ACCADDE OGGI 8 GIUGNO #ALMANACCO - Molise Web giornale online molisano

Accadde Oggi 8 giugno #almanacco

Oggi 8 giugno la Chiesa festeggia San Clodolfo di Metz, vescovo


452 – Attila invade l’Italia
536 – Elezione di papa Silverio
570 – Alla Mecca viene fondato l’Islam
1509 – Pisa, dopo un assedio durato dieci anni, cade e perde per sempre la sua indipendenza per mano di Firenze
1638 – Calabria: terremoto dell’8 giugno 1638
1776 – Gli invasori americani vengono respinti a Trois-Rivières (Québec)
1783 – In Islanda il vulcano Laki inizia un’eruzione che durerà otto mesi, ucciderà più di 9000 persone e darà il via a una carestia di sette anni
1824 – Primo brevetto rilasciato in Canada)
1887 – Herman Hollerith ottiene il brevetto per il suo calcolatore a schede perforate
1917 – Prima guerra mondiale: Sul monte Zebio (Altopiano di Asiago) esplode una “mina” che seppellisce l’intero presidio della brigata Catania.
1959 – La prima (e unica) spedizione di posta missilistica
1968 – James Earl Ray viene arrestato per l’omicidio di Martin Luther King

1970 –Viene eletto il 1^ Consiglio Regionale del Molise
1976 – Francesco Coco, Procuratore della Repubblica di Genova, diventa la prima vittima intenzionale delle Brigate Rosse
1984 – Esce nelle sale Ghostbusters – Acchiappafantasmi
1985 – Italia: ratifica dell’accordo di modifica dei Patti Lateranensi fra Italia e Città del Vaticano
1987 – Nasce il Telefono Azzurro
1995 – Rasmus Lerdorf invia un messaggio in un newsgroup (leggi il messaggio) annunciando la pubblicazione di “un set di piccoli binari scritti in C”, nasce il PHP 1.0
1998 – Charlton Heston diventa presidente della National Rifle Association
2004 – Primo transito di Venere dal 1882; il successivo avverrà il 6 giugno 2012
2011 – Google, Yahoo!, Facebook e Akamai Technologies effettuano il passaggio completo per 24 ore a IPv6.

Nati

Luigi Comencini (1916)
Robert Schumann (1810)
Telefono Azzurro (1987)
Kanye West (1977)
Frank Lloyd Wright (1869)

Morti

Johann Winckelmann (1768)
Arnoldo Mondadori (1971)
Maometto (632)
Corrado Mantoni (1999)
Andrew Jackson (1845)

La giornata è piena di accadimenti e di nascite e dipartite di uomini importanti. Attila invade l’Italia, nasce l’Islam, viene arrestato il colpevole del delitto di Martin Luther King,le Brigate Rosse ammazzano Francesco Coco, ci fu la ratifica dei patti lateranensi, nasce il Telefono Azzurro.

 

Ma, siamo molisani ed il Molise merita un approfondimento per l’accadimento che ne cambia volto e storia. L’ 8 giugno 1970 viene eletto dopo due giorni di voto, il Primo Consiglio Regionale. Nasce una nuova era che ci lascia una eredità incredibile, purtroppo depauperata negli anni da politici senza più spessore culturale, politico ed umano. Ieri il meglio, oggi non classificabili. Da idealisti di partito a volta casacche odierni senza dignità e senza ideologie. Un Molise che dalle stelle è definitivamente sceso nelle stalle, con il rispetto dovuto per chi le cura ogni giorno a tutela della salute dei propri animali.

Una maratona di due giorni vede al voto 50 anni fa , un Molise che annaspava. Il sogno diventa realtà  , si diventa pienamente autonomi. Una regione di poche centinaia di migliaia di persone che si evolvono e si manifestano attivamente, ognuno per ed in forza a schieramenti politici senza se e senza ma e, rinnovano un sistema mai vero, mai collaudato , mai provato. Una massiccia partecipazione all’azione politica che rende liberi nel pensiero e nella dialettica, liberi di scrivere un nome e non solo una croce. Una massiccia cordata di votanti per un solo scopo, l’Unità a favore di una terra di “ Cafoni “, meravigliosamente direi, che uniti da una fune portano a compimento la vera rivoluzione, tutta molisana. Carlo Vitale divenne così, il primo presidente della Giunta regionale del Molise alla prima seduta dopo il voto del 7 e 8 giugno per l’elezione del primo Consiglio regionale del Molise. Si costruì la via maestra per assicurare ai Molisani un presente che mirava ad un futuro degno di una regione che , alla luce del resto dell’Italia, non avrebbe avuto futuro.  Scesero in campo figure nobili, di altissimo spessore culturale e politico. Oltre Carlo Vitale, a cui è dedicata la sala del Consiglio Regionale, presidente della Giunta a Florindo D'Aimmo, Presidente del consiglio regionale, entrambi democristiani. Ma, ancora, il Dc Natalino Paone, i socialisti Guido Campopiano e Luigi Biscardi, il comunista Francesco Narducci, il missino Ugo Gentile, il liberale Giuseppe Mogavero e Pietro Di Giacomo, il repubblicano, Pierino Neri. Gli assessori democristiani: Vittorino Monte, Carlino De Angelis, Gennaro Di Gregorio, Mario Durante, Giustino D'Uva, Paolo Nuvoli, Adolfo Colagiovanni, Elvio Di Girolamo. E, poi, i consiglieri Dc: Raffaello Lombardi, Raffaele Iorio, Saverio reale, Gennaro Di Gregorio, Antonio Di Rocco, Ettore Raspa; i socialisti, Guido Palmiotti, Alessandro De Gaglia, che apr Gabriele Veneziale; i comunisti Domenico Pellegrino, Edilio Petrocelli, Alfredo Marraffini, Franco Petrarca. Iniziò così, l’autonomia della nostra regione. Interventi mirati portarono incredibili benefici. Si riuscirono ad ottenere le risorse per industrie, strade, scuole, agricoltura. Non si tenne in disparte la cultura. Furono gli anni della conoscenza e della buona politica del fare e del fare insieme , nonostante le diverse vedute politiche. Si combatteva in aula ed al di fuori di essa, senza limitazioni di colpi ma, cosa impensabile oggi, i buoni provvedimenti, di destra o sinistra , venivano votati all’unanimità. I segni in investimenti e azioni programmatiche si son visti ed ancora sono li, indelebili agli occhi di tutti . 50 anni fa lo splendore di un Molise sempre all’insegna della tradizone e del progresso che oggi, al sol ricordo, metton tristezza e magone nel veder cosa s?e , senza costrutto pubblico e sol costrutto di poltrona,  nei consigli regionali fatti di beghe e di sottomissioni a logiche che con la politica hanno davvero poco a che fare. Dalle centinaia di leggi sui tavoli alle poche uscite senza bandiere , l’assenza di programmi e la “ visione a vista “, cancellano e non fanno onore a chi ha dato se stesso per una Regione che dell’autonomia ne ha fatto carte straccia e profonda contrarietà. L’addio all’unità per il Molise e la predominanza di autoreferenzialismo becero e senza sentimento, hanno praticamente seppellito il ricordo, ad di la delle belle parole che all’occorrenza vengono miratamente scritte dai vertici e che il giorno dopo son già così vecchie da cancellarne non solo il ricordo ma anche l’inchiostro. Una ventata di orgoglio portò il Molise in alto, molto in alto, oggi quell’orgoglio è rimasto scritto nel cuore di pochi, di chi visse quei giorni passati di felicità e grande partecipazione . Uomini, non caporali, mai generali e sempre militari d’azione. Quella classe politica che urla nel ricordo la parola Molise e che spera dall’alto della loro stazza possente, che la tristezza che la classe politica attuale emana, prima o poi possa tornare ad essere Luce. Per adesso ci dobbiamo accontentare del lumino. 

