Accadde Oggi 30 maggio - #almanacco

Oggi 30 maggio la Chiesa festeggia San Paolo VI, papa (rito ambrosiano)

1416 – Girolamo da Praga è condannato al rogo per eresia
1431 – A Rouen, in Francia, la diciannovenne Giovanna d’Arco viene bruciata sul rogo
1635 – Guerra dei Trent’Anni: viene stipulata la Pace di Praga
1868 – Memorial Day (allora conosciuto come “Decoration Day”) viene celebrato negli Stati Uniti per la prima volta (fu proclamato il 5 maggio dal generale John A. Logan)
1879 – Il Gilmores Garden di New York viene ribattezzato Madison Square Garden da William Vanderbilt ed aperto al pubblico
1883 – A New York, voci che dicono che il Ponte di Brooklyn stia per crollare provocano un fuggi fuggi che causerà dodici vittime.
1911 – Sul Circuito di Indianapolis la prima 500 miglia di Indianapolis finisce con la vittoria di Ray Harroun
1924 – Giacomo Matteotti denuncia in Parlamento le violenze dei Fascisti durante le elezioni di aprile
1942 – Seconda guerra mondiale: 1.000 bombardieri britannici lanciano un attacco di 90 minuti su Colonia, in Germania
1948 – Cede una diga sul fiume Columbia in piena. Nel giro di pochi minuti l’ondata cancella completamente Vanport, in Oregon. Muoiono 15 persone ed altre decine di migliaia sono i senzatetto
1971 – Programma Mariner: il Mariner 9 viene lanciato verso Marte
1972 – I membri dell’Armata Rossa Giapponese compiono il Massacro dell’Aeroporto di Lod
1982 – La Spagna diventa il sedicesimo membro della NATO e la prima nazione ad entrare nell’alleanza dall’ammissione della Germania Ovest nel 1955
1989 – Dimostrazioni di Piazza Tiananmen del 1989: La statua della “dea della democrazia” (8 metri) viene svelata dagli studenti dimostranti
1994 – Muore suicida a San Marco di Castellabate l’ex calciatore Agostino Di Bartolomei
1998 – Un terremoto di magnitudo 6,6 colpisce l’Afghanistan settentrionale, facendo circa 5.000 vittime
2004 – Italia: nel 50º anniversario del suo primo volo, all’aeroporto di Pratica di Mare (Roma) viene celebrata la festa d’addio per l’F-104, il caccia militare detto Starfighter

Nati oggi

Stefano Rodotà (1933)
Piero Chiambretti (1956)
Amedeo I di Spagna (1845)

Morti oggi

Giovanna D’Arco (1431)
Alexander Pope (1744)
Voltaire (1778)

 

Storie, avvenimenti, nascite, morti. Un giorno , quello del 30 maggio, utile per ricordare che la vita è sempre li, appesa ad un filo e, l’imponderabile leggerezza dell’essere ci porta a non essere sempre in pace con se stessi, con il mondo e con la vita stessa. In essa e dietro di essa si celano immagini vivide che molto spesso diventano sbiadite e ci portano ad atti che nessuno mai potrà capire sino in fondo. Un calciatore, Agostino Di Bartolomei, uomo di grande successo, splendidamente inserito , oltre che nel mondo del calcio, nella società civile, grande lavoratore, persona incredibilmente seria e dedita agli altri, con un gesto inconsulto decide di togliersi la vita e lasciar tutti sgomenti e feriti nel cuore.  

Un ragazzone, che regala la sua vita alla donna con la falce e lascia ferite non marginabili come quella lasciata al cantautore Francesco De Gregori che gli dedicò un tour. Presentatosi in concerto con un maglietta con l’immagine impressa del Campione , capitano indiscusso della grande Roma. 

Era la primavera del 1994. Salire su un palco e cantare di un modello di uomo, di calciatore che nel posto magico in cui si trova dopo il passaggio terreno, non ha più paura di tirare un calcio di rigore.

