Scienze Politiche, la realtà che fa appassionare gli studenti alla politica

Scienze della Politica e dell'Amministrazione

di Alessandra Potena

C’è chi resta in Molise, c’è chi va via, c’è chi torna deluso dalle proprie aspettative, chi invece torna felice di aver raggiunto i propri obiettivi. Parliamo degli studenti molisani, che molto spesso scelgono di andare fuori, ritenendo poco valida l’Università degli Studi del Molise e vedendo fuori dalla piccola regione, un mondo diverso, nuovo, ricco di opportunità. Per fortuna, c’è chi resta, chi resta per amore della propria terra, chi resta per dare un’opportunità a se stesso ed al Molise, con cui c’è un rapporto di odi et amo che va però oltre ogni ostacolo. C’è chi resta perché sa che l’Unimol non è in alcun modo da sottovalutare, anzi è una  piccola grande ma soprattutto valida opportunità a portata di mano da cogliere al volo. All’Unimol ciascuno studente è molto più di quel numero di matricola, ha un nome ed un cognome, ha la possibilità di crescere non soltanto a livello di conoscenze e competenze ma anche a livello personale. Queste sono alcune delle importanti caratteristiche dell’Unimol, ed in particolare del corso di Laurea di Scienze Politiche. Scienze Politiche è un ambiente diverso dal solito, diverso ovviamente in senso positivo. Non si studia soltanto, ci si conosce, ci si confronta, ci si scambiano idee. E questo è ciò che conta fortemente. C’è sempre un grande entusiasmo, c’è sempre gran voglia di condivisione e voglia di mettersi in gioco. Non è soltanto esami di diritto, storia o economia. I protagonisti sono gli studenti, sempre in prima linea per il proprio corso e, non a caso, da pochi mesi a questa parte hanno dato avvio, grazie all’appoggio costante dei professori, ad un’associazione denominata SP.Lab. SP.Lab è un vero e proprio contenitore di idee gestito direttamente dagli studenti della triennale e della magistrale. I progetti cardine del Lab sono l’europrogettazione, il giornalismo e la ricerca scientifica accanto ad altre iniziative giornaliere sui social. Un modo diverso ma più vicino alla generazione odierna per apprendere, crescere ed acquisire competenze. Per quanto riguarda la Laurea Triennale è attivo il corso in Scienze della Politica e dell’Amministrazione, per quanto concerne la Laurea Magistrale invece è attivo Scienze Politiche e delle Istituzioni Europee. A questo proposito abbiamo avuto modo di incontrare, virtualmente, la Prof.ssa Picardi del corso triennale e il Prof. Cioffi del corso magistrale, che hanno restituito un diverso punto di vista.

Per prima cosa, se poteste descrivere con tre parole Scienze Politiche, quali usereste?

Prof.ssa Picardi: "Sceglierei tre parole: Mondo, per esprimere la vocazione fortemente internazionale del nostro corso di studi, Istituzioni per evocare la gamma plurale di mediazioni istituzionali, giuridiche, sociali, politiche, che rendono possibile il nostro vivere insieme ed il cui funzionamento e sviluppo storico è uno dei principali oggetti di Scienze Politiche e partecipazione per suggerire un’attitudine diffusa tra i nostri studenti, ossia il desiderio di partecipare in modo attivo e consapevole non solo alla vita universitaria, ma ai dibattiti e ai processi deliberativi che accompagnano e preparano l’azione politica".

Prof. Cioffi: "E’ impossibile rispondere. Ma, cedendo al gioco delle interviste impossibili, direi visione del Mondo, guardate il Mondo. Consegnare ai nostri studenti una tale visione è quasi tutto e in più un’ambizione: la capacità di assumere una posizione nel mondo, per il futuro".

Scienze Politiche è uno dei corsi dell’Unimol che è andato via via crescendo negli anni. Qual è il riscontro che avete avuto, soprattutto a seguito del trasferimento della sede da Isernia a Campobasso?

Prof.ssa Picardi: "Io ho iniziato a lavorare a Unimol solo nel 2016, quando la sede di Scienze Politiche era già stata trasferita a Campobasso. La mia esperienza diretta non mi consente dunque di formulare un paragone, ma solo di esprimere un giudizio personale sul valore aggiunto che dà al nostro corso di laurea il fatto di avere vissuto in due sedi diverse. Gli anni trascorsi a Isernia, in una sede molto prestigiosa, hanno permesso la maturazione di un forte senso di identità e di un legame molto stretto tra le docenti e i docenti del corso, che non si è perso. Il trasferimento della sede a Campobasso ha permesso di inserire la nostra offerta formativa in una cornice più vasta e dinamica, consentendo l’organizzazione di iniziative congiunte con tutti i corsi di laurea affini, come quelli di giurisprudenza o di economia e penso che questo costituisca un arricchimento e un’occasione preziosa sia per le nostre studentesse e i nostri studenti sia per noi docenti".

