In questa Pandemia la responsabilità deve sostituirsi all'ebbrezza di libertà

Una volta un amico mi raccontò di un suo “giro” in moto. Le virgolette sono di rigore visto che il mio amico il giro in moto lo fece in Calabria, dove lavorava, ma questa non è una cosa strana, la cosa strana la vedremo tra poco, nel racconto dell’episodio.

 Erano in giro con la moto di un suo amico, ma guidava lui, per guidare la moto aveva indossato il casco. Non fece nemmeno un chilometro che fu fermato dalle forze dell’ordine con le armi spianate. Di dove sei? … sono di Campobasso. A Campobasso indossate il casco per andare in moto? Eh, certo! No perché qui in Calabria usano il casco solo quando devono uccidere qualcuno a colpi d’arma da fuoco. Beh, credo che questa sia una cosa strana, una cosa fuori dall’ordinario. Un episodio che mi ha fatto molto pensare sempre, soprattutto in questi giorni. 

In questi giorni con la pandemia in atto, una parte della città di Campobasso ha deciso di non rispettare le regole. Di “andare in moto” senza casco. Senso di libertà, il vento nei capelli, ma problemi con la sicurezza. La sicurezza che dovrebbe essere al primo posto quando si tratta di andare in giro e si può mettere a rischio anche l’altrui vita. In pratica quello che è successo a Campobasso con l’oramai arcinota frequentazione al funerale del 30 aprile. 

Come già ho avuto modo di dire in altra occasione non ne faccio una questione etnica o razziale, anche se, devo dire, in ossequio ai miei ricordi ed alle mie tradizioni, mi piacerebbe ammazzare il maiale durante il periodo di luna calante del mese di febbraio, e mi piacerebbe farlo nella piazza del Municipio di Campobasso, “detta” Piazza Vittorio Emanuele II (approfitto: Sig. Sindaco non si potrebbe cancellare, come segno di civiltà e di progresso, tutta la toponomastica sabauda? Ma questo è altro problema. Grosso guaio le tradizioni, soprattutto quando non si riesce a far capire che bisogna rispettare prima le leggi, per poi dare adito alle tradizioni. Sappiamo tutti che nel rispetto delle tradizioni ci hanno inzuppato il pane tutti. Il capro espiatorio è diventato il Sindaco di Campobasso, che sicuramente non è esente da colpe come non lo sono il questore ed il prefetto, ma che è stato messo sugli scudi da tutti. Si è persino svegliato il “Priapo di Arcore” dal suo ricovero in Costa Azzurra per pontificare contro il Sindaco di Campobasso. Conseguentemente al “Priapo di Arcore” è tornata ad svegliarsi anche l’On. Anna Elsa Tartaglione che unitamente ai suoi colleghi di vari schieramenti molisani, ma di origine e di elezione, lei no in Puglia, non hanno detto, fatto, proposto niente nemmeno in questa fase di pandemia conclamata. Eppure in considerazione dell’enorme quantità di denaro prevista per la pandemia avrebbero potuto dire qualcosa per cercare di fare un centro Covid a Larino. Tanto siamo in emergenza e l’apertura di un centro Covid a Larino non lo porterebbe a creare sbilanci nel rapporto posti letto/popolazione, non si disturberebbe nessun manovratore, di nessun posto. 

Unitamente al nulla della pattuglia parlamentare si è collocata la Giunta Regionale, con il Presidente in primis, che nulla ha fatto, detto proposto nemmeno in questa fase. Ah no: hanno proposto di allungare il periodo della caccia al cinghiale affinché i molisani potessero andare a caccia e procacciarsi cibo per la tavola o carne da vendere. In questa nuova visuale “paleolitica” i molisani non hanno capito se a caccia ci sarebbero dovuti andare con il fucile o con l’arco, le frecce, le lance e le pietre tipiche del paleolitico.

La ciliegina sulla torta, comunque, su questa storia iniziata il 30 aprile, l’ha messa il Presidente della Giunta Regionale recandosi a parlare con “i capi Rom” di Campobasso. I “capi Rom” di Campobasso, riconosciuti da chi non si sa, visto che non credo si facciano elezioni, hanno rassicurato il Presidente della Giunta regionale che tutta la popolazione Rom di Campobasso avrebbe rispettato le regole.

Resta ancora da capire perché e per come un Presidente di una giunta regionale vada a parlare con persone che non rispettano le leggi e provocano una pandemia in tutta la regioneed anche oltre. Chiedere alle persone di rispettare le norme non è compito del Presidente della Giunta Regionale, è compito delle Forze di Polizia. Come facciano non lo so, credo che abbiamo individuato con droni e marchiati con vernice invisibile gli internati in quarantena, visto che in Molise non si è stati capaci di organizzare dei centri di raccolta per mettere in isolamento persone affette da Virus. Sembra che solo una solerte dirigente della Regione Molise abbia provveduto a stilare una lista delle strutture che avrebbero potuto accogliere i malati.

Come faranno gli operatori delle Forze dell’Ordine a controllare gli internati nelle loro abitazioni non so. Credo, non sono del mestiere, che appena uno di loro, degli internati, esce fuori scatta una sirena che lo individua e lo riporta in casa. Non funziona così? Non saprei cosa dire. Io sono rimasto “addietrato” sono rimasto a quando in caso di una calamità immediatamente partivano i Vigili del Fuoco e l’Esercito per portare sollievo alla popolazione. Una volta si diceva così. Poi, dopo il terremoto del 23/11/1980 in Campania nacque la Protezione Civile nazionale diventata poi regionale. Diventata regionale anche in Molise. nata sotto l’egida del decennio di Michele Iorio, la Protezione Civile è servita, alla Giunta Regionale, per dispensare assunzioni, fatte passare per volontariato, ed anche incarichi a chi ne aveva diritto. Arrivato Frattura ha deciso di smantellare la Protezione Civile per dare il colpo di grazia al “sistema” Iorio e poi è arrivato Toma alla presidenza della Giunta Regionale, ma questo lo sappiamo. Quello che non sappiamo è come si comporterà Toma di fronte alla pandemia. Andrà di nuovo a chiedere di fare i bravi e di rispettare le leggi? Mi cadono le braccia al solo pensiero che un presidente di giunta regionale possa chiedere ad un gruppo di persone di fare i bravi, di rispettare le leggi. Voglio cercare di capire cosa c’è in questo mondo che non funziona, ma forse non ne sono all’altezza.

Nella speranza di poter continuare a votare come mi dice la mia capoccia vi saluto cordialmente con il solito: Statevi arrivederci.

Di Franco di Biase