Occupazione, scende dopo un periodo roseo e a rimanerne fuori sempre la generazione dei quarantenni

(fonte foto 'Il Messaggero')

Torna a salire il tasso di disoccupazione in Italia e raggiunge il 9,9%. Primo dato negativo del 2019 quando da luglio il numero di occupati scende di 18mila unità e in un mese l'Istat ha registrato 28mila persone in più in cerca di un impiego.

Come si legge in un articolo de ‘Il sole 24 ore’, a firma di Claudio Tucci il calo è legato, quasi interamente, al crollo dei dipendenti a tempo indeterminato (-44mila unità), compensato, ma solo in parte, dal ritorno al segno più degli autonomi,  e partite Iva, cresciuti, sempre in un mese, di 28mila posizioni.

Anche se in un anno i dati disegnano roseo il quadro nell’ambito dell’occupazione, quelli relativi all’ultimo mese evidenziano che ad essere colpiti maggiormente dal tasso di disoccupazione a causa di processi di riorganizzazione o ristrutturazione aziendale è la fascia centrale della forza lavoro, i 35 - 49enni, quella categoria che in un solo mese ha perso 45mila occupati.

Una intera generazione distante oltre 10 anni dal periodo della formazione e ancora più distante dal periodo della pensione. Una generazione che vive ormai ai margini della scena socio-economica e che è ben consapevole di non essere più considerata giovane, ma al tempo stesso di non aver necessariamente maturato un’esperienza tale da poter essere considerata tra le figure più anziane per la propria occupazione.

Una generazione figlia di quella che tra il 1970 e il 1980 ha creato il concetto di crescita economica e di quella generazione, forte del boom economico ce l’ha fatta. I quarantenni di oggi, ancora troppi fuori dal mondo del lavoro, che a fatica arrivano a fine mese e che non riescono ad immaginare un futuro solido, sono quella generazione che si è fatta attrarre dalla possibilità di intraprendere la carriera universitaria. Attratti dunque da una università che li ha accolti in massa - mai così tanti iscritti rispetto al passato – e in massa li ha lasciati fuori dal mondo lavorativo.

Il Governo, si ostina a non considerare con la giusta serietà la questione e non si accorge che il vero male del mondo del lavoro viene proprio da questa fascia di cittadini. La loro disoccupazione è quella che pesa realmente sullo sviluppo economico dello Stato. Infatti, è in questa fascia d’età che si costituiscono i nuovi gruppi familiari, dunque si incrementano le nascite, l’acquisto di prime case ed i consumi. Se questa generazione viene lasciata in balia della crisi, senza predisporre efficienti strumenti di collocamento agevolato, sarà difficile per l’Italia uscire dalla difficoltà.

  Miriam Iacovantuono