Protesta sanitĂ  pubblica davanti Giunta Regionale, Stumpo: "E' un'indecenza non poter prendere visione del Piano Sanitario"

Nel giorno dalla manifestazione lanciata dai comitati per la sanità pubblica davanti alla sede della Giunta Regionale proviamo a delineare un quadro realistico di quello che secondo i nostri amministratori locali e nazionali dovrebbe essere il futuro del sistema sanitario pubblico. E' quanto dichiarato da Marcella Stumpo, di Termoli Bene Comune - Rete della Sinistra: "Partiamo dalla prima indecenza: nessuno, a quanto pare neanche i consiglieri regionali, ha finora potuto prendere visione del Piano Sanitario, nonostante le richieste incessanti e i tentativi regolarmente frustrati di incontrare commissari e responsabili vari. Vi sembra normale che i cittadini, la cui vita sarà inevitabilmente condizionata e pesantemente messa in difficoltà da questo tema, debbano ignorare tutto di quanto stabilito letteralmente sulla loro pelle? Appare chiaro che siamo tutti considerati meno di niente, un trascurabile dettaglio sulla strada delle decisioni prese nelle chiuse stanze del potere, un potenziale intralcio che va tenuto lontano perché non dia fastidio ai manovratori. Le voci, purtroppo attendibili e confermate dagli articoli apparsi in questi giorni sui media, parlano di smantellamento degli ospedali molisani, con l’esclusione forse del Cardarelli, il cui rapporto con la nuova Molise Gemelli SPA risulta però piuttosto complicato e non certo favorevole all’ente pubblico. Il San Timoteo, e così gli altri nosocomi molisani, appaiono destinati a rimanere tristi scatole vuote, come già accaduto a Larino, con reparti soppressi o inspiegabilmente spostati a Vasto (come se si trattasse di un trasferimento di poche centinaia di metri!). Già ora, del resto, a Termoli è di fatto impossibile usufruire della sanità pubblica, con il pronto soccorso al collasso, molti reparti già svuotati, analisi e prestazioni varie rinviate a tempi biblici. E mentre si continuano a tagliare i servizi essenziali non si riducono affatto gli sprechi, ed anzi vediamo ogni giorno aumentare il debito sanitario, la colpa non nostra che continuiamo a pagare tutti. Come Rete della Sinistra riteniamo inaccettabile questa distruzione del bene comune sanità pubblica, costruita a tavolino ed ora finalmente realizzata grazie all’incapacità (o ad un preciso calcolo politico) dei governi regionali di destra e di “sinistra”. Eppure, basta guardarsi un po’ di documenti per capire che lo sfacelo si può  e si deve evitare: noi abbiamo studiato i dati economici della Sanità Molisana, disponibili fino a novembre 2017; abbiamo confrontato prestazioni e presenza di grandi apparecchiature bio mediche (acceleratori lineari, tomografi, mammografi, sistemi robottizzati per chirurgia, sistemi TAC e PET), con quelle dell’ Umbria, delle Marche e del Veneto, accorgendoci per esempio (ma guarda un po’!) che il rapporto pubblico-privato per quanto riguarda appunto le grandi apparecchiature in Molise è estremamente sbilanciato a favore del privato, mentre nelle tre regioni considerate, e in genere in Italia, è esattamente l’opposto. Continuando a studiare, abbiamo individuato le aree di investimento minimo a breve termine (1-2 anni) della nostra Asrem, e il possibile recupero economico finanziario a medio termine (3-5 anni). Questo naturalmente a patto che si affronti finalmente il punto nodale del tracollo della sanità, ovvero la indecente sproporzione di risorse ingoiate dalla sanità privata rispetto a quelle riservate al pubblico. Fino a che non si realizzerà una totale ristrutturazione del rapporto pubblico- privato che sta strangolando i cittadini molisani, fino a che non si deciderà di revocare la convenzione regionale diretta con Neuromed e Cattolica, fino a che non si provvederà a recuperare il budget delle attività convenzionate, bloccando i rimborsi a piè di lista che drenano il 43% della spesa sanitaria; fino ad allora non potremo dire di avere diritti uguali ad altri italiani che hanno la fortuna di vivere dove la tutela della salute è ancora un diritto costituzionale. Chiediamo quindi a tutti i cittadini molisani, ed in particolare a quelli del Basso Molise e di Termoli, di fare sentire la propria voce oggi a Campobasso, e poi dovunque tutti i giorni, fino a che questo piano vergognoso non sarà ritirato.  Chiediamo a tutti i sindaci di indossare la fascia tricolore che sancisce il loro diritto-dovere di rappresentanza istituzionale e di svolgere fino in fondo il loro ruolo a Campobasso e a Roma. Di trovare la forza e l’indipendenza politica per esigere che il diritto alla salute in Molise sia rispettato e attuato esulando dal puro calcolo numerico astratto, tenendo in considerazione la situazione orografica, climatica e viaria della regione. Non possiamo accontentarci, da parte loro, di consigli comunali e regionali monotematici, e di generiche prese di posizione. Oggi è tempo di lotta: pacifica, ovviamente, ma non per questo meno decisa e forte. E’ tempo di resistenza contro l’assalto al bene comune primario, la salute, considerata unicamente come fonte di profitto aziendale. E’ tempo di esigere che non si decida per noi senza di noi, che si riprenda finalmente a considerare la salute un diritto universale e non un lusso per ricchi. E’ tempo, infine, di scendere in strada tutti insieme e non tornare a casa fino a quando non avremo ottenuto garanzie precise sulla sanità. Pubblica, sia chiaro; e basta".