Accadde Oggi 2 giugno - #almanacco

Oggi, 2 giugno la Chiesa festeggia San Comizio martire

1379 – Giacomo Orsini conquista il castello di Marino, nello Stato della Chiesa, dopo aver vinto lo scontro campale della battaglia di Marino
1537 – Papa Paolo III emette la bolla “Veritas Ipsa” che condanna il commercio di schiavi
1800 – Prima vaccinazione contro il vaiolo nel Nord America, a Trinity, in Terranova
1858 – Viene avvistata per la prima volta la Cometa Donati
1895 – In Italia si svolgono le Elezioni politiche generali per la 19ª legislatura
1897 – Mark Twain, rispondendo alle voci sulla sua morte, viene citato dal New York Journal per aver detto, “La notizia della mia morte è un’esagerazione”
1928 – Arturo Ferrarin e Carlo Del Prete, a bordo di un Savoia-Marchetti S.64, conquistano il record di distanza in volo in circuito chiuso, percorrendo un totale di 7.666 km ripetendo per 51 volte il tragitto fra Torre Flavia ed il faro di Anzio
1935 – USA: Babe Ruth annuncia il suo ritiro dal baseball
1946 – Con un referendum istituzionale gli italiani decidono di trasformare l’Italia da monarchia a repubblica (12.717.923 voti contro 10.719.284). Dopo questo referendum il Re d’Italia Umberto II di Savoia lascia il Paese. Contemporaneamente al referendum si svolgono le elezioni per l’assemblea costituente.
1953 – Incoronazione della regina Elisabetta II del Regno Unito, la prima trasmessa in diretta televisiva dalla BBC
1965 – Guerra del Vietnam: il primo contingente di soldati combattenti Australiani arriva nel Vietnam del Sud
1967 – Le proteste a Berlino Ovest, contro l’arrivo dello Scià dell’Iran, si tramutano in scontri, durante i quali il giovane Benno Ohnesorg viene ucciso da un agente di polizia. La sua morte porterà alla fondazione del gruppo terroristico Movimento del 2 giugno
1979 – Papa Giovanni Paolo II visita la sua nativa Polonia, diventando il primo Papa a visitare un paese comunista
1985 – Papa Giovanni Paolo II pubblica l’enciclica Slavorum Apostoli, ai vescovi, ai sacerdoti, alle famiglie religiose ed a tutti i fedeli cristiani nel ricordo dell’opera evangelizzatrice dei santi Cirillo e Metodio dopo undici secoli
1995 – In Bosnia il pilota dell’USAF Scott O’Grady viene abbattuto da un missile terra-aria SA-6 mentre pattuglia con un F-16 la no-fly zone imposta dalla NATO.
1997 – Timothy McVeigh viene condannato per 15 capi di omicidio e cospirazione per il suo ruolo nell’Attentato di Oklahoma City all’Alfred P. Murrah Federal Building, nel 1995
2001 – In Italia viene ripristinata la Festa della Repubblica, che in precedenza era fissata la prima domenica di giugno
2003 – L’ESA lancia il Mars Express, la prima missione di esplorazione planetaria europea

Nati 

Tony Hadley (1960)
Thomas Hardy (1840)
Papa Pio X (1835)
Zachary Quinto (1977)
La Repubblica Italiana (1946)

Morti

Rino Gaetano (1981)
Giuseppe Garibaldi (1882)

Oggi è una data unica e davvero da scrivere su ogni diario, anche in quello più nascosto. Avremmo voluto ricordare Papa PioX, Giuseppe Garibaldi, Rino Gaetano, che vogliamo ricordare con qualche accenno, ma, oggi 2 giugno del 1946, nasce la Repubblica Italiana ed è doveroso soffermarsi ad un evento che ancora scuote le memorie , le genti ed i cuori. Son cambiate tantissime cose da quel 2 giugno 1946 e, purtroppo, moltissime sono cambiate in negativo. 

