Sanità, nuovo Decreto Commissariale. Romano: "La Regione pagherà il 95% del budget ai privati anche senza prestazioni"

Con il DCA (Decreto Commissario AD Acta) n. 26/2020, pubblicato il 14 aprile scorso, sembrerebbe che la struttura commissariale abbia modificato le modalità di remunerazione dei centri privati convenzionati. A detta dell'avvocato Massimo Romano la Regione Molise pagherà, anche retroattivamente, le prestazioni stabilite dal budget assegnato alle strutture private convenzionate - anche se non producono prestazioni sanitarie - con una “remunerazione mensile” stabilita nella misura del 95% dell’importo del budget per ciascun mese.

Massimo Romano spiega gli effetti del nuovo Decreto dei Commissari ad acta alla Sanità Giustini e Grossi.

«Tutte le attività ospedaliere delle strutture private accreditate sono e restano sospese ma la Regione corrisponderà loro comunque una “remunerazione mensile” nella misura del 95% dell’importo del budget per ciascun mese. Il tutto, sia con effetto retroattivo, a decorrere dal 9 marzo, sia in modo forfettario, cioè pagando dietro presentazione di una semplice fattura riportante l’indicazione “emergenza Covid-19”, sembrerebbe, per come è scritto, a prescindere dalle prestazioni effettivamente erogate e dai pazienti concretamente ricoverati, come una sorta di premio per la “disponibilità manifestata ai fini del loro coinvolgimento nella fase emergenziale”.

Non è uno scherzo: è quanto emerge leggendo il DCA 26/2020, pubblicato l’altro ieri, con il quale sono state stravolte le modalità di remunerazione dei centri privati convenzionati durante il Covid, attraverso la radicale modifica del precedente Decreto 22 che invece aveva subordinato il pagamento a “una puntuale e distinta rendicontazione delle prestazioni svolte”, previa “trasmissione di report analitici con evidenza delle procedure correlate alla specifica attività svolta” e solo “a seguito dello svolgimento delle attività di controllo amministrativo-contabile e tecnico-sanitarie di cui alla normativa di riferimento, nonché conseguentemente alla valutazione clinica condotta di concerto con l’A.S.Re.M, sulla coerenza delle attività erogate”.

Cosa ha spinto la Regione e i Commissari a questa marcia indietro? Una complessa istruttoria tecnico finanziaria? Un’approfondita valutazione epidemiologica commissionata a scienziati di chiara fama? Niente affatto: solo una lettera dell'AIOP, Associazione Italiana Ospedalità Privata, intervenuta per sottolineare "la necessità di dover sostenere costi per il mantenimento degli assetti organizzativi e gestionali”. Che l'AIOP in Molise sia rappresentata da un dipendente della Neuromed, il principale utilizzatore finale di questa decisione, è ovviamente solo un dettaglio.

Facciamo due conti: Neuromed ha un contratto con la Regione Molise per l’assistenza ospedaliera di circa 30 milioni di euro all’anno. Il valore corrispondente al bimestre marzo-aprile è pari quindi a circa 5 milioni di euro (due dodicesimi). Con le attività sospese, Neuromed avrebbe fatturato zero euro o giù di lì, oppure al massimo il valore delle prestazioni effettivamente svolte per specifiche esigenze commissionate dalla Asrem per l’emergenza, ad oggi, per quanto si sappia, non pervenute, fatto salvo il ricovero dei 5 pazienti positivi già ospitati nella struttura di Pozzilli. Invece, secondo le nuove regole, sempre che le abbiamo ben interpretate, Neuromed percepirà “vuoto per pieno” il 95% di 5 milioni di euro, cioè 4 milioni 750 mila euro. A fronte del nulla. O meglio, “per aver dato la disponibilità ad affrontare ....”. Com'è umano lei...

Strano modo di intendere l’emergenza: forse sarebbe il caso che qualcuno ricordasse agli smemorati amministratori pubblici che non si tratta di una gentile concessione di magnanimi benefattori bensì di una precisa facoltà prevista dalla recentissima decretazione d’urgenza (cd. “D.L. cura Italia”), potendo l’Amministrazione renderla perfino coercibile con la “requisizione in uso o in proprietà, da ogni soggetto pubblico o privato, di presidi sanitari e medico-chirurgici, nonché di beni mobili di qualsiasi genere, occorrenti per fronteggiare la predetta emergenza sanitaria, anche per assicurare la fornitura delle strutture e degli equipaggiamenti alle aziende sanitarie o ospedaliere ubicate sul territorio nazionale, nonché per implementare il numero di posti letto specializzati nei reparti di ricovero dei pazienti affetti da detta patologia” (artt. 6 e 122 del D.L. 18/2020). Invece in Molise paghiamo i privati per tenerli chiusi e scarichiamo sul pubblico, in particolare sull’Ospedale Cardarelli, tutto il peso dell’emergenza oltre che delle discipline ordinarie. Con buona pace della grande fandonia che “pubblico e privato sono uguali”, perché questa storia dimostra per l’ennesima volta che il privato è più uguale degli altri, come i maiali di Orwell.

E mica di poco: basti pensare ai liberi professionisti che con un reddito fino a 35mila euro percepiranno un sussidio di 600 euro. Quelli con 35.100 euro, zero. Ai privati con fatturati milionari, invece, riconosciamo il 95%. Ma sì, abbondiamo».