Verbale del Primo Consiglio Regionale

Il giorno 30 del mese di giugno 1970, per la prima volta, gli eletti furono convocati per le ore 18, in via Roma, presso l'Amministrazione Provinciale di Campobasso.
Assumeva la Presidenza provvisoria il Consigliere regionale, avv. Alessandro De Gaglia, che, constatato come il numero dei presenti non fosse sufficiente alla legalità della seduta, rinviava la stessa ad altra data.
Più produttiva la riunione seguente, quella del 25 luglio, allorquando si procedette alla elezione dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio composto da:
- Florindo D'Aimmo, Presidente
- Natalino Paone, vice Presidente
- Guido Campopiano, vice- Presidente
- Raffaele Iorio, segretario.
- Francesco Narducci, segretario


L'istituzione degli Organi consiliari costituiva completamento alla composizione di tutti gli Organi regionali, avviata con la nomina della Giunta regionale, in data 7 agosto 1970, composta da:



- Carlo Vitale, Presidente
- Vittorino Monte, Assessore all'Agricoltura
- Carlino De Angelis, Assessore al Lavoro, Assistenza e Beneficenza
- Gennaro Di Gregorio, Assessore alle Finanze, Bilancio, Industrie, Commercio e Artigianato
- Mario Durante, Assessore alla Programmazione, Urbanistica, Trasporti ed Enti locali
- Giustino D'Uva, Assessore alla Programmazione, Urbanistica, Trasporti ed Enti locali
- Nuvoli, Assessore all'Istruzione, Formazione professionale, Turismo e Sport
- Adolfo Colagiovanni, Assessore ai Lavori pubblici, Cave e Torbiere
- Elvio Di Girolamo, Assessore alla Sanità ed all'Igiene



In data 18 ottobre del medesimo anno il Presidente della Giunta illustrava all'Assemblea l'atto fondamentale del suo governo (le Dichiarazioni Programmatiche), con ciò ponendolo nella piena condizione di porre mano ai lavori per la scrittura dello Statuto regionale, che sarà approvato in aula il giorno 23 marzo 1971 e dal Parlamento in data 22 maggio 1971, pubblicato sulla G.U. suppl. ordinario al n. 148 del 14 giugno 1971.

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Dichiarazioni Programmatiche del Presidente incaricato:
CARLO VITALE

Sig. Presidente, Signori Consiglieri,

nel momento in cui con le dichiarazioni programmatiche, che mi accingo a svolgere, si conclude la fase dei preliminari nell'avvio dell'Ente Regione nella sua attività operativa, mi corre l'obbligo di rivolgere un grato ricordo a tutti coloro che, nei lunghi anni della battaglia autonomistica, dettero il meglio delle proprie energie e la passione più viva per il conseguimento del risultato auspicato.

Alle delegazioni parlamentari molisane dell'epoca (Camposarcuno, Ciampitti, Sedati, Monte, Sammartino, Magliano, La Penna, Crapsi, Tedeschi, Di Giacomo, Colitto), alle forze politiche molisane tutte, alla Amministrazione Provinciale di Campobasso, a tutte le Amministrazioni Comunali del Molise e degli Abruzzi, ed a tutti i funzionari e cittadini che si mossero ed operarono in quella direzione, il grazie più sentito del Molise.

L'autonomia allora conseguita, ha consentito al Molise di beneficiare, poi, in pieno della creazione dell'istituto regionale ordinario.

Oggi con l'Ente Regione costituito, noi celebriamo ufficialmente la importantissima conquista di ieri.

Avvenimento importante in assoluto per un discorso concreto sul futuro della nostra terra. Una diversa situazione avrebbe tradito ogni molisano nella sostanza viva della concezione regionalistica stessa.

La particolare fase che l'Ente Regione va attraversando, offre, allo stato attuale, un campo molto ristretto alla attività realizzatrice e, quindi, ben poche cose potrebbero oggi esser dette sotto questo profilo, ma la natura della istituzione è tale che proprio in questa fase ci impegna in una visione nuova e diversa della realtà, per cui si pone e si impone un discorso ampio e profondo capace di dare la giusta dimensione ad un fatto politico di vasta portata che segna una evoluzione rinnovatrice del sistema, evoluzione che deve essere capace di dare maggiore contenuto e più larga partecipazione all'azione pubblica volta al benessere della collettività, ma soprattutto capace di imporre il rispetto assoluto dell'uomo, della sua individualità fisica e spirituale (nella molteplice esplicazione del diritto al- la esistenza, alla libertà, a1la il1timità, alla vita religiosa, etica e culturale, alla sicurezza), nella difesa della sua personalità giuridica, nella difesa delle sue connaturali esperienze di vita associata, per il riconoscimento della necessità di porre le condizioni perché possa realizzarsi una esistenza veramente umana, esa1tando i diritti economici e sociali che consentono quella parità in partenza, indispensabile per lo sviluppo di ogni personalità umana.

La società dei consumi, la società dello sviluppo industriale, nel mentre segna una tappa rilevante dello sviluppo economico, esprime una crisi profonda.

Tale constatazione non può minimamente invalidare o mettere in discussione tutto il lavoro svolto nell'indicata direzione.

La crisi attuale è un fatto conseguenziale al fenomeno di crescita operato nella società e va meditata ed affrontata.

Tuttavia la carenza di un qualsiasi sviluppo economico avrebbe accentuato le difficoltà del processo evolutivo ritardando notevolmente ogni possibilità di progresso.

