In casa, “vittime” del lockdown

Da parecchie settimane ormai siamo chiusi in casa, “vittime” del lockdown. Si parla spesso, quasi sempre di quelli che sono i danni, numerosissimi, causati all’economia tralasciando invece l’aspetto sociologico della situazione che stiamo vivendo. Il lockdown c’è stato soprattutto per quanto riguarda le relazioni interpersonali, fondamentali nella vita di ciascun uomo. Ci siamo ritrovati dunque a cantare e suonare dai balconi e dalle finestre celebri canzoni italiane, a scrivere “andrà tutto bene”, a dipingere arcobaleni ovunque, ad accendere le torce dei nostri smartphone per dire “io ci sono”.

Ci siamo ritrovati ad assistere a concerti online, grazie alle esibizioni degli artisti italiani e, in un certo senso, abbiamo sentito la vicinanza dei nostri idoli. Ci siamo trovati uniti, tutti sotto lo stesso cielo, tutti spaventati ed impotenti difronte ad un evento incontrollabile. Abbiamo riscoperto cosa significhi essere italiani, perché si sa, fondamentalmente, lo avevamo dimenticato. Tutto questo, nella tragicità della situazione, può essere considerato bello ma la domanda è: “superata l’emergenza, quanto saremo ancora così vicini, così solidali e così italiani?”. È difficile rispondere perché sostanzialmente, siamo imprevedibili. Sicuramente ci saranno due categorie di persone: coloro le quali il quattro maggio, se ci sarà davvero un allentamento delle restrizioni, usciranno correndo dalle proprie case per riprendere in mano la propria libertà noncuranti del resto delle persone e poi ci saranno coloro che ne usciranno ansiose, paranoiche e talmente ipocondriache da autolimitare la propria libertà.

A questo proposito ciò che accadrà dopo non si può in alcun modo prevedere, tantomeno sottovalutare ed è allora che vedremo se l’unità e la compattezza che ha caratterizzato questi duri ed infiniti giorni era reale, vera e sincera. Il problema vero e proprio è che viviamo in una società frenetica, che non ci permette normalmente di vivere pienamente la famiglia, di leggere con calma un libro, di coltivare hobby, di appassionarci al cinema. Nulla di tutto ciò, nella nostra normale quotidianità, è possibile. Ma perché? Perché viviamo in una società liquida, come definita dal noto sociologo Zygmunt Bauman, in una società in cui sono fondamentali il desiderio ed il consumo. In particolare quest’ultimo non soltanto per quanto riguarda gli oggetti, ma anche e soprattutto per quanto riguarda le relazioni. Gli esseri umani, così come gli oggetti, divengono merce e nulla più.

Siamo ormai esseri umani labili, incapaci di costruire ma capaci di distruggere. Siamo noncuranti dei veri valori della vita perché accecati da beni effimeri, perché legati all’apparire piuttosto che all’essere. La speranza è che questa brutta situazione faccia di noi delle persone migliori, persone in grado di saper cogliere il bello delle cose e soprattutto delle persone, cercando di apprezzare i piccoli gesti e i doni che la vita, quotidianamente, ci offre. Ma soprattutto di tornare ad avere una reale consapevolezza di chi siamo.