Indimenticabile Rino! Così direbbero tutti quelli - e sono tanti - che lo hanno amato e idolatrato nei lontani anni '70 quando la sua stella controcorrente cominciò a brillare sul grigio panorama canzonettistico italiano. Nasce nel  1950 a Crotone, dove rimane per tutta l'infanzia; il giovane Rino nasce povero e viene costretto al trasferimento nella città di Roma, insieme ai genitori, in cerca di lavoro. Poco incline allo studio, coltiva i primi interessi per il mondo del teatro. Inizia i suoi primi approcci musicali imparando a suonare la chitarra e componendo le sue prime canzoni. Incontra fin da subito le perplessità del mondo musicale per il suo modo ironico e singolare di proporre i suoi pezzi, poco "in linea" con la tendenza seriosa e di stile ideologico di quel periodo, viene però notato da alcuni discografici romani suscitando la loro curiosità. Niente da fare, Gaetano è troppo fuori dagli schemi per essere capito dal conformistico universo della discografia italiana, in un momento in cui la moda del "demenziale" era ancora ben lungi dal venire alla luce, e questa sua prima prova viene solo guardata con un misto di compatimento e di pena. La sua gande tenacia e nel 1974 e fa successo di pubblico con "Ingresso libero". "Ma il cielo è sempre più blu", era in serbo e, sfonda definitivamente nel 1975.Nel 1976 esce il suo secondo LP, questa volta molto atteso, "Mio fratello è figlio unico", partorito dopo lunghi anni di sperimentazioni e di prove. All'interno, un altro hit mai più uscito dall'ideale canzoniere italiano: "Berta filava". E’ una escalation, Rino Gaetano si impone sempre più come il cantautore fuori dalle righe, il "grillo parlante" per antonomasia e pubblica una serie di pezzi che hanno la qualità di divertire ma di far riflettere su temi tanto delicati quanto difficili da affrontare in musica. "Aida" (1977) e "Nuntereggaepiù" (1978) in un rapido crescendo, riscuotono consensi sempre più consistenti, fino ad ottenere un vero e proprio successo con la canzone "Gianna" al Festival di Sanremo del 1978, "Un emozione da poco" di Anna Oxa, e da "E dirsi ciao" dei Matia Bazar, dove si esibisce davanti alla grande platea mostrando tutta la sua ironia scanzonata degna di un vero artista di varietà. Nel 1979 è la volta del disco "Resta vile maschio dove vai" (il brano omonimo viene scritto da Mogol) che lancia nel periodo estivo l'indimenticabile ballata "Ahi Maria". Il disco segna il passaggio dalla piccola casa discografica It, alla multinazionale RCA e l'inizio di una serie di tournee che lo renderanno popolarissimo in tutta Italia. Ma la crisi artistica è dietro l'angolo e dopo il non del tutto riuscito "E io ci sto" (1980), cerca altre vie espressive, iniziando a collaborare con artisti come Cocciante  e i New Perigeo. Il Fato, o chi per lui, se lo porta via il 2 Giugno 1981, alla verde età di trentuno anni, a seguito di un terribile incidente automobilistico alle prime luci dell'alba sulla romana via Nomentana. Lo ricordiamo così :

La voglia di libertà di Rino ci porta a riflettere e con la riflessione, gioiamo a quanto accadde il 2 giugno 1946. 

2 giugno 1946, Il ministro dell'Interno Giuseppe Romita legge i risultati del referendum istituzionale 

Il 54,3% degli elettori sceglie la repubblica, con un margine di appena 2 milioni di voti, decretando la fine della monarchia e l’esilio dei Savoia. Viene eletta anche un’Assemblea Costituente, con il compito di eleggere il capo provvisorio dello Stato e scrivere la nuova carta costituzionale. Nel frattempo riprende la normale dialettica tra le forze politiche, vecchie e nuove, con la contrapposizione, in linea con quanto sta accadendo a livello internazionale, tra i partiti di sinistra e quelli cattolici e librali. Finita la guerra, dunque, l’Italia si incammina lentamente verso la ricostruzione, materiale sia istituzionale, dopo venti anni di fascismo.