Per cercare di spiegare una tale crisi osserviamo che il ragionamento economico, ancorato a concetti tradizionali, non è in grado di interpretare la nuova realtà. Il mito del dopo guerra è stato il boom della economia. Anche oggi è valida la necessità di accelerare l'espansione economica sotto forma di incremento quantitativo dei mezzi per soddisfare i bisogni individuali.

Ma, normalmente, si sviluppa un andamento a forbice fra questo incremento quantitativo ed una progressiva carenza di mezzi atti a soddisfare i bisogni collettivi e, quindi, più propriamente sociali.

Questo andamento si aggrava sotto l'aspetto qualitativo quando cioè ci riferiamo al soddisfacimento di bisogni di carattere non strettamente utilitario, quei bisogni che in una società moderna hanno maggior peso e condizionano la libertà dell'uomo.

E mi riferisco ai problemi dell'ambiente e della sanità, all'inquinamento dell'aria e dell'acqua, ai trasporti e comunicazioni.

Tutto ciò ha provocato squilibri sia sul piano economico che su quello sociale.

Squilibri che nel corso del tempo si sono venuti evidenziando sempre con maggiore chiarezza mettendo a nudo una realtà che ha posto gradatamente nuovi ed importantissimi problemi ed ha prodotto reazioni e conflitti a livello di scioperi e contestazioni.

Oggi si contesta una società di massa disumanizzata.

Angoscia del progresso, inquietudine ed insicurezza: questi convincimenti vanno diffondendosi nell'opinione pubblica.

Ogni giorno di più va crescendo intorno all'impalcatura dello Stato uno steccato di diffidenza e di distacco che rende più difficile, più arduo, l'ulteriore cammino verso una dimensione di civiltà che rechi il segno di una incessante costruzione.

Ci troviamo dinanzi ad una diversa maturità di coscienza del cittadino, che sente, in termini personalizzati al massimo grado, il suo diritto ad una zona più ampia di libertà e di giustizia, per la quale il tipo di Stato e di società in cui egli vive ed opera svela sufficienze e sperequazioni importanti. Nel paese serpeggia il dubbio sulla capacità del sistema politico a garantire in modo efficiente, l'esercizio del potere, sia livello nazionale che locale.

Le agitazioni degli ultimi tempi, e mi riferisco a quelle naturali, spontanee, appaiono al cittadino causa ed effetto di una crisi politica.

Esse si qualificano, forse per la prima volta, come posizioni di partenza, di urto e di impatto che non conoscono alla base differenziazioni politiche.

Il cittadino avverte i pericoli delle difficoltà istituzionali, stupisce di fronte alla violenza civile e di fronte alla violenza fine a se stessa.

La coscienza civile del cittadino soffre soprattutto per la sua apparente impotenza: lo stato è lontano, non vede forme di autonomia, non si sente coinvolto in una responsabilità attiva.

Siamo in realtà dinanzi ad un fenomeno di vitalità e di faticosa maturazione democratica che se guidato opportunamente, può vitalizzare alla radice la vita politica italiana.

Le possibilità di espressione culturale, le modifiche sul piano del costume, le vaste e generali offerte di beni e servizi, i nuovi spazi di iniziativa personale dovuti all'ingegno creativo della scienza e della tecnica, hanno intimamente cambiato l'esistenza degli italiani, ma non hanno dato loro più effettive occasioni di potere.

La esigenza dei cittadini di trovare reali sbocchi di partecipazione e, per converso, l'esigenza di meglio articolare i circuiti di comunicazione del paese tra centro e periferia, devono trovare soluzioni adeguate e rapide.

Il problema della partecipazione si ricollega alla capacità della classe politica di " cambiare " rispetto a strutture ed esigenze che hanno modificato nel profondo la situazione del paese.

E' indispensabile anticipare la evoluzione che sta trasformando la nostra società.

La politica deve porsi necessariamente obiettivi lontani. La parte che occupano questi obiettivi è preminente in un mondo in cui la durata della vita aumenta sensibilmente, in cui il reddito raddoppia ogni 15 anni, ma nel quale squilibri e tensioni si fanno sempre più acute sul piano morale, culturale e psicologico.

La politica dove esprimere uno sforzo dell'immaginazione creatrice e mobilitare questo sforzo a profitto dell'uomo e del suoi fini superiori.

Per una tale politica occorrono idee nuove, strumenti e strutture nuove.

Le idee devono maturare all'insegna della ispirazione costituzionale, ma si devono sviluppare nella ricerca degli strumenti più validi capaci di interpretare la nuova realtà e di costruire impalcature che, anticipando i tempi, creino le premesse operative del futuro.

Solo così si potrà contribuire alla creazione di una società nella quale 1'individuo, pur nelle necessarie connessioni col tessuto sociale e con l'ordinato sviluppo della società, assuma sempre più la posizione centrale di vero protagonista ed artefice del destino di un mondo che vogliamo e speriamo divenga più libero, più giusto, più pacifico.

La dimensione regionale corrisponde a tali nuove esigenze perché misura di uomo ed è democraticamente governabile, offrendo occasioni in cui possano liberamente esprimersi responsabilità sociali finora tenute ai margini della vita comunitaria o mortificate nella loro stessa capacità di espressione.

L'ordinamento regionale non rappresenta qualcosa che si aggiunge agli altri elementi della struttura dello Stato, ma introduce un elemento nuovo che incide sul modo di essere delle altre componenti e modifica il complessivo quadro politico.

Il problema che ci sta, perciò, davanti ed al quale dobbiamo dare una risposta consiste, da una parte, nel cogliere tutte le possibilità nuove che l''attuazione dell'ordinamento regionale offre e, dall'altra, di esprimere una iniziativa puntuale ed organica capace di legare l'ampia prospettiva istituzionale, che così si apre, con il modo più reale di porsi delle esigenze del paese e con i concreti svolgimenti della situazione politica.

Con l'attuazione delle Regioni a statuto ordinario si è aperto un periodo particolare che benissimo possiamo chiamare una fase costituente. E ciò perché si è arrivati alle Regioni in una condizione diversa da quella ipotizzata precedentemente ed in particolare nella legge n. 62 del 1953.

Al di là di ogni discussione tecnico-giuridica sul suo valore e sulla opportunità di modificarne il contenuto, dobbiamo riconoscere che quella legge si inseriva in un disegno nel quale la Regione, come organismo operativo, sarebbe nata dopo che fosse stato completato il quadro istituzionale dei nuovi poteri di autonomia e dopo che fosse stato modificato l'assetto dei poteri centrali.

