#ludostorie_addio a Toni Morrison: 88 anni di lotta contro il razzismo

Il suo vero nome era Chloe Anthony Wofford, nel 1993 è stata la prima donna afroamericana a ricevere il Nobel per la Letteratura ed è considerata tra i massimi rappresentanti della narrativa afroamericana degli ultimi cinquant'anni. Toni Morrison è morta lo scorso 5 agosto, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo della letteratura e non solo. Nata a Lorain, Ohio, da una famiglia nera della classe operaia originaria dell'Alabama, la scrittrice era la seconda di quattro fratelli e sin da giovanissima dimostrò il suo forte interesse per il mondo della letteratura. Ha studiato alla Howard University, dove si è laureata nel 1953 in Letteratura inglese, e alla Cornell University per poi proseguire con la carriera accademica. Il 1970 è l'anno del debutto come romanziera con "L'occhio più azzurro" (The Bluest Eye), dove racconta la storia di una bambina nera che desidera ardentemente assomigliare ai bianchi e vorrebbe avere gli occhi azzurri come Shirley Temple. Un romanzo che ottiene subito largo consenso di pubblico e di critica per il suo stile di spessore epico, per la poetica e per le descrizioni ricche ed espressive dell'America nera. Nel 1973, invece, arriva Sula, Il secondo romanzo. L'anno seguente cura e pubblica l'antologia The Black Book, raccogliendo numerosi documenti a testimonianza di 300 anni di storia afroamericana. È del 1977 il Canto di Salomone (Song of Solomon) con cui ottiene il National Book Critics Circle Award. Nel 1981 pubblica L'isola delle illusioni (Tar Baby) dove vengono messi in evidenza tutti i pericoli dell'alienazione della cultura nera negli anni ottanta. Nel 1987 pubblica Amatissima (Beloved), la storia di una schiava fuggiasca che preferisce uccidere la figlia per non farle vivere la schiavitù. Nel 1988, con Amatissima ottiene il premio Pulitzer. Poi, nel 1993, arriva il premio Nobel per la Letteratura. Apprezzata anche da Barack Obama, nel 2012 ha ricevuto la Medaglia della Libertà, la più alta onorificenza degli Stati Uniti. Ha continuato a scrivere fino al 2015, quando il suo editore ha pubblicato "Home". Così come ha scritto il giornalista Emanuele Trevi, "la morte di Toni Morrison fa pensare prima di tutto a un altro pezzo del 'mondo di ieri' che se ne va. Un pezzo preziosissimo sia per la forza con cui la scrittrice ha dato corpo ai fantasmi dell’identità afroamericana senza mai cadere nelle spire maleodoranti del politically correct, sia per l’ingegnosità del suo stile, che noi italiani abbiamo potuto apprezzare grazie all’ingegnosità complementare della sua traduttrice più fedele, Franca Cavagnoli". Lei, infatti, è riuscita a trasformare la lotta contro la discriminazione in letteratura, lo studio degli effetti e delle cause del razzismo in un’inedita e indimenticabile analisi dell’essere umano. “Quando ho iniziato - aveva dichiarato in una recente intervista all’Observer a proposito della sua vocazione e delle sue preoccupazioni - c’era una sola cosa di cui volevo scrivere, e cioè la vera devastazione che provoca il razzismo sulle persone più vulnerabili, sull’unità più indifesa della società, la donna nera e il suo bambino". E a noi, ora più che mai, spetta far tesoro dei suoi scritti.