Con la destituzione e l’arresto di Benito Mussolini il 25 luglio 1943, il re Vittorio Emanuele III affida al maresciallo Pietro Badoglio l’incarico di formare il nuovo governo. L’esecutivo Badoglio resta in carica fino al 22 aprile 1944, quando sarà sostituito da un nuovo governo guidato dallo stesso Badoglio, ma che avrà vita breve. Il 4 giugno 1944, infatti, gli alleati entrano a Roma e il giorno seguente Badoglio rassegna le dimissioni, per poi riottenere l’incarico dal luogotenente. Il Cln lo considerò personaggio troppo compromesso col passato regime e così ottiene così la nomina del proprio presidente, il demolaburista Bonomi. Il nuovo governo, al quale partecipano tutti i partiti antifascisti è reso possibile anche dalla cosiddetta svolta di Salerno, con la quale il leader comunista Palmiro Togliatti propone di rinviare la soluzione della questione istituzionale a vantaggio della soluzione di governi di unità nazionale per fronteggiare le esigenze del momento, la fine della guerra e l’avvio della ricostruzione.

Tra i partiti del Cln naturalmente non mancano contrasti e divergenze di vedute e già durante la fase dei governi di unità nazionale si cominciano a mettere a punto gli strumenti per la successiva, inevitabile, lotta per la conquista del potere. Il 2 giugno 1946, oltre al referendum istituzionale tra monarchia e repubblica, gli elettori votano anche per eleggere l’Assemblea Costituente, che dovrà ridisegnare l’impianto istituzionale italiano. È la prima occasione – dopo il voto per le amministrative – che le forze politiche post-fasciste hanno di "contare" il proprio seguito tra gli elettori: DC 35,2%, PSI 20,7%, PCI 20,6%, UDN 6,5%, Uomo Qualunque 5,3%, PRI 4,3%, Blocco nazionale delle libertà 2,5%, Pd’A 1,1%. Le elezioni del 2 giugno 1946 decretano di fatto la fine del ruolo del Cln e la ripresa del normale confronto tra le forze politiche. I governi di unità nazionale, figli della Resistenza, durano fino al maggio del 1947, quando il quarto esecutivo guidato da De Gasperi, dopo due governi Bonomi ed un governo Parri, frutto del "vento del nord",  e tre governi guidati dal leader democristiano ,inaugura la stagione del centrismo (DC, PLI, PRI e il PSDI di Saragat nato dalla scissione in seno al PSI di Nenni), con l’esclusione del PCI e del PSI dalla guida del paese. Inizia così la fase della rigida contrapposizione tra DC e PCI – più in generale, tra comunismo e anticomunismo – anche in conseguenza di quanto sta accadendo a livello internazionale, con l’inizio della Guerra Fredda; ma siamo anche alla vigilia del "miracolo economico", che trasformerà profondamente l’economia e la società italiana. Il 13 giugno, il Consiglio dei ministri stabilì dovevano essere già assunte ope legis dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, nonostante il rinvio della comunicazione dei dati definitivi. Dopo che il consiglio dei ministri, nella notte fra il 12 e il 13 giugno, aveva trasferito le funzioni di Capo dello Stato ad Alcide De Gasperi , Umberto II diramò un proclama nel quale denunciò la presunta illegalità commessa dal governo, e il giorno stesso partì polemicamente in aeroplano da Ciampino alla volta del Portogallo, con decisione unilaterale. Benché da più parti gli fossero pervenuti inviti a resistere, Umberto preferì comunque prendere atto del fatto compiuto, valutando che l'alternativa potesse essere l'innesco di una guerra civile fra monarchici e repubblicani. L'ex re inizialmente ventilò che il suo allontanamento potesse essere anche soltanto temporaneo, pro bono pacis. Tuttavia, nel proclama diffuso prima di partire, affidò la patria agli italiani e sciolse i militari e i funzionari dello Stato dal precedente giuramento di fedeltà al re.

