Sospensione visite mediche per invalidi civili. Giovanni Calenda: "Impossibile valutare i casi solo con documentazione"

Il presidente regionale e provinciale di Isernia, ANMIC, Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili, Calenda, ha inoltrato una richiesta al presidente nazionale ANMIC, Nazaro Pagano e al direttore regionale INPS Molise, Stefano Ugo Quaranta per chiedere un immediato impegno per porre fine ai disagi che stanno investendo coloro che, in questo periodo emergenziale, stanno facendo richiesta di riconoscimento di invalidità civile. A causa della pandemia in corso, infatti, sono state sospese le visite mediche e non è stato possibile riunire le commissioni esaminatrici secondo il regime ordinario.  Per ovviare a tale impossibilità la direzione provinciale di Isernia dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale ha provveduto a contattare telefonicamente i richiedenti, chiedendo loro di inviare, tramite email, la documentazione necessaria, compresi i certificati medici. “Le valutazioni sull’accertamento dell’invalidità civile e sulle pratiche di revisione – ha spiegato Calenda – sono state assunte esclusivamente sulla base di tale documentazione acquisita, senza una riunione collegiale. È necessario ricordare che la visita medica personale è un elemento imprescindibile nella valutazione. Non si può assumere una decisione solo attraverso una documentazione inviata telematicamente. In sostanza, non possono esserci visite mediche senza la presenza di un paziente. Inoltre, il metodo adottato esclude, di fatto, il medico di categoria che tutela gli interessi dei richiedenti. Motivo per cui ho fatto richiesta di un intervento immediato da parte del Presidente Nazionale Anmic, Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili, Nazaro Pagano, e del Direttore Regionale Inps Molise, Stefano Ugo Quaranta, affinché si facciano promotori di iniziative volte a scongiurare ulteriori disagi ed esortino l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ad attuare provvedimenti che tutelino i diritti degli invalidi civili. In questi momenti di difficoltà – ha concluso Calenda – sono sempre le categorie più deboli quelle che rischiano di pagare il prezzo maggiore”.