Oggi, invece, questa imponente opera legislativa deve essere affrontata secondo, la traccia ed i tempi indicati nella legge finanziaria e con la partecipazione della regione già nata.

Il carattere costituente non riguarda, però, solo le forme giuridiche che deve assumere l'azione pubblica, bensì e soprattutto i contenuti stessi dell'azione pubblica. E ciò è fondamentale.

Nel mentre analizzeremo e vaglieremo i problemi dello statuto, saremo chiamati a rispondere sul modo come intendiamo partecipare alla elaborazione del secondo piano, su1le nostre aspettative e su come vogliamo perseguirle in ordine anche all'autonomia e alle competenze dei poteri centrali.

Contemporaneamente dovremo interessarci di tutta la materia relativa alle leggi cornice, alle disposizioni per il trasferimento dei poteri amministrativi, alle esigenze più urgenti ed al modo di affrontarle, di prospettarle, di portarle a quel coordinamento nel quale deve dispiegarsi il senso più proprio di una politica di piano.

Dovremo cioè affrontare una fase costituente anche sotto questo profilo, perché non accada che, dopo aver posto mano ad una riforma di questo tipo, a livello del cittadino, a livello , delle esigenze nuove del paese, il risultato dell'azione pubblica, con procedimenti più o meno accelerati, resti quello di sempre.

E nel ricercare e nell'elaborare contenuti nuovi dell'azione pubblica dobbiamo tener conto del fatto più significativo in cui si esprime la condizione nuova della nostra società.

In questa società in trasformazione qualcosa si è già trasformata e per quello che ci interessa politicamente. dobbiamo sottolineare che la trasformazione più importante, quella che dobbiamo cogliere come fatto distintivo di questa fase rispetto alla Costituente è che oggi i Partiti non sono il tutto, non sono essi i soli interlocutori dello Stato e della Società, e che un pluralismo autentico, il risultato migliore di questa nostra battaglia democratica, legittima oggi altri interlocutori come espressione della Società.

All'epoca della Costituzione i partiti politici erano l'unica forma espressiva della Società uscita dalla Resistenza, ed il primato della politica si esprimeva come fatto egemonizzante di ogni altra dimensione della vita.

Oggi invece non solo la realtà sociale si differenzia nelle diverse parti geografiche del paese, ma si va articolando pluralisticamente nelle diverse dimensioni della vita.

E le forze sociali di cui i sindacati sono le espressioni più significative, diventano gli interlocutori, che devono essere chiamati a partecipare a questa nuova fase costituente. E con i sindacati devono essere chiamati tutti i protagonisti della società.

I lavoratori come cittadini, gli operatori economici come agenti dell'imprenditorialità, i pubblici funzionari come fiduciari della cittadinanza, le diverse professioni e le diverse comunità locali come articolazione vivente della cultura nazionale e della società civile.

L'attuazione dell'ordinamento regionale, quindi, non può esaurirsi in atti istantanei e non può risolversi nell'applicazione delle sole disposizioni della Costituzione, ma il tutto deve essere riconsiderato in tutte le implicazioni che l'attuazione dell'ordinamento comporta.

Nella redazione dello Statuto dobbiamo tradurre le garanzie essenziali di una corretta vita democratica ed alcuni principi fondamentali devono essere assicurati. Deve essere affermata la funzione legislativa e di controllo della assemblea. Dobbiamo assicurare la distinzione tra la funzione di indirizzo propria del governo e l'attività amministrativa. Dobbiamo, infine, garantire una pubblicità responsabile dell' azione regionale senza la quale non vi è autentica possibilità di partecipazione democratica.

Si tratta, con questi primi atti qualificanti, di fondare la comunità, di coglierne la reale individualità, di affermare così l'autonomia e di darle, infine, l'ordinamento più proprio.

Una linea di questo tipo presuppone che si dia una interpretazione estensiva e non restrittiva dell'ordinamento regionale.

E perché ciò sia possibile è necessario che il Parlamento nell'affrontare la vasta mole legislativa in materia di Regione proceda con una interpretazione estensiva delle norme costituzionali e delle disposizioni della legge finanziaria e che lo stesso criterio segua nella elaborazione delle leggi cornice e nelle norme sul trasferimento dei poteri amministrativi.

Infatti la elaborazione delle leggi cornice non può essere concepita come un semplice procedimento deduttivo di principi ed una meccanica distribuzione di competenza perché non è un dato razionale ed ordinato di partenza la struttura statale esistente.

Il tutto richiede, quindi, una riscoperta di principi di fondo che devono ispirare la legislazione sia periferica che centrale, richiede un ripensamento degli obiettivi che l'ulteriore legislazione deve perseguire ed una inventiva di contenuti che rendano soprattutto efficace l'azione pubblica.

E nessun pregiudizio, riteniamo, debba intervenire per contenere e mortificare la pienezza di competenza legislativa delle Regioni nelle materie proprie e la loro competenza a programmare i concreti interventi nelle materie stesse.

A garantire l'unità dell'ordinamento devono ritenersi sufficienti e validi i meccanismi propri della Costituzione:

- il controllo di legittimità attribuito alla Corte Costituzionale ed il controllo di merito attribuito al Parlamento.

Il trasferimento dei poteri amministrativi deve avvenire con celerità e con ce1erità deve precisarsi il modo nuovo di organizzare i corrispondenti apparati.

Le competenze aventi un ambito più locale, secondo il dettato dell'art. 118 della Costituzione, potranno essere attribuite a comuni e provincie. Non si deve realizzare alcuna duplicazione di uffici tra organi locali dell'Amministrazione Centrale ed organi delle Regioni, delle Provincie, e dei Comuni. Così le residue competenze delle amministrazioni centrali dovranno essere riordinate e riattrezzate per corrispondere a funzioni nuove effettive.

In linea generale, lungo lo svolgimento sistematico e coerente di questo processo, sarà possibile cogliere l'occasione per la riforma generale dell'Amministrazione centrale e si potrà, con l'attribuzione delle nuove competenze amministrative, restituire i comuni e le Provincie alla loro essenza di enti autonomi e disciplinarne il funzionamento con una nuova legge comunale e provinciale.

Rispetto a questi Enti la Regione dovrà mirare ad una funzione di programmazione e di coordinamento:

- per la prima emanerà direttive, per la seconda eviterà incongruenze e deficienze.

Operando in questo campo la Regione sarà determinante per una programmazione democratica e non centralizzata che attui i più ampi contenuti di libertà. La programmazione economica non va intesa come 1a elaborazione di un documento che riporti i risultati di complesse ricerche di carattere previsionale più o meno elaborate ma come un processo storico che crei condizioni sempre più favorevoli ad una razionalizzazione dell'intervento pubblico.

