A Cantalupo l'integrazione parte dai bambini: un Campus estivo per andare oltre le barriere

A Cantalupo nel Sannio l’integrazione parte dai bambini ed è così che, dal 5 al 30 agosto si è svolto il Campus estivo 'L’arca di Noè', organizzato dal Comune e dallo S.P.R.A.R. 'Oltre l’accoglienza'.
“Il nome dato all’iniziativa – spiega Annalisa Carrelli, psicologa dello S.P.R.A.R. - è particolarmente significativo. Ci piaceva il concetto della barca dove sono stati accolti tutti i tipi di animali. Sembrava bello come simbolo. A partecipare, infatti, sono stati non solo i bambini dello S.P.R.A.R.  ma anche quelli residenti nel paese. Per quanto riguarda le attività organizzate, si è passati dallo sport ai laboratori, senza mai tralasciare il tema della multiculturalità”.
Una settimana, quella che si concluderà venerdì 30 agosto con una festa aperta a tutti, che ha funto anche da sostegno per le mamme ospitate nella struttura.
“Lo S.P.R.A.R.  di Cantalupo accoglie donne e donne con bambini. Attualmente, ci sono sette mamme, sette bambini e una ragazza senza figli. Diciamo che la struttura è piena perché può ospitare massimo 15 persone. Le ragazze sono tutte nigeriane e hanno dai 20 ai 35 anni. Per loro, dato che sono delle ragazze madri, è ancora più difficile cercare un lavoro. L’asilo, i Campus rappresentano anche un modo per  avere più tempo libero  in vista di un eventuale inserimento lavorativo”.
Ad accompagnare le donne nel loro percorso, oltre all’équipe multidisciplinare che lavora nello S.P.R.A.R., c’è un gruppo di associazioni che operano sul territorio molisano e che saranno presenti per la festa di fine Campus. A fungere da cornice, poi, sarà la mostra fotografica 'Out of the box' con gli scatti realizzati da Marisa Pia Boscia, Simone Di Niro, Carmine Marinaro, Silvano Mastrolonardo e Lello Muzio. L’esposizione è un invito alla riflessione sul tema scottante dell’immigrazione. Gli autori delle foto, con la loro diversa sensibilità, pongono un quesito noto: “Abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli?”. Da ciò il titolo della mostra che ha una duplice accezione: quella negativa, data dalla traduzione letterale dei termini; quella positiva che, richiamando l’espressione think outside the box”, è un augurio a pensare fuori dai percorsi abituali, a non chiudere la mente ed il cuore.  Quindi, le scatole, da contenitori banali di oggetti, sono state concepite come raccoglitori di speranza. Racchiudono frammenti di vita e di relazione e rappresentano la possibilità di andare oltre sterili polemiche, mettendo a fuoco un barlume di quell’ umanità che stiamo perdendo.

Photo Gallery Cantalupo, Campus estivo dell'integrazione