Prof. Cioffi:"Campobasso ha portato indubbi vantaggi: sinergie con gli altri corsi di laurea e con i colleghi. E poi una città grande è sempre sinonimo di molte chance e non dimentichiamo che la città è la polis e quindi scienze politiche non può stare lontana dalla polis, la politica è nata nella polis; quindi in un certo senso direi che Scienze politiche e la Città si appartengono. Resta il fatto che Isernia è una comunità incantevole, un punto importante del territorio da considerare".

Essendo un ateneo piccolo, il rapporto tra professori e studenti assume grande importanza. Come lo vivete?

Prof.ssa Picardi: "Si tratta di un elemento che ha senz’altro un grande valore, sia per lo studente sia per il docente. Quando mi confronto con le mie colleghe e i miei colleghi di atenei più grandi, ho racconti apocalittici e avverto che spesso la stanchezza finisce per prevalere sull’entusiasmo: i grandi numeri inibiscono l’organizzazione di attività seminariali, perché quando si hanno duecento studenti, con relativi esami e cinquanta tesi da seguire non è neanche pensabile organizzare attività extra-curricolari, che comunque comportano un lavoro ulteriore. Con numeri più piccoli si possono invece concepire e praticare forme di didattica più laboratoriali, che permettono agli studenti di crescere di più e danno anche al docente più soddisfazione: per esempio, io quest’anno ho appena terminato un laboratorio di filosofia politica applicata, sul dibattito di filosofia politica contemporanea confini aperti/confini chiusi, che mi ha richiesto molto tempo e impegno (ho dovuto correggere i lavori scritti di circa trenta studenti) nell’ascoltare le brillanti e acute presentazioni di molte studentesse e studenti, ho però sentito che ne era senza dubbio valsa la pena e che più in generale il nostro lavoro ha un senso".

Prof. Cioffi: "Con intensità e con difficoltà. Siamo vicini, ognuno nel proprio ruolo, ma alla giusta distanza. Per assumere il ruolo di docente, ci vuole un certo distacco. Ne sono persuaso: gli studenti non vogliono un amico, per l’amicizia hanno i loro coetanei, gli studenti vogliono una guida. Per assumere il ruolo di guida ci vuole distacco, autorevolezza. Tuttavia, non può nemmeno esserci una distanza siderale. Direi che la giusta distanza è quella che permette di ascoltare il loro “brusio di fondo”, come diceva Calvino. Bisogna saper scrutare quel brusio e interpretare i loro occhi e i loro sogni. Per questo ci vuole un certo feeling, ma molto funzionale, decisamente rivolto a un fine, quello di sviluppare la loro autonomia critica, l’amore per la conoscenza e anche una certa capacità che li spinga a rompere i confini, ad andarsene da soli nel mondo; ed è la cosa più difficile da trasmettere: se decidono di partire, non devono girarsi indietro, altrimenti è finita".

Da qualche mese a questa parte gli studenti, grazie all’appoggio di voi professori, hanno dato vita all’associazione SP.Lab, segno questo dell’importanza che il corso assume nella vita degli studenti di Scienze Politiche...

Prof.ssa Picardi: "Si tratta davvero di un segnale importante della vitalità del corso di studio e della sinergia che è stato capace di creare, anche in una realtà universitaria che, essendo di recente formazione, non è caratterizzata né da uno spiccato attivismo studentesco né da un forte tessuto associativo. Le studentesse e gli studenti che hanno fondato SP.Lab sono invece stati in grado, nel giro di pochissimi mesi, di organizzare moltissime iniziative di tipo diverso, rivelando un grande spirito di iniziativa e grande forza aggregante e capacità di attrazione".

Prof. Cioffi: "Il Lab è un laboratorio di invenzioni, ma dev’essere molto concreto. Secondo me dovrebbe sviluppare una serie di conoscenze che aiutino gli studenti a inserirsi nel mondo del lavoro per esempio, saper fare un progetto per ottenere fondi europei".

In questo periodo di grande emergenza avete attivato, come gli altri corsi Unimol, la didattica online. In virtù di questo, quanto è importante la presenza nelle aule piuttosto che davanti ad un PC e quanto è importante vivere l’università in maniera piena?