La Regione, quindi, può interessare concretamente l'opinione pubblica più vasta possibile ai problemi della Programmazione e può evitare il contrapporsi di campanilismi che impedirebbero l'elaborazione di una politica organica.

La programmazione economica regionale permette un ripensamento ed un arricchimento dei contenuti del piano economico nazionale, permette di giungere ad una più esauriente identificazione dei rapporti esistenti tra le condizioni di crescita delle grandi aree economiche del paese, nonché tra crescita nazionale e crescita delle diverse aree; permette di avvalersi, ai fini della programmazione a livello nazionale di una più accurata ricognizione delle risorse su cui il sistema economico può fare affidamento e delle condizioni per una loro integrale utilizzazione.

La programmazione potrà avere efficacia solo se veramente trasformerà il modo in cui lo Stato interviene nella vita economica e sociale, non solo aumentandone 1'efficienza tecnica, ma creando i presupposti per un processo di sviluppo economico e sociale che garantisca una crescita equilibrata, stimoli il processo tecnico e valorizzi ogni risorsa negli interessi di tutti i lavoratori e di tute le Regioni.

L'attuazione dell'ordinamento regionale non solo non metterà in pericolo, ma consentirà di conseguire una più effettiva unità dell'ordinamento nazionale.

II Parlamento, liberato dall'affastellarsi di una legislazione episodica e particolaristica, potrà dedicarsi con maggiore cura ad una opera di rinnovamento e di ricostruzione dei principi di unità dell'ordinamento, potrà portare avanti una legislazione che prenda in considerazione non solo l'aspetto economicistico della realtà, ma il più complesso dato sociale.

Così operando l'ordinamento regionale rafforzerà l'autorità e le funzioni dello Stato.

Infatti, noi riteniamo la Regione come la vera occasione per avviare a soluzione due dei più importanti problemi del nostro ordinamento: il rafforzamento dell'esecutivo ed il ripristino dell'autorità e del prestigio del Parlamento nel suo ruolo fondamentale di controllo e di dibattito po1itico e nella sua funzione legislativa sui più grandi temi della vita nazionale.

Il potenziamento dell'autorità, del prestigio, della funzionalità del Parlamento e dell'esecutivo, una volta sgombrato il terreno dalla miriade di problemi che vanno necessariamente trasferiti alla competenza della Regione, riporterà certamente un più sicuro equilibrio nella vita politica nazionale.

La creazione di una nuova struttura dello Stato e, quindi, di una migliore convivenza sociale, è un'opera in cui la c1asse politica regionale può dare il meglio di sé.

E ciò può fare superando schemi tradizionali, instaurando nuovi e proficui rapporti tra maggioranza e minoranze, esecutivo ed assemblea, vivificando i contenuti dei grandi temi, creando alleanze con le forze nuove che si esprimono nella Società.

Si creerà così un potere non fine a se stesso, ma ambizioso di dare alla società una organizzazione della cosa pubblica adeguata allo sviluppo civile, sociale, economico in atto.

Nel mentre attendiamo la sollecita emanazione delle 1eggi cornici e delle norme per il trasferimento dei poteri, indispensabili perché la Regione acquisti in pieno le peculiari capacità operative, si pongono e vanno risolti tutti i problemi legati alle esigenze del primo funzionamento dell'Ente.

La legge finanziaria per queste necessità ha messo a nostra disposizione 260 milioni.

La Giunta ha approvato uno schema di ripartizione in articoli di tale somma; schema che sarà sottoposto a breve scadenza all'esame del Consiglio. Per le prime esigenze di personale, uno schema di organico provvisorio verrà discusso oggi dall'assemblea.

Noi auspichiamo una rapida definizione dell'iter relativo ai comandi per poter disporre, nel più breve tempo, di qualificato, idoneo e capace personale. Sulla base di questa prima esperienza, ed in rapporto ai compiti ed alle funzioni che via via la regione sarà chiamata a svolgere verrà elaborata una pianta organica che noi vogliamo la più razionale possibile per giungere alla costituzione di un apparato burocratico, snello, agile, efficiente, all'altezza dei compiti veramente impegnativi. Contemporaneamente sarà provveduto, sempre con la solita copertura, all'acquisto di macchine, attrezzature, mobili e materiale vario ritenuto assolutamente indispensabile.

Attualmente, come è noto, ci ospita, l'Amministrazione Provinciale, alla quale noi rivolgiamo il più vivo ringraziamento anche per la proficua collaborazione fornita in questa fase di avviamento. Ma, come è stato più volte rilevato, i locali a nostra disposizione sono assolutamente insufficienti; occorre, quindi, reperire, con urgenza, locali più rispondenti alle effettive esigenze.

In tale direzione la Giunta si sta muovendo.

E' da rilevare, però, che, così, operando si giungerà a mettere su solo una sede provvisoria. Il problema di fondo resta sempre e può trovare adeguata soluzione solo con la realizzazione di un adeguato edificio. Edificio che a nostro avviso, non può limitarsi a soddisfare le esigenze di sistemazione degli uffici, ma deve assumere anche con la sua architettura e le sue linee, il nuovo spirito regionalistico.

Le strutture dovranno comprendere le più valide espressioni dell'arte molisana.

Nell'edificio si dovranno raccogliere e conservare i pochi o molti tesori dell'arte e della cultura e le testimonianze più significative delle tradizioni e delle leggende locali.

E' naturale che una visione così ambiziosa ci impegna a reperire, innanzitutto, un'area tutta particolare. Ma sul problema ritorneremo a breve scadenza e lo affronteremo con tutta la delicatezza necessaria.

Quando potremo sviluppare una nostra politica di interventi sarà facile tentazione quella di intervenire là dove i problemi si porranno con più urgenza e drammaticità.

Sarebbero questi, però, solo degli interventi di emergenza, capaci di risolvere in linea contingente le esigenze più immediate. Noi riteniamo però che questa non sia la politica migliore da seguire. Andremo a ricalcare vecchi schemi che non possono offrire assolutamente soluzioni definitive. Perché ciò non avvenga è necessario che proprio in questo periodo di minore ,impegno sotto il profilo operativo, si creino le premesse che ci consentano di impostare, domani, le cose in maniera diversa.

E' necessario, cioè, che proprio in questo periodo, attraverso una laboriosa, acuta, minuta analisi svolta dall'assemblea, con l'impegno sul piano della collaborazione di tutte le forze sociali, degli enti locali, dei sindacati, si giunga alla individuazione di una precisa linea di sviluppo della Regione e si determini, a conclusione di ampi e dettagliati dibattiti, una politica di interventi capace di rispondere alle esigenze del Molise e che impegni tutti, senza distinzione di sorta, a muoversi nella stessa direzione e per lo stesso fine.

