Arrestato Antonello Nicosia: collaboratore della deputata molisana Occhionero. (Video intercettazioni)

Antonello Nicosia ha accompagnato la deputata molisana Giuseppina Occhionero (ex Liberi e Uguali e di recente passata a Italia Viva che risulta estranea alla vicenda) in alcune ispezioni all’interno delle carceri siciliane: durante quelle visite i boss avrebbero affidato all’assistente della parlamentare dei messaggi da recapitare all’esterno.

L' On. Occhionero non risulta indagata, lo spregiudicato collaboratore avrebbe agito a sua insaputa, ma sono tante le cose ancora da chiarire in questa storia che ha contorni molto più ampi, questa mattina il nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo e i colleghi di Sciacca hanno arrestato altre quattro persone.

Antonello Nicosia, 48 anni, originario di Sciacca, è stato eletto nel Comitato Nazionale dal XVII Congresso di Radicali Italiani. Ma è anche assistente parlamentare giuridico-psicopedagogico alla Camera dei deputati, in particolare di Giuseppina Occhionero. Secondo l’accusa aveva una doppia vita, pubblicamente parlava di legalità e diritti dei detenuti, poi invece avrebbe aiutato i detenuti a fare uscire dal carcere dei messaggi alle famiglie mafiose.

altre intercettazioni

Per i pm sarebbe vicino all’ala di Cosa nostra che fa riferimento al boss latitante Matteo Messina Denaro. Nel curriculum allegato al sito dell’Oidu elenca esperienze nella formazione professionale in particolare nella progettazione di corsi per svantaggiati sociali e disoccupati. Sempre nel curriculum si dice “assistente parlamentare” e “docente a contratto nella scuola pubblica come esperto nei corsi PON”. Nel 2011 è stato coordinatore del progetto “La Tavola Multiculturale” attività a favore della formazione e dell’integrazione degli immigrati. Nicosia indica tra i suoi titoli quello di ricercatore presso l’Invalsi, Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, e quello di insegnante di Storia della mafia nell’Università della California.

Nelle conversazioni intercettate l’esponente radicale sottolineava il vantaggio di entrare negli istituti di pena insieme alla deputata in quanto questo genere di visite non erano soggette a permessi. Nicosia, secondo i magistrati, non si sarebbe limitato a fare da tramite tra i detenuti e le cosche, ma avrebbe gestito business in società col boss di Sciacca Dimino, con cui si incontrava abitualmente, fatto affari coi clan americani e riciclato denaro sporco. Da alcune intercettazioni emergerebbero anche progetti di omicidi. L’inchiesta, condotta da Ros e Gico, è coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai pm Gery Ferrara e Francesca Dessì. Parlando al telefono, Nicosia dava giudizi sprezzanti su Giovanni Falcone, giudice ucciso dalla mafia a Capaci nel 1992: la sua morte veniva definita “incidente sul lavoro” e diceva che “da quando era andato al ministero della Giustizia più che il magistrato faceva il politico”.