Prof.ssa Picardi: "Voglio prima di tutto sottolineare come il nostro ateneo abbia dato una prova straordinaria di efficienza e capacità organizzativa, mettendo in piedi nel giro di meno di due settimane una piattaforma che ha funzionato in modo ottimale. Non era scontato e non è stato così dappertutto. Di nuovo, anche nella didattica on line, i piccoli numeri aiutano: i miei colleghi che hanno corsi molto affollati sono per esempio stati costretti a fare lezioni in modalità asincrona, ossia a registrare le proprie lezioni in assoluta solitudine, per poi caricarle sulla piattaforma e metterle a disposizione degli studenti, impossibilitati a interagire in modo immediato con il docente. Al contrario, io ho svolto le mie lezioni on line, ma in modalità sincrona e soprattutto ho registrato un’ottima partecipazione da parte degli studenti, che hanno presso la parola spesso, sia via chat sia prenotando interventi a voce. Al tempo stesso, ho comunque registrato tutte le mie lezioni, per renderle fruibili a tutti gli studenti che per lavoro o altri motivi erano impossibilitati a collegarsi negli orari previsti: e credo che questa sia un’opportunità preziosa, che verrà mantenuta anche nel futuro, chiedendo ai docenti di registrare e caricare sulla piattaforma le proprie lezioni, anche mentre le tengono in sede e in presenza.Fatta questa premessa, non penso in nessun modo che la didattica on line possa sostituire la didattica in presenza: è stata una risposta a un’emergenza e, offre alcune potenzialità per casi eccezionali anche dopo la crisi, ma non può e non deve sostituire la didattica in presenza. L’insegnamento è relazione, sia tra docente e discenti sia tra studenti - e una relazione mediata dagli schermi di un computer non è paragonabile alla relazione all’interno di un’aula universitaria. Al di fuori del contesto-classe molte studentesse e studenti rischiano comprensibilmente di essere meno motivati e di apprendere di meno, senza poi volere considerare il rischio, che per me è gravissimo, di aumento delle disuguaglianze sociali implicato dal digital divide. Mi auspico quindi che, a tutti i livelli e gradi di istruzione, siano predisposte le condizioni per permettere di tornare il prima possibile in classe, in sicurezza".

Prof. Cioffi"Io sono per la didattica dal vivo. Ammetto che, per un paio di cose, la didattica on line mi ha sorpreso, ma la didattica dal vivo è indispensabile. Ricorderò sempre i miei professori per la loro vivacità. Voglio dire che ho studiato con grandi maestri, dei giganti; e mi hanno insegnato che l’intelligere, il collegare le cose, ha bisogno di un pensiero vivo, perché non è altro che una relazione vivente. D’altronde, la lezione in presenza ha un segreto che scatena l’apprendimento: è il desiderio. E il desiderio non c’è se non c’è l’uso del corpo; intendo del linguaggio del corpo. Del resto, queste sono cose note, basta leggere quello che hanno scritto di recente Asor Rosa e Recalcati. Però ammetto che la didattica on line sviluppa una cosa sorprendente. Siamo davanti all’immagine. La didattica a distanza sviluppa una pratica che calcola il posto guardato delle cose: se io spiego un concetto on line, è come se lo mettessi in un certo punto, come qualcosa che lo spettatore vede da lontano; ma, perché lo senta suo, lo deve vedere come se fosse vicino. E’ una rappresentazione e forse un’illusione, è lo spettacolo. Io ne intuisco gli sviluppi e quando avremo tecnologie sofisticate, che trasmetteranno on line anche le sensazioni, io sarò già morto, tutta la comunicazione sarà diversa. Per capirci, usando categorie del ‘ 900, direi che tra la didattica a distanza e la didattica dal vivo passa la stessa differenza estetica che passa tra cinema e teatro. E’ uno dei grandi problemi del nostro tempo".

Un’ultima cosa. Quali sono i punti di forza del corso di laurea triennale e magistrale di Scienze Politiche?

Prof.ssa Picardi: "Credo che i principali punti di forza del nostro ateneo siano due: in primo luogo, l’alto livello dell’offerta formativa, grazie a docenti di fama nazionale e internazionale, attestata sia dalla produzione scientifica sia da numerosi premi e riconoscimenti; in secondo luogo, quella che definirei una “unità dialettica”. Con questa espressione mi riferisco al fatto che le docenti e i docenti del corso seguono una pluralità di orientamenti, disciplinari, metodologici, politici, che non rappresenta però un fattore di divisione, ma al contrario alimenta un confronto vivo e fecondo, in cui sono coinvolti come soggetti attivi anche gli studenti, in forme ed occasioni molteplici, come la Summer School di Scienze Politiche (ormai arrivata alla sua nona edizione) o il Festival di Scienze Politiche, che si è tenuto per la prima volta nel centro di Campobasso lo scorso autunno".

Prof. Cioffi: "Punti di forza? Vi consiglio di vedere il videoclip di Scienze Politiche e delle Istituzioni Europee nonché la magistrale, realizzato insieme con i nostri studenti".