Individuando necessità, stabilendo priorità, scegliendo modalità e tempi di realizzazione, andremo a sviluppare una politica veramente nuova ed efficace che darà volto e prestigio alla nuova istituzione e fiducia e speranza al cittadino. A noi la soddisfazione di aver dato valido e determinante contributo alla crescita ed allo sviluppo del nostro paese.

In questo quadro e su queste direttrici dovremo occuparci di tutti i grossi problemi interessanti la Regione, anche se appartenenti a materie di non specifica attribuzione.

In particolare dovremo curare e sollecitare la rapida realizzazione di tutte le numerose opere di interesse pubblico in corso di esecuzione e l'immediato inizio di quelle già finanziate, dalle strade, all'edilizia ospedaliera ed alle opere di bonifica e di irrigazione.

Dovremo riprendere, con tutta la energia necessaria il problema della Università del Molise per accelerare al massimo i tempi di realizzazione della indispensabile istituzione. Dovremo approfondire e sollecitare la definizione dei problemi della casa, del completamento ed adeguamento dei servizi civili e delle opere sociali, dell'emigrazione e del tempo libero. Dovremo soffermarci sulla complessa problematica relativa alle zone di particolare depressione della Regione e mi riferisco in linea prioritaria a quei territori non compresi nei piani di intervento per i quali bisogna innanzi tutto sviluppare una energica azione per il completo riconoscimento della loro peculiare natura.

Per questi territori sarà necessario programmare interventi miranti alla valorizzazione massima delle risorse intrinseche, al miglioramento dei servizi civili e sociali, ad una razionale integrazione territoriale.

Dovremo, infine, approntare e curare il grosso problema dell'assistenza sanitaria.

Noi ci auguriamo che prima che venga attribuita alla competenza regionale, la materia trovi adeguata regolamentazione.

A tal fine auspichiamo che il dialogo attualmente in corso tra le forze politiche a livello nazionale trovi una sollecita conclusione in una legislazione che sancisce in maniera chiara e precisa il sacrosanto diritto di tutti i cittadini ad una assistenza sanitaria completamente gratuita ed unitamente qualificata.

Lo sforzo massimo, quello che dovrà assorbire tutte le nostre energie più valide, dovrà essere concentrato sul problema più grosso e più importante e mi riferisco allo sviluppo economico ed all'inserimento del Molise in una prospettiva competitiva con le economie delle zone più progredite della nazione.

La mancanza assoluta, in questo partico1are momento, di ogni dato che ci consenta una previsione in ordine alla entità ed ai tempi di utilizzo dei mezzi finanziari di cui la Regione potrà disporre non consente, oggi, di poter delineare in linea programmatica, il volume, la natura, la qualità degli interventi che potranno essere svolti.

Ma al di là di tale obiettiva realtà, noi riteniamo, in linea di principio assoluto, che la natura stessa della istituzione non consenta individuazioni aprioristiche di soluzioni a livello programmatico di parte, ma imponga una articolazione ed una organizzazione della ricerca, con la maggiore partecipazione democratica possibile.

La politica di interventi risulta così la conseguenza logica e razionale che non può scaturire che da certe premesse. Le premesse nascono o si materializzano dallo studio e dall'approfondimento dei problemi e delle realtà obiettive che l'Assemblea collegialmente deve sviluppare e concretare.

Per la specifica deficienza del dato finanziario, ma soprattutto per coerenza alla interpretazione della articolazione regionalistica illustrata in precedenza, la Giunta non può che limitarsi, in questa sede, alla formulazione di una ipotesi di sviluppo della Regione.

L'ipotesi rappresenta semplicemente uno schema sul quale, in prosieguo di tempo, sarà necessario avviare quel dibattito capace di individuare e delimitare soluzioni definitive, premesse indispensabili alla scelta ed ai conseguenziali interventi che la Regione andrà ad operare.

L' ipotesi che mi accingo a formulare e che attinge ampiamente al lavoro svolto in questi anni dal Comitato regionale per la programmazione economica, ai risultati di studi e convegni, nonché alle idee acquisite in lunghi anni di esperienza, postula la interdipendenza di ogni sviluppo economico Regionale dall'economia delle regioni limitrofe o dalla realtà economica Europea che non può non influenzare lo sviluppo del Molise in rapporto a specifici settori.

L'ipotesi si prefigge, come meta, il conseguimento dei noti obiettivi di fondo che possono essere così sintetizzati :

1) parificazione tendenziale delle condizioni economiche della Regione con le Regioni più progredite;

2) parificazione tendenziale della redditività fra i diversi settori delle attività produttive della Regione.

3) raggiungimento di un 1ivello regionale di impieghi sociali adeguato agli standard nazionali;

4) raggiungimento di un assetto regionale del territorio della regione;

5) raggiungimento tendenziale di un saldo migratorio nullo nella Regione.

Un assetto territoriale regionale presuppone la possibilità di arginare i1 fenomeno dell'emigrazione in un periodo breve. Questa necessità appare oggi un obiettivo facilmente raggiungibile se seguito dalla iniziativa della Fiat e dello zuccherificio nel basso Molise e dell'Agripol nella piana di Bojano.

Personalmente sono convinto che si andrà anche oltre nel senso cioè che le iniziative in atto sono tali da poter soddisfare non solo le attese della manodopera locale ma di consentire anche, sia pure parzialmente, l'inversione del fenomeno emigratorio.

La realtà concreta delle iniziative in atto ci forniscono la conferma di certe impostazioni sostenute in un recente passato e ci consentono oggi di affermare con assoluta sicurezza che le zone a suscettività della Regione sono:

· la fascia costiera;

la zona di Campobasso-Boiano;

· la zona di Isernia-Venafro;

e quelle di alta montagna del Matese - delle Mainarde - e di Agnone-Capracotta.

a) la fascia costiera è definitivamente avviata ad uno sviluppo prevalentemente industriale con ulteriori prospettive nel campo turistico legate ad un magnifico litorale ancora tutto da scoprire ed ad una agricoltura altamente intensi va e specializzata.

b) la zona di Campobasso-Boiano si è avviata sul giusto cammino con l'insediamento dell' Agripol e con le prospettive di ampliamento della cementeria di Guardiaregia che diventerà la centrale di produzione della Cemento-Segni per il Sud. La suscettibilità della zona è manifesta oltre che per l'agricoltura anche per tutte quelle attività industriali direttamente ed indirettamente legate al settore agricolo ed a quelle che abbisognano di particolari volumi di acqua.