Il proclama di Umberto II del 13 giugno 1946:

«Italiani! Nell'assumere la Luogotenenza Generale del Regno prima e la Corona poi, io dichiarai che mi sarei inchinato al voto del popolo, liberamente espresso, sulla forma istituzionale dello Stato. E uguale affermazione ho fatto subito dopo il 2 giugno, sicuro che tutti avrebbero atteso le decisioni della Corte Suprema di Cassazione, alla quale la legge ha affidato il controllo e la proclamazione dei risultati definitivi del referendum.

Di fronte alla comunicazione di dati provvisori e parziali fatta dalla Corte Suprema; di fronte alla sua riserva di pronunciare entro il 18 giugno il giudizio sui reclami e di far conoscere il numero dei votanti e dei voti nulli; di fronte alla questione sollevata e non risolta sul modo di calcolare la maggioranza, io, ancora ieri, ho ripetuto che era mio diritto e dovere di Re attendere che la Corte di Cassazione facesse conoscere se la forma istituzionale repubblicana avesse raggiunto la maggioranza voluta.

Improvvisamente questa notte, in spregio alle leggi ed al potere indipendente e sovrano della Magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza.

Italiani! Mentre il Paese, da poco uscito da una tragica guerra, vede le sue frontiere minacciate e la sua stessa unità in pericolo, io credo mio dovere fare quanto sta ancora in me perché altro dolore e altre lacrime siano risparmiate al popolo che ha già tanto sofferto. Confido che la Magistratura, le cui tradizioni di indipendenza e di libertà sono una delle glorie d'Italia, potrà dire la sua libera parola; ma, non volendo opporre la forza al sopruso, né rendermi complice dell'illegalità che il Governo ha commesso, lascio il suolo del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi dolori. Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria, sento il dovere, come Italiano e come Re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è compiuta; protesta nel nome della Corona e di tutto il popolo, entro e fuori i confini, che aveva il diritto di vedere il suo destino deciso nel rispetto della legge e in modo che venisse dissipato ogni dubbio e ogni sospetto.

A tutti coloro che ancora conservano fedeltà alla Monarchia, a tutti coloro il cui animo si ribella all'ingiustizia, io ricordo il mio esempio, e rivolgo l'esortazione a voler evitare l'acuirsi di dissensi che minaccerebbero l'unità del Paese, frutto della fede e del sacrificio dei nostri padri, e potrebbero rendere più gravi le condizioni del trattato di pace. Con animo colmo di dolore, ma con la serena coscienza di aver compiuto ogni sforzo per adempiere ai miei doveri, io lascio la mia terra. Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove. Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d'Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani. Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli. Viva l'Italia!

Umberto
Roma, 13 giugno 1946»

Al proclama dell'ex re, seguì la ferma risposta del Presidente del Consiglio De Gasperi, che lo definì «...un documento penoso, impostato su basi false ed artificiose», concludendo che «un periodo che non fu senza dignità si conclude con una pagina indegna. 

Come detto, il 2 e 3 giugno, contemporaneamente al referendum istituzionale, si tennero le elezioni per l'Assemblea Costituente, che dettero una maggioranza di gran lunga superiore ai partiti favorevoli alla repubblica, in quanto, tra i componenti il Comitato di Liberazione Nazionale, il solo Partito Liberale Italiano si era pronunciato in favore della monarchia. Si elesse a Capo provvisorio dello Stato, l'on. Enrico De Nicola. Con l'entrata in vigore della nuova Costituzione della Repubblica Italiana, De Nicola assumerà per primo le funzioni di Presidente della Repubblica Italiana (1º gennaio 1948).

Il 15 luglio 1946 il presidente dell'Assemblea Costituente, Giuseppe Saragat, leggeva il primo messaggio del Capo dello Stato Enrico de Nicola.

