Campobasso. Stasera il seminario dal titolo "La comunitĂ  concreta di Adriano Olivetti" presso la Casa del Popolo

Oggi, 12 febbraio alle ore 18:00 a Casa del Popolo in via Gioberti, 20 a Campobasso il seminario dal titolo:  "Il ruolo, la forma e i caratteri del territorio della Comunità Concreta di Adriano Olivetti" Relaziona: Giuseppe Iglieri– ricercatore Università degli Studi del Molise Cosa significa oggi, attualizzando il pensiero e l’agire di Adriano Olivetti, proporre il paradigma della “comunità concreta” a fronte della scomposizione del lavoro e dei radicali mutamenti produttivi. Sono passati 60 anni dalla scomparsa di Adriano Olivetti. Era il 27 febbraio del 1960 quando l’imprenditore alla guida dell’Olivetti moriva a 59 anni . Al di là della vicenda industriale, su cui sono stati scritti innumerevoli libri, ci appare particolarmente significativo in questo particolare momento riprendere le fila della testimonianza civile di Adriano Olivetti, soprattutto nella sua visione di una società capace di interpretare insieme le esigenze della modernità e l’approfondimento dei valori del territorio, delle comunità, delle realtà sociali. È un percorso che l’Università Popolare di Casa del Popolo, all’interno dei cicli di seminari sulla storia politica e sociale dal dopoguerra all’inizio del XXI secolo, vuole tracciare insieme al ricercatore dell’Università degli Studi di Campobasso, Giuseppe Iglieri, nel conoscere e approfondire un’esperienza che è stata nel dopoguerra un segno quasi profetico della possibilità di superare i percorsi tradizionali delle fabbriche, della produzione, dell’innovazione. Un’analisi che parte dai valori fondamentali e che appare molto significativa perché diviene l’indicazione di un percorso, più che l’affermazione di una soluzione; un percorso che aiuta a ritrovare il senso di una partecipazione rispettosa e creativa per riscoprire nell’unità della persona i cittadini, i lavoratori, i padri e le madri di famiglia.  Non ci si può nascondere che quella in cui viviamo rischia di diventare sempre di più la società della dispersione e della frantumazione dei percorsi di vita. Una società che si affida alla tecnica che diventa un idolo da servire e non uno strumento per facilitare relazioni sincere. Una società in cui il dominio della finanza riesce a spezzare le potenzialità dei fattori di mercato. Una società in cui anche il territorio diviene un elemento da utilizzare e non la dimensione di un patto non scritto di solidarietà. La parola d’ordine di Adriano Olivetti era “comunità”, una parola che è diventata anche il marchio di fabbrica di molte sue iniziative, una parola che ha bisogno di essere di nuovo declinata secondo la complessità di un momento come l’attuale, quanto mai ricco di contrasti e di difficoltà. Comunità è relazione costruttiva, accoglienza, rispetto. Comunità è partecipazione, è superamento della logica del conflitto, è rivedere le logiche dell’impresa, è ridare alla politica il ruolo costruttivo di facilitatore sociale.