Concorsi alla Regione, i precari della Protezione Civile annunciato ricorso al Tar

Il Comitato precari sisma Molise apprende con sconcerto e disapprova in toto la risposta scritta (prot. di partenza 121531) del Presidente Toma all’interrogazione orale a firma dei consiglieri Primiani, De Chirico, Fontana, Greco, Manzo, avente ad oggetto la mancata applicazione dell’art. 20 del dlgs 75/2017 ovvero la cosiddetta stabilizzazione del personale precario degli enti strumentali della Regione Molise: "Toma, cosi’ sicuro della corretta applicazione di una legge dello stato da parte della sua giunta, mette per iscritto testualmente:

  1. l’Amministrazione non può - almeno allo stato - procedere alla c.d. stabilizzazione dei precari in quanto i rapporti di natura autonoma, nella forma della collaborazione coordinata e continuativa, attivati con la Regione sono tutti finanziati con fondi dedicati (nazionali e/o europei). Pertanto, una volta conclusi i progetti, i fondi da cui gli stessi sono finanziati, si esauriscono, in uno con la funzione di assistenza tecnica cui le risorse stesse si riferiscono. Questa è una sonora bugia in quanto, seppure alcuni di noi abbiano lavorato come co.co.co e siano per questo esclusi dall’applicazione della legge, la maggior parte ha prestato la propria opera per oltre un decennio con rapporti di lavoro di natura subordinata a tempo determinato. 

  2.  le disposizioni di cui all’art. 20 del Dlgs 75/2017 non costituiscono un “diritto alla stabilizzazione”. E questo concetto è fuor di dubbio, infatti se un’amministrazione non ha disponibilità economiche, non puo’ certo ricorrere alla stabilizzazione del personale precario, con il rischio di andare incontro al dissesto finanziario (come puo’ facilmente succedere nei piccoli comuni ad esempio). Ma il legislatore ha usato la logica nella stesura della legge: se ti occorre personale e non hai le risorse non stabilizzi, ma di conseguenza non assumi nemmeno tramite concorso; se hai le risorse, stabilizzi prima tutti coloro i quali hanno i requisiti e poi bandisci i concorsi. E qui siamo di fronte ad una chiara mistificazione della realtà da parte del Presidente Toma.

  3. Il numero dei soggetti da stabilizzare, continua Toma nella sua risposta scritta, è di gran lunga superiore alle esigenze della Regione in materia di personale, per cui, è la chiosa, non stabilizzo nessuno per non subire accuse di arbitrarietà.

E siamo alla terza fandonia: innanzitutto coloro i quali vantino tutti e 3 i requisiti previsti dall’art. 20 (almeno 8 anni di servizio, concorso vinto e presenza in servizio alla data di entrata in vigore del decreto) sono al massimo 60/70 professionisti e non le centinaia presenti nell’elenco approvato con determinazione n. 68/2019 e volontariamente “gonfiato ad arte”. Ma in ogni caso se anche fossero in sovrannumero rispetto alle esigenze della regione, basterebbe fare una oggettiva graduatoria rispetto ai mesi di servizio prestato e altri criteri non arbitrari e scorrere la graduatoria man mano che si verificano esigenze di personale per i prossimi anni (ricordiamo lo sblocco del turn over al 100% e i numerosi pensionamenti in atto e da venire per quota 100 e non solo). In definitiva appare chiara la volontà da parte dell’amministrazione regionale di non procedere all’applicazione di una legge dello stato, al fine di poter svolgere i soliti concorsi per continuare a dispensare a destra e a manca favori ad amici e parenti e continuare la fallimentare politica di impoverimento, sfascio ed annientamento della realtà socio-economica della regione ma noi non demordiamo ed andiamo avanti per far si che il concetto di giustizia sia ancora qualcosa di concreto e non solo da studiare sui banchi di scuola o leggere in un’asettica aula di tribunale il TAR vi aspetta!.