Il settore turistico montano ha ancora possibilità di sviluppo, in rapporto alla ulteriore va1orizzazione del Matese. La zona in esame comprende Campobasso, il capoluogo incontestabile della Regione, ed ha quindi notevoli suscettività potenziali, nella misura in cui noi sapremo fare della città il centro amministrativo-politico-culturale, il centro propulsore e coordinatore, il cuore insomma dell'intero Moli se .

c) La zona di Isernia-Venafro è quella che attualmente ha la più estesa area con agricoltura intensiva della regione ed offre possibilità di ulteriore intensificazione.

La vicinanza a Boiano che, della seconda zona, è la parte a maggiore suscettività, le conferisce notevoli possibilità. In un quadro di integrazione interregionale 'la vicinanza con le zona del Lazio e della Campania accresce tale suscettività. La zona costituisce ,il territorio della nuove. provincia di Isern1a, parte viva e palpitante della nostra Regione. I travagli legati nella sua istituzione la rendono meritevole di particolari cure e di amorevole comprensione per il raggiungimento, nel più breve tempo possibile, di quella indispensabile autonomia operativa nel quadro della più vasta autonomia Reg1onale.

La zona inoltre presenta suscettività considerevoli al turismo montano con il massiccio delle Mainarde, con i campi da sci di Capracotta, con i boschi di Pescopennataro e dintorni e con i reperti archeologici di Pietrabbondante, Venafro ed Iserma. A proposito di questi territori montani è auspicabile un rapido trasferimento della materia alla competenza regionale per un esame approfondito della disciplina vincolistica attualmente in elaborazione da parte delle autorità centrali.

Il futuro assetto territoriale dovrebbe, quindi, essere caratterizzato da tre zone a sviluppo intensivo agricolo industriale: Isernia-Venafro, Campobasso-Boiano, zona costiero. E' da osservare che le tre zone si pongono quasi su una linea di continuità. Regione questa che, se consideriamo le potenzialità esistenti agli estremi, ci consente, senz'altro di parlare di una linea continua di sviluppo che partendo da Termoli, attraverso Boiano raggiunge la estrema Venafro. Una tale linea di sviluppo interesserà tutto il territorio della Valle del Biferno, della piana di Sepino- Boiano di Cantalupo-Carpinone e, quindi, di Isernia-Venafro e cioè la grande parte del territorio Molisano

Una ta1e ipotesi è la più rispondente alle esigenze della nostra popolazione perché consente e crea possibilità di sviluppo per tutti senza richiedere spostamenti dai luoghi di origine ai quali la popolazione stessa è particolarmente legata per antica tradizione, per costume, per affetti.

Questa linea di sviluppo va potenziata con un efficace sistema di comunicazioni che congiunga i punti estremi per consentire scambi e reciproca incentivazione.

Particolare importanza assumono, quindi, la fondo valle del Biferno, la SS. 17 nel tratto Boiano-Isernia e la SS. 85 da Isernia a Venafro.

In rapporto al problema della integrazione interregionale i collegamenti principali sono:

1) Autostrada Adriatica che insieme all'autostrada del Sole ed all'asse viario " fondo valle Biferno ", e delle SS. 17 ed 85 potrà mettere in contatto il Molise con le zone di sviluppo intensivo localizzate lungo le coste.

2) Fondo Valle del Tappino e Fondo valle del Tammaro che potranno mettere in rapido ed agevole contatto il centro della Regione con la Puglia e la zona di Benevento-Avellino.

3) Fondo Valle del Fortore - dalla fondo- valle Tappino alla autostrada Adriatica attraverso i territori dei più importanti comuni a confine con la Puglia.

4) Dorsale appenninica che è la longitudinale della Regione e che in una prospettiva più vasta si spinge a Nord fino a Perugia, scende attraverso Terni, Rieti, L 'Aquila, Sulmona, Castel di Sangro e con il tratto Castel di Sangro-Isernia, seguendo la Valle del Vandra. si congiunge alla SS. 17 e attraverso 1a Fondovalle del Tammaro all 'autostrada Bari-Napoli.

5) La fondo valle del Trigno partendo dalla dorsale di cui al punto quattro attraverso la zona di Chiauci-Sessano-Civitanova- Trivento sino all'autostrada adriatica nei pressi di S. Salvo.

6) La trasversale tirreno-adriatica con il traforo del Matese e la fondovalle del Biferno da Boiano all'autostrada Adriatica (strada questa importante per il Molise ma vitale nel quadro generale della viabilità nazionale).

7) Fondovalle Vandra Volturno nel tratto terminale Rocchetta 55. 85.

Il quadro delle infrastrutture si completa con la costruzione del tronco ferroviario da Venafro a Rocca di Evandro, con la costruzione delle strade di collegamento per I 'allacciamento dei Comuni alle arterie principa1i del traffico regionale; con la realizzazione di un porto più efficiente a Termoli, con funzioni di porto industriale e di cabotaggio interregionale; con la realizzazione di un idoneo campo per il collegamento aereo della Regione.

A completamento di questo sintetico quadro brevissime considerazioni sui settori fondamentali di attività.

Agricoltura

L'agricoltura, pur rappresentando l'attività economica predominante, ha una produttività limitata essenzialmente per i seguenti fattori:

I) fattori naturali: le caratteristiche del terreno ed il clima;

2) fattori strutturali, identificabili nell'insufficienza delle dimensioni aziendali e nelle forme di conduzione, spesso non idoneo per una produttività remunerativa;

3) fattori tecnici, relativamente al grado di meccanizzazione all'impiego di concimazioni chimiche ed alla dotazione di patrimonio zootecnico;

4) fattori demografici, specialmente per quanto riguarda lo squilibrio tra la disponibilità di lavoro e le risorse utilizzabili.

Gli interventi nel settore riteniamo debbano tendere, anche al fine di valorizzare gli ingenti investimenti s1n ora effettuati:

I) ad una ricomposizione fondiaria, non so- lo nel senso di aumentare l'estensione media delle aziende, ma anche nel senso di eliminare o quanto meno ridurre il cosiddetto fenomeno della polverizzazione;

2) ad un miglioramento delle condizioni naturali in cui l'agricoltura opera attraverso impianti di raccolta di acqua, di miglioramento dell'irrigazione, viabilità, ecc.;

3) ad una organizzazione del settore attraverso la cooperazione e le associazioni e la fornitura di tutte le attrezzature necessarie ad una moderna e produttiva agricoltura.

