I 5 stelle traballano: Di Marzio non versa le quote, pronto a votare no alla manovra e andarsene

C’è da serrare i ranghi, per cominciare a capire come muoversi su due fronti, il territorio e i gruppi parlamentari. Tutti gli iscritti, parlamentari inclusi, hanno ricevuto una mail che annuncia la prossima elezione. Per candidarsi, bisognerà aspettare però le regole, che ancora non sono state scritte. Una, però, già, si sa: bisogna essere in regola con i rimborsi spese.
Tasto molto dolente nel Movimento, visto che sono decine i parlamentari che non hanno versato la loro quota destinata a Rousseau e i fondi previsti dagli annuali Italia a 5 Stelle di cui sembrerebbe ci sia anche il nostro Senatore Luigi Di Marzio. I molti solleciti sono andati a vuoto e così si prova a fare pressione usando l’unica arma al momento a disposizione: se volete una poltrona, o uno strapuntino, dovete essere in regola con i versamenti.
Sul sito rendiconto.it Di Marzio non versa il dovuto al Movimento dall’ottobre del 2018. Sullo stesso sito si può verificare che il Senatore Fabrizio Ortis è in regola con i versamenti, avendo saldato i conti al settembre 2019. Addirittura in anticipo il deputato Antonio Federico, che ha saldato tutto fino a novembre 2019. Se Di Marzio non verserà quanto gli chiede il Movimento sarà espulso e scatterà la procedura prevista dal contratto firmato prima della candidatura, che prevede il ricorso al tribunale civile per il pignoramento delle somme dovute
A Palazzo Madama sono sotto osservazione anche i tre senatori che hanno firmato per il referendum sul taglio dei parlamentari, materia identitaria del Movimento: sono Mario Giarrusso, Luigi Di Marzio e Gianni Marilotti. Il primo è apertamente in rotta con Di Maio e ora mette anche in dubbio il voto contro Salvini sull’autorizzazione: «Prima di decidere voglio leggere le carte». Di Marzio a lungo è rimasto incerto ed è stato ripreso per i capelli dal ministro Federico D’Incà, impedendogli (almeno per ora) il passaggio al Misto.