Guardare la vita dalla finestra, il mondo trasformato dal covid

Ci troviamo a fronteggiare una situazione imprevista ed imprevedibile, quasi surreale. I nostri sono giorni sospesi, giorni "dell’attesa". Aspettiamo di capire che ne sarà di noi, delle nostre vite, della nostra città, del nostro Paese, dell’Europa e del mondo. Ci informiamo, con la speranza di conoscere meglio questo virus, ci auguriamo la scoperta di un vaccino o di un farmaco efficace, e non vediamo l’ora che tutto finisca. Molti sono in attesa di guarire, oppure anelano alla guarigione di qualcuno che amano. Altri aspettano di rivedersi: figli di abbracciare genitori, nonni di coccolare nipoti. Altri ancora di tornare al lavoro e al proprio ruolo sociale, bruscamente sospesi.

Se chi è isolato attende di poter tornare ai propri affetti, chi si sente costretto in una convivenza senza pause, spesso in spazi ridotti, è in attesa di ritrovare momenti di solitudine nel proprio lavoro. Qualcuno non vede l’ora di tornare a fare colazione o l’aperitivo nel solito posto, vorrebbe solo ricominciare a nuotare, viaggiare, andare a teatro o al cinema, vedere una mostra o un concerto. L’esplorazione del mondo, per come l’abbiamo conosciuta e siamo abituati a declinarla, non è più concessa.

Ciascuno cerca e crea il suo spazio, magari in angoli della casa mai vissuti prima. E proviamo a riscoprire il silenzio, nella lettura di un libro o nell’affacciarci al balcone per guardare le finestre di fronte. Il tempo di questa emergenza così drammatica e così particolare è anche una lente di ingrandimento per guardarsi e guardare le persone che abbiamo accanto. Molti si scoprono di essere dotati di una generosità e di un coraggio che magari non sapevano di avere, come i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario che, senza sosta e senza riserve, sta mettendo la propria vita al servizio degli altri.

Dalle finestre, guardando il palazzo di fronte, si spiano uomini e donne intenti a sistemare capi d’abbigliamento e stanze, oppure impegnati nello studio. Alla fermata del bus una signora, in un completo color pesca, aspetta nervosa, non sembra abituata ad attendere con la mascherina. Chi si aggiusta i capelli, perfettamente lisci, per sentirsi ancora belli, chi, invece, scopre altri tipi navigazione.

Nei momenti di emergenza l’attenzione ai sintomi di natura psicologica è prioritaria ed il concetto di crescita post traumatica è ancora sottovalutato, ​​​​​​ma si può ragionevolmente ipotizzare che non saranno pochi quelli che, malgrado tutto, si troveranno maturati e, per molti aspetti, rafforzati, perché avranno scoperto (o riscoperto) bisogni, desideri, priorità e valori, con i quali ripensare se stessi, gli altri e la società: nessuno di noi, questo è certo, tornerà quello di prima.