Gad Lerner intervista Michele Montagano: storia di un eroe molisano

“Sul vagone del treno che mi stava deportando ho scritto una lettera ai miei genitori: sono in mano dei tedeschi, la mia coscienza è integra, viva l’Italia. In quel momento cominciava il mio eroismo contro il nazifascismo”.

Michele Montagano, nato a Casacalenda il 27 Ottobre 1921 è andato sotto le armi all’età di 19 anni ha partecipato alla campagna che ha portato all’occupazione di dell’isola di Corfù. Lui, come molti altri soldati, sperava che la guerra si concludesse subito ma poi, come le pagine di storia dicono, l’entrata in guerra degli USA ha ribaltato la situazione a favore degli alleati per via della sua superiorità tecnologica militare. Infatti, Montagano sottolinea le falsita’ delle baggianate propagandistiche che esponeva Mussolini e il suo governo per plagiare e motivare il Regio Esercito Italiano per farli combattere a insieme alla Germania ad oltranza. “Mettere mille morti sul tavolo dei vincitori” ribadendo una delle più famose frasi del dittatore fascista.

Dopo l’occupazione di Corfù, Montagano andò a prestare servizio per l’Esercito Italiano come guardia di frontiera in Slovenia e lì la guerra la definì “senza frontiera” visto che dovette combattere contro i partigiani di Tito e quindi il nemico poteva essere ovunque, onnipresente e mischiato tra i civili.

Lui insieme a dei suoi commilitoni e civili italiani hanno cercato di tornare in Italia attraversando il confine passando per i boschi per evitare i partigiani del luogo e i soldati tedeschi. Quest’ ultimi però in un blitz hanno catturato i soldati italiani (incluso il nostro protagonista) in un paesino di confine, separandoli e portandoli in vari campi di lavoro, o meglio conosciuti come lager. 

Visto che dopo l’armistizio italiano del 1943, l’Italia ha dichiarato guerra alla Germania, Montagano (che ai tempi era ufficiale del Regio Esercito Italiano) era considerato a tutti gli effetti dai tedeschi un avversario prigioniero di guerra. Gli si era stato proposto di aderire alla Repubblica dell’Italia repubblicana fascista o meglio conosciuta per la storia “Repubblica di Salò”, in cambio della liberazione dal campo ma coraggiosamente Michele Montagano rifiutò categoricamente insieme ad altri 145 soldati. Di lì l’inferno per il veterano, dove era costretto a lavorare duramente senza sosta e stava addirittura rischiando la fucilazione pur di non aderire ed essere complice della crudele Germania nazista.

Non venne giustiziato per via della necessita dei nazisti di avere manodopera per gestire le risorse della guerra. Nel periodo di prigionia lavorativa i tedeschi continuavano a tormentarlo e a cercare di umiliarlo. Potevano scalfire il corpo ma mai lo spirito di questo Eroe dissidente visto che lui mai ha rinnegato la sua scelta andare contro i malvagi regimi dittatoriali. La sua si è stata una scelta, una protesta, una resistenza.

Il momento più bello fu il lieto ritorno a casa quando potè finalmente riabbracciare dopo 5 anni di assenza la madre. Michele Montagano ha perdonato tutto, anche i nazisti, ma si è ripromesso di non dimenticare mai.

di Simone d’Ilio