Legge di Bilancio 2020. Via libera all'emendamento salva graduatorie?

La prossima Legge di Bilancio potrebbe abrogare la norma, introdotta dal precedente Governo - che ha bloccato lo scorrimento delle graduatorie relative ai concorsi pubblici a far data dal 1° gennaio 2019 - ripristinando così la disciplina in vigore sino al 31.12.2018. In sostanza, ai sensi dell'art. 1, comma 361, della legge di Bilancio 2019, dal 1° gennaio di quest’anno alle amministrazioni pubbliche è stato impedito di attingere personale attingendo alle graduatorie di merito formate da candidati non vincitori, che peraltro hanno superato tutte le prove della selezione pubblica. Tale norma, la cui genesi è da rinvenire probabilmente nell'intenzione del precedente Governo di varare i cosiddetti “concorsoni” unici (mai banditi, anche a causa dello scioglimento del Governo Conte 1), ha finito per provocare danni ingenti sia alle amministrazioni pubbliche sia ai tanti aspiranti, prevalentemente giovani, che speravano di poter accedere ai ruoli della P.A. entro i 3 anni dal concorso (tanto durano le graduatorie per legge). La norma introdotta ha comportato, pertanto, che le PP.AA. si trovino in una situazione paradossale dal momento che non possono attingere alle graduatorie vigenti e sono così costrette a maggiori spese per bandire ulteriori concorsi.

Pubblichiamo, a tale riguardo, la seguente nota a firma del gruppo "Idonei 2019", sottolineando che la Commissione Bilancio del Senato si riunirà oggi, 18 novembre.

"Con la precedente Legge di Bilancio, il governo giallo-verde introdusse una norma per disciplinare le graduatorie derivanti dai concorsi pubblici. In sostanza, dal 1° gennaio di quest’anno alle amministrazioni pubbliche, oltre assumere i vincitori, è stato impedito di attingere personale pescando dalle graduatorie di merito, formate da candidati non vincitori che però hanno superato tutte le prove della selezione pubblica. Tale norma, nata probabilmente perché il precedente Governo aveva in animo di varare i cosiddetti “concorsoni” unici (mai nati, anche perché il Conte I poi cadde), ha finito per provocare danni enormi sia alle amministrazioni pubbliche sia ai tanti aspiranti, soprattutto giovani, che speravano di poter finalmente accedere ai ruoli della P.A. entro 3 anni dal concorso (tanto durano le graduatorie per legge).
Nelle settimane scorse, grazie anche alla pressione fatta sull’attuale maggioranza di governo sia da parte di ANCI sia da parte di migliaia di Idonei organizzatisi in collettivo, dapprima la ministra Dadone, poi porzioni sempre più ampie della maggioranza, sono sembrati ben disposti ad accogliere le istanze di sindaci, amministratori, sindacati nel porre finalmente rimedio ai danni provocati dalla norma citata (il comma 361 dell’art. 1 della Legge di Bilancio 2019). Infatti, a causa del blocco degli scorrimenti, le amministrazioni pubbliche sono costrette a bandire concorsi di continuo, con aggravi sia in termini di spesa pubblica sia di tempi lunghi per far fronte a esigenze spesso imprevedibili, che sfuggono ai piani assunzionali.
Lo stesso sblocco del turnover, annunciato pochi giorni fa, sebbene cerchi di porre riparo a quanto prodotto da Quota 100, non è la misura idonea per riparare i danni prodotti dal famigerato comma 361.
È per questo che in questi giorni in Commissione Bilancio al Senato, che sta elaborando il testo della prossima Legge di Bilancio, sarà presentato un emendamento che finalmente abroghi e riformi la disciplina relativa allo scorrimento delle graduatorie pubbliche a partire dal 1° gennaio di quest’anno; la stessa ANCI nella sua audizione presso la Commissione Bilancio ha posto questa esigenza tra quelle maggiormente prioritarie, urgenti e indifferibili per gli Enti Locali che rappresenta.
C’è solo da sperare che la maggioranza di governo sia coesa e concorde nell’ammettere questo emendamento e far pervenire al voto delle Aule parlamentari un testo che contenga già la nuova norma.
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