Cefaratti: Rispettiamo le regole, rischiamo di rovinare tutto

Campobasso. «Era noto a tutti che venir fuori da una situazione così grave e drammatica sarebbe stato molto difficile e complicato; - così in una nota il consigliere regionale Gianluca Cefaratti di Orgoglio Molise - le implicazioni che questa emergenza avrà sulla nostra vita di tutti i giorni sono, e purtroppo saranno, imprevedibili e probabilmente ne avremo per un lungo quanto imprecisato periodo di tempo. Siamo stati attaccati e travolti da un nemico invisibile e pertanto ancor più infido e letale. E saremo costretti a conviverci a lungo, adattarci, cambiare completamente quelle che erano le nostre abitudini, il nostro essere quotidiano. In molti, in troppi, hanno pagato con la vita. Le immagini drammatiche di quella infinita colonna di mezzi che trasportavano le bare di gente comune, di persone innocenti, di genitori e nonni in Lombardia resteranno a lungo scolpite nella nostra memoria. Entreranno nella storia. Ed è proprio dalla storia che bisognerebbe imparare; la nostra è costellata di cadute rovinose e di crisi profondissime che sembravano definitive. Ma non è stato così. Ci siamo sempre rialzati e siamo tornati più forti e determinati di prima. Siamo venuti fuori da due conflitti mondiali, dagli anni bui e pesantissimi del terrorismo, da catastrofi naturali. Ed è quello che s쳭erà anche stavolta. Ma tutto questo dipenderà esclusivamente da noi, da nessun altro. Dipenderà dal nostro istintivo senso di sopravvivenza, ma soprattutto dal nostro senso civico, dai nostri comportamenti, dal nostro rispetto per le regole comuni, che valgono quindi per tutti, indistintamente.

Ed eccoci al punto. Nella nostra piccola comunità molisana (e nello specifico a Campobasso) rischiamo di rovinare tutto a causa del comportamento sconsiderato e criminale di qualcuno. I fatti sono ormai noti e siamo in trepidante attesa di capire quanto questo comportamento inciderà sul processo di ritorno ad una sorta di “normalità”. Alla riapertura di attività commerciali che rappresentano l’unica fonte di sostentamento di intere famiglie. Scrupolosamente, in silenzio, hanno abbassato le loro saracinesche e sono rimasti a casa. Altri non hanno fatto lo stesso. Un comportamento assurdo e ingiustificabile, una violazione delle disposizioni che purtroppo non potranno risolversi in una ammenda o in un richiamo formale ha riguardato la comunità rom della nostra città, ma avrebbe potuto riguardare chiunque. Sgomberiamo quindi subito il campo da discorsi legati all’etnia o alla razza e non facciamone una questione legata all’integrazione e alla pacifica convivenza. Questi discorsi lasciamoli a quelli bravi, ai sociologi, agli etnologi.

La stessa comunità rom è tenuta, come tutti noi, al rispetto delle leggi e delle restrizioni senza alcuna differenza o deroga di qualsiasi tipo. I loro usi, i loro costumi, le loro usanze non possono e non devono scavalcare le disposizioni di carattere generale. Forse non è ancora chiaro che siamo tutti sulla stessa barca e che dobbiamo remare tutti nella stessa direzione, senza se e senza ma. Il virus non ha etnia, non fa distinzioni. Non possono essere consentiti atteggiamenti differenti. Così come non possono essere consentiti atteggiamenti tolleranti e superficiali da parte delle autorità preposte alla sorveglianza e alla prevenzione di comportamenti illeciti nel nome di una coesistenza pacifica e serena che rischia invece di non essere più tale. Mai come in questo caso, il più grave per quanto ci riguarda dall’inizio della pandemia, l’aspetto sanitario e quello sociale sono strettamente e indissolubilmente legati. Si intersecano pericolosamente. E allora è assolutamente necessario che chi ha il compito di controllare e far rispettare le disposizioni lo faccia e lo faccia senza esitazioni e senza alcun distinguo e colpisca me come chiunque altro senza discriminazioni. Fa comunque rumore il silenzio. 

Il silenzio di tutti coloro che non perdono occasione di salire in cattedra e pontificare, quando si tratta di attaccare politicamente la parte avversa e di ergersi ipocritamente a paladini del rispetto delle “minoranze”, dei cosiddetti “ultimi”, vessati e soggiogati. Neanche una parola, neanche una sillaba. Coloro che in Regione parlano di regole calpestate e procedure anomale dimenticano troppo spesso di governare questo Paese e questa città. E che pertanto hanno l’obbligo di intervenire in situazioni come questa, non di apparire in video e limitarsi ad ammonire di non additare una comunità che rispetta le sue tradizioni e le sue usanze oppure di reclamare l’apertura di strutture COVID-19 ad hoc ignorando o facendo finta di dimenticare che questo comporta l’affiancamento, nella medesima struttura, di altri reparti necessari e indispensabili come rianimazione o cardiologia con tutto ciò che ne consegue. Al momento non ci sarebbe stato bisogno di tali strutture perché i dati incoraggianti stavano a dimostrare che la situazione dal punto di vista sanitario era ampiamente sotto controllo. E invece no. Un gesto sconsiderato, uno soltanto, rischia di mandare tutto a monte. Le responsabilità quindi esistono, sono chiarissime e vanno accertate. E se dovessero emergere comportamenti non in linea con le norme vanno perseguiti. 

Pertanto avremmo apprezzato da parte dei suddetti “paladini degli ultimi” una condanna dura e netta sulla assoluta mancanza di controllo e prevenzione per il verificarsi di situazioni tra l’altro facilmente ipotizzabili, visto che fanno parte integrante proprio di quegli usi e costumi della comunità rom. E quando si fa riferimento alla unità di intenti bisogna dimostrarlo sul campo con gli atti non con le parole, adottando quei provvedimenti necessari a salvaguardare e tutelare l’incolumità di tutti. E questo non è stato fatto.

Non possiamo e non dobbiamo consentire a nessuno di vanificare tutti gli sforzi sinora fatti. A nessuno».