<< Giuro davanti al popolo italiano, per mezzo della Assemblea Costituente, che ne è la diretta e legittima rappresentanza, di compiere la mia breve, ma intensa missione di Capo provvisorio dello Stato inspirandomi ad un solo ideale: di servire con fedeltà e con lealtà il mio Paese. Per l'Italia si inizia un nuovo periodo storico di decisiva importanza. All'opera immane di ricostruzione politica e sociale dovranno concorrere, con spirito di disciplina e di abnegazione, tutte le energie vive della Nazione, non esclusi coloro i quali si siano purificati da fatali errori e da antiche colpe. Dobbiamo avere la coscienza dell'unica forza di cui disponiamo: della nostra infrangibile unione. Con essa potremo superare le gigantesche difficoltà che s'ergono dinanzi a noi; senza di essa precipiteremo nell'abisso per non risollevarci mai più. I partiti – che sono la necessaria condizione di vita dei governi parlamentari – dovranno procedere, nelle lotte per il fine comune del pubblico bene, secondo il monito di un grande stratega: Marciare divisi per combattere uniti. La grandezza morale di un popolo si misura dal coraggio con cui esso subisce le avversità della sorte, sopporta le sventure, affronta i pericoli, trasforma gli ostacoli in alimento di propositi e di azione, va incontro al suo incerto avvenire. La nostra volontà gareggerà con la nostra fede. E l'Italia – rigenerata dai dolori e fortificata dai sacrifici – riprenderà il suo cammino di ordinato progresso nel mondo, perché il suo genio è immortale. Ogni umiliazione inflitta al suo onore, alla sua indipendenza, alla sua unità provocherebbe non il crollo di una Nazione, ma il tramonto di una civiltà: se ne ricordino coloro che sono oggi gli arbitri dei suoi destini. Se è vero che il popolo italiano partecipò a una guerra, che – come gli Alleati più volte riconobbero, nel periodo più acuto e più amaro delle ostilità – gli fu imposta contro i suoi sentimenti, le sue aspirazioni e i suoi interessi, non è men vero che esso diede un contributo efficace alla vittoria definitiva, sia con generose iniziative, sia con tutti i mezzi che gli furono richiesti, meritando il solenne riconoscimento – da chi aveva il diritto e l'autorità di tributarlo – dei preziosi servigi resi continuamente e con fermezza alla causa comune, nelle forze armate – in aria, sui mari, in terra e dietro le linee nemiche. La vera pace – disse un saggio – è quella delle anime. Non si costruisce un nuovo ordinamento internazionale, saldo e sicuro, sulle ingiustizie che non si dimenticano e sui rancori che ne sono l'inevitabile retaggio. La Costituzione della Repubblica italiana – che mi auguro sia approvata dall'Assemblea, col più largo suffragio, entro il termine ordinario preveduto dalla legge – sarà certamente degna delle nostre gloriose tradizioni giuridiche, assicurerà alle generazioni future un regime di sana e forte democrazia, nel quale i diritti dei cittadini e i poteri dello Stato siano egualmente garantiti, trarrà dal passato salutari insegnamenti, consacrerà per i rapporti economico-sociali i principi fondamentali, che la legislazione ordinaria – attribuendo al lavoro il posto che gli spetta nella produzione e nella distribuzione della ricchezza nazionale – dovrà in seguito svolgere e disciplinare. Accingiamoci, adunque, alla nostra opera senza temerarie esaltazioni e senza sterili scoramenti, col grido che erompe dai nostri cuori pervasi dalla tristezza dell'ora ma ardenti sempre di speranza e di amore per la Patria: Che Iddio acceleri e protegga la resurrezione d'Italia!»

Da quella data ne son passati di anni. Son cambiate tantissime cose. La Costituzione, la più bella del Mondo, ha subito attacchi ed angherie, cambiamenti assurdi ed in pieno disprezzo di quel 2 giugno 1946. Una corsa al potere, una vicenda negativa dopo l’altra. Formazioni di partiti nuovi, riciclati, movimenti che della politica neanche l’ombra, populismo e becero arrivismo. Tutto in nome di quel 2 giugno 1946 ? A voi la risposta!                                                                                                                             Auguri Repubblica