25 aprile. Termoli Bene Comune: il significato di "Resistenza"

«Oggi come ieri, sappiamo da che parte stare. Siamo consapevoli che i nostri occhi possono vedere la luce perché altri occhi si sono chiusi allora alla luce, come ha scritto Salvatore Quasimodo.

Sappiamo che, come scriveva Stéphane Hessel, partigiano francese, “Resistere significa rendersi conto che siamo circondati da cose scandalose che devono essere combattute con vigore. Significa rifiutare di lasciarsi andare a una situazione che potrebbe essere accettata come disgraziatamente definitiva.”

Siamo consapevoli che Resistenza oggi significa anche opporsi ad un sistema che distrugge il pianeta, sfrutta il lavoro, allarga ogni giorno di più la forbice tra chi non ha niente e chi ha troppo. Abbiamo ben presente che essere partigiani oggi significa lottare contro la logica orrenda del “Prima noi e poi tutti gli altri”, e che i sovranismi striscianti minacciano i valori per i quali i giovani di allora sono morti. Vediamo con chiarezza che la trappola del debito ingiusto, creata da un’economia malata e triste, porta a mettere il profitto davanti al diritto alle cure, al lavoro, ai beni comuni.

Ci rendiamo conto che il fascismo di allora vive nelle parole di chi chiama “divisiva” questa giornata, di chi propone altre parole invece di quelle universali di Bella Ciao, di chi continua a considerare le donne, colonna portante della Resistenza, solo carne da usare e uccidere, ancora inferiori e un passo indietro all’uomo, di chi strilla sui social “Orgoglio Italiano”.

L’unico orgoglio italiano del quale siamo fieri è quello dei Giganti,come li ha chiamati Stefano Massini, che morirono sulle montagne e nelle città, senza dubitare per un secondo da che parte bisognasse stare. Perché sì, c’erano e ci sono i buoni e i cattivi, e non si vive senza essere partigiani. L’indifferenza uccide, Gramsci lo aveva capito subito.

Per questo riconosciamo come nostre le parole di Sandro Pertini, Presidente Partigiano: “Il fascismo non è un opinione, è un crimine”.

Rendiamo onore al 25 Aprile, non festa banale della libertà, illusione comoda, ma festa della Liberazione, dono ricevuto ieri e da costruire ogni giorno.

Perchè l’antifascismo, piaccia o no ai tanti fascisti che provano a rialzare la testa, resta il fondamento della religione civile del nostro paese e pilastro della nostra Costituzione.

Stiano sereni, ne resterà sempre uno di partigiano, ritto sulla collina, come è scritto nel Partigiano Johnny...La Resistenza è una storia che non finisce, i tanti giovani iscritti all’ANPI lo testimoniano: cammina oggi e sempre sulle loro gambe».