Agnone. Per la prima volta si ferma l’antica fabbrica di campane Marinelli

Fonte adnkronos

Il Coronavirus ha sconvolto ogni cosa. Compreso il rintocco delle campane che ha sempre accompagnato la vita di tutti noi, atei o credenti. Ha scandito il tempo nei tanti paesini dell’Italia ma anche nei quartieri delle grandi città. Ha risuonato per richiamare i cuori ad un momento di festa o ad un momento di dolore. Un rintocco di condivisione, sempre, più o meno consapevolmente. Ma in questi giorni c’è una ‘mascherina’ anche per loro, non mute, ma molto spesso taciturne. E ad Agnone, in Molise, dove ha sede la ‘Pontificia Fonderia Marinelli’, la più antica fabbrica di campane e arte sacra del pianeta - segnalata per diventare ‘Sito Culturale Patrimonio dell’Umanità’ per l’Unesco - per la prima volta, in più di mille anni di storia, dal tempo di Carlo Magno ai giorni nostri, anche la produzione delle campane si è fermata.

Ma i fratelli Armando e Pasquale Marinelli, ventiseiesima generazione della dinastia dei fonditori di sacri bronzi più famosi al mondo, sono fiduciosi. E confidano che "le commesse ricevute prima del dilagare dell’emergenza, dai parroci e dai clienti che da sempre si fidano del nostro operato, rappresentano per noi una benedizione dal Cielo. Una sorta di miracolo per quando ripartiremo. Oggi, com’è doveroso fare, nonostante vi siano numerose celle campanarie in attesa di manutenzione e aggiunta di nuovi concerti di campane, abbiamo rispettato quanto imposto per il bene di tutti, rinviando ogni lavorazione a data da destinarsi. Simbolo di questa interruzione – spiegano all'Adnkronos - è senz’altro uno dei nostri paranchi. Che, dal 9 marzo scorso, è rimasto ancora ad attenderci fuori dal campanile di Veroli, nel Lazio, dove abbiamo rimosso le campane per sostituire i componenti usurati, con tutti gli attrezzi rimasti lì ad aspettare tempi migliori".

In questo luogo senza tempo, quello che più colpisce chi lo vive giornalmente da sempre è "l’assenza degli abbracci, delle strette di mano ai cittadini del globo che ci onorano della loro visita. Più passano i giorni e più si avverte. Ci stringiamo oramai soltanto con gli occhi, nella forza dello sguardo. E, forse, ci dovremo abituare così ancora per molto. Nel silenzio surreale e antitetico ai rintocchi festosi delle campane abbiamo imparato una grande lezione. Ci siamo accorti anche noi, come dice l’antropologo Piercarlo Grimaldi, che eravamo felici senza sapere di esserlo".