l’impossibilità di studiare, di curarsi o semplicemente di mettersi un panno addosso o delle scarpe ai piedi era del tutto normale. In questo girone infernale dantesco i penultimi si scagliano contro gli ultimi scodinzolando ipocritamente verso i benestanti e non avendo alcuna percezione su chi fossero per davvero i potenti dell’epoca. Le invidie sociali sopperivano all’assenza di risposte ai problemi che si trascinavano irrisolti di generazione in generazione. Si litigava per un metro di terra, si andava a fare i servi per intere giornate di lavoro in cambio di qualche tozzo di pane e, in via del tutto eccezionale, di qualche centesimo, ci si difendeva aggredendo con le pietre, e se si avevano deficienze mentali o provenienze familiari problematiche si era condannati alla marginalità perenne e alla derisione sistematica. Scorrere le pagine di “Un povero Cristo” aiuta a conoscere la miseria d’animo e l’odio rancoroso di chi ha poco verso chi non ha nulla, gli arresti e processi a Trivento con la galera a Montagano, la sopravvivenza mangiando erba o scorze di patate o torsi di cavoli crudi, in un Molise che non è lontanissimo nel tempo visto che sostanzialmente si tratta della prima metà del Novecento. È meritorio che questa sera a Limosano una delle comunità maggiormente visitate dal “Povero Cristo” si ragioni insieme su vecchie e nuove povertà, pregiudizi, invidie sociali, spopolamento, rancori e flussi migratori. L’Associazione “Giuseppe Tedeschi” chiamata a intervenire per portare la propria esperienza concreta al fianco degli ultimi, esperienza maturata nell’attività promossa fin dal 2004 a testimonianza che è indispensabile non girare lo sguardo altrove al cospetto delle sofferenze del nostro tempo.