Termoli. Sabato 23: presentazione libro "La Città Invisibile"

"Il sistema di accoglienza in Italia. Esperienze, resistenze, segregazione”

La maggior parte delle persone migranti presenti nei ghetti quali quelli di Rosarno o di Borgo Mezzanone sono fuoriusciti dal mondo dell'accoglienza; gran parte delle persone sfruttate e vittime di caporalato nella nostra regione sono persone ospiti nel sistema di accoglienza. Questo significa che c'è più di qualche falla nel come "accogliamo" richiedenti asilo e titolari di protezione. I Centri di Accoglienza Straordinari (CAS), da strutture temporanee ed emergenziali, sono diventati parte integrante del sistema, gli unici titolati ad ospitare i richiedenti asilo. Ai servizi spesso già scarsi offerti da queste strutture si è unito il taglio ai contributi a loro assegnati: la scarsa qualità del cibo, la mancanza di mediazione linguistica e culturale, l'inesistenza di percorsi di integrazione, l'impossibilità ad accedere ai corsi di italiano sono diventati la norma per i richiedenti asilo.

Mentre a noi italiani sempre più vengono sottoposti test di gradimento dei servizi di cui usufruiamo, nessuno interpella i migranti sulla qualità dell'accoglienza. Al contrario, se i migranti ospiti delle strutture protestano sono giudicati come violenti e rischiano di essere espulsi dalla struttura che li accoglie. Finiscono per diventare persone medicalizzate, assistite e infantilizzate.

Gli operatori dell’accoglienza spesso subiscono, al pari dei migranti, l’impostazione emergenziale e securitaria del sistema di accoglienza italiano. Si tratta di operatori i cui principali compiti quotidiani, sempre più spesso, sono: controllare, notificare, avvisare, compilare, distribuire, annotare, fotocopiare, scansionare. Sempre più piccoli burocrati statali, agenti di controllo, piuttosto che operatori di un cambiamento sociale.

Anche il sistema di accoglienza diffuso (SPRAR/ SIPROIMI) non è immune da tali limiti e contraddizioni: nato prima dentro processi di partecipazione attiva delle comunità, e costruito poi su un impianto teorico efficace e per certi versi virtuoso, ha finito per andare incontro a processi degenerativi. Anche quello territoriale e diffuso, insomma, è un sistema che ad oggi pare orientato a mantenere lo status quo dell’accoglienza, piuttosto che a promuovere i diritti del lavoro, i diritti sociali e di cittadinanza, la libertà di movimento delle persone. A queste carenze se ne aggiungono delle altre: basti pensare alle recenti indagini che vedono coinvolti, tra gli altri, uno SPRAR molisano ed anche l'ex responsabile dell'ufficio rendicontazione del servizio centrale.

È dentro questo sistema che sempre più segrega e dirige, controlla ed esclude, che maturano però esperienze di resistenza. Esistono infatti casi di accoglienza dal basso che promuovono solidarietà, lotta allo sfruttamento, partecipazione attiva dei beneficiari: il paradosso è che casi come questi (Riace, ad esempio, o l'ex canapificio di Caserta) vengono colpiti dalle nostre istituzioni.

Di questo e di molto altro parleremo sabato 23 novembre alle ore 18 presso i locali de La Città Invisibile, a Termoli in piazza Olimpia 1. All’interno del ciclo di incontri Tutta un’altra storia presenteremo il libro "Il sistema di accoglienza in Italia. Esperienze, resistenze, segregazione”, un libro il cui obiettivo è di mettere in evidenza i limiti di tale sistema, le forme di segregazione, ma anche i movimenti di resistenza. Un testo collettivo scritto da persone che hanno vissuto in tale sistema: mediatori, lavoratori, attivisti, avvocati e ricercatori.

Saranno presenti Vanna D'Ambrosio e Yasmine Accardo, due delle autrici del testo.