Francesco De Gregori , così celebrò il suo mito calcistico, da giallorosso  . La canzone «La leva calcistica della classe 1968» – caposaldo dell’immenso «Titanic» – è liberamente ispirata alla figura di Di Bartolomei, che negli anni ’70 e ’80 è stato un campione diverso da tutti, capace di custodire silenzi e di difendere valori in un mondo frettoloso e tossico come quello del calcio. Forse è proprio per questi motivi che Luca, il figlio di Di Bartolomei che da anni coniuga nel suo impegno politico l’etica civile e la passione per lo sport, ha commentato sui social: «Su quella maglia non è Ago, ma un ragazzo della periferia di Roma che prova a comportarsi in maniera civile e a fare il suo lavoro con serietà e professionismo. Uno dei tanti romani che non sbraita, che non scoatta. Uno che non hai mai pensato di essere un esempio. Di Ago a Roma ce ne sono tanti: e più la comunicazione punterà modelli di romano prepotenti e volgari, come in queste settimane ci sono stati proposti da radio e tv, più Ago vedremo in giro». Ma chi è stato – davvero – Agostino Di Bartolomei?

Un campione, certo. Un uomo, soprattutto. Se n’è andato nel silenzio ovattato di una mattina di sole, in una tarda primavera. Ago o Diba come i tifosi giallorossi della Curva Sud chiamano il capitano della Roma che nel 1983 vince uno storico scudetto, si uccide con un colpo di pistola al cuore il 30 maggio del 1994, esattamente a dieci anni di distanza dalla delusione più cocente del suo percorso calcistico: la finale di Coppa dei Campioni persa dalla Roma all’Olimpico contro il Liverpool. Ha 39 anni, è un uomo tormentato. Si sente rifiutato dal mondo del calcio, ha cercato di reinserirsi, ma ha trovato solo porte chiuse, promesse non mantenute, amici che non si rivelano tali, rifiuti anziché mani tese. Si trasferisce in Cilento, con la compagna ed il figlio. Un unico sogno , quello di fare l’allenatore, diventa pura fantasia. Senza il calcio è un uomo solo, perso tra le pieghe di un’esistenza che gli sfugge, esposto agli schiaffi della vita. Non una parola con nessuno, si sente tradito.Il cantautore romanista Antonello Venditti anni dopo gli dedicherà una canzone, «Tradimento e perdono». C’è una strofa che fa così: «Ricordati di me mio capitano/cancella la pistola dalla mano/Se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui». Questa è una storia di silenzi e lacrime, di parole non dette e di gesti dal grande valore morale, la storia di missili spediti a 100km/h alle spalle del portiere e di un uomo taciturno che creò il sindacato dei calciatori, ottenne le prime tutele per i giocatori ma poi rimase solo, unico, silenzioso. E’ sempre così, la vita ti ridona certezze solo dopo la morte. << Ago era un uomo normale, per me un divo, per qualcuno un calciatore lento, per altri uno veloce con la testa, talmente veloce da capire prima dove andava la palla e sopperire alla sua andatura spenta, Nino voleva solo essere se stesso, non voleva tanti riflettori, voleva poter lavorare ancora nel suo mondo ma la sua onestà intellettuale non gli ha mai permesso di chiedere aiuto a qualcuno>> il racconto di un amico. Agostino è uno che appende le scarpe al chiodo presto, si chiude a Castellabate dopo aver riportato la Salernitana con un autentico miracolo calcistico in serie B, poi si ritira dal calcio mentre gli altri festeggiano, lui fermo a centrocampo dice solo oggi è l’ultima, non prima di aver ricordato la prima, quella di San Siro del 22 aprile 1973. 

E, quella mattina del 30 maggio di qualche anno fa, pare sia andata proprio così :

  • Il figlio Luca sta per andare a scuola, Diba gli chiede di non andare, forse aveva già tramato qualcosa e la presenza del figlio lo avrebbe distolto, ma, il figlio andò, inconsapevole di ciò che stava per accadere. Si salutarono e,  per sempre. 

Sono passati molti anni , oggi non è una data come tante altre, ma, nel ricordo quella finale di Coppa dei Campioni giocata in casa e persa dalla Roma. Nino calciò il primo rigore facendo goal ma, alla fine, vince il Liverpool. Un colpo al cuore allora ed un colpo al cuore quella mattina di tarda primavera e…… Addio Dibba.

Da allora Dibba non ha mai perso più una partita, è nel ricordo e nel cuore di tutti. 

Dal profondo del tempo come un rimpianto
ora rinasci tu
quel sorriso sgomento anche se hai vinto
non mi tormenta più…

…questo mondo coglione piange il campione
quando non serve più
ci vorrebbe attenzione verso l’errore oggi saresti qui
se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui
Ricordati di me mio capitano
cancella la pistola dalla mano
tradimento e perdono fanno nascere un uomo
ora rinasci tu
quel sorriso sgomento anche se hai vinto
non mi tormenta più………………………..