Si tratta, cioè, di favorire l'integrazione verticale tra 1'attività di produzione della materia prima e l'attività di trasformazione industriale dei prodotti;

4) ad un migliore orientamento degli indirizzi produttivi in ordine alle risorse naturali, con particolare riferimento alle zone omogenee ed alle indicazioni di mercato. Con riferimento a questi orientamenti buone possibilità offre 1 allevamento zoo tecnico per la presenza di prati-pascoli da migliorare ed ampliare come superficie - e per la vicinanza di grossi mercati.

Per il settore forestale è fondamentale un tipo di intervento che si ricollega al problema del dissesto idrogeologico della Regione.

Alla risoluzione del problema che appare basilare anche per la salvaguardia dei terreni a valle, può contribuire notevolmente una decisa politica di rimboschimento, costituente, fra l'altro, una delle poche razionali forme di utilizzazione di vaste zone montuose, giacche la produzione di legname che se ne ricaverebbe, potrebbe anche alimentare alcune attività di trasformazione sia di tipo artigianale che industriale.

Industria

Pur se è vero che tale settore ha avuto, fino ad ora, nella nostra economia una funzione marginale, esso rappresenta il settore al quale dovrà essere affidato, nel prossimo futuro, lo sviluppo del reddito e della occupazione regionale.

E quando parliamo di occupazione intendiamo riferirci all'assorbimento di tutta la mano d 'opera del settore disponibile, anche se provvisoriamente residente in altre regioni e all'estero ed all'assorbimento della mano d'opera esuberante in agricoltura e cioè all'assorbimento di quella forza lavoro che deve essere progressivamente allontanata dal settore agricolo per stabilire un rapporto con le risorse utilizzabili che renda produttivo l'impiego.

Le premesse poste con i già ricordati insediamenti ci 1asciano sperare per il futuro.

E' comunque nostro compito continuare a lavorare per il miglioramento dei fattori intrinseci di attrazione.

Miglioramento che deve essere realizzato in maniera tale da interessare il più vasto territorio della Regione, in maniera da creare potenziali ampie possibilità di atterraggio, soprattutto in quelle zone ove la pressione umana è più viva e più pesante.

E' da notare, però, che proprio dove la pressione umana è maggiore esiste una più larga percentuale di mano d'opera non qualificata e, quindi, di difficile impiego in un settore delicato come quello in esame.

Ciò deve impegnarci in una intensa politica di addestramento professionale, attraverso il potenziamento degli Istituti esistenti e la istituzione di nuovi centri ubicati con un criterio di distribuzione zonale onde consentire la più larga frequenza di partecipazione possibile agli aspiranti.

I passi in avanti fatti sino ad oggi dal Molise nel campo della industrializzazione sono legati esclusivamente alla iniziativa privata. I progressi compiuti sono notevoli ma noi oggi, così come lo fummo ieri, siamo convinti della necessità assoluta di un intervento massiccio e determinante dello Stato capace di avviare definitivamente il Molise sulla strada dello sviluppo economico e della crescita sociale.

Ieri ci battemmo in tale direzione, senza alcun risultato; oggi continuiamo ad impegnarci confortati da prospettive più favorevoli e da una speranza che va acquistando sempre maggiore positività.

Turismo

La Regione presenta vocazioni notevoli e per il turismo marino e per quello montano oltre che per quello episodico legato alla caccia ed alla pesca.

Esistono, infatti, obiettivi elementi paesistici, archeologici e monumentali, fiumi, boschi, colline.

A nostro avviso trattasi di valorizzare il meglio con la realizzazione delle strutture ricettive necessarie e con le adeguate infrastrutture lungo precisi itinerari che dai boschi guidino al mare attraverso i luoghi di pesca e di caccia. Ciò presuppone, tra l'altro, la necessità di ripopolamento e di creazione di ampie riserve capaci di esercitare un pressante richiamo sui numerosi appassionati dei grossi agglomerati urbani.

Una organizzazione in tal senso inserita anche e prevalentemente nell'attuale tendenza all'utilizzo del tempo libero in gite di fine settimana, determinerebbe certamente un elevato numero di frequenze annue di visitatori.

Noi riteniamo che il settore debba costituire oggetto di esame e studio attento e profondo perché offre enormi possibilità.

Commercio

Presenta gravi carenze caratterizzate come è da imprese commerciali di dimensioni limitatissime e da un rapporto elevato di abitanti addetti.

In tale settore bisognerà operare per giungere a dimensioni medie delle aziende più elevate attraverso una razionale concentrazione dei punti di vendita, favorendo l'ammodernamento delle attrezzature e delle organizzazioni delle aziende, nonché la diffusione dei moderni metodi di vendita.

Artigianato

La grave crisi che attanaglia il settore impone un esame approfondito ed interventi immediati. Occorre operare per una profonda ristrutturazione del settore non solo nel senso di una migliore forma organizzativa, ma anche nel tipo di imprese che operano nella Regione.

Su questo quadro di carattere generale noi ci dovremo soffermare a lungo ed a breve scadenza.

Ciò è necessario per acquisire una visione completa unitaria e comune dei problemi che interesseranno tutta I'attività futura della Regione.

Chiarezza di idee, certezza delle linee da seguire sono il supporto indispensabile per una proficua, utile politica degli interventi futuri.

Su questa strada ricca di impegno e di lavoro, di cui peraltro non ci nascondiamo le difficoltà, noi ci avviamo con un governo regionale monocolore, che è sostenuto dalla fiducia dell'elettorato molisano, che ha un largo bagaglio di esperienza e si ispira nella sua azione al patrimonio ideologico ed alla lunga tradizione regionalistica della Democrazia Cristiana.

Nell'interesse superiore della Regione, noi speriamo che il nostro sforzo sia sorretto da una partecipazione attiva di tutte le forze politiche, di cui, anzi, sollecitiamo il contributo più largo all'ardua fatica che ci accingiamo a svolgere nei limiti, s'intende, stabiliti dalle rispettive posizioni e nel rispetto del rapporto tra maggioranza e minoranza che noi manterremo sempre su un piano di vasta apertura, al fine di garantire la migliore funzionalità dell'Organo regionale.

E' peraltro nei nostri voti e nei nostri intenti favorire ogni iniziativa che possa condurre ad instaurare al più presto rapporti di più diretta partecipazione al Governo di quelle forza con le quali, per cause non dipendenti dalla nostra volontà, non è stato sino ad oggi possibile concludere un discorso avviato nel clima della migliore reciproca buona volontà.

Su questa strada, dando il meglio di noi stessi, noi opereremo quotidianamente, senza risparmiarci al fine di assicurare al Molise quell'avvenire migliore che la sua popolazione attende.