Toma: "Non aspetterò giugno per riaprire i bar". L'intervista sul quotidiano "Il Dubbio"

"Riusciamo a parlare col governatore del Molise Donato Toma alla fine di una giornata molto impegnativa, trascorsa in videoconferenza: con gli altri presidenti di centrodestra prima e col ministro per gli Affari regionali poi". E' quanto si legge nell'intervista pubblicata sul quotidiano "Il Dubbio" del giornalista Rocco Vazzana, che riportiamo di seguito. 

"Con i colleghi del centrodestra abbiamo provato a convergere su delle linee comuni, ma ogni Regione ha delle esigenze diverse", spiega Toma.

C’è chi chiede maggiori aperture, come Luca Zaia, e chi invoca restrizioni ulteriori, come Jole Santelli. Si rischia una fase 2 a macchia di leopardo?

In realtà, tutti i presidenti di centrodestra chiedono linee guida nazionali entro le quali però muoversi in maniera ampliativa o restrittiva. Altre Regioni preferirebbero una gestione accentrata delle riaperture, noi chiediamo elasticità.

Il ministro Boccia ha preso in considerazione la possibilità di aperture regionali differenziate dal 18 maggio, in base però alla curva del contagio. È un compromesso accettabile?

Dopo il confronto col ministro ho rivisto un po’ la mia posizione ostile. Se la proposta è di sperimentare questa modalità basata sull’osservazione del contagio a me sta bene, purché poi ci lascino la libertà di riconsiderare le misure restrittive. Questa potrebbe essere una mediazione accettabile.

Accettabile anche dai suoi colleghi del Nord Fontana e Zaia?

La Lombardia è molto più moderata rispetto al Veneto sulle riaperture. Zaia spinge molto sulla ripartenza perché nella sua Regione, nonostante già oggi ci siano migliaia di lavoratori che escono per andare in fabbrica, non si è registrato alcun incremento dei contagi. La Lombardia, che ha qualche difficoltà in più del Veneto da questo punto di vista, ha posizioni “aperturiste” ma meno drastiche.

E lei dove si colloca in questa scala di differenziazioni? “Aperturista” o prudente?

Governo una Regione di poco meno di 300 mila abitanti, la mia realtà non è paragonabile a quella di chi avverte le pressioni di un ceto imprenditoriale forte che traina l’intero Paese. Sono su posizioni un po’ più prudenti rispetto ai miei colleghi del Nord, però non posso chiedere ai miei concittadini un sacrificio ulteriore. Posso abusare della loro pazienza per altri dieci o quindici giorni al massimo. Poi basta.

Quindi non rispetterà il timing proposto dal governo?

Se la proposta è quella che ho sentito oggi, le aperture differenziate, non ci sarà alcun problema. Altrimenti non potrò aspettare che parrucchieri, bar e ristoranti riaprano il primo giugno. Potrei chiedere ai molisani di accettare in maniera responsabile una ripartenza attorno al 15 o 16 maggio, non di più.

Del resto alla casella “nuovi contagi” il Molise registra il numero zero da giorni ormai…

Per questo dico che ognuno deve poter agire in base alle caratteristiche della propria Regione. Qui abbiamo la fortuna di essere in pochi su un territorio tutto sommato abbastanza ampio, non abbiamo problemi di distanziamento sociale. In Molise ci sono solo 195 persone positive e un solo paziente in terapia intensiva. Ed è anche merito nostro perché dalla fine di febbraio abbiamo adottato strategie di contenimento adeguate alla nostra realtà. Le strategie del governo possono essere solo di carattere generale: finora le ho accettate, ma adesso bisogna dare più libertà alle Regioni.

Boccia, però, vi ha anche messo in guardia dal firmare ordinanze non il linea con i Dpcm. In caso di fughe in avanti, il ministro diffiderà le Regioni. È l’ennesimo braccio di ferro tra governo centrale e periferico che ha contraddistinto tutta l’emergenza?

Il ministro Boccia, per cui nutro molta simpatia, solitamente ha modi molto garbati di rapportarsi alle Regioni. Stavolta l’ho visto molto deciso e mi ha stupito. Al posto suo avrei usato toni meno perentori, perché i governatori sono persone da ascoltare con attenzione. Ma la sua non è stata comunque una minaccia, in realtà ha semplicemente detto che in caso di ordinanze non coerenti con le norme nazionali ci scriverà per segnalarci le incongruenze. Certo, il modo in cui l’ha detto ha prodotto un impatto non positivo, ma poi ci siamo chiariti.

Anche tra le forze di maggioranza si fa strada l’idea dello stop ai Dpcm, che annullano il confronto, per “parlamentarizzare” l’emergenza. È d’accordo con questa impostazione?

L’emergenza, per definizione, non si può parlamentarizzare. In emergenza serve che una sola testa prenda decisioni urgenti. E il presidente del Consiglio è la più alta autorità di Protezione civile in Italia. Mi rendo conto che la discussione sulla costituzionalità di certe scelte, come quella di limitare la libertà di movimento delle persone per decreto, sia assolutamente legittima ma serve ragionevolezza.

Alcuni suoi colleghi del Sud temono un nuovo esodo dal Nord dopo il 4 maggio. Anche lei?

Nel momento in cui mi ha chiamato stavamo valutando proprio le nuove quarantene da imporre. Sì, temiamo un nuovo esodo. Molti studenti e lavoratori rimasti lontano dalle loro famiglie fino ad oggi proveranno a tornare. Credo che far spostare migliaia di persone all’improvviso rappresenti un rischio serio. (IlDubbio)