Coronavirus, il nodo tamponi. Molise ultimo in Italia per numero di test. Perché non farne di più?

Sale ancora il numero dei positivi da Coronavirus in Molise. 158 in tutto e, 14 di questi, si sono aggiunti solo nel corso di questa notte. Un numero alto di contagi rispetto ad una regione piccola come la nostra, ma relativamente basso se si vede quello di altre regioni. In primis al Nord, dove ospedali e centri di cura sono in affanno. Ma a questo dato, tuttavia, va aggiunto, e al momento ancora non è pervenuto, il cosiddetto conteggio dei “sommersi”. E cioè, di quelli che non sanno di essere positivi perché non sottoposti a tampone e classificabili come potenziali “untori” molisani che potrebbero contribuire ad aumentare sensibilmente il numero dei contagi. Bene, da parte del Governo l’estensione delle misure restrittive che ci costringerà a stare ai “domiciliari forzati” ancora, fino al 13 aprile e che bene ha contribuito a scoraggiare il propagarsi del virus, ma la domanda è: basterà?

E non sarebbe, forse, meglio sottoporre a tampone l’intera popolazione così da avere una visione dettagliata della situazione prevedendo il peggio, invece, di aspettare che arrivi cogliendoci impreparati? Soprattutto se si considera la situazione disastrata in cui vige la sanità molisana e che assai difficilmente potrebbe far fronte ad un vertiginoso aumento del numero di contagi e quindi alla cura di malati gravi. Anche se abbiamo notevolmente potenziato il numero dei posti letto di terapia intensiva e, infatti, al momento, siamo la seconda regione in Italia con il 32,4% (dati Aiop, Associazione italiana ospedalità privata ndr). 

Tuttavia, se si pensa che, ad oggi (1 aprile 2020) in regione solo il totale degli asintomatici è pari a 106, risultanti dal totale dei 1139 tamponi effettuati e dai 158 di questi risultati positivi; ciò attesta che, pur non presentando sintomi, più della metà di questi sono risultati positivi. Un dato interessante se si considera che, probabilmente, sono stati esaminati solo perché entrati a contatto con altri sintomatici. E quanti saranno, invece, coloro i quali probabilmente sono positivi ma non sanno di esserlo perché magari asintomatici, paucisintomatici (quelli che ne manifestano pochi, ndr), e quindi convinti di non avere nulla, o perché sfuggiti semplicemente ai controlli e non inglobati nei cluster di riferimento?

E dando uno sguardo ai dati questi potrebbero essere addirittura la maggior parte, e passare inosservati ai radar. Eppure nonostante l’OMS raccomanda, dalle parole del direttore generale Ghebreyesus, che al test sia sottoposto il maggior numero di persone possibile, in Italia vige al momento una palese discordanza tra regioni sul da farsi, testimoniato dal numero dei tamponi finora effettuati. In Molise per esempio, i tamponi effettuati oggi (1 aprile) sono stati 1139, circa 90 in più rispetto a ieri (1049 il 31 marzo) e 94 in più rispetto al giorno prima ancora (30 marzo). Pertanto, secondo una classifica giornaliera del numero di test effettuati in tutte le regioni italiane la nostra regione si colloca all’ultimo posto. Infatti, se la media in Italia è di un cittadino sottoposto a test ogni 119, pari a circa lo 0,84% del totale (dati ufficiali della Protezione Civile al 31 marzo 2020), in Molise il rapporto scende notevolmente a un cittadino ogni 276, vale a dire lo 0,37 del totale dei molisani. È vero che la nostra regione presenta il numero di contagi più basso su scala nazionale, però proprio perché si ha a che fare con un virus altamente imprevedibile e soggetto a continua trasformazione non è detto che questo numero non possa aumentare ulteriormente, visto anche l’andamento degli ultimi giorni che ha fatto registrare un nuovo rialzo dei contagi. 

Il governatore del Veneto Luca Zaia è stato il primo ad autorizzare il cosiddetto “screening di massa”  al fine di impedire il contagio inconsapevole, a partire dagli operatori della sanità. Un modello che sembra stia funzionando nel contenimento del contagio e che a ruota, anche se con sfumature diverse, hanno deciso di adottare anche Toscana, Emilia Romagna e Campania. E a queste sembra vogliano aggiungersi anche altre, seguendo tuttavia una precisa strategia e non effettuando, inutilmente (ndr) tamponi a caso. Alcuni governatori sembrano aver cambiato, quindi, le loro posizioni rispetto alle linee generali prescritte inizialmente, dal momento che – dati alla mano – è chiaro che gli asintomatici non rilevati sono almeno una delle cause dell’inarrestabile diffusione del virus.